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TREND E MERCATI N.327

Il Nord Stream 2: il gasdotto russo ai nastri di partenza

Le forniture di gas attraverso il Nord Stream 2 inizieranno quest’anno e dovranno fornire all’Europa 5,6 Gm3 di gas entro la fine del 2021 - Attraverso i fondali del Mar Baltico, la capacità di trasporto di gas naturale russo all’Europa aumenterà da 55 Gm3 a 110 Gm3 annui – Il gas russo aiuterà l’Europa ad accelerare il processo di decarbonizzazione.

 

l 4 giugno 2021, nel corso del Forum di San Pietroburgo (SPIEF), il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha annunciato che la posa dei tubi della prima linea del gasdotto Nord Stream 2 è stata “completata con successo”. Putin ha inoltre dichiarato che “i lavori alla seconda linea stanno proseguendo” e che la Gazprom “è pronta a riempire il Nord Stream 2 di gas naturale”, oltre ad accettare che “i pagamenti [da parte dei membri dell’UEM] siano in euro”.
Il 2 settembre, il Ministro dell’Energia russo, Nikolai Shulghinov, durante il Russia’s Eastern Economic Forum (per maggiori informazioni sulla partecipazione italiana al Forum si può consultare l’Editoriale di questo numero, N.d.R.), ha ribadito che “le forniture di gas attraverso il Nord Stream 2 inizieranno quest’anno”.
Il 6 settembre, l’operatore Nord Stream 2 AG, ha ufficialmente dichiarato il completamento dell’opera che, secondo la Gazprom, dovrebbe fornire 5,6 Gm3 di gas entro la fine del 2021.
L’annuncio del raddoppio della capacità di trasporto del gasdotto Nord Stream era avvenuto nel corso del Forum di San Pietroburgo il 18 giugno 2015. Al tempo, i rappresentanti delle società Gazprom (Federazione Russa), E.On (Germania), Royal Dutch Shell (Olanda-Regno Unito) e Omv (Austria) firmarono un primo Memorandum di Intenti per un costo stimato in 9,9 miliardi di euro.
Il 4 settembre 2015, fu raggiunto l’accordo (Shareholders Agreement) che portò alla costituzione della società denominata New European Pipeline , alla quale si aggiunsero le società Basf (Germania) ed Engie (Francia).
Al fine di non incorrere in procedimenti disciplinari da parte dell’UE, il capitale azionario di Nord Stream 2 è attualmente posseduto al 100% dalla Gazprom, mentre i precedenti azionisti sono finanziatori del medesimo progetto per un ammontare analogo al valore del capitale precedentemente detenuto.
Attraverso i fondali del Mar Baltico, la capacità di trasporto di gas naturale russo all’Europa aumenterà da 55 Gm3 a 110 Gm3 annui. In particolare, la Federazione Russa bypasserà i Paesi Baltici e la Polonia. Nel contempo, essa ridurrà ulteriormente il transito di gas naturale attraverso il territorio dell’Ucraina, ma senza cancellarlo del tutto, in virtù del contratto quinquennale stipulato nel 2019 che obbliga Mosca a pompare almeno 40 Gm3 di gas all’anno via Kiev.
Il cambio di strategia Usa
Dal 2015, ad oggi, nonostante le ripetute sanzioni imposte alle imprese europee cooperanti nella realizzazione del progetto (in particolare, quelle applicate al consorzio svizzero Allseas inizialmente impegnato nella posa dei tubi), gli Stati Uniti d’America non sono riusciti a bloccare la costruzione del gasdotto Nord Stream 2.
Di conseguenza, il 22 luglio 2021, gli Usa hanno raggiunto un compromesso con la Germania per il via libera al Nord Stream 2. Da un punto di vista geopolitico, esso rappresenta il riconoscimento statunitense dell’egemonia tedesca in Europa – senza avere risolto il problema cronico dello squilibrio commerciale.
In realtà, la Casa Bianca ha cambiato strategia in merito a come tentare di ridurre l’approvvigionamento di gas naturale russo all’UE, ma non solo (si pensi alle condotte verso la Cina).
Dato l’obiettivo della decarbonizzazione dell’economia, più che boicottare i progetti attraverso le sanzioni – che comunque permangono tutt’ora in essere per il Nord Stream 2 – gli Stati Uniti colpiranno l’utilizzo delle fonti fossili.
L’idea dell’Amministrazione Usa è che la transizione energetica sarà più costosa per i principali esportatori e consumatori di energia al mondo, Federazione Russa e Cina su tutti, più che per gli Stati Uniti d’America. Da qui, la necessità di imporre una serie di parametri ambientali – financo dazi alle importazioni – che limitino la produzione di beni attraverso l’uso di fonti energetiche fossili.
Per questa ragione, “Se pure Berlino l’ha spuntata in questa controversia con gli Usa, si tratta di una vittoria di Pirro, perché la realizzazione di questo progetto incide vieppiù negativamente sulla prospettiva di completa decarbonizzazione delle fonti energetiche che la stessa Germania sta perseguendo con estrema determinazione”, ha scritto l’editorialista Guido Salerno Aletta su Milano Finanza il 23 luglio. La considerazione di Aletta – così come il riferimento al cosiddetto “kill switch” – è senza dubbio meritevole di attenzione, ma a condizione che si tenga conto della dichiarazione fatta dal vice presidente dell’UE, nonché responsabile del Green Deal europeo, Frans Timmermans, il 21 marzo 2021:
“Laddove e fintanto che l’energia pulita non può ancora essere impiegata nelle dimensioni necessarie, il gas naturale può ancora svolgere un ruolo nella transizione dal carbone all’elettricità a zero emissioni”.
In base alle stime fornite da AGEB il 4 agosto 2021, per la prima volta, il gas naturale è divenuto la principale fonte energetica tedesca nel primo semestre 2021 (30,6% dei consumi di energia primaria, +15,6% anno su anno). Non sarà secondario ricordare che tra le principali economie dell’UE, nel 2020, solamente il paniere energetico dell’Italia vedeva il gas naturale come principale fonte energetica utilizzata (41%).
I consumi di gas
Conformemente alle statistiche pubblicate dalla Gazprom, nel 2020, il colosso russo ha pompato 59,2 Gm3 di gas naturale attraverso il gasdotto Nord Stream, portando le esportazioni attraverso il collegamento off-shore tra Russia ed Europa Continentale al livello più alto di sempre.
Nei primi sette mesi del 2021, le forniture di gas attraverso il Nord Stream hanno raggiunto i 33,7 Gm3 di gas rispetto ai 32,9 Gm3 forniti nello stesso periodo dell’anno precedente.
Secondo l’istituto norvegese Rystad Energy, la domanda di gas naturale della Germania, attualmente poco sopra i 90 Gm3 all’anno , è destinata ad aumentare a più di 110 Gm3 entro il 2034. Dal momento che le forniture provenienti da Norvegia e Paesi Bassi sono destinate a calare a causa del fine vita di alcuni giacimenti , esse verranno sostituite da quelle russe grazie al Nord Stream 2 in quanto più affidabili e meno costose rispetto ai carichi di gas naturale liquefatto (GNL) degli Stati Uniti e ad altre rotte intraeuropee. Inoltre, da un punto di vista strettamente ambientale, la rotta ucraina avrebbe emesso 223 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti in più nel corso di 25 anni rispetto a quella settentrionale sotto il Baltico.
Grazie alle stime fornite dalla Gazprom Export, nel corso dei primi 8 mesi del 2021, l’output di gas naturale della major russa ha toccato i 337,2 Gm3, 51,2 Gm3 in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+17,9%), mentre le esportazioni di gas russo all’Europa centro-occidentale (UE, Turchia, Serbia e Svizzera) hanno nel contempo raggiunto i 131,3 Gm3, 21,3 Gm3 in più nei confronti di gennaio-agosto 2020 (+19,4%).
Da ultimo, la società russa con sede a San Pietroburgo, stima che il gas naturale soddisferà il 39% della domanda energetica globale aggiuntiva tra il 2020 e il 2040, rispetto al 34% delle energie rinnovabili. La quota di gas naturale nel paniere energetico globale è quindi destinata ad aumentare dal 24% attuale a circa il 27% entro il 2040.
Non a caso, l’UE è stata costretta ad inserire il gas naturale, ma non il petrolio e il carbone, nelle attività di “transizione”.
I limiti della transizione energetica
A causa dell’inverno rigido, le scorte di gas naturale nell’UE sono attualmente il 25% al di sotto della media degli ultimi 5 anni. Secondo Bloomberg, ciò ha determinato un incremento del 15% nell’uso di carbone per la produzione di energia elettrica, nonostante a maggio i diritti ad inquinare abbiano oltrepassato i 56 euro a tonnellata (62,31 €/t il 6 settembre 2021).
In conformità con i dati forniti dall’International Energy Agency, dopo una contrazione del 5% nel 2020 e dell’1,8% nel 2019, la domanda globale di carbone è prevista in aumento del 2,6% nel 2021 trainata soprattutto dall’Asia, ma con un contributo anche da parte di Stati Uniti ed Europa.
L’attuale situazione è quindi particolarmente indicativa delle sfide che tutti gli attori globali dovranno affrontare al fine della neutralità carbonica.
Il significato geopolitico del gasdotto
La pipeline Nord Stream 2 non avrebbe mai visto la luce se fosse stato costruito il South Stream, progetto rispondente agli interessi dell’Italia, ma inviso agli Stati Uniti d’America e non solo. L’impressione infatti è che l’Unione Energetica Europea – più che difenderci dal presunto uso geopolitico del gas naturale da parte della Federazione Russa (ricatto) – abbia favorito un contesto infrastrutturale che ha di fatto reso la Germania il principale hub europeo del gas proprio a scapito dell’Italia.

Demostenes Floros, Senior Energy Economist CER-Centro Europa Ricerche, responsabile dei mensili Rubrica del Mercato Petrolifero e Geopolitica dell'Energia

Per approfondimenti: Floros D. 2019, Guerra e Pace dell’Energia. La strategia per il gas naturale dell’Italia tra Federazione Russa e NATO, https://www.youtube.com/embed/172cA-VADDI?fbclid=IwAR0sMXVmyVv8GH50HyrNM0le7fbrgP-go0nQoP5U4y0hNYubt3u499_sGRc, (Lucio Caracciolo, Direttore di Limes, Giuseppe Cucchi, Generale NATO, Demostenes Floros, Senior Energy Economist CER-Centro Europa Ricerche, Manlio Di Stefano, Sottosegretario agli Affari Esteri, 13 febbraio 2020, Roma), Diarkos editore, dicembre 2019.

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