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TREND E MERCATI N.299

L’importazione di frutta a guscio in Russia

L’industria agroalimentare della Russia dipende quasi al 100% dall’import di frutti a guscio – L’embargo del Cremlino ha cambiato radicalmente la struttura delle importazioni di frutta a guscio – Negli ultimi cinque anni le importazioni russe di arachidi sono aumentate del 45% mentre nello stesso periodo di tempo le importazioni di altri tipi di frutta a guscio sono diminuite del 42% - Diminuiscono le importazioni di mandorle, di noci e di nocciole.


econdo un recente studio dell’agenzia ID-Marketing, il fattore che negli ultimi anni ha avuto più impatto sul mercato russo della frutta a guscio è stata l’introduzione da parte di Mosca di misure protezionistiche e sanzioni nei confronti di una serie di prodotti alimentari e Paesi esteri. Tra le merci temporaneamente vietate per l’importazione in Russia si annoverano tutti i tipi di frutta a guscio, ad eccezione delle arachidi. La risoluzione del governo della Federazione Russa è stata adottata all’inizio di agosto 2014 e ha cambiato radicalmente la struttura delle importazioni di frutta a guscio, incidendo sul volume di approvvigionamento di questo tipo di produzione per il Paese.

Il volume totale delle importazioni di frutta a guscio nel 2017, rispetto al 2013, è aumentato del 5 per cento. La crescita è dovuta a uno spostamento della domanda verso le arachidi e da un aumento del 45% delle importazioni in cinque anni. Nello stesso periodo le importazioni di altri tipi di frutta a guscio sono diminuite del 42%. Tuttavia, nel 2017 le importazioni di altri tipi di frutta a guscio sono aumentate di un terzo rispetto al 2016, con un andamento positivo in tutti i segmenti. Alla fine dei primi tre trimestri del 2018, le importazioni totali di frutta a guscio in Russia hanno registrato un ulteriore aumento del 5,2 per cento.

Per quanto riguarda la struttura delle importazioni, la predominanza delle arachidi è evidente. Nel 2013, prima dell’introduzione di misure protezionistiche, le arachidi, che appartengono, secondo le classifiche delle Dogane russe, alla famiglia dei legumi, rappresentavano poco più della metà delle importazioni. Nel 2017, tuttavia, ne rappresentavano il 75%. Naturalmente, la struttura e i volumi di importazione di frutta a guscio sono significativamente influenzati dal costo del prodotto. Ad esempio, il prezzo medio per tonnellata di arachidi argentine importate nel 2013 era di 1.520 dollari, e nel 2017 era di 1.480 dollari.


Mentre le mandorle americane, leader in questo segmento nel 2013, costavano 5.360 dollari. Nel 2017, la fornitura di mandorle in termini quantitativi è stata garantita per il 62% dalla Cina, e il prezzo medio per tonnellata di questo tipo di frutta a guscio era già pari a 12.780 dollari.
Prima dell’introduzione dell’embargo russo, i leader nell’esportazione di frutta a guscio in Russia erano gli Stati Uniti. Secondo le stime dell’agenzia “ID-Marketing”, nel 2013 gli Stati Uniti avevano realizzato il 29,5% delle importazioni russe in termini quantitativi. Il 48%, nella struttura delle importazioni di frutta a guscio proveniente dagli Stati Uniti, era rappresentato dalle mandorle.
Negli ultimi cinque anni, per via delle sanzioni, l’importazione di mandorle è passata da 25.200 tonnellate nel 2013 a 6.100 tonnellate nel 2017. Nei primi 9 mesi del 2018 le importazioni di mandorle in Russia hanno eguagliato 6.800 tonnellate. La crescita è dovuta a un aumento di 2,4 volte delle importazioni dalla Cina, dalla Turchia e dal Cile.
Nel 2017, il Brasile ha conquistato il primo posto in termini di esportazione di arachidi verso la Russia, avendo aumentato la sua presenza in questo segmento di quasi 5 volte rispetto al 2013. Il secondo posto è stato occupato dall’India: negli ultimi 5 anni i volumi di importazione da questo Paese sono passati da 439 a 35.800 tonnellate. Nel 2017 l’Argentina si è classificata al terzo posto.
Per quanto riguarda le importazioni di altri tipi di frutta a guscio, nel 2017 il leader delle esportazioni di nocciole verso la Russia è stato l’Azerbaigian (65% delle importazioni in Russia). Nel periodo gennaio-settembre 2018, la quota dell’Azerbaigian era del 59%. Attualmente, i principali concorrenti dei prodotti azerbaigiani in questo segmento sono la Turchia e la Georgia.

Nel segmento degli anacardi, al primo posto in termini di volumi di esportazione verso la Russia troviamo il Vietnam, che nel 2017 ha realizzato il 75% delle importazioni in Russia e, nel periodo gennaio-settembre 2018, l’80 per cento.
Tuttavia, a causa dell’aumento dei prezzi, le esportazioni complessive di anacardi verso la Russia sono diminuite del 42% tra il 2013 e il 2017, passando da 10.200 tonnellate nel 2013 a 5.900 tonnellate nel 2017.
Prima dell’introduzione delle sanzioni, i pistacchi venivano importati principalmente dall’Iran e dagli Stati Uniti. Nel 2013, la loro quota nella struttura delle importazioni in Russia era pari rispettivamente al 52,5% e al 42,4% in termini quantitativi. Le importazioni di pistacchi in Russia sono diminuite passando da 13.000 (2013) a 3.300 tonnellate (2017), e la quota dell’Iran in questo periodo è salita al 94%. Nei primi nove mesi del 2018 le importazioni di pistacchi in Russia sono aumentate di 2,2 volte, principalmente per via di un raddoppiamento dei prodotti iraniani e di un aumento delle importazioni dalla Cina. Anche le importazioni di noci in Russia sono diminuite nel periodo 2014-2016. Allo stesso tempo, il 2017 e il periodo gennaio-settembre 2018 sono stati caratterizzati da un aumento della loro offerta, in particolare dal Cile e dalla Cina.
In generale, il mercato russo della frutta a guscio è uno dei più dipendenti dalle importazioni, che nella maggior parte dei segmenti rappresentano il 98-100%. Le restrizioni imposte da Mosca alla fornitura di alcune merci hanno avuto un impatto significativo, il che dimostra chiaramente il cambiamento nella distribuzione della quota di mercato dei Paesi produttori. Inoltre, essendo una materia prima necessaria per molti prodotti alimentari, come i dolci, la struttura del mercato della frutta a guscio influenza la gamma dei prodotti finiti, compresi i vari ripieni al cioccolato.

Approfondimenti de Il Sole 24 Ore

Le sanzioni a Mosca non fermano la dogana facile Italia-Russia
Esiste dal 2013 un “Corridoio verde” che lega la Dogana italiana e quella russa e che consentirebbe di mettere il turbo alle procedure di sdoganamento (da 2 giorni a 2 ore), del nostro “Made in Italy” diretto a Mosca. Una sperimentazione compatibile con le sanzioni Ue verso la Russia a seguito dell’invasione della Crimea (e tutt’ora vigenti) ma diventata presto politicamente inopportuna. Quindi, mai decollata. Anche le aziende potenzialmente interessate – in Italia si stima circa 800 – ne sanno poco o nulla ma che ora si prepara a scaldare i motori per partire sul serio.
I primi a riannodare i fili erano stati, a settembre a Cernobbio, il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e quello russo di Industria e Commercio Denis Manturov. Tema ripreso a dicembre dal Consiglio di Cooperazione Italo-Russo. E conferme arrivano da fonti del ministero dello Sviluppo economico e della Dogana italiana.
Di cosa si tratta
L’accordo di cooperazione — firmato a novembre 2013 a Trieste durante il vertice intergovernativo tra l’allora premier Enrico Letta e il presidente Vladimir Putin — ha lo scopo di velocizzare le procedure commerciali tra i due Paesi, anche per prevenire i non pochi contenziosi.
"In pratica – ha spiegato Pier Paolo Celeste, direttore dell’Ufficio Ice di Mosca – il corridoio verde significa controlli delle aziende italiane fatti in Italia e garantiti e certificati dalle dogane italiane. Poi, il prodotto viene controllato, messo in un container, che viene chiuso con tutte le procedure del caso. Quando arriva in Russia, non è più ricontrollato, perché già avvenuto sulla base di procedure e parametri analoghi dalle dogane italiane".
Il "corridoio" e le sanzioni
Il corridoio verde riguarda i beni non sottoposti a sanzioni. I vincoli posti da Mosca ai prodotti Ue, infatti, si limitano a un elenco di beni alimentari e sono estesi ad alcuni prodotti tessili solo se acquistati da aziende pubbliche russe. Una quota minima. Su tutti i prodotti non vietati, il corridoio verde è applicabile.
"Il progetto – ha spiegato Leonora Barbiani, segretario generale della Camera di Commercio italo-russa – prevedeva una fase “pilota”, unilaterale verso la Russia, con la partecipazione di imprese italiane selezionate in base a criteri di affidabilità e beneficiarie dello status di Aeo (operatore economico autorizzato)". Tra le società che avevano richiesto di partecipare c’erano: Ferrero, Campari, Indesit, Luxottica, l’allora ancora Fiat e Pirelli. I risultati avrebbero poi dovuto essere analizzati. Non ci si arrivò mai. L’isolamento internazionale di Putin, seguito all’invasione della Crimea, l’evidente ostilità di Bruxelles per un’iniziativa che sarebbe parsa una mano tesa di un solo Paese membro verso la Russia, “congelarono” l’iniziativa. Del resto, anche le Dogane russe non si dimostrarono particolarmente entusiaste, perché lo sdoganamento rapido significava una “perdita di potere” dei russi sui controlli alle frontiere. Partirono pochi e sporadici container. Ma legalmente rimase aperto.
Meno export, più joint-venture
Il riavvio della sperimentazione del corridoio verde è una buona notizia. Ma per Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia, il tema va esteso: "L’export italiano verso la Russia, in questi anni, è passato da oltre 14 a 8,5 miliardi. In parte per le sanzioni, ma di più per il crollo del greggio e la crisi del rublo. Oggi, però, la Russia si è data una politica industriale nuova: puntare sulle joint-venture e la localizzazione. Esportare non basta. Oggi sono 80 le jv italo-russe. Sono 3mila quelle russo-tedesche. Servono, dall’Italia, linee finanziarie dedicate. Il corridoio verde è un passo. Ma dobbiamo ripensare la nostra presenza in Russia. Prima che sia tardi". Il Sole 24 Ore, 25.01.2019

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