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TREND E MERCATI N.290

Rassegna del mercato russo del formaggio

L’andamento delle vendite al dettaglio in termini monetari negli ultimi anni è stato positivo, grazie anche, in parte, all’inflazione - La situazione dell’import di formaggio è tale per cui, a partire dal 2015, si è verificato un drastico calo in tutte le categorie - Molti esperti si aspettavano che con l’introduzione dell’embargo i produttori russi sarebbero stati incoraggiati a colmare il vuoto lasciato dalla produzione tradizionalmente importata; il processo è in corso, ma per il momento la produzione russa non è riuscita a decollare al 100 per cento.

Il formaggio è tra i prodotti la cui importazione è stata significativamente danneggiata dall’embargo commerciale che la Russia fu costretta a introdurre nei confronti dell’Occidente in risposta alle sanzioni economiche anti-russe. Fino al 2014-2015, sul mercato del formaggio la quota di produzione russa è stata quasi identica a quella d’importazione. . In particolare, nel 2013, le importazioni ammontavano a 316.500 tonnellate e la produzione nazionale era stimata a 428.600 tonnellate. Entro la fine del 2016, le importazioni di formaggio sono scese a 191.400 tonnellate, mentre la produzione nazionale ha raggiunto 546.300 tonnellate.

Lo stesso andamento è stato osservato alla fine dei primi 10 mesi del 2017 (l’ultimo dato disponibile al momento della stesura del presente numero di Russia24, N.d.R.): 169.100 e 530.000 tonnellate, rispettivamente.
È chiaro che il volume totale della produzione e delle importazioni di formaggio è in calo. La quota delle importazioni si è quasi dimezzata, poiché è sospesa l’importazione dai paesi dell’UE. In precedenza, in Russia venivano importati formaggi da oltre trenta Paesi. Si sottolinea che questa situazione è percepita negativamente dai consumatori, poiché i “soliti” formaggi importati e le prelibatezze prima molto richieste, come ad esempio il parmigiano, ora sono completamente assenti sul mercato. D'altro canto, questa situazione incoraggia gli imprenditori russi ad attivarsi, così da offrire al consumatore nuovi prodotti.
Tuttavia, gli imprenditori nazionali devono fronteggiare il problema dell’insufficienza di materie prime. Il settore agricolo del Paese, e in particolare la produzione casearia, è in declino. Il volume del bestiame da latte negli ultimi dieci anni si è ridotto del 25%. Pertanto in Russia vi è già da molto un deficit di latte: si produce non più del 60-65% della domanda.
Dopo il calo della produzione di formaggi osservato nel 2013, nel 2014-2015 si è registrato un aumento della sua produzione. Evidentemente, ciò è dovuto a una riduzione delle importazioni in seguito alle sanzioni economiche. Durante questo periodo, gli imprenditori russi hanno visto un nuovo spiraglio. Nel 2016, il volume di produzione è rimasto quasi invariato. Da gennaio a ottobre 2017 sono state prodotte 385.801 tonnellate di formaggio. Secondo alcuni dati preliminari, nel 2017 i tassi di produzione sono stati inferiori rispetto all’anno precedente, e pari a circa 530.970 tonnellate (per un confronto: nel 2016 il volume della produzione ammontava a 546.297 tonnellate).

Analizzando l’andamento del rincaro dei prezzi al consumo del formaggio in Russia nel periodo 2016-2017, si può notare che la categoria dei “formaggi nazionali e della brynza (una specie di “mozzarella” salata, N.d.R.)” è caratterizzata da una stagionalità molto accentuata: gli indicatori più bassi durante il corso dell’anno si sono verificati a maggio-giugno, mentre il picco del rincaro si è raggiunto a dicembre. In aggiunta, l’improvviso calo dei prezzi, registrato nella seconda metà del 2016, non è stato compensato da una crescita nel periodo corrispondente del 2017. Nella categoria dei “formaggi a pasta molle”, l’aumento dei prezzi è stabile: infatti, nel periodo che va da gennaio 2016 a novembre 2017, il prezzo è cresciuto di 42 rubli. Lo stesso quadro si osserva nella categoria dei formaggi “a pasta molle e dura”, per cui, nel periodo analogo, il prezzo è passato da 421,08 a 476,77 rubli.
Il mercato russo offre prodotti caseari appartenenti alle seguenti categorie:
- formaggi giovani (non maturi e non stagionati) e ricotta;
- formaggi grattugiati e formaggi in polvere di vario genere;  
- formaggi a pasta molle, non grattugiati e non in polvere;
- formaggi erborinati;
- altri formaggi.
Nel 2016 si è osservato un calo del volume di importazione relativamente a diverse categorie. Pertanto, se nelle categorie “formaggi grattugiati e in polvere”, “formaggi a pasta molle” e  “formaggi erborinati” gli indicatori non sono mai stati elevati, nelle due restanti categorie si è registrato un brusco calo della produzione importata a partire dal 2015. E in questo momento sta continuando a ridursi.
Tirando le somme, notiamo che la produzione dei cosiddetti “prodotti a base di formaggio” in Russia sta dimostrando una crescita più dinamica rispetto alla produzione dei formaggi più tradizionali. Infatti, sul mercato russo, i formaggi vengono in parte sostituiti da altri prodotti a base di formaggio.
L’andamento delle vendite al dettaglio in termini monetari negli ultimi anni è stato positivo, grazie anche, in parte, all’inflazione.
La situazione dell’import di formaggio è tale per cui, a partire dal 2015, si è verificato un calo in tutte le categorie.
Molti esperti si aspettavano che con l’introduzione dell’embargo i produttori russi sarebbero stati incoraggiati a colmare il vuoto lasciato dalla produzione tradizionalmente importata; il processo è in corso, ma per il momento la produzione russa non è riuscita a decollare al 100 per cento.

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