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TREND E MERCATI N.285

La Russia si prepara ad incrementare la produzione di vino

La superficie dei vigneti in Russia tra cinque anni raddoppierà – Migliora il benessere dei consumatori russi e cresce l’import di vino e di superalcolici di alta qualità – La Russia raddoppia il consumo di caffè e si sviluppa la “cultura del chicco”.    

Tra cinque anni, la superficie dei vigneti in Russia sarà pari a 200 mila ettari, ovvero quasi il doppio rispetto alle superfici attualmente esistenti. Lo ha dichiarato il ministro dell’Agricoltura della Russia, Aleksandr Tkachev.
“Vediamo delle prospettive, vediamo il futuro: tra cinque anni la superficie dei nostri vigneti sarà pari a 170-200mila ettari, mentre oggi ne conta soltanto 90mila”, ha sottolineato Tkachev.
“Stiamo piantando viti di ottima qualità. La superficie dei vigneti ovviamente dovrà crescere. La Russia deve essere presente sul mercato del vino. È un bene che ci siano la Crimea e la regione di Krasnodar, dove storicamente la tradizione della viticoltura è sviluppata”, ha aggiunto il ministro.
Il Governo russo è pronto a sostenere i produttori di vino. “Sono pronto ad ascoltare ogni proposta, e il Cremlino troverà i mezzi e le finanze per sviluppare l’industria del vino”, ha dichiarato Tkachev.
Bisogna notare che nel 2017 sul mercato russo degli alcolici sono avvenuti ingenti cambiamenti. Per esempio, nel terzo trimestre del 2017, i volumi delle importazioni in Russia di whisky e di cognac sono più che raddoppiate, e quelle del rum triplicate.  
A causa della crisi e della svalutazione del rublo nei due anni precedenti, il volume delle importazioni di alcolici esteri in Russia si è sensibilmente ridotto. Alla fine del 2015, le importazioni di whisky sono diminuite del 22,3%, quelle di rum del 35% e di tequila del 23,1%. In seguito, nel 2016, queste categorie hanno perso rispettivamente il 15,4%, il 10,5% e il 2 per cento.
Nel periodo luglio-agosto 2017 il volume dell’offerta di whisky, la categoria maggiore tra le bevande superalcoliche, è aumentato del 119,5%, fino a 10,69 milioni di litri rispetto allo stesso periodo del 2016. Più del doppio, del 109%, è aumentato il volume delle importazioni di cognac e brandy, fino a 2,93 milioni di litri. L’aumento più significativo è stato registrato nelle importazioni di rum: del 201%, fino a 1,63 milioni di litri. Sono aumentate significativamente anche le importazioni di vodka, del 75,4%, fino a 1,07 milioni di litri, e quelle di tequila, del 75,9%, fino a 1,02 milioni di litri.
Gli importatori di superalcolici parlano con sicurezza di un miglioramento della situazione economica, così come di cambiamenti positivi nella domanda dei consumatori, i quali tornano a rivolgersi ai loro marchi preferiti. A differenza dei superalcolici, il consumo di vino importato ha cominciato la ripresa molto prima, già a settembre 2016. È grazie a ciò che, già alla fine dello scorso anno, le forniture di vino in Russia hanno potuto registrare una crescita: l’import dei vini fermi è cresciuto del 4,5%, quello dei vini frizzanti del 4,8%. Nei primi nove mesi di quest’anno, il volume di importazione dei vini fermi è cresciuto già del 45,1%, raggiungendo 164,93 milioni di litri (nel terzo trimestre l’aumento è stato del 47,2%, fino a 9,63 milioni di litri).
In conclusione, bisogna dire che a testimoniare il miglioramento della situazione economica in Russia vi è una rapida crescita del consumo di caffè. I consumatori in Russia hanno cominciato a bere il 20% di caffè in più. Come risultato, nel 2017 le importazioni di caffè in Russia sono raddoppiate. Gli esperti confermano – e ciò non può che interessare gli esportatori italiani – che ciò è dovuto alla comparsa in Russia di una “nuova cultura del caffè”, che conosce già un’ampia diffusione in Europa e negli Stati Uniti. In tutto, tra gennaio e luglio di quest’anno sono state importate 64,4 mila tonnellate di caffè verde Arabica, per un valore di più di 213 milioni di dollari. Sempre in questo periodo sono state importate 57 mila tonnellate di chicchi di tipo Robusta per 133 milioni di dollari. Gli esperti comunicano che, sebbene ora il tè in Russia rimanga comunque più diffuso del caffè, tra cinque-sette anni la situazione cambierà.
Le vendite di caffè in Russia nel 2016 sono cresciute dell’1,2% in termini quantitativi, mentre l’anno prima avevano registrato un calo dello 0,5%. La quota principale nella struttura delle vendite è occupata dal caffè solubile: 38,7 e 48,5 percento rispettivamente in termini quantitativi e monetari. La quota del caffè naturale (macinato e in chicchi) è nettamente inferiore: 14,2% in termini quantitativi e 10,5% in termini monetari. Ciononostante, proprio questo tipo di caffè nel 2016 aveva dimostrato una crescita nelle vendite, sia in termini quantitativi (più 6%), sia in termini monetari (più 15,8%). Il caffè solubile in un anno è cresciuto dell’8,9% in termini monetari, addirittura riducendosi dello 0,4% in termini quantitativi.
Il miglioramento degli indicatori relativi al mercato del caffè è strettamente legato alle strategie di marketing adottate attivamente dalle società commerciali. Questa bevanda è divenuta una delle categorie più pubblicizzate tra il 2016 e il 2017. Come mostrano le indagini sociologiche, è passata al caffè una parte di consumatori che prima preferiva il tè.
A differenza del caffè, le vendite di tè sono in calo per il terzo anno consecutivo. Infatti, nel 2015 le vendite di tè si sono ridotte del 4,4% in termini quantitativi, nel 2016 hanno subito un’ulteriore riduzione del 4% e nel 2017 si prevede un calo del 5-6%. Inoltre, il calo degli acquisti interessa sia il tè verde, sia quello nero.
Alcuni esperti ritengono che il calo del consumo di tè possa essere attribuibile alla popolarità non solo del caffè, ma anche di tisane e infusi.

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