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TREND E MERCATI N.283

Il consumo di bevande alcoliche in Russia si è ridotto di quasi il 50%

Rassegna del mercato degli alcolici in Russia: le sorprese dell'estate 2017

Rispetto al 2008, il consumo di bevande alcoliche in Russia si è ridotto quasi di due volte, passando da più di 18 litri di alcol puro all’anno, a 10,3 litri pro capite. Come ha dichiarato ai giornalisti il Direttore del dipartimento per la salute e la comunicazione sociale del Ministero della salute russo, Oleg Salagaj, “di anno in anno il consumo di alcolici si riduce”. Salagaj ha sottolineato che, parallelamente al calo nei consumi di alcol,, si riducono anche le malattie ad esso associate, come per esempio le psicosi alcoliche.
Salagaj ha affermato che l’obiettivo principale nella lotta contro l’alcolismo è ridurre il consumo dei superalcolici, dal momento che la loro assunzione statisticamente si associa a circa il 50% della mortalità.
Il calo del consumo di alcol in Russia è legato, secondo gli esperti, al continuo aumento delle accise sulle bevande alcoliche. Infatti, dal 2009 al 2016, le accise sulla vodka sono passate da 191 a 500 rubli per litro di alcol anidro. Nel 2017 l’accisa è aumentata di un ulteriore 4,6%, eguagliando ormai 523 rubli. Allo stesso tempo il consumo di alcolici nel Paese è passato, solo negli ultimi tre anni, da 14,3 litri di alcol puro pro capite a 10,3 litri.
Il Cremlino ritiene che il graduale aumento delle accise e l’attribuzione di un prezzo minimo per i superalcolici garantiscano un metodo efficace per ridurre il consumo di alcolici. In precedenza il Ministero della Salute aveva dichiarato che il prezzo ottimale per una bottiglia di vodka da 0,5 litri doveva essere superiore ai 300 rubli. Inoltre, in Russia è stato introdotto un sistema di controllo sul commercio delle bevande alcoliche, grazie al quale l’acquirente, per mezzo di un codice QR sullo scontrino, può controllare con il suo smartphone la legalità della bevanda acquistata.
Gli esperti hanno espresso il timore che un prezzo di 300 rubli per 0,5 litri di vodka potrebbe provocare un aumento dei consumi di bevande alcoliche contraffatte e surrogate, che porterebbe a un’intossicazione di massa della popolazione.
Nel frattempo le vendite di alcol in Russia sono precipitate: nel primo semestre del 2017 i cittadini russi hanno acquistato il 40% in meno di spumante e il 20% in meno di vodka. Secondo i dati dell’Agenzia statale PAP, nel primo semestre del 2017 in Russia è stato registrato un ingente calo delle vendite di alcol rispetto al periodo analogo dello scorso anno. Ciò riguarda bevande come vodka (con un calo del 20%), vino (- 15%) e spumante (- 40%).
Anche le catene commerciali e i produttori registrano un calo delle vendite, ma lo considerano meno ingente rispetto agli specialisti dell’agenzia PAP. Secondo gli esperti, i cittadini russi hanno cominciato a risparmiare sull’alcol, in rincaro per via dell’aumento delle accise sulla produzione.
Dall’inizio del 2017 tutte le informazioni sulla produzione di alcolici sono raccolte dal Sistema informativo automatizzato di stato. Così, secondo i dati dell’agenzia PAP, tra gennaio e giugno 2017, le vendite al dettaglio di vodka erano pari a 318 litri, il 20% in meno rispetto agli indicatori dello scorso anno. Il crollo delle vendite si osserva anche in altre categorie. La vendita di spumante è crollata del 40%, fino al livello record di 63 milioni di litri. Allo stesso tempo si registra una crescita nelle vendite delle cosiddette “bevande a base di vino”: +10%, fino a 127 milioni di litri.    
Il direttore delle comunicazioni della catena di ipermercati “Auchan Russia”, Maria Kurnosova, ha dichiarato ai media russi ed esteri che “in tema di vini e spumanti, il crollo delle vendite maggiore è attribuibile alla produzione importata, che costa molto di più rispetto ai vini russi”. Infatti, le vendite di Champagne francese, prodotto nella provincia di Champagne, si sono ridotte di un terzo. Allo stesso tempo il consumatore si rivolge a bevande gassate più economiche, le cui vendite sono in aumento rispetto allo scorso anno. Nel 2017 molte catene commerciali russe hanno ridotto bruscamente l’assortimento di vini importati.
Kurnosova ha anche notato che tradizionalmente in Russia il consumo di vino di qualità è pari in media a 2 litri pro capite all’anno, laddove in Europa la media supera i 20 litri. I vini importati costano sempre di più. “Il prezzo di un vino non conosciuto è troppo elevato per la maggior parte degli acquirenti, che preferiscono non rischiare, optando per marchi già verificati, oppure per i superalcolici”, ha spiegato l’esperta.
L’Associazione dei produttori di spumante ha ricordato che alla fine dello scorso anno l’accisa sullo spumante era aumentata di 10 rubli al litro. Ciò ha avuto delle ricadute sulla domanda: in un periodo di crisi per l’acquirente ogni rublo è importante. I consumatori russi continuano a consumare bevande superalcoliche e non passano a quelle leggere, come solitamente accade nei mesi estivi. Inoltre la domanda è influenzata dalla concorrenza con le bevande a base di vino, che costano quasi la metà dello spumante.
Anche il presidente dell’Unione dei produttori di vino, Leonid Popovich, ha dichiarato che i consumatori stanno risparmiando sul vino, prediligendo bevande a base di vino più economiche, e sottolinea in aggiunta che la fredda estate del 2017 non ha favorito un aumento delle vendite di vino.

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