Gli immobili all’estero non attirano più i compratori russi

Aumentano però gli acquisti da parte dei russi di immobili “da investimento”, mentre sono in calo gli acquisti di immobili per uso personale (seconda casa).

Alla fine del primo trimestre del 2016, il volume di acquisti immobiliari all’estero da parte di cittadini russi si è ridotto più del 30% rispetto al periodo analogo dello scorso anno.  Lo hanno rilevato gli analisti della società Tranio, dopo un’analisi dei dati pubblicati dalla Banca Centrale russa. Nei primi tre mesi del 2016, sono state emesse transazioni per un valore complessivo di 199 milioni di dollari, mentre nel periodo analogo del 2015 le transazioni destinate all’acquisto di immobili all’estero ammontavano a 281 milioni di dollari. 199 milioni di dollari è un valore vicinissimo al minimo storico registrato nel primo trimestre del 2009. In quel periodo il volume delle operazioni con immobili esteri aveva eguagliato 178 milioni di dollari.
Rispetto al periodo pre-crisi (fino alla svalutazione del rublo rispetto alle tre principali valute, iniziata nel terzo trimestre del 2014), le spese dei cittadini russi per immobili all’estero sono crollate quasi di 2,5 volte, dichiara Georgij Kachmazov, direttore generale di Tranio.
Georgij Kachmazov, direttore generale di TranioNel primo trimestre del 2014, il volume di transazioni aveva raggiunto 484 milioni di dollari. In aggiunta gli esperti ritengono che gran parte delle transazioni legate all’immobiliare estero non rientrino nelle statistiche della Banca Centrale, poiché molti acquirenti finanziano le transazioni non dal proprio conto corrente russo, ma attraverso conti esteri, anche tramite persone giuridiche. “La somma reale degli investimenti è più alta, ma i dati della Banca Centrale riflettono l’andamento del mercato”, ha sottolineato Kachmazov, aggiungendo che a ridursi non è stato solo il numero delle operazioni, ma anche il budget medio dei russi destinato agli investimenti privati su immobili all’estero. Secondo le sue valutazioni, in due anni il crollo è stato di quasi una volta e mezzo, da 400 a 280 mila euro. 
Le agenzie russe che vendono immobili all’estero in generale hanno confermato la suddetta statistica, notando inoltre che il mercato “è cambiato concettualmente”. Così, nel 2016 si è consolidata la tendenza verso una crescente domanda di immobili di investimento, iniziata nel 2015. Tranio ha rilevato che negli anni precedenti l’80% degli acquisti immobiliari da parte di clienti russi era destinato all’uso personale (e solo il 20% con lo scopo di ricavarne un profitto mettendo le proprietà in affitto). Ora la proporzione è variata e il 60% acquista per uso personale (seconda casa), mentre il 40% per ottenere un’entrata fissa aggiuntiva.  
La redditività dell’immobiliare residenziale è pari, in media, al 5%. Fino all’autunno del 2014, chi aveva soldi preferiva i depositi bancari, la cui redditività era superiore.
Così, per gli investimenti sono più gettonate città di secondo livello in Germania, Austria e Regno Unito, dove il guadagno sugli immobili commerciali raggiunge l’8-9%, mentre nelle capitali, che hanno esaurito il loro potenziale di crescita, il livello di redditività annua rimane del 3-4%.
Gli analisti di Tranio sostengono che, per via del calo della domanda, quest’anno i Paesi di villeggiatura come Grecia, Turchia e Bulgaria non rientreranno più tra le prime dieci destinazioni prescelte per l’acquisto.