Il Cremlino rivedrà il sistema di sostituzione delle importazioni

Il Primo Ministro Dmitrij Medvedev ha annunciato che la lista delle merci importate vietate all’acquisto da parte dello Stato sarà rivista.

Entro giugno del 2016, il ministero dello Sviluppo Economico, il Ministro dell’Industria e del Commercio e il Servizio Federale Anti-monopolio dovranno stabilire i criteri delle merci importate, il cui acquisto per soddisfare esigenze statali potrebbe essere limitato. Entro il mese di agosto del 2016, bisognerà rivedere le liste pubblicate in precedenza. L’ordinanza è stata disposta dal premier Dmitrij Medvedev al termine della riunione sugli acquisti statali. Le restrizioni sugli acquisti statali delle merci importate erano state introdotte a gennaio 2014, coinvolgendo la produzione per l’industria della difesa e per l’industria meccanica. Inoltre, era stata ridotta la lista degli articoli medici, dei medicinali e dei software consentiti all’acquisto statale. Il divieto ha colpito in tutto circa 420 tipi di merci. 
La guerra commerciale tra Russia, Stati Uniti ed UE ha stimolato lo sviluppo della produzione russa, pertanto il Ministro dell’Industria e del Commercio è intervenuto a favore di un ampliamento delle restrizioni. A marzo il Ministero ha proposto di aggiungere altre 70 posizioni alla lista delle merci estere di tipo meccanico non consentite all’acquisto statale. Tra queste si annoverano motori, macchine da costruzione e prodotti di ingegneria pesante. Inoltre, da non molto si discute l’eventualità di ampliare anche la lista dei medicinali che non potranno essere acquistati con denaro pubblico.
Dal canto suo, invece, il ministero dello Sviluppo Economico ha proposto di abolire gradualmente tali restrizioni. In primo luogo perché i prezzi dei contratti statali, per via della politica di sostituzione delle importazioni, sono aumentati in media del 40 per cento. Ad annunciarlo, a febbraio 2016, è stato il vice ministro dell’economia, Evgenij Elin, secondo il quale le misure protezionistiche illimitate nel tempo inevitabilmente condurranno ad una minore qualità dei prodotti. Il rincaro dei prezzi equivale alle spese che lo stato deve sostenere per supportare i produttori nazionali, ha spiegato Elin, ma tale supporto non deve durare in eterno, col tempo bisogna ammorbidire il regime e in seguito rinunciare del tutto alle restrizioni.
Le restrizioni sulla reperibilità riducono la concorrenza e provocano un aumento dei prezzi. E’ necessario lasciare delle restrizioni solo per l’acquisto di merci per la difesa dello stato e medicinali. La sostituzione delle importazioni, per il momento, non ha raggiunto il suo scopo, come testimonia la relazione sul clima degli affari nelle imprese russe, emessa dal Centro di ricerca della High School of Economics di Mosca: le aziende manifatturiere a marzo 2016 erano il 62%: l’indicatore è a questo livello quasi da un anno e mezzo e non dà cenni di crescita. D’altra parte 2 anni non bastano, ce ne vogliono almeno 3 o 4 e in condizioni di stabilità finanziaria, affermano gli autori dell’indagine. Se l’economia crolla e vigono restrizioni al bilancio federale e ai bilanci delle imprese, si dovranno aggiungere ancora 1-2 anni.
Dall’altro lato, per il settore delle macchine utensili, le restrizioni all’import hanno già garantito un enorme sostegno, ha annunciato Serghej Nedoroslev, membro dell’Unione degli ingegneri meccanici.
Imporre delle restrizioni sull’acquisto delle merci importate è possibile, ma sulla base degli interessi di sicurezza nazionale. Tali restrizioni dovrebbero includere solo le merci, la cui importazione in Russia può essere sospesa: medicinali, prodotti alimentari di base e per la difesa.
Un ulteriore criterio per le restrizioni alle importazioni è il sostegno ai nuovi produttori nazionali. Ma molti esperti ritengono che per sostenere i produttori russi sarebbe meglio non limitare gli acquisti di merci importate per il fabbisogno statale, ma finanziare o stabilire delle misure tariffarie che apporterebbero benefici al bilancio nel rispetto delle norme dell’OMC (un esempio è il riciclaggio di auto importate).