Stilata in Russia la top-15 delle regioni economicamente più stabili

I leader della stabilità economica sono i cosiddetti “territori gas-petroliferi”.

La Fondazione per lo sviluppo della società civile ha redatto una valutazione delle regioni economicamente più stabili della Russia. In prima fila della classifica in termini di stabilità anti-crisi si sono trovati i distretti autonomi di Jamalo-Nenec, di Chukotka e di Nenec. In totale, il rating comprende 15 degli 85 soggetti della Federazione Russa, che nel 2015 sono divenuti i leader per volume di produzione regionale lordo, per andamento della produzione industriale, per livello di salario medio, e per il rapporto con il costo del paniere di consumo. Nonostante la crisi, si osserva una crescita della produzione industriale ed agricola in un buon numero di soggetti della Federazione Russa.
In Russia vi è una crisi economica, ma tutte le regioni la affrontano in modo diverso. L’indagine dovrebbe mostrare le tendenze attuali: quali soggetti si sentono abbastanza stabili, nonostante i problemi esistenti, e quali, al contrario, sperimentano gravi difficoltà. Lo ha annunciato il direttore della Fondazione per lo Sviluppo della Società Civile, Konstantin Kostin, sottolineando che “alla fine di marzo, la Fondazione preparerà la prima valutazione integrale di quest’anno, nella quale troverà spazio anche un modulo economico”.
Come spiega questi, l’analisi è stata condotta per tutte le regioni, ma vengono presentati solo i primi 15 leader divisi in tre gruppi: quelle regioni la cui produzione principale sostiene l’industria gas-petrolifera, le regioni impegnate nell’esecuzione di ordini statali nel settore della difesa e le regioni leader nella produzione di merci per la sostituzione delle importazioni.
Tra le 15 regioni più stabili e affidabili rientrano i distretti autonomi di Jamalo-Nenec, di Chukotka e di Nenec, la regione di Sakhalin, il distretto di Khanty-Mansiysk, Mosca, la Jakutia, San Pietroburgo, la regione di Tyumen, la regione di Murmansk, la regione di Krasnoyarsk, la regione di Mosca, la regione di Leningrado, il Territorio di Krasnodar e la regione di Tula.
Il primo gruppo, denominato “gas-petrolifero”, comprende i distretti autonomi di Jamalo-Nenec, di Chukotka, di Nenec e di Khanty-Mansiysk, la regione di Tyumen, il Territorio di Krasnojarsk, la regione di Irkutsk e la Jakutia.
Nonostante la situazione sfavorevole sul mercato energetico, nella maggior parte delle regioni produttrici in tutto il 2015 si è conservato un andamento positivo nella produzione industriale. Inoltre, in queste regioni, insieme con l’estrazione di idrocarburi, si stanno sviluppando anche altre industrie, tra cui quella manifatturiera.
Ad esempio, nella regione di Tyumen, emergono l’industria meccanica, petrolchimica e chimica; in Tatarstan prevalgono l’ingegneria meccanica, il complesso militare-industriale (MIC), la lavorazione dei metalli, l’industria chimica e petrolchimica e l’edilizia; nella regione di Irkutsk si distinguono la lavorazione del legno e della cellulosa, la metallurgia non ferrosa, l’industria chimica e petrolchimica.
Il secondo gruppo, impegnato nell’esecuzione di ordini statali nel campo della difesa, comprende Mosca, San Pietroburgo, le regioni di Arkhangelsk, Kaliningrad, Kurgan, Sverdlovsk, Tula, Chelyabinsk e Ulyanovsk, il Territorio di Primorje, il Krai di Khabarovsk e l’Udmurtia.
I leader nella produzione di beni per la sostituzione delle importazioni (terzo gruppo) sono ora i territori di Krasnodar e Stavropol e le regioni di Belgorod, Rostov, Voronezh, Kursk e Mosca.
Complessivamente le suddette entità costituiscono una parte significativa della produzione agricola della Federazione Russa, ma un buon livello di sviluppo interessa anche altri settori dell’economia: turismo, ingegneria meccanica, industria leggera e alimentare. Un notevole impulso alla produzione agricola in queste regioni deriva dal programma attuato dal governo per la sostituzione dei prodotti alimentari importati.
“In generale, nonostante la crisi, in un certo numero di soggetti si osserva una crescita della produzione industriale ed agricola. Un numero significativo di regioni dimostra stabilità economica, nonostante gli obblighi sociali esistenti”, sottolinea il direttore della Fondazione, Konstantin Kostin.