Allarme in Russia: olio di palma potrà essere equiparato alle sigarette

I deputati del Parlamento russo propongono di informare sulla presenza di olio di palma - considerato nocivo - nei prodotti alimentari con una nota che occupi il 30% della confezione.

Il disegno di legge relativo all'etichettatura dei prodotti contenenti olio di palma è stato preparato ed introdotto alla Duma di Stato. Esso prevede che l'avvertimento sulla presenza di olio di palma in un prodotto debba occupare almeno il 30% della confezione, e la misura entrerà in vigore il primo gennaio 2016.
L'olio di palma è usato per la preparazione di un gran numero di prodotti, quali yogurt, formaggini, caramelle, biscotti, consumati soprattutto da bambini. 
Il disegno di legge propone di introdurre degli emendamenti alla legge "Sulla salvaguardia dei diritti dei consumatori", al Codice per gli illeciti amministrativi, alle leggi "Sulla valutazione dell'impatto ambientale" e "Sulla tutela dell'ambiente". 
In una nota informativa si puntualizza che "il mercato al consumo è destabilizzato da una produzione in massa di prodotti falsificati e dannosi per la salute, nonché ingannevoli per i consumatori relativamente ai contenuti. 
“No all’olio di palma!” (vignette popolare russa)"I produttori, nel soddisfare le richieste dei regolamenti tecnici, presentano le informazioni relative al prodotto sulla confezione impiegando solitamente caratteri molto piccoli, talvolta impossibili da leggere persino da una persona con una buona vista. Per gli anziani o per coloro con difficoltà visive, informarsi sui contenuti di un prodotto non diventa solo problematico, ma addirittura impossibile", è confermato nella nota informativa allegata al disegno di legge, precisando che molti produttori addirittura tendono a confondere i consumatori.
I deputati spiegano, inoltre, che l'olio di palma è impiegato nella produzione di prodotti lattiero-caseari e dolciari consumati soprattutto dai bambini. In aggiunta, le materie prime a buon mercato garantiscono al prodotto un basso costo e, di conseguenza, cresce la domanda di prodotti realizzati con ingredienti di dubbia qualità, il cui consumo può condurre "ad effetti indesiderati e nocivi per la vita e la salute dei cittadini".
Il disegno di legge propone anche di istituire una responsabilità "per la conduzione di attività economiche o di diversa natura che implichino il trasporto e/o la lavorazione di olio di palma senza il riscontro positivo di una perizia statale che ne valuti l'impatto ambientale" sotto forma di sanzione che va da 50 mila a 100 mila rubli per i cittadini, da 100 mila a 500 mila rubli per i funzionari e da 1 milione a 5 milioni di rubli per le persone giuridiche. Gli emendamenti corrispondenti andranno ad aggiungersi all'articolo 8.4 del Codice per gli illeciti amministrativi.
Inoltre, il disegno di legge obbliga le aziende a "interrompere un'attività economica o una qualunque altra attività in caso di assenza o scadenza di validità dell'approvazione a seguito della perizia statale per la valutazione dell'impatto ambientale" (emendamenti alla legge "Sulla valutazione dell'impatto ambientale"). Il disegno di legge rafforza, inoltre, il diritto dei cittadini e delle organizzazioni non governative di presentare un ricorso in tribunale per sospendere l'attività di quelle imprese la cui licenza per lavorare con olio di palma non è più in vigore.
All'inizio di settembre l'idea di etichettare i prodotti contenenti olio di palma come avviene con i pacchetti di sigarette era già stata avanzata dal ministro delle Politiche Agricole, Aleksandr Tkachev.
Il direttore del Centro delle organizzazioni sanitarie e di gestione delle attività mediche, David Melik-Gusejnov, ha definito l'etichettatura dei prodotti con olio di palma il primo passo verso una ripresa del mercato alimentare. Ha aggiunto di ritenere necessario etichettare anche i prodotti alimentari con un alto contenuto di grassi e carboidrati.

Per i prodotti importati la popolazione spende come prima delle sanzioni

La quota della produzione alimentare importata è rimasta quasi invariata. In rubli l'import dei prodotti non si è ridotto, è anzi leggermente aumentato. Lo testimoniano i dati di un monitoraggio condotto dal Centro “Egor Gajdar”.
In aggiunta, l'import in Russia di prodotti alimentari in termini monetari rimane all'incirca del 40% in meno rispetto a un anno prima (il calo massimo è stato raggiunto a febbraio 2015: del 43% rispetto al periodo analogo del 2014, e da gennaio ad agosto il gap si è ridotto fino al 37%). In rubli l'importazione di prodotti non si è ridotta, è al contrario cresciuta (dell'1% nel primo semestre del 2015). Ciò indica che la popolazione spende per la produzione importata tanto quanto spendeva un anno prima, acquistando però meno.
L'unica eccezione sono i prodotti lattiero-caseari, il cui import si è ridotto sia in dollari che in rubli. In generale la quota dei prodotti alimentari importati sul fatturato delle merci al dettaglio è rimasta quasi invariata: dell'11,4% nel primo semestre del 2015 contro il 12,3% del 2014, riporta il giornale. Un andamento simile si osserva per i prodotti colpiti dall'embargo russo nell'agosto del 2014: negli ultimi 12 mesi, fino a settembre 2015, il loro acquisto in termini monetari è calato del 39,5% (rispetto ai 12 mesi precedenti all'embargo), si legge sul giornale russo "Vedomosti".
Le controsanzioni e il crollo del tasso di cambio del rublo hanno influito in modo significativo sui prezzi dei prodotti alimentari, concludono gli autori del monitoraggio. Dall'inizio delle controsanzioni e dell'embargo i principali prodotti alimentari hanno subito un rincaro che va dall'8 al 40%. In generale, da gennaio ad agosto 2015, l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari ha subito un'accelerazione di 2,6 volte rispetto al periodo analogo del 2014: fino al 21,9% (dell’8,2% da gennaio ad agosto 2014); da settembre il rincaro ha cominciato a rallentare se confrontato con l'accelerazione del settembre dello scorso anno.