I russi hanno cominciato ad acquistare meno immobili all’estero

L’effetto sanzioni si fa sentire anche sul comportamento delle persone fisiche - I russi si ritirano dal mercato immobiliare italiano dopo il sequestro delle ville dei fratelli Rotenberg.

Alla fine del secondo trimestre del 2014, la Banca Centrale ha registrato, per la prima volta in cinque anni, un calo nel volume delle operazioni di acquisto di immobili all’estero da parte di cittadini russi. In confronto al periodo analogo dello scorso anno gli investimenti si sono ridotti, passando da 526 a 473 milioni di dollari. Secondo gli esperti è attribuibile al conflitto tra la Russia e l’Occidente per la questione ucraina, a cui ha fatto seguito una svalutazione del rublo, nonché al divieto per i funzionari russi di possedere immobili oltre il confine nazionale.
Se nel secondo semestre del 2009, secondo i dati della Banca Centrale, i cittadini hanno speso 223 milioni di dollari per l’acquisto di immobili all’estero, nello stesso periodo del 2010 l’indicatore è aumentato del 19,4%, fino a 277 milioni.
Nei tre anni successivi gli investimenti nell’immobiliare estero sono solo aumentati: alla fine del secondo trimestre del 2011 la crescita era pari al 27,2% (fino a 381 milioni di dollari), nel 2012 era pari al 17,8% (fino a 464 milioni di dollari), mentre alla fine del secondo trimestre del 2013 il volume degli investimenti dei cittadini nell’immobiliare all’estero è aumentato dell’11,7%, fino a 526 milioni di dollari.
Quest’anno per la prima volta le statistiche della Banca Centrale hanno registrato un calo del 10% (fino a 473 milioni di dollari).
La riduzione degli investimenti  nel settore immobiliare estero si sta verificando sullo sfondo di un aumento delle spese dei cittadini russi oltre confine: infatti il volume complessivo delle transazioni internazionali, in confronto al periodo analogo dello scorso anno, è passato da 8,9 a 10,2 miliardi di dollari.
Secondo Ekaterina Orlova, direttrice della Real Estate Orlova Consulting & Development, il calo del volume degli investimenti immobiliari all’estero è legato al fatto che tali operazioni sono divenute più rischiose a causa della situazione politica.
“Ogni giorno cresce sempre più la minaccia di perdere un attivo o di non poterlo utilizzare, - constata Orlova. - Se il vettore politico attuale si manterrà, sempre meno persone saranno pronte a mettere a rischio delle ingenti somme di denaro.  Il fatto è che le sanzioni nei confronti dei proprietari di immobili potenzialmente possono toccare tutti i cittadini russi e non solo funzionari o collaboratori di organizzazioni statali.
Secondo il direttore del dipartimento analitico di “Nord-Capital”, Vladimir Rozhankovskij, il calo della domanda di investimenti nell’immobiliare estero non riguarda indifferenziatamente tutti i Paesi.
Per esempio in Spagna, Grecia ed Emirati Arabi la domanda di immobili rimane, - afferma Rozhankovskij. - Mentre in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, di fatto, è diventata negativa.  Questo significa che i russi stanno mettendo in massa le loro case in vendita, per paura di vari tipi di persecuzione fiscale o giudiziaria da parte delle autorità locali. Il motivo è l’atteggiamento ostile di Unione Europea e Stati Uniti, la paura di conseguenze derivanti dalle sanzioni “.
Secondo gli esperti, molti cittadini hanno acquistato immobili in Europa e negli Stati Uniti al fine di ottenere un permesso di soggiorno, ma a causa dei recenti avvenimenti, è diventato molto più difficile ottenerlo, e i russi hanno cominciato a vendere i beni acquistati.
Il capo del dipartimento di ricerca della banca BKF, Maksim Osadchij, indica che il declino degli investimenti in Russia nel settore immobiliare estero è anche associato alla discussione relativamente ad un divieto per i funzionari di possedere tali attivi all’estero.
Nel maggio del 2014, il Presidente Vladimir Putin ha firmato una legge che vieta ai funzionari russi di avere attivi esteri, tra cui conti in banche estere o titoli di società non residenti. Ai funzionari rimane il diritto di possedere immobili oltreoceano, ma ad una condizione: dovranno dichiararlo.