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STATNEWS N.313

La rassegna delle informazioni statistiche e delle previsioni sull’economia della Russia

Aumenta in Russia il reddito medio pro capite, ma l'emergenza da Covid-19 fa scendere i redditi reali disponibili e le spese dei russi – Mentre il commercio torna alla normalità e i banchi dei negozi si sono riempiti di nuovi  prodotti dopo la corsa all’acquisto all’inizio della pandemia, i consumatori russi si accorgono che i prezzi dei generi alimentari più richiesti sono aumentati, ma non molto.

 

el primo trimestre del 2020 la media nominale del reddito pro capite è aumentata, ma al contrario il reddito reale disponibile è leggermente diminuito.
In termini nominali, il reddito medio pro capite nel primo trimestre del 2020 è stato pari a 31.246 rubli, ovvero il 3,3% in più rispetto al primo trimestre del 2019.
Allo stesso tempo, il calo del reddito reale disponibile della popolazione (reddito al netto dei pagamenti obbligatori, corretto in base all’indice dei prezzi al consumo) nel primo trimestre del 2020 in Russia è stato pari allo 0,2 per cento.


Pertanto, l’epidemia di coronavirus non ha ancora avuto un impatto significativo sui redditi delle famiglie, ma il loro andamento è già leggermente in ribasso.
L’ultima volta il reddito disponibile reale era diminuito un anno fa, e precisamente nel primo trimestre del 2019, con un calo dell’1,6%. Successivamente, l’indicatore ha mostrato una crescita nei tre trimestri consecutivi: nel 2° trimestre +1%, nel 3° trimestre +2,9%, nel 4° trimestre +1,8%. In generale, nel 2019 il reddito disponibile reale è aumentato dello 0,8% dopo un aumento dello 0,1% nel 2018.
Un’indagine sociologica pubblicata dalla Banca Centrale russa mostra che in aprile il numero di quanti hanno dovuto rinunciare ai loro acquisti abituali o tagliare le spese è più che raddoppiato.


Mentre all’inizio di aprile solo il 28% degli intervistati aveva dichiarato di essere passato a misure di austerità, all’inizio di maggio lo stesso indicatore è salito al 44 per cento.


Gli esperti sottolineano che la rinuncia agli acquisti abituali può anche essere spiegata dall’adattamento del comportamento dei consumatori alle restrizioni imposte per combattere la diffusione del coronavirus. Ciò è confermato dal fatto che un terzo di quanti recentemente hanno subito un calo del reddito ha dichiarato di aver ridotto i consumi.
Nelle ultime due settimane le spese per l’acquisto di prodotti alimentari sono state ridotte dal 31% degli intervistati, che il più delle volte hanno rinunciato all’acquisto di frutta e verdura (10%), di carne e pollame (9%) e di dolciumi. Le spese per le voci non alimentari sono state ridotte dal 12% degli intervistati. Prima di tutto, i cittadini russi hanno iniziato a risparmiare su abbigliamento e calzature.
Il 69% dei partecipanti al sondaggio ha riferito di aver notato nelle ultime due settimane un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, mentre il prezzo dei prodotti non alimentari è aumentato solo del 7%. Il 40% degli intervistati si è lamentato dell’aumento dei prezzi di frutta e verdura, il 31% ha notato un aumento del costo dei generi alimentari, il 21% della carne, il 17% dei latticini e il 15% dei prodotti da forno.
L’aumento dei prezzi e la riduzione delle entrate hanno fatto sì che quasi un consumatore su quattro abbia dovuto usare i propri risparmi per affrontare le spese correnti (23%). Il 24% degli intervistati può contare su un ammortizzatore finanziario di sicurezza (ovvero dei risparmi che sarebbero sufficienti per tre mesi o più in caso di perdita completa del reddito familiare).
La quota degli intervistati che hanno segnalato un peggioramento della propria situazione finanziaria nella seconda metà di aprile è aumentata di 6 punti percentuali, raggiungendo il 42%, e allo stesso tempo, è diminuita di 4 punti percentuali, fino al 55%, la quota di quanti hanno dichiarato che la propria situazione è rimasta invariata. “La ragione principale del deterioramento della situazione finanziaria dei cittadini è il calo del reddito a causa dell’aumento dei costi e/o della perdita dei posti di lavoro da parte di alcuni membri del nucleo familiare”, si legge nei materiali pubblicati dalla Banca Centrale russa.

 

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