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STATNEWS N.295

La rassegna delle informazioni statistiche e delle previsioni sull’economia della Russia

Malgrado le difficoltà economiche continuano a crescere i salari reali dei lavoratori russi – Le esportazioni dalla Russia dei servizi di alte tecnologie registrano un balzo – La Russia vuole diventare un esportatore globale dei prodotti agricoli – I risultati dell’estate turistica del 2018: solo il 6% dei russi ha voluto trascorrere le proprie vacanze all’estero.

 

Russia, Putin: record crescita dei salari reali dell'8,7%
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la crescita dei salari reali in Russia ha raggiunto un record in sei anni. "La crescita dei salari reali è dell'8,7%, un dato record dal 2012", ha detto il capo dello stato in una sessione plenaria del business forum russo-indiano a Nuova Delhi. Vladimir Putin ha aggiunto che la situazione sul mercato del lavoro ha cominciato a migliorare. Secondo Putin, questo "crea condizioni favorevoli per il lavoro, anche per il business indiano".



L’export di servizi dalla Russia nella sfera delle alte tecnologie per la prima volta ha superato l’import
Nel periodo gennaio-giugno 2018, la Russia ha aumentato le vendite di servizi all’estero del 14,4% fino a 30,9 miliardi di dollari. È la cifra più alta dal 2014. Solo nel secondo trimestre, secondo una stima preliminare, la Russia ha fornito servizi all’estero per 16,8 miliardi di dollari (+13,7% rispetto all’anno precedente). Le sfere in maggior aumento sono i servizi di trasporto, il turismo, le costruzioni e i servizi di informazione, che rappresentano complessivamente il 59% delle esportazioni totali.
Per la prima volta nella storia della Russia, le esportazioni dei servizi ad alta tecnologia hanno superato le importazioni. Il volume delle vendite di servizi nel settore IT per il primo semestre è stato di 2,55 miliardi di dollari e il volume degli acquisti di 2,52 miliardi. L’eccedenza è ancora limitata, ma testimonia un cambiamento storico, legato, da un lato, agli sforzi delle aziende IT russe nel promuovere i propri servizi sul mercato estero e, dall’altro, all’implementazione di un programma di sostituzione delle importazioni volto a rimpiazzare, in particolare, i software esteri con quelli nazionali. Ad esempio, le aziende IT russe sono diventate molto più attive nel partecipare a fiere internazionali dopo l’avvio, a partire dal 2015, di un programma di sovvenzioni destinate alle attività espositive. Particolarmente evidente è il progresso degli sviluppatori russi nel segmento dei giochi, delle applicazioni mobili e di Internet. Nonostante ultimamente si assista a un ovvio orientamento verso i mercati dei Paesi in via di sviluppo (ad esempio, la più grande associazione di aziende di software in Russia ha aperto una filiale in India lo scorso anno), gli acquirenti americani ed europei rimangono i principali clienti.
Entro il 2024, il valore delle esportazioni di servizi dovrebbe aumentare fino a 100 miliardi di dollari. Entro quell’anno, la quota del settore IT e delle comunicazioni dovrebbe crescere fino al 10% del PIL (ora è pari circa al 3-4%).



La Russia aumenterà le esportazioni di prodotti agricoli
Serghej Levin, vice ministro dell’Agricoltura della Russia, ha presentato il progetto federale “Esportazione di prodotti agroindustriali”. Secondo le previsioni del Cremlino, entro il 2024, le esportazioni agricole dalla Russia dovrebbero aumentare più del doppio arrivando ad ammontare a 45 miliardi di dollari.
Per la realizzazione del progetto federale saranno stanziati finanziamenti supplementari dal valore di 696 miliardi di rubli. Il Ministero delle Finanze ha già confermato la possibilità di concedere altri 350 miliardi di rubli nel periodo 2019-2024.
I prodotti agricoli destinati maggiormente all’esportazione saranno i cereali. Come previsto, entro il 2024, l’esportazione di cereali crescerà di 1,5-2 volte rispetto al 2017 e raggiungerà dagli 11,4 ai 15 miliardi di dollari. I consumatori tradizionali sono l’Egitto, la Turchia, il Bangladesh e altri Paesi la cui popolazione è in crescita, dove la Russia ha un ruolo sempre più importante nella fornitura di grano.
L’esportazione di olio e burro aumenterà di 2,8 volte entro il 2024, ammontando a 8,6 miliardi di dollari.
Le esportazioni di pesce e frutti di mare dovrebbero quasi raddoppiare e raggiungere 8,5 miliardi entro il 2024.
Il più grande successo è atteso per la carne e i prodotti lattiero-caseari: le esportazioni dovrebbero crescere di 4,4 volte entro il 2024 e raggiungere 2,8 miliardi.



I prezzi di abbigliamento e calzature potrebbero aumentare
Nel 2019 i prezzi di abbigliamento e calzature in Russia cresceranno in media dal 5 al 20% a causa del deprezzamento del rublo e del previsto rincaro dell’IVA fino al 20%. A differenza dei prodotti alimentari, la crescita dei prezzi di abbigliamento e calzature è “in ritardo”, poiché in seguito al rincaro del cibo i consumatori, inizialmente, rinunciano all’intrattenimento e a rifarsi il guardaroba.
Così, anche con l’attuale tasso di cambio, nel segmento premium i prezzi potrebbero aumentare del 10-20%. Il consumatore del segmento budget è più sensibile, pertanto in questa fascia si prevede un rincaro più moderato: dal 5 al 10%.



Quasi un terzo dei cittadini russi ha trascorso le vacanze estive a casa
Quasi un terzo dei cittadini russi (il 32%) ha dichiarato di aver trascorso le vacanze estive a casa, ha riferito l’agenzia sociologica VTsIOM. Il 26% della popolazione del Paese quest’estate ha trascorso le ferie in dacia, il 6% ha preferito le località della regione di Krasnodar, il 3% ha scelto la Crimea, il 10% ha visitato altre città della Russia.
Nella stagione estiva del 2018, solo il 6% si è recato in vacanza all’estero. Secondo un sondaggio di VTsIOM, “solo il 77% dei turisti è rimasto soddisfatto delle proprie vacanze all’estero”.

Gli investimenti in immobili commerciali sono in continuo calo
Gli investimenti nel settore immobiliare russo sono in calo. Secondo il quotidiano “Vedomosti”, nei primi nove mesi del 2018 gli investitori hanno speso 1,84 miliardi di dollari per l’acquisto di uffici, magazzini e altri immobili, ossia il 30% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.



In Russia crescono le vendite di macchine utensili
Nel 2017, il volume delle vendite di macchine utensili per la lavorazione dei metalli in Russia è aumentato, rispetto al 2016, del 14% in termini quantitativi, ammontando a 19.430 esemplari. Nella struttura di vendita, dominano le macchine per il taglio dei metalli. Il volume massimo di vendita di macchine utensili in Russia è stato registrato nel 2013, quando sono state vendute 20.170 unità. Di pari passo con il peggioramento della situazione economica nel Paese e con le restrizioni sull’import, la vendita di macchine utensili è calata prima del 2,3% (2014), poi del 12,7% (2015) e successivamente di un ulteriore 1% nel 2016.


Petrolio, produzione record da russi e sauditi. Il “doppio gioco” con gli Usa
Accuse reciproche sotto i riflettori, accordi di collaborazione dietro le quinte. È attraverso un complesso intreccio di relazioni che i tre colossi mondiali dell’energia – Stati Uniti, Russia e Arabia Saudita – stanno cercando di manovrare il mercato del petrolio, mentre le quotazioni del barile viaggiano al record da 4 anni, sopra 85 dollari per il Brent.
Da Mosca, dove ha inaugurato la Russian Energy Week , il presidente Vladimir Putin il 3 ottobre scorso non ha risparmiato critiche nei confronti di Trump, che da settimane non perde occasione per scaricare sull’Opec e sui suoi alleati la responsabilità del rally: «Pensa che il prezzo del greggio sia alto e in parte ha ragione – ha concesso Putin – ma siamo onesti. Donald, devi guardarti allo specchio se vuoi trovare il colpevole dei rincari». Il riferimento, come ha chiarito lo stesso capo del Cremlino, è alle sanzioni contro l’Iran , ai «problemi politici» in Venezuela e alle vicende in Libia, dove «lo stato è distrutto, come risultato di politiche irresponsabili che hanno un impatto diretto sull’economia globale».
Se le parole sono taglienti, la Russia sui mercati petroliferi sta però giocando dalla parte degli americani. La sua produzione di greggio è salita a 11,70 milioni di barili al giorno a settembre, un nuovo record post-sovietico. Da giugno, quando con l’Opec ha deciso di fare marcia indietro sui tagli produttivi, Mosca ha messo sul mercato altri 400 mila bg e ora che le forniture dall’Iran stanno crollando è pronta – parola di Putin – ad offrirne altri 200-300mila.
Ancora più diligente l’Arabia Saudita, che in risposta agli appelli della Casa Bianca è arrivata a pompare 10,7 mbg , come ha detto il 3 ottobre scorso il ministro Khalid Al Falih dal convegno moscovita, il massimo da novembre 2016 e un aumento di quasi 700mila bg da giugno, che sommato a quello russo supera il milione di bg che i due Paesi avevano promesso. Anche Riad però è finita nel mirino delle polemiche di Trump, che durante un comizio elettorale il 2 ottobre scorso se l’è presa con re Salman, con cui pochi giorni fa aveva parlato al telefono, proprio di petrolio. «Adoro il re Salman –ha raccontato il presidente – ma gli ho detto “Caro re ti stiamo proteggendo, senza di noi non dureresti per due settimane, devi pagare le spese militari".
Gli argomenti sono gli stessi utilizzati negli ultimi messaggi anti-Opec. Eppure nei fatti la collaborazione (petrolifera, benintenso) c’è eccome. Usa, Arabia Saudita e Russia hanno persino concluso un patto segreto per attutire l’impatto sul mercato delle sanzioni contro Teheran, rivela la Reuters, probabilmente imbeccata proprio dagli interessati. I ministri dell’Energia dei tre Paesi, com’è noto, si sono incontrati più volte nella prima metà di settembre e secondo le fonti dell’agenzia il saudita Al Falih e il russo Alexandr Novak avrebbero garantito a Washington un ulteriore aumento della produzione Opec-non Opec da 500mila bg. Il piano è però riuscito solo a metà: alla riunione di Algeri del 23 settembre Mosca e Riad non sono riuscite a far convergere gli altri Paesi della coalizione e l’annuncio – che forse avrebbe potuto frenare il rally del petrolio – è saltato.
Il Sole 24 Ore 4 ottobre 2018

Mosca investe nello sviluppo della Via Artica
La Via marittima del Nord, dal mare di Barents allo stretto di Bering, diventa sempre più importante per la Russia, parallelamente alle ambizioni del Cremlino sull’Artico. Ogni anno cresce il volume di merci trasportate lungo questa strada che per collegare il Nord Europa all’Oriente si pone come alternativa alla rotta commerciale del Canale di Suez. E crescono le risorse che Mosca investe per svilupparla.
La legge di bilancio 2019 indirizza alla Via dell’Artico 40,6 miliardi di rubli, più di 600 milioni di dollari: verranno destinati allo sviluppo di infrastrutture portuali e alla costruzione di rompighiaccio a propulsione nucleare. Le principali risorse trasportate lungo questa via, spiega l’agenzia russa Tass, sono minerarie. E se nel 2017 il volume dei carichi è stato di 10,7 milioni di tonnellate, entro il 2020 la capacità dei porti del bacino artico - a partire da Murmansk e Sabetta, quest’ultimo nella penisola di Yamal - dovrebbe toccare i 40 milioni.
Quest’anno, finora, la rotta è stata percorsa da 600 navi. Tra queste, per la prima volta, una nave container della danese Maersk Line: la sua Venta Maersk è attesa il 27 settembre a San Pietroburgo. Era partita da Vladivostok il 23 agosto scorso, con un carico di pesce russo e prodotti elettrici sudcoreani: questo viaggio servirà alla compagnia per verificare la convenienza di una rotta che riduce sensibilmente i tempi di navigazione rispetto a Suez, ed è esposta a rischi inferiori sul fronte del traffico, della pirateria, degli attentati terroristici. Ma, pur diventando via via più agevole a causa dello scioglimento dei ghiacci, comporta costi assicurativi e logistici superiori: le navi, sia pure con prue rinforzate, devono essere accompagnate per alcuni tratti da rompighiaccio. In una “finestra” di tempo limitata.
Il Sole 24 Ore, 25.09.2018



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