Electronic banking

Visita il sito Eurasia 24
russia24_new.gif

STATNEWS N.276

La rassegna delle informazioni statistiche e delle previsioni sull’economia della Russia

I risultati del 2016: il tasso d'inflazione in Russia ai minimi storici della storia recente del Paese - Crescono le esportazioni gaspetrolifere della Russia - Sempre più turisti russi preferiscono le gite all'interno del Paese, anziché andare all'estero.

Rosstat: l’inflazione è scesa al 5,4% dopo il 12,9% del 2015
Secondo dati preliminari, a dicembre 2016 l’inflazione in Russia era pari allo 0,4 per cento. L’inflazione complessiva nel 2016 è stata del 5,4% contro il 12,9% del 2015 e l’11,4% nel 2014.
Quello attuale è il livello minimo di rincaro dei prezzi al consumo nella storia recente della Russia. Prima di questo momento, l’anno più basso in termini di inflazione era stato il 2011, quando si trovava al 6,1 per cento. Le previsioni per l’inflazione nel 2017 sono del 4,7 per cento.

L’estrazione del petrolio in Russia nel 2016 ha battuto i record
Nel 2016 l’estrazione di petrolio in Russia è cresciuta fino all’ammontare record pari a 547,5 milioni di tonnellate. Ciò significa che il livello di estrazione in Russia è cresciuto del 2,5% rispetto al 2015.

 

 

Le ispezioni aziendali costano lo 0,2% del Pil all’economia
Ogni anno in Russia le ispezioni costano alle aziende almeno lo 0,2% del Pil. A questa conclusione è giunto l’Istituto sui problemi per l’applicazione del diritto, che ha analizzato nel corso di tre anni l’impatto delle ispezioni programmate sulla performance economica di oltre 100.000 imprese. Si è constatato che le ispezioni a un’azienda di medie dimensioni riduce il suo profitto del 6,2 per cento. Ma il danno maggiore, ceteris paribus, è subito dalle piccole imprese: in un anno di ispezioni il loro utile può calare del 13,3 per cento. In questo caso ci si riferisce esclusivamente ad ispezioni programmate, notano gli autori dell’indagine: i dati su quelle non programmate, potenzialmente più distruttive, non sono disponibili.
L’indagine ha rivelato anche un collegamento tra il tipo di ente che effettua l’ispezione e l’ammontare del crollo dell’utile dell’azienda che la subisce. Secondo le prime stime, hanno un effetto più dannoso sul business Rospotrebnadzor (Servizio federale per la tutela dei diritti dei consumatori e del benessere della persona) e Rosselkhoznadzor (Servizio federale per il controllo veterinario e fitosanitario). Questo è stato il primo tentativo di misurare il danno provocato dalle varie attività di vigilanza degli organi statali nei confronti dell’economia nazionale.

I prezzi delle abitazioni crolleranno entro il 2019
La domanda di abitazioni in Russia nel 2016 ha continuato a calare, trascinando con sé i prezzi. Il costo medio degli immobili è sceso del 15%, a seconda del tipo e della classe. E non è il minimo, ritengono gli esperti dell’agenzia russa Incom. Nella loro indagine, si afferma che in media ogni anno si avrà un calo dei prezzi del 5-7% in una prospettiva a medio termine.
“Dire che il mercato immobiliare raggiungerà presto il fondo in termini di prezzi, è prematuro. Secondo le nostre stime, questo avverrà solo negli anni 2018-2019. Non si attendono prospettive di crescita dei prezzi nel prossimo futuro”, ha sottolineato il direttore del Dipartimento del mercato secondario di Incom, Serghej Shlom.
Secondo questi, entro 11 mesi del 2016 la stragrande maggioranza delle transazioni nel mercato immobiliare (circa il 90%) è avvenuta con uno sconto non inferiore al 10% dal prezzo di partenza. In media nel 2016 il calo dei prezzi è stato del 15%, a seconda del tipo e della classe di immobili, concorda il primo vice presidente di “Bank zhilishchnogo finansirovanija” Igor Zhigunov.
Va un po’ meglio la situazione sul mercato immobiliare secondario. In questo segmento, per esempio, a Mosca, secondo Incom, il costo medio per metro quadrato nel corso degli ultimi sei mesi è sceso del 2% ammontando a inizio dicembre quasi a 181.500 rubli. Allo stesso modo è calato il budget medio per l’acquisto di appartamenti nella capitale: fino a 7,85 milioni di rubli.
In generale il calo dei prezzi è dovuto al fatto che i prezzi delle case continuano a rimanere elevati per i russi, considerando che i redditi reali sono diminuiti negli ultimi due anni. Nel terzo trimestre del 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015, questo indicatore è diminuito del 6,1 per cento.

Gazprom ha stabilito un nuovo record di fornitura di gas in Europa
Il 5 gennaio Gazprom ha stabilito un nuovo record storico giornaliero nell’esportazione all’estero (al di fuori dei Paesi CSI): ai consumatori sono stati consegnati 614,6 milioni di metri cubi di gas. Nel 2016 Gazprom ha continuato ad aggiornare i valori massimi giornalieri per le esportazioni all’estero. “Dietro questo record, non leggiamo solo dei valori assoluti, ma, soprattutto, l’affidabilità e la stabilità delle esportazioni di gas russo”, ha dichiarato il presidente di Gazprom, Aleksej Miller.
Ricordiamo che il 25 novembre l’azienda aveva aggiornato un volume giornaliero record di esportazioni verso i Paesi non CSI pari a 601,2 milioni di metri cubi di gas. Nel primo semestre, Gazprom era stata in grado di aumentare gli incassi del 5%, mentre l’utile del monopolio era diminuito del 9,5 per cento.

Gas russo vincente sul mercato europeo con il grande freddo
Anche nelle guerre del gas il «generale inverno» è schierato con la Russia. Il freddo polare e le forti nevicate che stanno investendo l’Europa hanno spinto ai massimi storici le esportazioni di Gazprom, assegnandole la vittoria nei confronti dei concorrenti. Alla faccia dello shale gas americano, che ha cominciato ad arrivare sui mercati internazionali sotto forma di Gnl. E alla faccia della Commissione europea, che da anni si batte per diversificare le fonti di approvvigionamento e attenuare la dipendenza energetica da Mosca.
Il gigante russo del gas – avvantaggiato anche da prezzi molto competitivi – sta bruciando un record di fornitura dietro l’altro. L’ultimo è di 621,8 milioni di metri cubi esportati in un solo giorno verso Europa e Turchia. Anche il 2016 si è chiuso con un primato (e l’inverno scorso era stato tutt’altro che freddo): 179,3 miliardi di mc, in forte crescita rispetto ai 158,6 miliardi del 2015 e ben oltre il precedente record, stabilito nel 2013 con 161,5 miliardi di mc.
Gazprom afferma di aver estratto 419 miliardi di mc di gas l’anno scorso e di avere capacità di riserva per altri 150 miliardi: un “cuscinetto” che, assicura il ceo Aleksej Miller, “ci permette di aumentare rapidamente le forniture sul mercato domestico e all’estero durante i picchi di consumo invernali”.
Con il clima estremo di questi giorni non è scontato che tutto fili liscio. Gli inverni sono sempre molto freddi in Russia, ma stavolta la colonnina di mercurio è precipitata addirittura a 60 gradi sotto zero in alcune aree del Paese, come la Siberia, dove ci sono numerosi giacimenti di idrocarburi. È anche per questo motivo, dicono i maligni, che Mosca sta dimostrando uno zelo sorprendente nel tagliare la produzione di petrolio come promesso all’Opec: con temperature così basse gli impianti di estrazione hanno difficoltà a funzionare.
Ad attirare i clienti europei è soprattutto il prezzo del gas russo, che resta tuttora molto conveniente grazie al fatto che ha conservato un certo grado di indicizzazione (ritardata di 6-9 mesi) al petrolio.
Per motivi analoghi sono molto richieste anche le forniture dall’Algeria, che l’Italia in particolare ha più che raddoppiato rispetto a un anno fa: il contratto da poco rinegoziato dall’Eni prevede solo un «meccanismo di aggiustamento» al prezzo del gas al Psv.
Nei principali hub europei i prezzi spot del gas da qualche settimana hanno preso il volo, spinti da un forte aumento dei consumi nel termoelettrico che non è legato solo clima rigido ma anche ad altre emergenze, tra cui il blocco di alcune centrali nucleari francesi. Al Ttf olandese (impiegato come benchmark per le nostre bollette) questo mese la media è di 19,73 €/MWh, in rialzo di oltre il 60% da settembre e ai massimi da un anno e mezzo.
Nonostante l’impennata, il prezzo potrebbe salire ancora per riuscire ad attirare verso il nostro continente un maggior numero di carichi di Gnl. In un mercato sempre più liquido e globale il gas liquefatto – dagli Stati Uniti e non solo – si dirige verso i mercati più remunerativi e in questo momento a fare da calamita è l’Asia, dove il prezzo è ai massimi da due anni, vicino a 10 $/Mtbu, e la domanda è almeno altrettanto robusta che in Europa.
Nove metaniere sono in viaggio dagli Usa verso il Nordest asiatico, mentre la Francia sta soffrendo difficoltà di approvvigionamento: il gestore della rete, GRTgaz, lunedì ha diffuso un avviso di massima allerta per le forniture di gas nelle regioni meridionali del Paese, esortando a importare al più presto Gnl nei porti del Mediterraneo. (Il Sole 24 Ore, 11.01.2017)

Il flusso turistico interno in Russia è cresciuto del 18% da inizio anno
Dall’inizio del 2016 il numero di turisti in vacanza in Russia è aumentato del 18%, ha annunciato il vice-presidente dell’Unione russa dell’industria turistica, Yurij Barzykin.
“Per il terzo anno consecutivo continua il trend di crescita del traffico turistico nazionale. La crescita del flusso interno in 10 mesi è pari al 18 per cento”, ha sottolineato Barzykin.
In un anno la Regione di Krasnodar è stata visitata da oltre 15 milioni di turisti, la Crimea da circa sei milioni, l’Altaj da due milioni, San Pietroburgo da sette milioni, ha dichiarato Barzykin, sottolineando il fatto secondo cui in Russia “di fatto non vi sono regioni poco promettenti per il turismo”.
Il portavoce dell’Unione russa dell’industria turistica ha anche riferito che le principali sfide che l’industria del turismo ha dovuto affrontare nel 2016 riguardano la necessità di stimolare la domanda dei consumatori, la qualità del prodotto e la sicurezza.
Il flusso turistico in uscita, a sua volta, nel 2016 è diminuito del 20% rispetto allo scorso anno.

Your browser is outdated! The site will not work properly. To fix this problem, click here

×