La rassegna delle informazioni statistiche e delle previsioni sull’economia della Russia

Nel 2015 il fatturato del mercato dei servizi online in Russia ha raggiunto quasi 113 miliardi di rubli

Il driver principale per lo sviluppo del mercato del commercio su Internet in Russia è il segmento del commercio, che rappresenta l’84,5% del fatturato dell’e-commerce nel Paese. Il segmento dei servizi Internet a pagamento occupa un modesto 12,2% nella struttura complessiva del mercato. Inoltre, quest’ultimo cresce più lentamente rispetto al segmento commerciale sul mercato dell'e-commerce russo.
Così, nel 2015 il fatturato del segmento dei servizi Internet a pagamento è diminuito per via della crisi e ammonta a 112,6 miliardi di rubli contro i 113,7 miliardi di rubli del 2014. Cioè, nel 2015, il volume di tale segmento è diminuito dello 0,9% contro una crescita del 3,3% registrata dal segmento commerciale.
Il segmento più ampio nel 2015 è stato quello dei servizi per la prenotazione di alberghi e hotel online, rappresentando circa il 52,8% dell’intero volume di mercato. Nell’ultimo anno il volume di tale segmento è cresciuto del 26%, testimoniando che in questo periodo i cittadini russi hanno cominciato in modo significativo a prenotare alberghi sul web. La crescita è attribuibile principalmente al cambio di orientamento degli utenti russi di internet a favore del turismo interno, a causa del forte deprezzamento della valuta nazionale. Tuttavia, anche l’aumento del tasso di cambio di dollaro ed euro ha contribuito alla crescita del mercato dei servizi internet di prenotazione hotel in Russia, in termini nominali, per via del rincaro del loro costo medio su prenotazioni all’estero.

Il calo dell’economia russa ha subito un rallentamento a dicembre

A dicembre 2015 il calo del PIL russo ha subito un rallentamento, arrivando ad ammontare al 3,5 per cento. “Secondo i nostri calcoli, a dicembre il calo ha eguagliato il 3,5% su base annua”, ha annunciato il ministro dello sviluppo economico, Aleksej Uljukaev.
A dicembre il crollo del PIL era pari al 4% su base annua. In precedenza il capo del Ministero dello Sviluppo Economico, Aleksej Uljukaev, aveva annunciato che l’economia russa era già formalmente uscita dalla recessione.

Favorire il buon vino e diminuire il consumo di super alcolici: il prezzo minimo della vodka venduta al dettaglio sarà innalzato a 190 rubli

“L’Agenzia russa per la regolamentazione delle bevande alcoliche ha iniziato ad elaborare l’ordine di fissare un prezzo minimo per le bevande con grado alcolico superiore al 28%”, ha annunciato il portavoce dell’Agenzia, Aleksandr Kulikov.
Come comunica quest’ultimo, tale disposizione verrà emessa entro la fine di febbraio 2016. Secondo il direttore del Centro di ricerca sui mercati delle bevande alcoliche, Vadim Drobiz, ciò porterà ad un aumento del prezzo minimo della vodka a 190 rubli, di cui il 70% (precisamente 120 rubli) comprenderebbe accise e IVA.

Le riserve internazionali russe sono aumentate di 2 miliardi di dollari

Il 29 gennaio le riserve internazionali della Russia erano pari a 371,3 miliardi di dollari, si legge in un comunicato della Banca Centrale. Ciò significa che durante l’ultima settimana di gennaio 2016 le riserve sono aumentate di due miliardi di dollari.
Le riserve internazionali russe (in oro valutario) consistono in attivi esteri ad alta liquidità a disposizione della Banca Centrale e del governo. Le riserve comprendono oro monetario, diritti speciali di prelievo, posizioni di riserva presso il FMI e fondi in valuta estera (altri attivi di riserva).

La Russia torna a essere il “granaio del mondo”: sorpassati gli Usa e il Canada

La Russia lascia alle spalle gli Stati Uniti e il Canada nella classifica dei maggiori esportatori di grano. A riconoscerlo è stato il Wall Street Journal, secondo cui “nel 2016 la Russia esporterà 23,5 milioni di tonnellate di frumento, contro i 21,8 milioni degli Usa e i 20 milioni del Canada”.
Per il giornale economico statunitense “è il livello più basso delle esportazioni cerealicole dei due Paesi nordamericani negli ultimi 44 anni”. Sorpasso dovuto all' intreccio fra tassi di cambio sfavorevoli a Washington, col dollaro troppo forte per le esportazioni, e i bassi prezzi del petrolio, che favoriscono più i contadini russi. Il ministro dell' Agricoltura della Russia, Aleksandr Tkachev, ha leggermente ritoccato la cifra preannunciata dal WSJ, parlando di “22 milioni di tonnellate”, ma la sostanza non cambia. Il ministro russo ha confermato che, se fila liscio il piano di finanziamento straordinario agli agricoltori, la Russia dovrebbe rendersi autarchica, nelle colture principali, entro il 2020. Pare superato il contraccolpo del 2014 dovuto alle sanzioni occidentali, a cui il Cremlino reagì subito stanziando 13 miliardi di euro di aiuti per gli 800.000 imprenditori agricoli russi. Oltre a facilitazioni, come, dal 1° ottobre 2015, il drastico taglio delle tasse sul grano esportato, da 50 a soli 10 rubli la tonnellata. Chi controlla il grano controlla la fame altrui. In effetti la preminenza americana nel mercato cerealicolo mondiale è sempre stata, durante il Novecento, uno dei pilastri di Washington.
Ancora nel 2015 la Russia aveva aumentato le proprie forniture di cereali verso Iran, Egitto e Cina, per citare solo alcuni Paesi, ritrovando almeno in parte quel ruolo di “granaio del mondo”.

 

 LE ESPORTAZIONI DI CEREALI DALLA RUSSIA 2004-2016 (MILIONI DI TONNELLATE)