La rassegna delle informazioni statistiche e delle previsioni sull’economia della Russia

Nel 2020 il consumo di imballaggi flessibili in Russia potrebbe ammontare a 680 mila tonnellate

Gli esperti hanno stimato i volumi del consumo fino al 2020. Presupponendo uno scenario ottimistico per lo sviluppo del mercato degli imballaggi flessibili e una stabile crescita della domanda, grazie all’aumento della produzione nazionale di prodotti alimentari, si prevede un tasso di crescita medio annuo del consumo di imballaggi flessibili pari al 4,8% e il raggiungimento, nel 2020, di un volume di consumo pari a 680 mila tonnellate.
Inoltre, nel 2016-2017 il tasso di crescita sarà molto più alto rispetto al periodo 2015-2020 ammontando al 5,5-6 per cento. Si stima che nel 2015 il volume di consumo degli imballaggi flessibili raggiungerà le 535 mila tonnellate, e nel 2017 ammonterà a 600 mila tonnellate.
La versione pessimistica dello sviluppo prevede un mantenimento del tasso di crescita del consumo di imballaggi flessibili ad un livello del 3,0% e prevede che un indice di 600 mila tonnellate sarà raggiunto solo nel 2019, mentre nel 2020 il volume di consumo sarà pari circa a 615 mila tonnellate.

Crescono le importazioni di pannelli solari in Russia

Il volume di importazione nella Federazione Russa di celle, moduli e pannelli solari policristallini e monocristallini ha eguagliato 470,5 milioni di rubli. Sono state importate 116,4 mila unità di produzione. Rispetto al 2013 in termini monetari l’import è cresciuto del 425% (da 89,6 milioni rubli), mentre in termini quantitativi si è ridotto del 32% (da 170,4 mila unità). Nel 2013 i maggiori importatori di celle solari, moduli e pannelli in termini monetari sono stati la “Saturn”, “Irkutskenergostroj” e la “Monokristall”. Nel 2014 leader assoluto per le importazioni di moduli solari in termini monetari è stata la “Chelios-Resource” (84%). L’azienda ha importato moduli in silicio policristallini di marchio Renesola (Cina) per un totale di 39,3 mila pezzi ad un costo doganale di 354 milioni di rubli.

Nel 2014 è calata la produzione di calze in Russia

Il 2014 per il mercato russo degli articoli di calzetteria è stato rimarchevole per via dei seguenti avvenimenti. Innanzitutto, si è registrato un considerevole calo della produzione interna: più del 15% in meno rispetto al 2013. Le cause principali sono attribuibili alla crisi economica e alla svalutazione della moneta nazionale. Considerato che le aziende nazionali acquistano gran parte delle materie prime per la produzione da fornitori esteri, il costo del prodotto finito dipende fortemente dal valore del rublo rispetto al dollaro. Un ulteriore problema risiede nel fatto che con un considerevole aumento dei costi di produzione, i produttori non possono alzare i prezzi di vendita in modo proporzionale. Ciò dipende dalle pressioni esercitate dal settore retail, che cerca di impedire un drastico aumento dei prezzi al dettaglio.
In secondo luogo, nel 2014 un notevole calo ha caratterizzato anche le importazioni di articoli di calzetteria: quasi del 19% rispetto al 2013. Ciò testimonia che la produzione importata è divenuta meno competitiva. E teoricamente le aziende russe hanno nuove opportunità per sostituire le importazioni di questo tipo di prodotto.
Inoltre, nel 2014 si è rilevato un aumento delle forniture illegali di prodotti di calzetteria e un incremento della produzione illegale di tale produzione. Com’è noto, il mercato russo della calzetteria è caratterizzato da un considerevole ammontare di produzione contraffatta, sia importata che fabbricata sul territorio del paese.
Affinché la sostituzione delle importazioni divenga possibile, il governo sta prendendo una serie di misure per sostenere le aziende del settore, tra cui, soprattutto, l’inasprimento della lotta contro la produzione illegale e il contrabbando e l’offerta di sussidi tratti dal bilancio federale per rimborsare parte del costo degli interessi sui crediti (per la realizzazione di progetti di investimento al fine di modernizzare la produzione o altro).

La situazione del settore energetico russo

Il settore energetico in Russia corrisponde al 27% del PIL, garantisce il 70% delle entrate dall’esportazione e il 53% delle entrate fiscali nel bilancio. Nel 2014 l’estrazione di petrolio e gas ha consentito un aumento del volume di esportazione di produzione propria fino a 8,5 trilioni di rubli, e in seguito a raffinazione l’export ha raggiunto 7,3 trilioni di rubli, che nel complesso totalizza il 36% di tutti gli indicatori del paese. Nel 2014 l’estrazione di petrolio greggio si attesta a circa 527 milioni di tonnellate, quella di petrolio raffinato a 289 milioni di tonnellate, gli investimenti di capitale nell’estrazione e raffinazione di petrolio ammontano a 986 e 290 miliardi di rubli rispettivamente. Nel 2014 il volume totale degli investimenti nel settore energetico era pari a 3,5 trilioni di rubli o il 26% del volume degli investimenti in capitale fisso in Russia. Nel periodo 2015-2020 il volume totale degli investimenti nel settore petrolifero potrebbe ammontare a 220 miliardi di dollari americani.
Nel 2014 l’industria per la lavorazione del petrolio in Russia ha ottenuto dei risultati impressionanti: circa il 58% del petrolio è diretto in raffineria e la quota dell’export è scesa fino al 42% del petrolio estratto.  Il grado di raffinazione del petrolio greggio è aumentata del 72,4 per cento. Nella struttura della produzione di prodotti petroliferi in Russia, l’olio combustibile ha eguagliato il 27% del volume delle materie prime lavorate, il diesel il 26,7%, la benzina il 13,2 per cento. In questo ha giocato un ruolo fondamentale l’attuazione del programma di modernizzazione delle raffinerie nazionali.
Anche se gli esperti ritengono che nel 2015 l’elevata dipendenza dell’economia russa dalla situazione del settore energetico condurrà ad un calo dei redditi derivanti da gas e petrolio: si passerà quindi dal 10,4% del PIL nel 2014 al 7,5%, aggravando così la crisi economica russa.