La rassegna delle informazioni statistiche e delle previsioni sull’economia della Russia

Solo il 17% dei russi ha percepito le "contro-sanzioni" sul mercato dei salumi

I consumatori russi non hanno praticamente percepito le "contro-sanzioni" sul mercato dei salumi. L'assoluta maggioranza dei cittadini intervistati (il 65,5%) ha dichiarato di non aver notato una perdita sugli scaffali dei negozi al dettaglio di salumi esteri. A seconda dell'età dei rispondenti, le contro-sanzioni hanno procurato un "disagio" ai cittadini di età tra i 45 e i 54 anni, il 70% dei quali non ha notato l'assenza di prodotti esteri nei negozi di alimentari. 
Tuttavia, va detto che il 16,7% degli intervistati ha notato un calo nell'assortimento di salumi esteri e di prodotti a base di carne. La maggior parte di questi intervistati è stata registrata nelle grandi città, Mosca e San Pietroburgo, dove più di un quarto degli abitanti non sono riusciti a trovare i prodotti preferiti sugli scaffali dei supermercati.
Anche tra i russi benestanti la quota di quanti hanno rilevato una riduzione nell'assortimento di carne e salumi di provenienza estera è risultata maggiore. Tale statistica è legata alla dieta più varia dei cittadini abbienti, che rappresentano gli acquirenti più sofisticati nella scelta dei vari prodotti alimentari e più sensibili alle restrizioni introdotte.

Nel 2014 i produttori russi di formaggio hanno aumentato il volume di produzione quasi del 10 per cento

Solo il 17% dei russi ha percepito le "contro-sanzioni". Morto un papa se ne fa un altro: il “mascarpone” svizzero ha subito sostituito quello italiano sui banchi dei negozi russi...Il 2014 è stato un anno difficile per il mercato russo del formaggio. Da un lato, per i produttori di formaggio sono emerse nuove prospettive in relazione all'introduzione delle sanzioni alimentari nei confronti dei paesi dell'UE, di Stati Uniti, Canada, Australia e Norvegia. Si fa notare che prima delle contro-sanzioni del 2013, la quota dei prodotti importati oltrepassava il 45%, mentre la quota di produzione nazionale era ad un livello del 35%. Inoltre, i principali fornitori del mercato russo erano proprio quei paesi contro i quali è in vigore l'attuale divieto. 
Nel 2014, la quota delle importazioni è scesa al 36,2%, mentre la produzione nazionale, al contrario, è cresciuta al 41,5%. Pertanto, l'embargo alimentare ha creato condizioni favorevoli per lo sviluppo della sostituzione delle importazioni nel mercato del formaggio. Dall’altro lato, gli esperti ritengono che la caduta del rublo e la riduzione degli investimenti finanziari da parte delle banche nelle varie categorie di prodotti lattiero-caseari frenerà, mentre aumenterà il livello di rischi nel settore.
Nonostante la crescita della produzione nazionale, non si è riusciti ad evitare il deficit sul mercato del formaggio. L'importazione di prodotti nel paese nel 2014 è calata oltre il 25% rispetto all'anno precedente. Nel 2013 tra i cinque maggiori fornitori di formaggio per il mercato russo vi erano la Bielorussia, l'Olanda, la Germania e la Finlandia. Ad eccezione della Bielorussia, nel 2014 tutti i principali paesi-importatori hanno ridotto considerevolmente i volumi di consegna dei loro prodotti: in media del 60% rispetto al 2013. Per minimizzare il deficit di formaggio sul mercato, per la Russia rimangono in vigore le seguenti tendenze: aumento della produzione nazionale e incremento dell'importazione da quei paesi con cui permangono buoni rapporti.

Nel 2014 l'import di olio vegetale si è dimezzato

Reparto di olio di un negozio russoNegli ultimi anni si è registrata la tendenza ad una riduzione delle importazioni di olio vegetale in Russia. Infatti, il volume di importazione dell'olio vegetale nella Federazione aveva raggiunto il massimo storico nel 2008, quando l'import di questo prodotto ammontava a più di un milione di tonnellate. Tuttavia già nel 2009, con l'arrivo della crisi finanziaria ed economica mondiale, le importazioni sono calate bruscamente, prima di tutto in relazione al rincaro del dollaro e dell'euro e, di conseguenza, in relazione all'aumento dei costi di importazione. Da un lato, come è stato puntualizzato in precedenza, i produttori russi locali hanno potuto incrementare i propri volumi di produzione, così come quelli di esportazione dell'olio vegetale.
Tuttavia, il volume delle importazioni di olio vegetale già durante il 2010 aveva iniziato a recuperare rapidamente eguagliando circa le 962,5 mila tonnellate, ossia quasi il 50% in più rispetto al valore della crisi del 2009. Ma nei 3 anni successivi le importazioni di olio vegetale in Russia sono rimaste circa allo stesso livello, ossia sotto il livello record del 2008, nonché sotto il livello del 2010.
Nel 2014 le importazioni di questo prodotto in Russia sono calate drasticamente, quasi del doppio rispetto al 2013. Tale calo è dovuto al notevole aumento della produzione nazionale di olio vegetale di girasole, di soia e di colza. Inoltre, bisogna notare che l'import dell'olio vegetale si è ridotto in maggior misura nel secondo semestre del 2014 (soprattutto nei mesi autunnali e in dicembre). Ciò è attribuibile all'ingente crollo del tasso di cambio del rublo rispetto alle principali valute mondiali.

Cala l'import di abbigliamento uomo in Russia

Da marzo 2014 a febbraio 2015 il volume netto di importazione di abbigliamento da uomo ha eguagliato gli 82,7 milioni di pezzi.
Da marzo 2014 a febbraio 2015 in Russia sono stati importati 86,6 milioni di unità di abbigliamento uomo, mentre le importazioni hanno raggiunto i 3,9 milioni. In Russia si è importato maggiormente dalla Cina, la quale ha esportato nella Federazione 47,4 milioni di pezzi finiti. La quota della Cina sul totale delle importazioni era pari al 54,8%. Al secondo posto troviamo il Bangladesh con 9,1 milioni di pezzi importati, ossia il 10,5% della quota complessiva. Il Vietnam ha occupato il terzo posto, con un import pari a 5 milioni di pezzi, e una quota del 5,8% per il periodo considerato.
A partire da ottobre 2014, si osserva una tendenza al calo dei volumi di importazione di abbigliamento uomo in Russia. Nel periodo ottobre 2014-febbraio 2015, tale calo è stato pari al 9,4% al mese. Ciò è attribuibile alle considerevoli difficoltà con cui si sono imbattuti in questo periodo gli importatori russi. A causa delle fluttuazioni del tasso di cambio i fornitori esteri si rifiutano di inviare in Russia le proprie merci senza pagamento anticipato al 100%. Ciò implica la forte necessità da parte degli importatori russi di richiedere investimenti e, di conseguenza, l’aumento delle loro spese. Inoltre, sorgono difficoltà con lo smercio della produzione importata il cui prezzo in rubli è aumentato considerevolmente.