La rassegna delle informazioni statistiche e delle previsioni sull’economia della Russia

Torna a crescere la priduzione industriale in Russia - I prezzi continuano a crescere ormai per sette settimane di seguito - In Russia è allarme fuga di capitali.

A febbraio la produzione industriale della Federazione Russa è cresciuta del 2,1%

Nel mese di febbraio del 2014 la produzione industriale in Russia è aumentata del 2,1% in confronto a febbraio del 2013, a seguito di un calo dello 0,2% nel mese di gennaio, informa Rosstat.
Gli analisti non si aspettavano una crescita così importante: secondo un consensus forecast condotto da "Interfax", in Russia ci si attendeva una crescita della produzione pari allo 0,3%.
Se si escludono i fattori stagionali e di calendario, la produzione di febbraio è cresciuta dello 0,8%, dopo un calo dell'1% in gennaio.
Tra gennaio e febbraio del 2014 la crescita della produzione russa ha raggiunto lo 0,9% in confronto al periodo analogo del 2013. Tra gennaio e febbraio del 2013 la produzione si era ridotta dell'1,8%.
A febbraio 2014 e a febbraio del 2013 il numero di giorni lavorativi era lo stesso. Una crescita relativamente alta quest'anno è attribuibile in parte ai mediocri risultati dell'anno precedente: a febbraio del 2013 l'industria si era ridotta del 3,1% dopo un calo dello 0,4% a gennaio del 2013.
A febbraio l’incremento maggiore ha interessato la produzione manifatturiera, cresciuta del 3,4% dopo una totale assenza di crescita a gennaio (tra gennaio e febbraio la crescita ha eguagliato l'1,8%). La produzione dell'industria estrattiva in febbraio è aumentata dello 0,8% dopo una crescita dello 0,9% a gennaio (tra gennaio e febbraio è stata registrata una crescita dello 0,9%).
Si è registrato un calo solo nel settore della produzione e della distribuzione di energia elettrica, gas e acqua: dello 0,3% dopo un calo del 2,9% a gennaio (tra gennaio e febbraio il calo ha eguagliato il 2,2%).

Inflazione: crescita dello 0,2% in una settimana

Dal 12 al 17 marzo 2014 l'inflazione in Russia ha raggiunto lo 0,2%. I prezzi di consumo crescono dello 0,2% per la sesta settimana di fila, mentre in precedenza era aumentata per tre settimane dello 0,1%. Come è stato riferito, l'inflazione nella Federazione Russa nel febbraio del 2014 era pari allo 0,7%, dopo lo 0,6% di gennaio. A febbraio del 2014 l'inflazione si è innalzata con un ritmo annuo del 6,2%, mentre a gennaio del 6,1%.
Dall'1 al 17 marzo l'aumento dei prezzi ha eguagliato lo 0,5% contro lo 0,3% dell'anno prima (in generale a marzo del 2013 si era registrato un aumento dello 0,3%). Dall'inizio dell'anno al 17 marzo l'inflazione ha raggiunto l'1,8% contro l'1,9% della data analoga nel 2013.
Sulla base dei dati di Rosstat, il 17 marzo l'inflazione su base annua ha raggiunto il 6,4%, mentre era pari al 6,3% il 10 marzo.
La scorsa settimana i prezzi sullo zucchero sono aumentati del 2,3%, quelli sulla vodka dell’1,3%, sul latte sterilizzato dell’1,1%, su burro, riso, grano, uova, panna acida, ricotta e latte pastorizzato i prezzi sono aumentati dello 0,5-0,7%. Allo stesso tempo l’olio di girasole costa lo 0,2% in meno, mentre il prezzo della pasta è calato dello 0,1%.
L’aumento dei prezzi sulla produzione ortofrutticola in media ha raggiunto lo 0,6%, e l’inflazione ha riguardato anche patata (0,2%), cipolla, carota e cavolo (1,3-1,4%). Si sono invece ridotti i prezzi sui cetrioli freschi.
La benzina ha subito un rincaro dello 0,5%, mentre il diesel è diminuito dello 0,1%.
Le stime ufficiali del governo per il 2014 sono pari al 4,5-5,5%. La stima del Ministero dello Sviluppo Economico è pari al 4,8%, mentre quella della Banca Centrale Russa è pari al 5%. Il vice-ministro dello sviluppo economico, Andrej Klepach, a metà febbraio ha annunciato che, a causa dell’indebolimento del rublo di gennaio, a fine anno l’inflazione potrebbe aumentare dello 0,4-0,5% rispetto all’indicatore del Ministero e raggiungere il 5,2-5,3%, il che rientra anche nell’intervallo di previsione.
A marzo la direttrice della Banca Centrale, Elvira Nabiullina, ha dichiarato che l’obiettivo è quello di non superare un’inflazione del 5% alla fine del 2014, anche se oggi la pressione inflazionaria è maggiore. “Secondo le nostre valutazioni, considerate le misure adottate, possiamo ridurre entro la fine dell’anno l’inflazione, raggiungendo un livello del 5%, sebbene in generale rimanga elevato”, ha affermato Nabiullina.
Gli analisti hanno cominciato a rivedere gradualmente le stime annuali per il 2014 declinando verso un innalzamento del livello d’inflazione. Rispetto allo scorso mese il consensus forecast preparato da “Interfax” alla fine dell’anno è passato dal 4,8% al 5% e un incremento così insignificante probabilmente è attribuibile al fatto che alcuni economisti non hanno ancora avuto il tempo di rivedere le stime (la dispersione di valutazioni in materia d’inflazione è abbastanza alta: dal 4,2 al 6%).

In Russia è allarme fuga di capitali

fuga di capitaliIl presidente ha avvertito i dirigenti delle imprese, abituati a registrarle all'estero, che il rientro in patria «è nel loro interesse»
Barack Obama ha già firmato l'ordine esecutivo e se - come il presidente americano ha ricordato ieri all'Aja - l'intervento russo dovesse superare i confini della Crimea, le nuove sanzioni che scatterebbero andrebbero a colpire i settori chiave dell'economia russa, inclusa la sfera dell'energia. Eppure, ammette il viceministro dello Sviluppo economico Andrej Klepach, anche se i provvedimenti annunciati finora da europei e americani «non sono significativi dal punto di vista economico, il raffreddamento delle relazioni è già di per sé un fattore negativo considerevole per la crescita e, di conseguenza, avrà un impatto sulla fuga di capitali».
E ora è lo stesso Klepach a lanciare l'allarme calcolando che nel primo trimestre dell'anno il flusso di capitali privati in uscita dalla Russia, aumentato drammaticamente dal giorno in cui Vladimir Putin ha mandato le truppe in Crimea, potrebbe raggiungere i 70 miliardi di dollari, cifra che si può mettere a confronto con il dato relativo all'intero 2013, 62,7 miliardi. Soltanto due settimane fa Goldman Sachs si era fermata a 45-50 miliardi in fuga finora, con la prospettiva di chiudere il 2014 con 130 miliardi in meno. Ai livelli della crisi finanziaria del 2008, quando nel quarto trimestre i capitali in fuga raggiunsero i 132 miliardi. «Il tallone d'Achille dell'economia russa - avevano scritto per Goldman Sachs gli analisti Clemens Grafe e Andrew Matheny - resta la fuoriuscita di capitali»: basata, secondo i due analisti, più sulla fuga di capitali russi che sul calo di capitali stranieri in ingresso.
E circa la metà dei volumi ha preso il largo in marzo, dopo l'intervento russo in Crimea. L'incertezza e il nervosismo che nascono dalle tensioni politiche e il calo della fiducia avranno un impatto sulla domanda, sulle condizioni del credito, sull'andamento degli investimenti. La Borsa di Mosca (indice Micex in rubli) ha perso il 12% dall'inizio dell'anno, mentre finora il rublo si è indebolito del 7,9% sul dollaro. A fronte di una crescita dell'1,3% nel 2013, la speranza era per un rimbalzo quest'anno: speranze che lo stesso Klepach raffredda, segnalando per il mese di febbraio un aumento del Pil dello 0,3%, sia pure in aumento dal +0,1% rivisto di gennaio. «Non ci sarà una recessione - ha detto Klepach - ma c'è un problema di stagnazione: la durata e la profondità. Il calo degli investimenti prosegue. Non sono in grado di dire quanto continuerà».
Il governo russo non ha grandi margini di manovra. Per arginare il crollo del rublo, la Banca centrale di Elvira Nabiullina ha aumentato i tassi di interesse, il 3 marzo scorso. Due giorni prima Putin aveva ottenuto dal Parlamento l'autorizzazione a inviare forze in Ucraina: il rialzo dei tassi, di 150 punti base dal 5,5 al 7%, ha portato il costo del denaro a un livello che non veniva raggiunto dal 1998. Una misura «temporanea», scrisse allora Bank Rossii, volta a «limitare i rischi emergenti d'inflazione e instabilità finanziaria associati alla crescente volatilità dei mercati internazionali».
L'economia non può crescere in condizioni così difficili, se queste dovessero prolungarsi per qualche mese. Anticipando lo scenario, Standard & Poor's e Fitch hanno retrocesso da stabili a negative le prospettive per il rating sul debito russo. Per correre ai ripari, nei giorni scorsi Putin ha avvertito i dirigenti delle grandi compagnie abituati a registrarle all'estero a riportare in patria i loro asset: «Le imprese russe - ha detto il presidente - dovrebbero essere registrate nel territorio del nostro Paese, e avere una struttura proprietaria trasparente. Sono certo - ha concluso - che questo sia anche nel vostro interesse». (Il Sole 24 Ore)