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MERCATI FINANZIARI N.327

In Russia ancora la lotta all’inflazione: Banca Centrale alza tassi al 6,75%

La Governatrice della Banca Centrale della Russia, Elvira Nabiullina: “Alla base della decisione drastica si è trovata un'inflazione ancora troppo alta” – Nel secondo trimestre del 2021 l’economia russa ha raggiunto i livelli di crescita registrati prima della pandemia e sta ritornando sulla scia di una crescita equilibrata – Ci si aspetta che l'inflazione annuale nel Paese inizierà a rallentare nel quarto trimestre del 2021 per scendere al 4-4,5% nel 2022.


l 10 settembre scorso, per la quinta volta consecutiva, la Banca Centrale della Russia ha aumentato il suo tasso di riferimento di 25 punti base, portando così il costo del denaro nel Paese al 6,75%. L'aumento è stato inferiore rispetto alle previsioni degli analisti finanziari russi e internazionali. Dall'inizio dell'anno il costo del denaro è cresciuto di 250 punti base e il Regolatore non ha escluso la possibilità di nuovi aumenti (la prossima riunione del Board è stata programmata per il 22 di ottobre).
Secondo la Governatrice della Banca Centrale della Russia, Elvira Nabiullina, “alla base della decisione si è trovata un'inflazione ancora troppo alta”.
“Nel secondo trimestre del 2021 l’economia russa ha raggiunto i livelli di crescita registrati prima della pandemia del Covid-19 e sta ritornando sulla scia di una crescita equilibrata. L’attività economica ha continuato a crescere nel terzo trimestre, ma a un ritmo un po' più lento. Il contributo dei fattori che spingono l'inflazione al rialzo rimane considerevole sulla scia di una crescita più rapida della domanda rispetto alla capacità di espansione della produzione”, ha sottolineato la Nabiullina.
Secondo le previsioni della Banca Centrale, l'inflazione annuale nel Paese “inizierà a rallentare nel quarto trimestre del 2021”. Dato l'orientamento della politica monetaria, l'inflazione annua scenderà al 4-4,5% nel 2022 dopodiché rimarrà prossima al 4%. La situazione economica e finanziaria del Paese si sta stabilizzando e lo dimostrano le riserve internazionali (aurifere e valutarie) della Russia che intanto hanno raggiunto il massimo storico. Secondo un comunicato sempre della Banca Centrale russa, a partire dal primo settembre di quest’anno, le riserve aurifere e valutarie internazionali del Paese hanno raggiunto il record di 618,2 miliardi di dollari.
I fattori che hanno determinato l’andamento positivo sono stati l’aumento dei prezzi dell’oro, gli acquisti di valuta estera da parte del regolatore, così come il sostegno alla Russia del Fondo Monetario Internazionale.
Alla fine di agosto, il FMI ha fornito alla Russia 18 miliardi di dollari in “diritti speciali di prelievo” (SDR). L’assegnazione degli SDR dovrebbe aiutare la Russia a riprendersi dalla pandemia, in particolare aumentando la liquidità delle sue riserve internazionali.
Il Ministero delle finanze russo ha comunicato che la tranche del FMI diventerà parte delle riserve in valuta estera. Secondo il vice ministro delle finanze, Timur Maksimov, “i diritti speciali di prelievo diventano parte delle riserve internazionali della Federazione Russa. Non sono destinati a nulla, bensì incrementano le riserve statali di cui disponiamo”.
Complessivamente, le riserve della Russia, tra gennaio e agosto 2021, sono aumentate di 22,407 miliardi di dollari, ossia del 3,8%, passando da 595,774 miliardi di dollari il primo gennaio a 618,2 miliardi di dollari il primo settembre.
Le riserve internazionali rappresentano attivi esteri ad alta liquidità detenuti dalla Banca Centrale della Russia e dal governo della Federazione Russa. Consistono in attivi in valuta estera, oro monetario, diritti speciali di prelievo, una posizione di riserva nel FMI e altri attivi di riserva.
Intanto, nel contesto di un dibattito pubblico sul ruolo delle criptovalute, il Cremlino ha valutato la possibilità che il Bitcoin venga riconosciuto come valuta ufficiale in Russia. Dmitrij Peskov, portavoce presidenziale della Russia, ha dichiarato che il Paese “non è pronto a equiparare il Bitcoin a una valuta ufficiale”.
Secondo Peskov, non c’è ancora la minima ragione per prendere tali misure. “Equiparare de facto le criptovalute a strumenti monetari non può fare altro che danneggiare il sistema finanziario ed economico”, ha sottolineato Peskov dopo aver saputo che in El Salvador martedì 7 settembre è entrata in vigore una legge secondo la quale il Bitcoin diventa moneta ufficiale insieme al dollaro statunitense.
Peskov, commentando il discorso di Aleksej Kudrin, capo della Camera dei Conti russa ed ex ministro delle Finanze, sui benefici della riduzione del settore pubblico nell’economia russa attraverso le privatizzazioni, ha aggiunto che non è stata ancora presa alcuna nuova decisione per passare alla privatizzazione su larga scala delle proprietà statali del Paese.
In particolare, in un articolo pubblicato nella rivista “Kompanija”, Kudrin ha sottolineato che “la Russia è tra i molti Paesi che hanno aumentato la presenza statale nell’economia a causa della crisi del 2008-2009”. Tuttavia, come ha sottolineato il capo della Camera dei Conti, dopo la crisi “tale terapia può avere dei rischi se non viene sospesa in tempo”. Kudrin ha precisato che la top 10 delle imprese russe include solo quattro aziende private, mentre gli Stati Uniti tra le prime dieci non hanno aziende con partecipazione statale. “Finora, non sono state prese decisioni per espandere il programma di privatizzazione in Russia, ma vi sono diversi punti di vista”, ha dichiarato Peskov durante un briefing con i giornalisti russi ed esteri.
Secondo il portavoce, il mercato russo si è mosso per riprendersi dalla pandemia, ma si parla di “crescita da una base minima”. Ci vorrà quindi un grande sforzo perché l’economia russa cominci a crescere ad un tasso più elevato.

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