Electronic banking

Visita il sito Eurasia 24
russia24_new.gif

MERCATI FINANZIARI N.315

Gli analisti: occhio al rublo che deve far fronte alle pressioni esterne

Il presidente della “Sberbank”, Gherman Gref, non esclude un notevole rafforzamento della moneta russa già entro la fine del 2020 – Per molti analisti indipendenti russi se vi sarà una seconda ondata della pandemia, essa non sarà così forte come la prima – Polemica tra gli esperti finanziari sul tasso di cambio del rublo nel periodo autunno-inverno: c’è chi sostiene che un dollaro costerà intorno ai 70 rubli, e non 60-62 come previsto dallo stesso Gref.


opo una serie di cali in primavera, entro la fine del 2020 il rublo russo potrebbe rafforzarsi fino a un livello di 60-62 rubli per dollaro. Lo ha affermato il presidente del maggiore gruppo bancario russo “Sberbank”, Gherman Gref, giunto a questa conclusione basandosi sulle previsioni degli analisti, secondo i quali il prezzo del petrolio salirà a 60 dollari al barile entro la fine dell’anno. “La nostra moneta nazionale è strettamente legata all'andamento del prezzo del petrolio, che nelle condizioni attuali è difficilmente prevedibile”, ha dichiarato Gref, specificando che nel caso di una seconda ondata di COVID-19 “il tasso di cambio del rublo potrebbe ricominciare a fluttuare”.
Secondo Gref, “l’economia russa sta affrontando meglio del previsto la crisi causata dal coronavirus”. Se inizialmente gli analisti di Sberbank avevano previsto un calo del PIL russo nel 2020 dal 6 al 9 per cento (a seconda delle tempistiche delle restrizioni imposte), ora si parla di un calo del Pil pari a circa il 4,2-4,5%, purché non si verifichi una seconda ondata di coronavirus.
A fine giugno anche il governo russo ha migliorato le previsioni macroeconomiche per il 2020: il Cremlino prevede ora un calo più contenuto, ossia del 4,8%, anziché del 5% come previsto in precedenza, un aumento del prezzo del petrolio e un’inflazione inferiore al 4 per cento.
Secondo molti operatori del mercato ed esperti indipendenti, anche se vi sarà una seconda ondata della pandemia, essa non sarà così forte come la prima. E le eventuali misure restrittive non risulterebbero così severe come nei mesi precedenti. Inoltre, il tempo gioca a favore dei creatori di un vaccino, su cui si sta lavorando intensamente in Russia e in molti Paesi del mondo.
Dopo la decisione della Banca Centrale russa, risalente al 19 giugno, circa una riduzione del tasso di riferimento di 1 punto percentuale, ovvero fino al 4,5%, il rublo ha continuato a rafforzarsi, rispondendo principalmente alla crescita accelerata dei mercati mondiali e dei prezzi del petrolio.
In questa situazione, i titoli russi rimangono interessanti soprattutto per quanti vogliono investire sul mercato azionario. Ciò è dovuto al loro rendimento piuttosto elevato, nonché all’apprezzamento del rublo nel periodo maggio-giugno 2020. Nel 2019 il rublo era rimasto stabile rispetto al dollaro, mentre negli ultimi mesi di quest’anno si è registrato un rafforzamento. In altre parole, gli investitori possono guadagnare sul rendimento e sulla differenza di cambio. Inoltre, in Russia sono rimasti ancora un buon numero di progetti di investimento orientati allo sviluppo tecnologico. In altre parole, gli investitori possono guadagnare dall’introduzione di tecnologie sul suolo russo.


Vi sono poi diversi altri fattori che influenzano l’attività degli investitori esteri sul mercato russo. Nel periodo giugno-luglio 2020, dopo la recessione associata al lockdown, si è registrata una considerevole ripresa dell’attività dei consumatori in Russia. Come dimostrano alcuni recenti studi sociologici, nonostante i bassi prezzi del petrolio, i russi sono ancora disposti a spendere. Questo suggerisce che, in un ambiente di stabilità politica, tutte le industrie che offrono servizi alla popolazione non lavoreranno male nel 2020 e nel 2021. Tutto ciò rende l’economia russa attraente per gli investimenti, in particolare in confronto ad altri Paesi, dove recentemente si sono verificati sia gravi balzi in borsa, sia disordini di massa.
Gli esperti indipendenti sono più cauti sulle prospettive del rublo, che nel mese di giugno ha ottenuto un discreto successo, ma c’è chi sostiene che “le prospettive future non sono così rosee”.
In un’intervista al quotidiano “Rossijskaja Gazeta”, Dmitrij Babin, esperto di mercato azionario russo, ha nominato i possibili tassi di cambio del rublo per i prossimi mesi e ha analizzato la situazione del mercato petrolifero: “I prezzi del petrolio non hanno ancora colmato totalmente il divario sul loro grafico”, osserva l’esperto, “anche se da maggio sono cresciuti rapidamente, grazie, tra le altre cose, all’estensione del gruppo OPEC+ dei tagli all’estrazione fino a fine luglio.
La valuta russa è rimasta indietro rispetto alla crescita del petrolio, riducendo la sua rivalutazione rispetto al fattore petrolifero. Di conseguenza, anche il valore in rubli di un barile di Brent è tornato ai livelli di inizio marzo, ammontando a 3.000 rubli per barile, sebbene sia ancora ben lontano dal range più accettabile di 3700-4400, vigente nella seconda metà del 2019.
Pertanto, se i prezzi del petrolio continueranno a salire, l’apprezzamento del rublo procederà a ritmi più lenti. Allo stesso tempo, se la situazione del mercato petrolifero dovesse peggiorare, la valuta russa potrebbe subire un ulteriore grave declino.
Tra le 36 principali valute mondiali in termini di variazioni dei loro tassi di cambio rispetto al dollaro statunitense dall’inizio dell’anno, il rublo questa settimana ha mantenuto il 28° posto, ottenuto alla fine di maggio, dopo cinque mesi di stazionamento in fondo alla lista. Ciò significa che nell’ultimo mese la maggior parte delle altre valute ha mostrato una crescita comparabile rispetto al dollaro.
Le nuove misure di stimolo monetario e fiscale da parte dei grandi Paesi hanno costituito un fattore importante nella domanda di attivi non in dollari. Il loro scopo è quello di prevenire le peggiori conseguenze economiche derivanti dalla pandemia globale. Inoltre, la fine delle restrizioni antivirali, che sta avendo luogo in tutto il mondo, ha rafforzato le speranze per una rapida ripresa dell’economia mondiale, anche se, già a metà giugno, si è registrata un’accelerazione dei nuovi contagi in alcuni grandi Paesi, soprattutto negli Stati Uniti. Ciò minaccia una seconda ondata di pandemia che porterebbe a una crisi economica più profonda e duratura. Questo fattore avrà un ruolo decisivo nell’andamento di tutti i mercati a medio termine. Il deterioramento della situazione a causa del coronavirus colpirà anche il mercato del petrolio, poiché metterà fine alla rapida ripresa della domanda globale. In questo caso, anche l’estensione dei tagli all’estrazione del gruppo OPEC+, così come l’ampliamento di tali misure, non potranno impedirne un calo dei prezzi.
Tuttavia, finora gli investitori globali percepiscono tale scenario come troppo pessimistico e considerano improbabile una sua realizzazione. Ciononostante, alla fine della prima decade di luglio 2020, il potenziale di apprezzamento della valuta russa si è in gran parte esaurito. Per alcuni analisti è più probabile che nei prossimi 2-3 mesi il tasso di cambio si manterrà nel corridoio di 68-69 rubli per dollaro, anziché scendere dagli attuali 72,23 rubli (30.07.2020) ai 60-62 rubli per un dollaro, come previsto dal presidente di “Sberbank”, Gref.
Inoltre vi è ora maggiore incertezza sia sulle dinamiche della pandemia globale sia sull’ambiente geopolitico. Nelle ultime settimane si è assistito a un’escalation di diversi conflitti di lunga data (intercoreani, sino-indiani, interarabi).
Sullo sfondo delle crescenti minacce economiche e geopolitiche, gli investitori globali saranno più cauti, dato che molti asset a rischio sono vicini ai livelli pre-crisi. Il rublo non fa eccezione a questo proposito, e quindi non potrà non reagire reagirà a un possibile peggioramento della situazione economica e finanziaria globale.


I russi hanno ricominciato a risparmiare sui depositi in valuta estera

Nel periodo tra il mese di maggio e l’inizio di giugno 2020 i russi hanno versato 721,1 milioni di dollari sui depositi in valuta estera. Al 1° giugno il volume dei depositi in valuta estera ammontava, secondo i dati della Banca Centrale russa, a 88,97 miliardi di dollari. Nei quattro mesi che hanno preceduto l’inizio dell’estate si è registrato un deflusso dei depositi: il 1° gennaio 2020 il volume dei depositi in valuta estera della popolazione ammontava infatti a 96,54 miliardi di dollari.
Gli esperti intervistati dall'agenzia di stampa RBC collegano il graduale ritorno di valuta estera alle banche con la fine delle restrizioni imposte per combattere la pandemia di Coronavirus e con un calo delle preoccupazioni dei risparmiatori. “Il timore che possa accadere qualcosa di grave al sistema bancario è svanito, e alcuni risparmiatori hanno iniziato a restituire il proprio denaro alle banche”, sostiene Aleksandr Proklov, amministratore delegato dell’agenzia di rating NKR.
Nonostante una discreta crescita dei depositi in valuta estera, a maggio i depositi in rubli sono leggermente diminuiti. Come si evince dai dati della Banca Centrale, il loro volume è diminuito dello 0,4%, pari a 92,14 miliardi di rubli. A giugno la situazione si è stabilizzata: il volume dei depositi in rubli è aumentato dello 0,5 per cento.
La tendenza a una riduzione del volume dei depositi in valuta estera nelle banche russe è stata registrata nel periodo gennaio-febbraio: in quel periodo il calo è stato rispettivamente dello 0,42% e dell’1,89%. A marzo i depositanti hanno ritirato una somma da record pari a 5 miliardi di dollari dai depositi in valuta estera presso le banche russe. In precedenza il record mensile era stato registrato a settembre 2014, quando il deflusso aveva eguagliato 3,64 miliardi di dollari.

Your browser is outdated! The site will not work properly. To fix this problem, click here

×