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MERCATI FINANZIARI N.298

Il corso del rublo dipende sempre meno dai mercati petroliferi

La Banca Centrale russa è tornata ad acquistare dollari ed euro sul mercato valutario interno. Il destinatario sarà il ministero delle Finanze - Gli acquisti considerevoli - si tratta di 266 miliardi di rubli, convertiti in dollari e in euro - minacciano però uno sgambetto alla divisa russa, che lo scorso dicembre ha già fatto una serie di scivoloni - Il Cremlino riduce la parte denominata in dollari delle riserve internazionali della Russia.


l 15 gennaio scorso, la Banca Centrale russa ha cominciato ad acquistare valuta pregiata sul mercato interno in conto del ministero delle Finanze. Si teme che “gli interventi valutari” possano indebolire il rublo rispetto al dollaro e all’euro, ma molti esperti ritengono che qualora i prezzi del petrolio dovessero rimanere relativamente alti, la moneta russa potrebbe addirittura rafforzarsi.
Dal 15 gennaio al 6 febbraio, la Banca Centrale dovrà acquistare per il Ministero delle Finanze un ammontare di valuta estera pari a 266 miliardi di rubli (oltre quattro miliardi di dollari al cambio attuale, N.d.R.). Tale è il volume degli utili attesi dalla vendita di petrolio a gennaio, come si evince dal rapporto del ministero delle Finanze pubblicato a Mosca l’11 gennaio scorso.
L’impatto di tali acquisti a gennaio è stato impercettibile, poiché all’inizio dell’anno il rublo gode di posizioni tradizionalmente forti grazie alla maggiore differenza stagionale tra import e export. Infatti il corso del rublo rispetto al dollaro è salito dai 69,25 rubli per un dollaro alla fine di dicembre 2018, al 66,28 rubli per un dollaro al momento della stesura di questo articolo.
Tuttavia, già a febbraio, quando i fattori stagionali inizieranno a perdere importanza, se gli eventi si evolvessero in modo negativo, il tasso di cambio potrebbe ritornare a quota 68 rubli per dollaro, secondo alcuni analisti.
Secondo la legge di bilancio in vigore dal 2017, gli utili in eccesso derivanti dalla vendita di petrolio per oltre 40 dollari sono destinati a essere trasferiti ai fondi di riserva, in particolare al Fondo nazionale di previdenza. Con gli utili in eccesso, la Banca Centrale, in qualità di agente del Ministero delle Finanze, acquista regolarmente valuta pregiata sul mercato libero.
Ma ad agosto del 2018, in seguito ad alcuni scivoloni del rublo, è stato deciso di sospendere momentaneamente gli acquisti per non indebolire ulteriormente la moneta russa. Da allora, il Ministero delle Finanze ha acquistato valuta direttamente dal Regolatore (che ha condiviso le sue riserve).
Per evitare una svalutazione fino a un livello di 68 rubli per dollaro, è probabile che la Banca Centrale riprenda gli interventi valutari con maggiore cautela, destinando solo una parte degli utili agli acquisti.
Inoltre, per ridurre la pressione sulla valuta nazionale russa, il Regolatore potrebbe nuovamente aumentare il tasso di interesse di riferimento. Negli ultimi mesi, la Banca Centrale ha aumentato già due volte il tasso di 0,25 punti percentuali: fino al 7,5% a settembre e fino al 7,75% a dicembre.
Come in precedenza, un fattore determinante nel comportamento del rublo sarà il contesto esterno, in primo luogo i prezzi del petrolio, l’intensificazione delle guerre commerciali o l’introduzione di nuove sanzioni. Se le quotazioni del petrolio rimarranno sopra i 60 dollari al barile, nel primo trimestre per un rublo si potrebbe arrivare a pagare 66 dollari.
In generale, nel periodo gennaio-marzo 2019, la pressione sul rublo sarà relativamente bassa per via dei fattori stagionali e dei prezzi del petrolio meno elevati rispetto alla media dell’anno precedente.
Allo stesso tempo, la Russia ha continuato a ridurre le proprie riserve in dollari, come ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin, durante la conferenza stampa sui risultati del 2018.
“Secondo i dati del FMI, il volume dei pagamenti in dollari nel mondo è leggermente diminuito: nel 2017 era pari al 63%, nel 2018 è sceso al 62%. Ma la quota della Russia è più alta, è pari al 69%. Questo perché la maggior parte dei nostri prodotti di esportazione, compreso il petrolio, sono quotati in dollari. Affinché il rublo si rafforzi, almeno come valuta di riserva regionale, occorre intraprendere alcune misure: ridurre la volatilità - e ci riusciremo, il rublo dipende già meno dalle fluttuazioni dei prezzi dell’energia -, frenare l’inflazione e sviluppare le infrastrutture finanziarie. Lo faremo”, ha affermato Putin.
Nel 2018, la Banca Centrale russa ha convertito circa 100 miliardi di dollari in euro, in yuan cinesi e yen giapponesi. Nella seconda metà del 2018, il dollaro americano ha perso il suo primato pluriennale nelle riserve valutarie russe: la sua quota è scesa dal 43,7% di fine marzo 2018 a un minimo storico pari al 21,9%. Allo stesso tempo, le riserve in euro e le riserve in yuan cinesi sono aumentate, rispettivamente, di circa 44 miliardi di dollari, mentre le riserve in yen giapponesi sono passate da zero a 20,6 miliardi di dollari.
Vale a dire che sull'input politico del Cremlino la Banca centrale russa sta diversificando il proprio portfolio di investimenti dopo che il Governo di Dmitrij Medvedev aveva rapidamente tagliato di quattro quinti (81 miliardi) il numero di Treasuries in possesso di Mosca, fino a poco tempo fa tra i primi dieci Paesi investitori.
La Banca di Russia pubblica ogni sei mesi il dettaglio geografico e valutario degli investimenti in oro e riserve internazionali: e il quadro che emerge dai dati pubblicati il 9 gennaio scorso, cambia drasticamente gli equilibri. Al termine del secondo trimestre 2018 le riserve internazionali russe, tra le prime al mondo (in giugno 458 miliardi di dollari, saliti alla fine del 2018 a 468,5 miliardi e a gennaio ancora a 466,9) avevano trasferito 101 miliardi dal dollari a euro, yuan e yen. Infine, secondo Morgan Stanley, nella prima metà dello scorso anno la Russia è stata nettamente il principale acquirente di bond cinesi.

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