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MERCATI FINANZIARI N.296

La parola d’ordine del Cremlino: smarcarsi dal dollaro

Il governo di Mosca sta lavorando su un piano strategico per ridurre la dipendenza dell’economia russa dalla valuta statunitense . Saranno incentivate le imprese che effettuano le proprie operazioni commerciali nelle valute nazionali – Il monito del presidente della Corte dei conti e già ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin: “Un processo lungo e tortuoso” - Il Cremlino ha ridotto a soli 14 miliardi di dollari i propri investimenti nei T-bond statunitensi..


l Cremlino ha confermato che, data l’attuale situazione politica ed economica, in un contesto di sanzioni sempre crescenti da parte di Stati Uniti e Unione Europea nei confronti della Russia, il problema di ridurre la dipendenza dell’economia russa dal dollaro, o meglio, la questione della “de-dollarizzazione dell’economia” è molto pertinente. Attualmente, il gruppo economico-finanziario del governo sta lavorando per ridurre la dipendenza dell’economia russa dalla valuta statunitense, anche creando incentivi e meccanismi per far sì che le imprese effettuino le proprie operazioni commerciali nelle valute nazionali.
Come ha affermato Dmitrij Peskov, portavoce del presidente Vladimir Putin, “questo problema è rilevante non solo per la Russia, ma anche per molti altri Paesi”.
Il Cremlino non ha un programma preciso per abbandonare il dollaro, ma la questione è all’ordine del giorno. Moltissimi Paesi stanno ora negoziando, si consultano con gli esperti al fine di prevedere e garantire una riduzione del volume di dollari negli accordi bilaterali sia per le operazioni economiche sia negli investimenti”.
“È la reazione della Russia e di altri Paesi alle manovre degli Stati Uniti, piuttosto imprevedibili e controverse in termini di norme e leggi che regolano le decisioni commerciali internazionali, cosa che provoca un calo graduale della fiducia nel dollaro, e un costante desiderio di sostituirlo con altre valute”, ha dichiarato Peskov, osservando che “questo è solo l’inizio di un percorso e la Russia non ha piani concreti per abbandonare la moneta statunitense”.
Le autorità russe dovrebbero muoversi con cautela in direzione di una “de-dollarizzazione” dell’economia, poiché le misure adottate a tal fine possono essere sensibili al tasso di cambio del rublo e all’economia in generale, ha dichiarato il vice primo ministro e ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov.
“Dobbiamo agire con cautela, perché il controllo valutario e i flussi di capitale influenzano gli indicatori macroeconomici sensibili per il Paese, incluso il tasso di cambio, importante per tutti gli imprenditori, compresi quelli minori. Pertanto stiamo procedendo gradualmente, passo dopo passo”, ha sottolineato Siluanov.
Come è stato reso noto dai media russi, il Ministero delle Finanze, il Ministero dello Sviluppo economico e la Banca Centrale russa hanno già abbozzato un insieme di misure per “de-dollarizzare” l’economia del Paese, con lo scopo di “rendere il distacco dal dollaro e il passaggio alle operazioni nelle valute nazionali economicamente redditizio per gli attori dell’economia estera”. Secondo Siluanov, questo piano, nello specifico, implica la completa abolizione dal 2024 delle richieste di rimpatrio dei proventi delle esportazioni, se il contratto è firmato in rubli. “L’incentivo consiste nello stipulare immediatamente un contratto nella valuta nazionale”, ha spiegato il ministro.



La Russia ha iniziato a discutere il tema dell’abbandono del dollaro con alcuni partner. In particolare, la Russia e l’Africa sono in grado di trovare un sostituto per il dollaro, ha affermato Dmitrij Mazepin, presidente del Consiglio imprenditoriale russo-zimbabwano e principale azionista di “Uralkhim”. “Penso che in Africa sia possibile utilizzare una valuta alternativa: sappiamo che VTB Bank, ad esempio, vuole espandere la propria presenza in Africa e, tramite VTB, potremo effettuare operazioni nelle valute che la banca stessa riterrà più convenienti”, ha dichiarato Mazepin ai giornalisti.
Le autorità russe stanno adottando delle misure per facilitare le operazioni in rubli per i contratti commerciali con l’estero e stanno considerando delle possibili alternative alla valuta statunitense nel caso in cui un nuovo ciclo di sanzioni comporti il congelamento dei pagamenti in dollari.
Allo stesso tempo, secondo il capo della Camera dei conti della Russia, Aleksej Kudrin, “per i prossimi 20 anni Mosca non sarà in grado di commerciare con l’Europa nella valuta nazionale”.
Come ha sottolineato l’ex ministro delle Finanze, la Russia acquista macchinari, merci e materiali su tutto il mercato mondiale, ma l’Europa è l’esportatore più vicino. Kudrin ha ricordato che con i Paesi europei la Russia non sarà in grado di commerciare in rubli, pertanto è necessario disporre di una grande quantità di valuta convertibile.
 “L’aumento della quota delle monete nazionali non comporterà il completo passaggio agli scambi commerciali in valuta nazionale. Il bilancio deve avere a disposizione una grande quantità di valuta convertibile. Ovvero dollari, euro, sterline, franchi svizzeri e yen”, ha affermato il capo della Camera dei conti, sottolineando che “aumentare la quota delle monete nazionali nel commercio rappresenta una misura ragionevole”.
Sfortunatamente, le esportazioni russe sono ancora esigue e, di conseguenza, “l’entità” delle operazioni nelle valute nazionali è limitata. Kudrin ha spiegato che proprio questo è il motivo per cui, nei prossimi due decenni, la maggior parte del commercio sarà effettuata tramite una valuta convertibile.
Il portavoce del governo ha dichiarato che quest’ultimo non prevede di rinunciare ai pagamenti in dollari, di vietarne la circolazione nel Paese o di introdurre altre restrizioni in questo settore. Ciononostante, ridurre la dipendenza dell’economia russa dalla valuta americana è una linea strategica del Cremlino.

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