Electronic banking

Visita il sito Eurasia 24
russia24_new.gif

MERCATI FINANZIARI N.293

Le aziende russe si ritirano dal mercato globale del debito

Le sanzioni e la politica finanziaria apertamente anti-russa dell’Occidente hanno danneggiato seriamente gli interessi del business della Russia, ma gli operatori economici sono riusciti ad adattarsi alle nuove condizioni – Gli investitori strategici sono in stand-by e conservano un leggero interesse solo nei confronti di fusioni e acquisizioni – Il vice premier Salvini a Mosca: "Riaprire i canali di finanziamento alle piccole e medie imprese russe sarebbe un segnale intelligente".

 Nel secondo trimestre le società russe hanno ridotto significativamente le proprie attività sul mercato del debito e su quello azionario. A questa conclusione sono giunti gli analisti dell’agenzia Dealogic, secondo cui “nel periodo aprile-giugno del 2018, per la prima volta dal terzo trimestre del 2015, non è stato realizzato nemmeno un collocamento di azioni”.
Sul mercato del debito, le società russe sono state in grado di attrarre solo 5,17 miliardi di dollari, di cui 123 milioni in Eurobond. Secondo gli esperti russi e internazionali, questa situazione è in gran parte dovuta al prosieguo della politica di sanzioni contro la Russia da parte dell’Occidente.
Inoltre, l’aumento dei tassi deciso dal Federal Reserve System (Fed) degli Stati Uniti e la “guerra commerciale” tra Stati Uniti, Europa e Cina hanno complicato la situazione per tutti i mercati in via di sviluppo, e quello russo è stato anche costantemente minacciato dal rischio di ulteriori sanzioni. Come ha scritto il quotidiano economico russo Kommersant, “gli investitori conservano un leggero interesse solo nei confronti di fusioni e acquisizioni”.
I risultati del primo semestre, nonostante un primo trimestre relativamente positivo, si sono rivelati non particolarmente impressionanti: nei primi sei mesi del 2018 le aziende hanno attirato sul mercato azionario solo 540 milioni di dollari, mentre sul mercato del debito la cifra ha eguagliato 22,3 miliardi di dollari. Un anno prima, gli stessi indicatori erano pari a 2,3 miliardi e 27,3 miliardi di dollari, rispettivamente.
Il mercato russo si è trovato in una tendenza al declino che ha investito l’attività delle società nei mercati emergenti in generale. Quindi, secondo i dati di Dealogic, nell’ultimo semestre le società dell’Europa orientale (escluse quelle russe) hanno collocato bond per 34,7 miliardi di dollari, contro i 38,1 miliardi di dollari dell’anno precedente. Questo calo è causato anche dall’intensificazione dello scontro commerciale tra Stati Uniti, Europa e Cina, nonché dall’aumento dei tassi del Fed.
Si può dire che il secondo trimestre del 2018 abbia provato molto i nervi degli investitori in titoli russi. L’aumento delle sanzioni statunitensi all’inizio di aprile ha causato un calo degli indici azionari e obbligazionari per una parte di cittadini e società russe, nonché il deprezzamento del rublo. E questo nonostante l’aumento del 16% dei prezzi del petrolio.
Da aprile a inizio luglio, rispetto al rublo, il valore del dollaro nei confronti del rublo è cresciuto dell'11% e rispettivamente quello dell’euro del 3,6 per cento.
Pertanto, gli investimenti bancari più redditizi sono stati i depositi in dollari, che hanno portato un utile dell’11,1% nell’equivalente in rubli. I depositi in euro hanno fruttato il 3,84% e solo l’1,9% in rubli. Tuttavia, in tutti e tre i casi, gli investimenti bancari hanno coperto l’inflazione corrente.
Secondo il quotidiano finanziario russo Vedomosti, “Se non fosse per le sanzioni americane di aprile, il rublo sarebbe ora più forte rispetto al dollaro del 7-8%: con gli attuali prezzi del petrolio, per un dollaro si pagherebbero 55-56 rubli”.
Le sanzioni, la crescita delle aspettative inflazionistiche, la pausa nella riduzione del tasso di riferimento della Banca Centrale russa (l’ultima volta è stato ridotto a marzo fino al 7,25%), così come l’aumento dei tassi negli Stati Uniti: tutti questi fattori hanno avuto un impatto negativo sul valore delle obbligazioni in rubli, riducendo l’interesse dei non residenti nei confronti del mercato dei titoli di credito federali (OFZ). Nonostante il calo dei prezzi di tutti gli OFZ, salvo di quelli legati all’inflazione, i possessori di titoli di Stato russi a cedola con scadenza nei successivi 1-2 anni hanno ottenuto un reddito pari allo 0,7-1%, mentre per OFZ a cedola variabile il reddito è stato pari allo 0,7-1,8%. Nel secondo trimestre del 2018 hanno registrato le maggiori perdite – pari allo 0,5-2,4% – i proprietari di obbligazioni a cedola fissa con scadenza a lungo termine.
Anche il prezzo dei metalli preziosi sul mercato mondiale è calato. Tuttavia, in Russia, i proprietari di conti in metallo "depersonalizzati", in cui i metalli sono registrati ai prezzi della Banca Centrale russa in rubli, sono riusciti a guadagnare dall’1,8 al 9,8% dei profitti a seconda del metallo.
Gli investimenti in indici azionari dei Paesi sviluppati, ad esempio attraverso l’acquisto di azioni negoziate sul mercato internazionale, hanno permesso di guadagnare dal 2 all’8% in valuta.
Secondo le previsioni degli attori del mercato azionario, l’indice della borsa di Mosca entro la fine del 2018 dovrà crescere del 5-15%. Tuttavia, vi sono dei rischi, e il principale è la guerra commerciale mondiale. In caso di ulteriore escalation delle guerre commerciali, le attività nei mercati emergenti di valuta, obbligazioni e azioni saranno nuovamente minacciati. Allo stesso tempo, con il sorgere di alcuni segnali di compromesso tra Stati Uniti e Cina, molto probabilmente, i mercati in via di sviluppo si indirizzeranno verso la crescita.
Le guerre commerciali non hanno mai fatto bene a nessuno, mentre il rinnovo delle sanzioni contro la Russia danneggia seriamente gli interessi delle aziende italiane. Secondo un rapporto di Coldiretti “nel mese di maggio del 2018 le esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani verso la Russia sono ulteriormente diminuite dell'11%, rispetto ai risultati già deboli dello scorso anno”.
Per aiutare le imprese russe a rastrellare i fondi necessari per lo sviluppo il vice premier italiano, Matteo Salvini, ha dichiarato durante la sua visita a Mosca il 15-16 luglio che "riaprire i canali di finanziamento alle piccole e medie imprese russe sarebbe un segnale intelligente".

 

Your browser is outdated! The site will not work properly. To fix this problem, click here

×