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MERCATI FINANZIARI N.291

Il rublo più vulnerabile del previsto di fronte alle scosse esterne

Il nuovo governo della Russia deve modificare i piani di sviluppo per tenere conto alle eventuali nuove sanzioni – Il Cremlino ha esaltato la proposta dei leader politici italiani di ritirare immediatamente le sanzioni imposte alla Russia – La Russia si prepara a firmare contratti d’investimento per svariati miliardi di dollari ai Forum economici dell’Estremo Oriente e di San Pietroburgo.

Il tasso di cambio del rublo tornerà ai valori precedenti se gli Stati Uniti decideranno di non introdurre nuove sanzioni politiche ed economiche contro la Russia. Lo ha dichiarato Anton Siluanov, riconfermato alla carica di ministro delle Finanze russo. “Sono sicuro che se le nostre imprese non saranno sottoposte a nuovi vincoli, il tasso di cambio del rublo riacquisterà i valori precedenti”, ha dichiarato il ministro in un’intervista alla televisione russa. Secondo Siluanov, gli investitori strategici si sono ultra-assicurati nel momento in cui sono state introdotte le sanzioni, ma la situazione ora è stabile.
Dal canto suo, il liberale ex ministro delle Finanze, Andrej Kudrin, ora a capo della Corte dei conti, ha dichiarato che il tasso di cambio del rublo nei prossimi due-tre mesi non tornerà agli indicatori di inizio aprile. “La svalutazione del rublo non è attribuibile a voci o fattori emozionali”, Ha sottolineato Kudrin, aggiungendo però, come Siluanov, che “i fondi occidentali hanno dato troppo peso ai rischi politici legati agli investimenti in Russia”.
“E dal momento che questo errore di valutazione è ormai avvenuto, difficilmente nei prossimi due-tre mesi sarà possibile tornare al tasso di cambio precedente rispetto a dollaro ed euro”, ha sottolineato Kudrin.
Per via delle sanzioni antirusse, si è ridotto bruscamente il finanziamento estero dell’economia russa.
Secondo i dati della Bank for International Settlements (BIS), tra ottobre e dicembre 2017 il volume dei crediti richiesti dai cittadini russi a banche estere si è ridotto di 8,05 miliardi di dollari rispetto al terzo trimestre dello stesso anno. Purtroppo, il calo è avvenuto principalmente sia per il minor numero di crediti erogati dalle banche estere ai cittadini russi, sia per la fuga dal Paese di depositi appartenenti ai non residenti.
La collaborazione transfrontaliera nel quarto trimestre si è ridotta di 8,08 miliardi di dollari, mentre dall’inizio dell’anno era cresciuta in modo stabile: di 2 miliardi di dollari nel primo trimestre, di 3,76 nel secondo e di 2,6 nel terzo. Una tale crescita è stata registrata per l’ultima volta nel periodo da giugno 2012 a marzo 2013, proprio prima del conflitto in Ucraina, causa delle sanzioni antirusse del 2014. Il picco del calo è stato osservato nel quarto trimestre del 2014, quando i finanziamenti dell’economia russa provenienti dall’estero si sono ridotti di 17,5 miliardi di dollari.
Tra le cause interne della riduzione dei finanziamenti transfrontalieri, un economista di una delle maggiori banche ha menzionato la fuga di capitali dai conti delle organizzazioni finanziarie sottoposte a risanamento. L’annuncio relativo al risanamento delle banche “Otkrytie”, “Binbank” e “Promsvjaz’bank” è arrivato proprio nel periodo luglio-dicembre 2017. Il calo dei finanziamenti transfrontalieri può essere anche attribuibile al desiderio dei non residenti di ridurre alla fine dell’anno i propri investimenti in Russia, per far sì che non venissero visualizzati nei rapporti, nota Denis Poryvaj, analista di Raiffeisen bank.
In questo contesto per la Russia diviene sempre più importante l’ampliamento della cooperazione economica e finanziaria con i paesi dell’Asia, come ha dichiarato più volte il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia, Antonio Fallico. Si prevede che durante il Quarto Forum Economico Orientale a Vladivostok il volume degli accordi di investimento stipulati tra le imprese e le banche russe e asiatiche raggiunga 3.500 miliardi di rubli, ossia 1.000 miliardi in più rispetto all’anno precedente.
Il Quarto Forum Economico Orientale avrà luogo sull’Isola Russkij tra l’11 e il 13 settembre. L’evento è stato istituito in base a un decreto del presidente russo Vladimir Putin per stimolare uno sviluppo accelerato dell’economia dell’Estremo Oriente e un ampliamento della collaborazione internazionale nella regione dell’Asia-Pacifico. Nel 2017 hanno preso parte al forum più di 6 mila persone, e i partecipanti esteri provenivano da più di 60 Paesi.
Nonostante la continua pressione economica sulla Russia da parte dell’Occidente, l’eccedenza del bilancio economico nel 2018 potrebbe rimanere allo 0,5% del PIL, se il prezzo del petrolio a livello mondiale rimarrà come quello attuale. Al momento il governo sta preparando degli emendamenti al bilancio di quest’anno, e nei nuovi parametri di bilancio potrebbe essere inclusa l’eccedenza. Inoltre, le spese di bilancio potrebbero essere leggermente aumentate grazie alle entrate derivanti da gas e petrolio.  Secondo una legge approvata dalla Duma, le entrate del bilancio federale nel 2018 saranno pari a 15.260 miliardi di rubli, mentre le spese sono previste a un livello di 16.530 miliardi. Pertanto, si presume che il deficit di bilancio quest’anno sarà pari a circa 1.300 miliardi di rubli o all’1,3% del PIL. L’anno scorso il deficit era pari all’1,4% del PIL, anche se era stato previsto ad un livello del 2,2% del PIL

 

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