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MERCATI FINANZIARI N.288

In calo la fuga di capitali dalla Russia

Il Cremlino consolida le riserve valutarie, investendo centinaia di miliardi di rubli in acquisti di valuta pregiata sul mercato interno russo - La Banca centrale russa ha ridotto ancora (per la settima volta nel giro di un anno) il proprio tasso chiave di interesse, che è sceso dal 7,75 al 7,5 per cento.

Nel 2018 il Ministero delle Finanze russo ha continuato a convertire attivamente l’eccesso di rubli in valuta pregiata, destinando a questo scopo, nel mese di febbraio, più di 298 miliardi di rubli. Il volume giornaliero di acquisto di valuta estera sul mercato valutario interno era pari a 15,7 miliardi di rubli. A gennaio era stato comunicato che il ministero delle Finanze della Russia, tra il 15 gennaio e il 6 febbraio, ogni giorno avrebbe acquistato valuta sul mercato interno per un valore di 15,1 miliardi di rubli. Il volume totale dei fondi destinati all’acquisto di valuta estera sul mercato valutario interno era pari a 257,1 miliardi di rubli. L’eccesso di rubli ottenuto grazie alle esportazioni di petrolio e gas ha permesso di iniziare a risparmiare nei fondi sovrani russi.
Nel 2017 è diminuito considerevolmente anche il volume dei fondi trasferiti illegalmente dalla Russia all’estero. Come ha comunicato il vicegovernatore della Banca Centrale russa, Dmitrij Skobelkin, durante un incontro dei banchieri con la dirigenza del regolatore, “secondo le stime preliminari, nel 2017 il volume dei fondi monetari trasferiti all’estero dai clienti degli istituti di credito è diminuito di 2,4 volte ammontando a circa 80 miliardi di rubli. Inoltre, la conversione in contanti nel settore bancario è calata di 1,6 volte”, ha dichiarato Skobelkin.
Secondo Skobelkin, nel 2017 dalla Federazione Russa sarebbero stati trasferiti illegalmente 78 miliardi di rubli, mentre il volume dei fondi convertiti in contanti ammontava a 522 miliardi di rubli.
Skobelkin ha aggiunto che complessivamente in cinque anni il trasferimento illegale di denaro dalla Russia si è ridotto di 20 volte, mentre la conversione in contanti si è ridotta di 3,5 volte.
Negli ultimi anni il Cremlino sta compiendo un ingente lavoro per riportare nel paese i capitali trasferiti all’estero. A seguito di una terza e ultima riunione, il 9 febbraio 2018 la Duma di Stato ha adottato il pacchetto di leggi che prevede una proroga dell’amnistia sui capitali fino al 28 febbraio 2019 compreso.  
Verrà mantenuto interamente l’insieme delle garanzie che erano previste dalla legge durante “l’amnistia sui capitali” dal 1 luglio 2015 al 30 luglio 2016. Per i cittadini russi si propone di estendere l’amnistia ai conti in banche estere che sono stati chiusi il giorno di presentazione della dichiarazione, purché tali conti siano stati aperti entro il primo gennaio del 2018.    
Si presuppone che qualsiasi reddito in termini monetari o quantitativi, ottenuto da una persona fisica in seguito alla liquidazione di una società estera controllata, chiusa entro il 1 marzo 2019, sia esente da tasse. In precedenza l’amnistia riguardava solo le proprietà e non i fondi monetari.
Di pari passo con tale progetto di legge, un gruppo di deputati ha proposto di introdurre degli emendamenti al Codice Fiscale della Federazione Russa nella sezione dedicata alle imposte sull’utile delle società estere controllate e sui redditi delle organizzazioni estere. Il terzo progetto di legge prevede di introdurre gli emendamenti corrispondenti nel Codice Penale.
Precedentemente il Governo russo aveva pubblicato una recensione in cui si dichiarava a favore dei progetti di legge sull’estensione dell’amnistia sui capitali.  
“È un passo importante per affrontare la questione della “deoffshorizzazione” dell’economia russa, perché da un lato abbiamo preso un provvedimento basato sulle leggi relative alle società estere controllate e si è verificato un inasprimento della contabilità e delle condizioni di responsabilità; dall’altro stiamo dando ai cittadini l’opportunità di dichiarare e non avere responsabilità. Oggi, le imprese hanno fatto appello allo Stato per cercare protezione, oggi hanno creduto che solo lo Stato russo possa proteggerle”, ha dichiarato uno degli autori del pacchetto di legge, capo del comitato della Duma sul bilancio e le tasse, Andrej Makarov.

 

Un ruolo da colomba per la Banca di Russia
Sempre più “colomba” mentre le altre grandi banche centrali provano a imboccare la direzione opposta: venerdì 9 febbraio la Banca centrale russa ha ridotto ancora (per la settima volta nel giro di un anno) il proprio tasso chiave di interesse, che - sceso dal 7,75 al 7,5% - resta in ogni caso tra i più elevati al mondo.
Bank Rossii promette comunque altri tagli nei prossimi mesi, perché ormai la sua grande battaglia contro l’inflazione sembra vinta. Scivolato sotto il “target” fissato al 4%, l’indice dei prezzi al consumo si è ridimensionato nel mese di dicembre a un record del 2,2%: neanche tre anni fa viaggiava verso il 15% annuo, con tassi di interesse che la crisi ucraina, le sanzioni e la necessità di arginare la caduta del rublo avevano portato, nella drammatica notte del 16 dicembre 2014, dal 10,5 al 17 per cento.
Ma ora, fa notare l’istituto guidato da Elvira Nabiullina, diventa possibile anticipare di un anno la transizione a un orientamento neutrale della politica monetaria, mentre la bilancia dei rischi tende “leggermente” verso quelli per la crescita. In novembre era già squillato un campanello d’allarme, una contrazione imprevista dello 0,3% che il ministero russo dell’Economia aveva attribuito al calo della domanda di gas e ai tagli alla produzione petrolifera che la Russia si è auto-imposta, insieme ai Paesi Opec, per risollevare i prezzi del greggio. Smentendo le previsioni di un Pil 2017 oltre il 2%, le aspettative di Fondo monetario e Banca mondiale - e dello stesso governo russo - si fermano ora tra l’1,7 e l’1,8%.
“Il terzo trimestre del 2017 - scrive la Banca centrale russa - ha visto un rallentamento dell’attività economica. E tuttavia nel valutarne le ragioni, legate anche a fattori temporanei, restano elementi di incertezza. Dopo i cali di novembre e dicembre la produzione industriale ha ripreso a crescere, l’orientamento dei produttori resta relativamente positivo e sarà ulteriormente sostenuto da una più alta domanda interna - a seguito di un aumento dei salari reali - e dalla ripresa globale”. Ma se in precedenza il calo dell’inflazione era stato attribuito dalla Banca centrale a fattori temporanei come la forza del rublo o la buona prova del raccolto, ora si apprezza il contributo di fattori permanenti, “che avranno sull’inflazione un peso superiore al previsto”. Tra questi probabilmente incidono anche le sanzioni internazionali, che hanno spinto diversi settori dell’economia locale - in particolare l’agricoltura - a investire e a modernizzare per migliorare l’offerta.
In questo scenario, continua la Banca centrale, sarà possibile “continuare a ridurre ancora i tassi”. La prossima riunione di Bank Rossii è in programma il 23 marzo prossimo, dopo le elezioni per la presidenza: ma intanto il segnale agli elettori, “confortati” dalla prospettiva di un ridimensionamento del costo del denaro - è stato lanciato. Il Sole 24 Ore, 10.02.2018

 

 

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