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MERCATI FINANZIARI N.287

La Banca Centrale Russa ha deciso di semplificare il controllo valutario per gli esportatori russi

Il Cremlino ha approvato alcuni pacchetti di misure volte a eliminare barriere burocratiche e a ridurre il carico di lavoro sul business

Dal primo marzo 2018, la Banca Centrale della Federazione Russa semplificherà per le aziende esportatrici russe i requisiti di presentazione della documentazione sulle operazioni condotte in valuta estera. Una volta semplificata la procedura, le banche non dovranno più richiedere alle imprese di compilare i cosiddetti “passaporti delle operazioni in valuta estera”.
In alternativa a ciò, le banche cominceranno a tenere un registro dei contratti assegnando a ciascuno di essi un numero identificativo. La procedura dei registri, secondo quanto riportato nel comunicato della Banca Centrale russa, non richiederà più di un giorno.
Le variazioni entreranno in vigore nell’ambito dell’approvazione del pacchetto di misure volte a ridurre il carico di lavoro sul business “per quanto riguarda la compilazione dei documenti per il controllo valutario”.
L’export di merci e servizi, e in primo luogo quello del petrolio, del gas e di altre risorse naturali, è la fonte principale di entrata di valuta estera in Russia. Nel 2018 il ministero delle Finanze della Russia, con i prezzi del petrolio attuali, avrà un guadagno pari a circa 2.000 miliardi di rubli, che saranno impiegati per incrementare le riserve statali attraverso l’acquisto di valuta. Lo ha annunciato il ministro delle Finanze, Anton Siluanov.
“Abbiamo calcolato il bilancio sulla base di 40 dollari al barile. La differenza tra 40 dollari e il prezzo che di fatto si avrà nel 2018, sarà destinato al Fondo per il benessere nazionale”, ha dichiarato il ministro, precisando che si parla di una somma pari a circa 2000 miliardi di rubli nel 2018, con un prezzo del petrolio pari a 54-55 dollari al barile e di una conversione in valuta di 2800 miliardi di rubli con un prezzo medio del petrolio pari a 60 dollari al barile.   
Dal 2018 il ministero delle Finanze ha cambiato metodologia nella Legge di bilancio, che prevede l’acquisto di valuta con i ricavi derivanti dalla vendita di petrolio (con un prezzo superiore ai 40 dollari al barile). Una volta determinato il volume degli interventi, si baserà sul tasso di cambio del rublo reale e non su quello stimato. Gli analisti finanziari russi e internazionali hanno previsto che, ceteris paribus, ciò condurrebbe all’incremento degli acquisti di valuta estera e, di conseguenza, a un indebolimento del rublo.
Secondo Siluanov, il tasso di cambio del rublo dipende sempre meno dal prezzo del petrolio grazie "a un’applicazione più operativa della legge di bilancio”. Dalle riserve verranno prelevati fino al 70% di tutti i ricavi gas-petroliferi (al momento si preleva il 30-40%). “Pertanto, nonostante la volatilità sul mercato delle materie prime e sui mercati dei capitali, ciò influenzerà meno il tasso di cambio rispetto a quando si operava con la vecchia metodologia”, ha sottolineato il capo del ministero delle Finanze. Con la nuova formula nel 2018 l’ente acquisterà più valuta di prima (nel 2017 il Ministero delle Finanze aveva acquistato valuta estera per un valore di 829,1 miliardi di rubli).
Se nel 2018 i prezzi del petrolio si ridurranno fino a un livello medio di 55 dollari al barile, il tasso di cambio del rublo rimarrà tale, ha dichiarato Siluanov. Del resto, ciò accadrà solo se non verranno condotte nuove sanzioni anti-Russia, ha sottolineato il ministro.
Secondo alcuni esperti indipendenti, nel 2018 con uno scenario “senza stress” il tasso di cambio del rublo rispetto al dollaro varierà da 55 a 64 rubli, e quello dell’euro da 67 a 77 rubli, anche se non si escludono dei cali temporanei fino a 75 rubli per dollaro.
Per il mercato valutario russo durante questo nuovo anno saranno cruciali due eventi importanti. In primo luogo, la domanda di Obbligazioni federali (OFZ) e in secondo luogo il rifiuto dell’Occidente di introdurre nuove sanzioni contro il Paese. I rapporti di politica estera della Russia sono sempre un importante catalizzatore per il mercato valutario. Allo stesso tempo, un fattore di politica interna (le elezioni presidenziali del 18 marzo 2018) avrà un impatto minimo sul comportamento del tasso di cambio del rublo.
Secondo Anna Bodrova, analista senior della società finanziaria “Alpari”, all’inizio del 2018 non ci si può attendere un forte indebolimento del rublo: “Il primo trimestre del 2018 non porterà con sé evidenti minacce per la moneta russa. Ma più a lungo termine sorgeranno alcuni dubbi sulla sua stabilità”, ha dichiarato Bodrova.
Pertanto, se gli OFZ si venderanno bene, e non vi sarà un brusco inasprimento delle sanzioni, per il 2018 si può prevedere che per un dollaro si pagheranno dai 55 ai 64 rubli. Se al contrario si realizzeranno le previsioni negative, il tasso di cambio potrebbe lievitare fino a 75 rubli. Per un euro invece si pagheranno dai 67 ai 77 rubli, afferma l’esperta.

 

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