Electronic banking

Visita il sito Eurasia 24
russia24_new.gif

MERCATI FINANZIARI N.286

Rublo-2018: non sono previsti né shock né scivoloni

Il presidente russo, Vladimir Putin: “Le sanzioni antirusse hanno influito sull'economia della Russia, ma non quanto la caduta del prezzo del petrolio”.

Secondo le stime preliminari della Banca centrale della Russia, il tasso di cambio reale effettivo (rispetto alle valute dei principali partner commerciali della Russia al netto dell’inflazione) è sceso dell’1,4% nel periodo che va da gennaio all’inizio di dicembre 2017.
A novembre, rispetto a ottobre, il tasso di cambio reale del rublo è diminuito dell’1,8% rispetto al dollaro, e dell’1,7% rispetto all’euro.
Il tasso di cambio effettivo nominale del rublo rispetto alle valute estere è calato dell’1,7% nel mese di novembre rispetto ad ottobre, e dello 0,6% in 11 mesi su base annua.
Il 14 dicembre scorso, nel corso della sua conferenza stampa annuale, il presidente russo, Vladimir Putin, ha sottolineato che “le sanzioni antirusse hanno influito sull'economia russa, ma non quanto la caduta del prezzo del petrolio”.
A novembre il tasso di cambio nominale medio del dollaro rispetto al rublo ammontava a 58,92 rubli, mentre quello dell’euro era pari a 69,11 rubli.
Per quanto riguarda le previsioni sul tasso di cambio del rublo nel 2018, il Ministro dello Sviluppo Economico russo, Maksim Oreshkin, ha dichiarato che “non si dovrebbe attendere un brusco calo del corso di cambio della moneta russa”.
Secondo il ministro al momento il tasso di cambio del rubo “dipende ancora fortemente dalle oscillazioni del prezzo del petrolio”, ma è comunque molto più stabile che in precedenza. Oreshkin ha anche aggiunto che la rivalutazione del rublo, osservata ad aprile 2017, è stata “livellata con successo”.
Allo stesso tempo molti esperti russi prevedono un certo indebolimento del rublo nel 2018. Secondo Serghej Chestanov, esperto bancario e finanziario presso l’Accademia delle Scienze russa, “un ingente rafforzamento del rublo non converrebbe al bilancio della Russia, dal momento che potrebbe di contro provocare un calo dei redditi derivanti dalle esportazioni”. Bisogna dire che nel 2018, secondo gli esperti, i fattori di svalutazione del rublo saranno maggiori rispetto a quelli per un suo rafforzamento.
In primo luogo, ciò è attribuibile alla forte influenza degli avvenimenti geopolitici sul rublo, in un momento in cui la situazione mondiale e i rapporti tra Russia e Occidente non migliorano, rivelando, al contrario, un’ostilità crescente. Il 2018 potrebbe distinguersi per una serie di conflitti internazionali.
Inoltre, nel periodo delle elezioni presidenziali e del campionato del mondo di calcio nel 2018, l’Occidente rafforzerà le pressioni sulla Russia e continuerà la sua politica di isolamento, che si rifletterà sul tasso di cambio della moneta nazionale.
Oltre ai fattori geopolitici, la situazione del rublo dipenderà in gran misura anche dalla congiuntura dei mercati esteri, così come dalle azioni delle autorità finanziarie russe.
La politica di bilancio rimarrà abbastanza rigida e il carico del debito non supererà il 19% del PIL. Ma in assenza di un rincaro del petrolio, l’import crescerà a seguito di un risveglio della domanda dei consumatori. Il Ministro delle Finanze, infine, ha intenzione di acquistare attivamente valuta estera. Tutti questi fattori nel complesso agiranno contro un rafforzamento del rublo.
Senza dubbio, le sfide non mancheranno, ma ciò non significa che il rublo fallirà. Bisogna però attendersi sicuramente dei movimenti evidenti nel primo trimestre del 2018, quando la Russia dovrà rimborsare una parte consistente del debito estero.
In altre parole, molti esperti prevedono che nel primo trimestre il rublo dovrà affrontare un periodo difficile, in cui il tasso di cambio rispetto al dollaro potrebbe ridursi fino a 63 rubli.
Dopodiché, a metà anno, la Russia attende un’estensione dell’accordo con l’Opec sul calo dell’estrazione di petrolio (l’accordo è in vigore fino al termine del 2018, ma fino a metà anno è possibile una revisione). E poiché il rublo dipende fortemente dal prezzo del petrolio, in caso di una revisione dell’accordo, potrebbe essere soggetto a nuove pressioni. Infine, entro la fine del prossimo anno, la moneta nazionale potrebbe svalutarsi dal 3 al 5% rispetto al tasso di cambio attuale.
Ciononostante, il potenziale per un indebolimento del rublo è da considerarsi limitato. Tutti i fattori sopraelencati sono già calcolati nel costo della moneta. Un vero e proprio “tracollo” del rublo potrebbe darsi solo in risposta a un grave shock esterno.
Eppure, il Cremlino cerca continuamente nuove fonti per risanare il bilancio. Ad esempio, il vicepremier, Arkadij Dvorkovich, ha dichiarato che “il governo russo sta valutando diverse soluzioni per un rientro di capitale nel Paese”. In particolare, come riportato dal giornale “Kommersant”, si potrebbe parlare di una collocazione di Eurobond grazie ai capitali rientrati in Russia nel 2018 per un valore totale di un miliardo di dollari. Se necessario l’emissione potrebbe crescere fino a tre miliardi di dollari.

Your browser is outdated! The site will not work properly. To fix this problem, click here

×