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MERCATI FINANZIARI N.285

Un rublo stabile favorisce l’erogazione dei crediti

Il volume dei prestiti erogati in Russia è cresciuto quasi di un terzo

Al termine del terzo trimestre del 2017, le banche russe hanno aumentato l’emissione di crediti del 29%, raggiungendo un livello di 1.410 miliardi di rubli. Questi dati sono contenuti in un’indagine, pubblicato lo scorso ottobre dallo United Credit Bureau (UCB). Si precisa che la quantità di crediti emessi durante il mese di settembre 2017 è cresciuta dell’8% su scala annua.
Come è stato reso noto, la crescita maggiore ha interessato la sfera dei mutui ipotecari. “Tra luglio e settembre del 2017 il volume delle ipoteche di fatto trasferite sui conti dei clienti delle banche è cresciuto del 40% su scala annua, fino a 430,29 miliardi di rubli”, hanno dichiarato gli esperti dello UCB.  
In precedenza, era stato comunicato che i piccoli risparmiatori privati russi avevano cominciato a depositare sui propri conti bancari meno denaro in dollari ed euro, aumentando invece i depositi denominati in rubli. I vertici della Banca Centrale russa hanno dichiarato che i il processo di erogazione dei crediti nella Federazione Russa presto entrerà in una fase di crescita costante. Lo ha dichiarato il capo del regolatore, Elvira Nabiullina, durante un incontro con il presidente russo Vladimir Putin.
“Le banche hanno accumulato profitti e questi sono una fonte di capitale. Il capitale serve alle banche per concedere sempre più prestiti. Secondo i nostri calcoli e le nostre previsioni, i finanziamenti dovrebbero iniziare a crescere costantemente”, ha dichiarato la Nabiullina.  
In Russia il livello di carico creditizio sui cittadini ha raggiunto il suo valore massimo nel 2014. Nel primo semestre del 2017 l’indicatore era pari al 32 per cento. Negli ultimi quattro anni si è registrato invece un calo dell’8 per cento.
Inoltre, sempre secondo i dati della Banca Centrale, tra gennaio e settembre del 2017 gli utili degli istituti di credito della Russia erano pari a 675 miliardi di rubli, contro i 997 miliardi del periodo gennaio-agosto del 2017. Tale calo è dovuto alla dichiarazione una tantum del risultato economico negativo ottenuto da alcuni maggiori gruppi bancari sottoposti alle misure sanatorie (Binbank e Otkrytie). Allo stesso tempo, la Banca Centrale Russa prevede che entro la fine di quest’anno i profitti del sistema bancario possano raggiungere, come in precedenza, quota 1.000 miliardi di rubli.
Lo sviluppo del settore bancario russo si svolge sullo sfondo di una stabilizzazione del tasso di cambio del rublo. Infatti, il Ministero dello Sviluppo Economico russo non prevede un calo significativo del tasso di cambio della divisa russa entro la fine del 2017, nonostante le previsioni dell’ente per cui alla fine del 2017 per un dollaro si pagheranno 63 rubli. Lo ha annunciato ai giornalisti il ministro dello Sviluppo Economico russo, Maksim Oreshkin, a margine del consueto incontro autunnale tra la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.  
“Le nostre previsioni contengono sempre una clausola legata alla dipendenza di vari indicatori dai prezzi del petrolio. La previsione corrispondente a 63 rubli per dollaro è stata formulata in un periodo caratterizzato da un significativo ribasso dei prezzi del greggio. Se il prezzo sarà più elevato, si registreranno anche notevoli variazioni nel tasso di cambio del rublo”, ha dichiarato Oreshkin.
Secondo il ministro russo, il tasso di cambio del rublo è legato alla valutazione di alcuni fattori fondamentali e da aprile è crollato del 10% in termini reali. Ora tale indicatore è leggermente inferiore. “Dato questo calo, è difficile ora aspettarsi brusche variazioni in termini quantitativi”, ha aggiunto il ministro. Secondo la previsione attuale, che potrebbe subire una variazione, per via di un aumento dei prezzi mondiali del petrolio, il rublo si svaluterà, arrivando a 62,1 rubli per dollaro a novembre, e a 63 rubli per dollaro a dicembre, contro i 60 rubli di ottobre. Inoltre, secondo la previsione, la svalutazione continuerà anche nel 2018 e nel 2019. Nel primo trimestre del 2018 il tasso di cambio medio del rublo rispetto al dollaro sarà pari a 63,9 rubli, nel secondo trimestre a 64,3 rubli, nel terzo trimestre a 64,9 rubli e nel quarto trimestre a 65,7 rubli.
Nel primo trimestre del 2019, come prevede il ministro dello Sviluppo Economico russo, il tasso di cambio del rublo si ridurrà fino a 66,3 rubli per dollaro. Nel secondo trimestre sarà pari a 66,6 rubli, nel terzo trimestre a 67,2 rubli e nel quarto a 67,5 rubli.
Pertanto, si prevede che il tasso di cambio medio del rublo sarà pari a 59,4 rubli per dollaro nel 2017, a 64,7 rubli nel 2018 e a 66,9 rubli nel 2019.
Nonostante il costante aumento delle spese di bilancio, il Governo di Dmitrij Medvedev al momento non vede la necessità di cominciare a spendere il denaro accumulato nel Fondo di Riserva per risanare il disavanzo pubblico. Il ministero delle Finanze della Federazione Russa, negli emendamenti al bilancio per il 2017, ha già ridotto le spese del Fondo di Riserva per quest’anno fino a 1.045 miliardi di rubli, rispetto ai 1.061 miliardi previsti in precedenza. Si prevede anche di ridurre di 1,2 miliardi di rubli l’impiego di denaro tratto dal Fondo di previdenza nazionale: da 663,5 miliardi di rubli, previsti dalla legge di bilancio, a 662,3 miliardi di rubli.

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