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MERCATI FINANZIARI N.278

S'inasprisce la polemica in Russia sul corso del rublo e sul tasso di sconto

Gli analisti russi: entro la fine del 2017 per un dollaro si potrà pagare 64 rubli - Attualmente la divisa statunitense è quotata dalla Banca centrale russa 57,3 rubli per un dollaro, mentre la valuta europea costa 61,7 rubli - La moneta russa continua a sfidare le oscillazioni del prezzo di petrolio e si rafforza sul dollaro e sull’euro

Gli esperti russi ritengono che anche nel 2017 la moneta russa continuerà a essere influenzata dai prezzi del petrolio, dalle tensioni geopolitiche globali e dalla politica della Banca Centrale russa in relazione al tasso di riferimento e dalle aspettative inflazionistiche.
Il 16 marzo scorso il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha lanciato un monito alla Banca centrale “affinché consideri bene” tutti i rischi provenienti da una prematura riduzione del tasso di sconto.
Parlando al congresso dell’Unione degli imprenditori e degli industriali, una specie di Confindustria russa, il leader del Cremlino ha dichiarato che una “infondata e quanto prematura riduzione del tasso di sconto potrà accelerare la corsa dei prezzi e rendere molto più debole il rublo”.
Ciononostante il 24 marzo scorso con una mossa a sorpresa la Banca centrale russa ha abbassato il tasso di riferimento, portandolo dal 10% al 9,75 per cento. Come ha dichiarato un portavoce della Banca centrale “il rallentamento dell'inflazione è più marcato del previsto, le aspettative di inflazione continuano a diminuire e l'economia è in ripresa”. Tutti questi fattori hanno permesso di rivedere al ribasso il tasso di sconto (per la prima volta dal settembre del 2016) e di segnalare l'intenzione di continuare su questa strada anche nei prossimi mesi. “I rischi di inflazione sono diminuiti leggermente, ma restano elevati. In queste circostanze, data la politica monetaria moderatamente restrittiva, l'obiettivo di inflazione del 4% sarà raggiunto entro la fine del 2017”,  ha sottolineato un rappresentante della Banca centrale, preannunciando “la possibilità di abbassare gradualmente il tasso ufficiale nel secondo e terzo trimestre”.
A febbraio il tasso di cambio del rublo ha raggiunto i valori massimi dall’inizio del 2017. Ciononostante, gli analisti della banca “Sberbank CIB” entro il termine dell’anno si aspettano un graduale, ma costante indebolimento della moneta russa. Come ha sottolineato il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, ad aprile il volume degli interventi valutari del ministero delle Finanze incrementerà fino a 100 milioni di dollari al giorno, ma l’effetto di tali interventi sarà più visibile nel secondo e nel terzo trimestre dell’anno, poiché le entrate sul conto corrente saranno basse per motivi stagionali, e dovrebbe aumentare il volume degli acquisti di valuta estera.
Per il periodo compreso tra il 7 di marzo e il 6 di aprile del 2017, il ministero delle Finanze ha dimezzato, in confronto al mese di febbraio, l’acquisto giornaliero di valuta (fino a 3,2 miliardi di rubli).
Entro la fine dell’anno il tasso di cambio del rublo in riferimento al dollaro scenderà fino a 64 rubli per dollaro, prevedono gli esperti di “Sberbank CIB”. Tuttavia, tale opinione non è condivisa da chiunque. Inizialmente il presidente di VTB Andrej Kostin aveva presupposto che l’acquisto del Ministero delle Finanze non influenzerà seriamente l’oscillazione del tasso di cambio, e che il prezzo del dollaro, entro la fine del 2017, potrebbe arrivare ad eguagliare 61-62 rubli.

Il corso del rublo rispetto al dollaro in un anno (aprile 2016 - fine marzo 2017)

Fonte: Banca centrale della Russia
Secondo molti esperti, come in precedenza, tutto dipenderà dal livello del prezzo del petrolio. Questo fattore rimane e affermare in modo univoco che il dollaro si rafforzerà velocemente rispetto al rublo è prematuro. Il prossimo mese per un dollaro si potrebbe tornare a pagare circa 60 rubli, mentre su base annua l’acquisto di valuta da parte del Ministero delle Finanze potrebbe indebolire il rublo fino al 5-10%.

Il corso del rublo rispetto all'euro in un anno (aprile 2016 - fine marzo 2017)


Fonte: Banca centrale della Russia

Molti dei fattori con un impatto sulla crescita del rublo si trovano al di fuori della Russia: accanto ai prezzi del petrolio, un ruolo non indifferente è giocato dalla situazione geopolitica. Il rafforzamento del rublo registrato nel mese di febbraio è dovuto a un considerevole afflusso di capitale estero in obbligazioni statali OFZ. Considerando che nel corso di quest’anno l’attrazione netta in obbligazioni OFZ dovrebbe essere circa di 1.000 miliardi di rubli, la moneta russa potrebbe effettivamente indebolirsi. Il destino del rublo può determinare di molto la possibile variazione del tasso di riferimento della Banca Centrale Russa, fattore che quest’anno eserciterà un’ulteriore pressione sul rublo. Al momento per la Banca Centrale russa il compito principale è quello di contenere l’inflazione, quando l’indebolimento del rublo condurrà ad un incremento sia di quest’ultima, sia delle aspettative inflazionistiche. Pertanto molti esperti ritengono che, nonostante le richieste delle maggiori società esportatrici, la Banca Centrale e il Ministero delle Finanze cercheranno di evitare una seria svalutazione del rublo quest’anno.   
La Banca Centrale russa è intenzionata a prolungare il risanamento del settore bancario fino al 2019, ha dichiarato in un’intervista all’agenzia Reuters il vice governatore della Banca Centrale russa, Vasilij Pozdyshev. Al termine di questo periodo, nel Paese potrebbero rimanere all’incirca 400 istituti di credito. Solo 3 anni e mezzo fa se ne contavano più di 900.
In precedenza il regolatore aveva previsto di concludere tale processo già nel 2017. Tuttavia, nonostante la revoca di un numero considerevole di licenze, come ha comunicato Pozdyshev, la Banca Centrale continua a svelare istituti di credito che conducono attività criminali. È proprio questa, a detta del vice governatore, la causa principale del prolungamento della riforma.  
Pozdyshev ha paragonato l’attività del regolatore al lavoro dell’ispettore delle finanze: “Il nostro lavoro di pulizia del sistema bancario a volte è molto più simile a quello dell’ispettore finanziario che si occupa di crimini fiscali, anziché al lavoro di un regolatore bancario moderno intento a controllare se una banca è sufficientemente capitalizzata o meno”, ha dichiarato. Al momento molte banche russe si trovano sotto stretta osservazione da parte della Banca Centrale per via della concessione di crediti a società di comodo o all’appropriazione indebita dei capitali dei correntisti. Alcune banche svolgono operazioni finanziarie in nero, legate al commercio di beni e servizi in un settore illegale.
Per questo i clienti privati e i grossi clienti corporativi si fidano sempre più di istituti di credito autorevoli, quali Banca Intesa Russia, che nel rating della rivista Forbes è entrata di diritto nella lista delle cinque banche più sicure della Federazione Russa.
Secondo l’ufficio stampa della Banca Intesa Russia il rating viene elaborato analizzando i principali indicatori finanziari delle cento banche russe più importanti e tenendo conto delle valutazioni attuali delle principali Agenzie internazionali di rating.
“Nella situazione economica attuale il fattore dell’affidabilità della banca diventa uno dei più determinanti. Apprezziamo il fatto che i frutti del nostro accurato lavoro del 2015 vengano riconosciuti e si riflettano nel rating della rivista Forbes. Nella garanzia dell’affidabilità un ruolo importante è attribuibile al fatto che Banca Intesa Russia è una controllata del gruppo Intesa Sanpaolo, uno dei più importanti gruppi bancari nella zona euro, con alle spalle più di 400 anni di storia”, ha dichiarato Oleg Dzhus, Membro del Management Board e capo della Tesoreria di Banca Intesa Russia.

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