Electronic banking

Visita il sito Eurasia 24
russia24_new.gif

MERCATI FINANZIARI N.275

Bloomberg: il rublo è “super-redditizio”

Gli investimenti in attività quotate in rubli hanno garantito guadagni del 7%

Sebbene tradizionalmente, durante gli ultimi mesi dell’anno, il rublo subisca un deprezzamento rispetto a dollaro ed euro, gli esperti russi ed internazionali consigliano agli investitori di non rivendere gli attivi in rubli. Ultimamente il rublo sta garantendo agli investitori la massima redditività tra le principali valute: solo negli ultimi tre mesi quanti hanno preso in prestito dollari con una percentuale vicino allo zero e hanno investito nell’acquisto di attività denominate in rubli, hanno guadagnato circa il 7%.
“Nessuna delle trenta principali valute mondiali è riuscita a garantire un guadagno così elevato”, hanno dichiarato gli analisti dell’agenzia Bloomberg.
Secondo l'agenzia, dopo che a metà settembre la governatrice della Banca Centrale, Elvira Nabiullina, ha promesso di non variare il tasso di interesse di riferimento almeno fino all'inizio del prossimo anno, e i paesi OPEC hanno deciso di limitare l’estrazione di petrolio, gli hedge fund hanno quasi triplicato il numero di posizioni lunghe in rubli.
Tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre 2016, il tasso di cambio del rublo è stato influenzato negativamente sia dal considerevole crollo dei prezzi mondiali del petrolio (in un paio di settimane il prezzo di un barile di Brent è sceso da quasi 54 a 46,5 dollari), sia dai timori di un rialzo dei tassi da parte del Federal Reserve System (Il FRS ha deciso di mantenere il tasso al livello precedente). Tuttavia, gli esperti consigliano di non sbarazzarsi dei rubli.
Secondo gli analisti della società londinese Ashmore, i cui investimenti nei mercati emergenti ammontano circa a 54 miliardi di dollari, i suddetti rischi sono temporanei, per cui gli investitori dovrebbero prendere in seria considerazione l'acquisto di attivi in rubli alla fine di quest’anno. Inoltre, gli esperti di Ashmore ritengono che gli investitori globali apprezzeranno il guadagno derivante da investimenti in rubli considerando un indebolimento del dollaro nel 2017. Gli analisti finanziari tedeschi di Landesbank Berlin Investment hanno anche definito “irragionevole” vendere obbligazioni in rubli, dal momento che continuano a garantire un reddito valido e affidabile.
Dal canto loro, gli esperti di Bloomberg affermano che la politica delle banche centrali di diversi Paesi, che per stimolare le proprie economie continuano a ridurre i tassi in modo che sul mercato vi siano sempre più attivi con rendimento al di sotto dello zero, costringe gli investitori a rivolgersi ad attivi ad alto rendimento, ovunque essi siano.
“Il mercato ha sete di alti tassi di interesse”, ha commentato Tom Levinson, esperto di Sberbank CIB in mercati valutari e tassi di interesse. Secondo le sue stime, entro la fine dell'anno il tasso di cambio del rublo potrebbe rafforzarsi fino a 61 rubli per dollaro.
Secondo gli analisti di Bloomberg intervistati, nel 2017 gli investimenti in attivi russi potrebbero garantire agli investitori un guadagno del 15%, mentre gli analisti di Citigroup Inc. hanno addirittura definito il rublo come una “valuta super-redditizia”.
A metà ottobre 2016, il capo del dipartimento di strategia dei mercati di Morgan Stanley, Andrew Sheets, ha consigliato agli investitori di scommettere sulla crescita del rublo nel 2017, e di aprire posizioni corte sul petrolio come copertura dai rischi.
Dopo la vittoria alle elezioni presidenziali di Donald Trump negli Stati Uniti, gli analisti di Deutsche Bank hanno diffuso la raccomandazione di “investire nel rublo.”
In particolare, la Deutsche Bank ha stimato il rublo come una delle migliori valute di investimento nei mercati emergenti. La Deutsche Bank ha menzionato il rendimento delle operazioni carry trade in rubli (che giocano sulla differenza tra i tassi di interesse nei paesi sviluppati e in Russia) e la bassa dipendenza della moneta russa dai tassi del FRS statunitense.
“In questo periodo e nel 2017 il rublo è un buon rifugio tra le valute dei mercati emergenti”, hanno sottolineato gli esperti di Bloomberg. Molti esperti ritengono che con Trump miglioreranno i rapporti tra Stati Uniti e Russia. Il mercato non può non riflettere questo fattore positivo nelle valutazioni della moneta russa.
A questo proposito, la Deutsche Bank consiglia di aprire posizioni lunghe sul rublo anziché sul peso colombiano, il cui tasso di cambio dipende molto di più dalle azioni degli Stati Uniti, e consiglia di acquistare rubli rispetto a Won coreani.
Ciononostante, gli esperti internazionali non escludono che, in una prospettiva a breve termine, il tasso di cambio del rublo non possa soccombere per via delle vendite mondiali di valuta sui mercati in via di sviluppo. L’elezione di Trump, l’aumento dei timori relativi alla sua politica protezionistica e l’innalzamento delle spese, fanno impennare l’inflazione e innalzano il deficit di bilancio degli USA, incoraggiando ad investire in attivi con un minimo livello di rischio e a vendere le obbligazioni del tesoro americano. Il brusco aumento del rendimento dei titoli americani ha reso meno attraenti i titoli statali più rischiosi, tra cui i titoli di Stato russi. Allo stesso tempo, nel mese di novembre, gli investitori hanno iniziato a chiudere le posizioni sulle valute popolari per il carry trade, tra cui la rupia indonesiana e il real brasiliano. Come notato dagli esperti di Bloomberg, ciò ha testimoniato il fallimento della strategia - che era stata proficua per la maggior parte dell'anno - e grazie alla quale, nei primi dieci giorni del mese di novembre, l’indice di resa derivante dal carry trade di otto paesi in via di sviluppo (8 FX carry trade index) aveva raggiunto il massimo su 18 mesi (251, 84 punti).

Tornano a Mosca gli investimenti dell’alta gamma


Prima della crisi del rublo e del crollo del prezzo del petrolio e prima delle sanzioni imposte dall’Unione europea per la guerra in Crimea, i russi erano tra i principali clienti di abbigliamento e accessori made in Italy, in patria e nel nostro Paese. Fino a circa metà del 2014 brand di fascia media, medio-alta e altissima avevano continuato a investire in negozi diretti, soprattutto a Mosca e nella distribuzione wholesale in partnership con player locali.
Non solo: i russi erano al primo posto tra i turisti extra Ue nelle classifiche di Premier Tax Free e di Global blue degli acquisti nelle città italiane. Nel 2015 e 2016 c’è stato un vero crollo e la leadership è passata ai cinesi. Entrambe le società di servizi per lo shopping tax free prevedono però per il 2017 un’inversione di tendenza e Global Blue stima già per il periodo agosto-ottobre un aumento del 2%, con uno scontrino di 685 euro.
E questo è il primo segnale positivo. Ma ce n’è un altro, ancora più concreto: nelle ultime settimane, dopo quasi due anni di “calma piatta”, i grandi marchi hanno ricominciato ad aprire negozi in Russia. L’inaugurazione più recente è quella di Kiton, marchio napoletano famoso nel mondo per l’abbigliamento sartoriale maschile, che da qualche anno ha introdotto, con successo, anche quello femminile. Al suo fondatore Ciro Paone la prossima edizione di Pitti Uomo (10-13 gennaio) dedica una mostra e intanto, il 15 novembre, Kiton ha aperto la sua terza boutique a Mosca, con una metratura record di 400 metri quadri e il ceo Antonio De Matteis ha detto che "nel 2016 il mercato russo è cresciuto del 7%" e che per il 2017 le prospettive sono altrettanto buone.
Situazione simile per Herno che, sempre in novembre, ha scelto Mosca come decima apertura dell’anno. Per San Pietroburgo ha invece optato Valentino, che ha inaugurato uno store di 140 metri quadri all’interno di Babochka, altra insegna storica della distribuzione di altagamma in Russia dopo Gum. Importante pure il segnale dato da Furla, che ha già 12 negozi tra Mosca e San Pietroburgo e tre settimane fa ha scelto di celebrare la propria consolidata presenza in Russia con l’evento “Furla loves Moscow”. Last but not least, Trussardi ha aperto la settimana scorsa il suo primo flagshipstore all’interno di Gum. Nelle calzature si segnala il caso di Baldinini, azienda marchigiana fondata nel 1910 e presente in Russia da oltre 30 anni, con una rete che oggi conta cento negozi in franchising e 300 multibrand. Nel 2016 le vendite hanno ricominciato a crescere ed è stata aperta una nuova sede commerciale a Mosca.
Accanto ai casi citati, non a caso tutti marchi di alta gamma, c’è però una fascia media che ha sofferto e continua a soffrire, come mostrano i dati più recenti. Nel periodo gennaio-luglio, le esportazioni verso la Russia di moda italiana sono calate dell’1,4% a 521 milioni (stime di Smi). Il segno è negativo, ma ben lontano dal -30% segnato nel 2015. In netta ripresa (+12%) l’export di occhiali, stando alle rilevazioni Anfao del primo semestre. Speranza di ripresa anche per le calzature, il settore che più aveva contato, negli anni scorsi, sulla Russia. Assocalzaturifici stima un export in crescita del 4,7% nei primi cinque mesi del 2016.

(Il Sole 24 Ore, 23.11.2016)

Your browser is outdated! The site will not work properly. To fix this problem, click here

×