Le piccole e medie imprese lavorano per integrare il bilancio

Il presidente russo, Vladimir Putin, ha dato il compito di innalzare fino al 20% la quota delle piccole e medie imprese nel prodotto interno lordo del Paese.

Nel 2015 le entrate del bilancio statale russo provenienti dalle piccole e medie imprese sono aumentate del 10% rispetto all’anno precedente. Lo ha reso noto Tatiana Golikova, a capo della Corte dei conti russa. Inoltre, nel 2015 è cresciuta notevolmente la diffusione dei “brevetti” tra gli imprenditori autonomi: l’anno scorso la quantità di coloro che lavoravano con un brevetto è aumentata dell’84%, mentre i redditi allo Stato da essi ricavati sono cresciuti del 54 per cento. LA STRUTTURA SETTORIALE DELLE PMI IN RUSSIA
Come ha sottolineato da parte sua il capo della commissione della Duma di Stato (la Camera bassa del Parlamento russo) per la politica economica, Anatolij Aksakov, “queste tendenze positive sono legate innanzitutto alla stabilizzazione della situazione economica in Russia, così come all’incremento del sostegno statale nei confronti delle piccole e medie imprese”.
“A lavorare efficientemente è la Corporazione Statale per lo sviluppo delle piccole e medie imprese, alla quale dalla Banca Centrale è stato imposto un limite di 75 miliardi di rubli a sostegno delle PMI in Russia, limite che potrebbe aumentare”, ha sottolineato Aksakov. Inoltre, la Corporazione Statale dispone di un programma per la creazione di una specie di “navigatore per il business”, che consente a chiunque voglia fondare la propria impresa di ottenere informazioni oggettive a tale proposito. In aggiunta, in Russia funziona un Fondo per il sostegno alle piccole e medie imprese, che stanzia dei soldi per imprese start-up. Intanto al centro innovativo “Skolkovo” a Mosca stanno già cominciando a nascere delle piccole imprese innovative.  
Le autorità dichiarano che il volume totale dei fondi statali destinati alle piccole e medie imprese in Russia nel 2015 ammontava a 346 miliardi di rubli, comprendenti riduzione delle tasse, sussidi e borse premio, nonché una quota del 15% per la partecipazione ad acquisti pubblici e ad appalti per gli imprenditori autonomi.
Come risultato, cresce il numero di persone impegnate nel piccolo e medio business, cresce la domanda di crediti alle persone giuridiche e, di conseguenza, cresce anche il gettito fiscale. “Le piccole e medie imprese sono le prime a soccombere a fronte di una crisi, ma sono anche le prime a riprendersi, adattandosi più velocemente alle nuove realtà”, ha dichiarato Aksakov.
LA CLASSIFICA RUSSA DELLE PMISecondo i dati del Servizio tributario della Federazione Russa, tra gennaio e aprile del 2016, il bilancio russo ha ricavato dai rappresentanti del piccolo e medio business 257,9 miliardi di rubli, ovvero il 5,5% dei ricavi del bilancio consolidato della Federazione Russa. Il presidente russo, Vladimir Putin, ha dato il compito di innalzare fino al 20% la quota delle piccole e medie imprese nel prodotto interno lordo del Paese.
Per portare a termine tale compito, Putin ha richiesto di rivolgere particolare attenzione alla fuoriuscita dall’economia sommersa di circa 30 milioni di cittadini russi. Si tratta, approssimativamente, del 40% dei lavoratori del Paese. È proprio questo il numero di persone che opera secondo tali schemi di lavoro “nero”, e l’economia sommersa corrisponde ad un quarto del PIL russo. Gli esperti attribuiscono l’alta quota di questo tipo di economia ad un’intera serie di fattori, tra cui le difficoltà di congiuntura e la politica delle autorità stesse. Se fino alla presente crisi lavoravano in nero circa un quarto dei cittadini abili, ora la situazione è peggiorata. Per via della crisi i lavoratori non sempre riescono a trovare un lavoro regolare, legalmente retribuito, pertanto acconsentono a lavorare in nero. Dall’altra parte, per quanto riguarda il business, molti piccoli e medi imprenditori non sopravvivrebbero se dovessero pagare tutti i propri dipendenti legalmente. Dopo il versamento di tutte le tasse, la loro attività andrebbe in perdita e sarebbero costretti a chiudere, dal momento che la situazione attuale non consentirebbe loro di aumentare i prezzi di beni e servizi.
LE STATISTICHE DELLE PMI RUSSE (2015)Ciononostante Aksakov ha constatato che, rispetto agli anni Novanta, la Russia si è evoluta considerevolmente in termini di trasparenza dell’attività imprenditoriale. “Tutti dicono che la gente, ove possibile, cerca di lavorare con contratti regolari, e come stimolo bisognerebbe potenziare il legame tra stipendio attuale e futura pensione”, ha dichiarato Aksakov. 
Malgrado tutte le difficoltà, far uscire 30 milioni di lavoratori dall’ombra è un’opera realizzabile, quanto meno in parte, assicurano gli esperti russi. A tale scopo sono indispensabili quattro condizioni: ridurre la pressione fiscale e amministrativa, nonché la restante regolamentazione, garantire delle regole di gioco stabili per il futuro prossimo, ridurre la pressione del potere sulle imprese e ripristinare la fiducia tra gli attori economici, andata persa negli ultimi anni.
È necessario rivolgere un’attenzione particolare alle piccole imprese. In particolare, sono indispensabili delle agevolazioni sui contributi obbligatori da versare al Fondo pensionistico e ad altri fondi extra-bilancio. Inizialmente le entrate a favore del bilancio potrebbero diminuire, ma in seguito cresceranno grazie all’uscita delle imprese dall’economia sommersa. 

 

 

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