Il rublo dovrà rimanere stabile nel 2016

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha corretto la previsione sul tasso di cambio del dollaro per il 2016.

Secondo le nuove previsioni del Ministero dello Sviluppo Economico russo, il tasso di cambio medio del dollaro nel 2015 dovrebbe ammontare a 61 rubli e nel 2016 a 63,5 rubli. Lo ha annunciato il ministro dell’economia della Federazione Russa, Aleksej Uljukaev.
Inoltre, come ha comunicato il ministro, l’inflazione in Russia su base annua potrebbe ridursi fino al raggiungimento di valori standardizzati già nel secondo semestre del 2016, mentre alla fine del 2015 ci si attende un’inflazione pari al 12,2 per cento. Nel 2016 l’inflazione dovrebbe ridursi fino al 6,8 per cento. Il tasso di cambio del dollaro e dell’euro in Russia è strettamente legato ai prezzi del petrolio sui mercati mondiali. Come ha comunicato il ministro dell’energia Aleksandr Novak, i prezzi del petrolio nel 2016 potrebbero aumentare fino a 60 dollari al barile, per via dell’alta volatilità sui mercati internazionali. In una prospettiva a più lungo termine, il costo del petrolio rimarrà ad un livello di 50 dollari al barile, ha precisato il ministro russo.
A sua volta il vice-presidente di “LUKOJL”, Leonid Fedun, ritiene che il costo del petrolio potrebbe tranquillamente aumentare fino a 100 dollari al barile. Fedun ha sottolineato che il mercato del petrolio è molto comprensibile e prevedibile: “Nel 2016, sono pronto a scommettere che vedremo dei prezzi pari a 70-80 e persino 100 dollari al barile, ma nonostante ciò si manterrà un’elevata volatilità, che è indispensabile affinché il mercato si sviluppi ulteriormente”, ha dichiarato Fedun.
Così in Russia è in corso un’attiva discussione relativa alle stime sul prezzo del petrolio. Precedentemente Aleksandr Novak aveva dichiarato che i prezzi mondiali del petrolio difficilmente raggiungeranno i 100 dollari al barile in una prospettiva a medio termine, dal momento che le società petrolifere non intendono nell’immediato ridurre l’estrazione di petrolio. A detta del ministro, la dirigenza dell’OPEC è contro l’interferenza forzata. Solo nel caso in cui venisse ridotta l’estrazione, i prezzi del petrolio aumenterebbero nuovamente.
Un prezzo del petrolio a bassi livelli crea dei pericolosi buchi nel bilancio russo e lo stato, attraverso l’aumento delle tasse, si prepara a sequestrare i soldi “di troppo” dalle società petrolifere.
Le società petrolifere protestano contro tale politica finanziaria. Come ha annunciato Igor Sechin, a capo di “Rosneft”, “il deficit statale della Federazione Russa non giustifica il prelievo di denaro dal settore petrolifero; al contrario, i prestiti interni ed esteri dovrebbero divenire la nuova fonte di rifornimento del bilancio”.
“Sono convinto che la presenza di un deficit statale non giustifichi il prelievo di soldi da un settore che lavora in modo efficace, soprattutto con simili conseguenze. E’ indispensabile cercare delle fonti alternative per il rifornimento del bilancio e per la crescita economica”, puntualizza Sechin.
“Per il finanziamento del deficit statale, è pratica diffusa a livello internazionale l’impiego di prestiti interni ed esteri, anziché il sequestro di risorse finanziarie dai programmi di investimento di un settore reale dell’economia”, ha aggiunto il capo di Rosneft, criticando così in maniera indiretta il premier russo Dmitrij Medvedev.
Per il 2016 il Ministero delle Finanze della Federazione Russa proponeva di prelevare dai redditi in surplus delle società petrolifere 600 miliardi di rubli a favore del bilancio statale. Dopo aspre proteste da parte delle società e degli enti del settore, la richiesta è stata ridotta a 300 miliardi di rubli, 200 miliardi dei quali dovrebbero scaturire dalla rinuncia a ridurre l’imposta di esportazione del petrolio. In precedenza il governo russo prevedeva di ridurre, a partire dal 2016, l’imposta sull’esportazione del petrolio dall’attuale 42 al 36 per cento. Infine, 100 miliardi di rubli verrebbero ricavati dall’aumento della tassa sull’estrazione di risorse naturali per il gas di Gazprom.
In risposta alle proteste del settore petrolifero e di Gazprom, le autorità russe hanno spiegato che tali decisioni andrebbero a toccare i redditi aggiuntivi che le società hanno ottenuto nel 2014 grazie alla scorsa svalutazione del rublo.