Il Cremlino batte cassa: potrà essere riesumata la “tassa sulle vendite”

Ma la Banca Centrale Russa chiede al governo di non spingerla verso un irrigidimento delle politiche monetarie e di credito.

L'introduzione della tassa sulle vendite potrebbe causare un'impennata inflazionistica. Pertanto la Banca Centrale vorrebbe che le azioni del governo in campo fiscale non la costringessero ad un irrigidimento della politica monetaria e del credito, in un momento in cui mancano le premesse per renderlo necessario.
Lo ha annunciato Ksenija Judaeva, prima vice-direttrice della Banca Centrale Russa, in un'intervista durante il XII International banking forum a Sochi.
Secondo la Judaeva, l'introduzione della tassa prevista dal governo russo potrebbe verificarsi pericolosa a causa dell'innalzamento delle attese inflazionistiche. In tale situazione, ha dichiarato, il regolatore sarebbe costretto ad adottare delle misure di credito e monetarie che in qualsiasi altro contesto verrebbero considerate eccessive.
«Vorremmo che il governo comprendesse che tali decisioni hanno un impatto sull'inflazione in generale e vorremmo quindi che nel prenderle facesse in modo di non provocare enormi sbalzi inflazionistici, di non influire sulle attese economiche a medio termine e di non spingerci verso una politica che, seppur indispensabile a livello di inflazione, potrebbe avere effetti negativi sulla crescita economica», - ha spiegato la Judaeva.
Inoltre, durante il XII International banking forum a Sochi la Judaeva ha dichiarato che la Banca Centrale aveva intenzione di correggere in maniera sensibile le stime relative al PIL. Secondo i suoi dati, la fuga di capitali dalla Russia per quest'anno si manterrà ad un livello di 100 miliardi di dollari, se non meno.
Sulla base dei dati della Banca Centrale Russa, pubblicati all'inizio di luglio, nel primo semestre del 2014 il deflusso di capitale netto tramite banche e imprese è aumentato di 2,2 volte rispetto al periodo analogo del 2013 ed ha raggiunto 74,6 miliardi di dollari.
Ricordiamo che alla fine di luglio le stime del Ministero dello Sviluppo Economico riguardo alla crescita dell'economia russa per il 2015 sono peggiorate, passando dal 2 all'1%. Le stime per il 2014 sono rimaste invariate e sono pari allo 0,5%. Alla fine di agosto il Ministero ha portato le previsioni di inflazione per il 2014 dal 5-5,5% al 7-7,5%.
Alla fine di agosto le stime del Ministero dello Sviluppo Economico per quanto riguarda la fuga di capitali nel 2014 sono passate da 90 a 100 miliardi di dollari.
Secondo i dati di esperti indipendenti, quest'anno il deflusso di capitali dalla Russia potrebbe raggiungere i 130-150 miliardi di dollari.
In agosto il Ministero delle Finanze della Federazione Russa ha elaborato un disegno di legge che al posto di un innalzamento dell'IVA restituisce alla Russia la tassa sulle vendite: fino al 3%. Il tasso finale verrà fissato dagli attori del Paese. Il suddetto documento dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio del 2015.
Come dimostrano i sondaggi sociali, più della metà dei cittadini russi non è a conoscenza dei programmi del governo sull'introduzione della tassa sulle vendite, e il 50% degli intervistati teme già un aumento dei prezzi.
Il 45% dei partecipanti al sondaggio, condotto dal «Centro-Levada», è a conoscenza delle intenzioni del governo di introdurre una tassa sulle vendite per un massimo del 3% sul prezzo della merce o del servizio.
Il 10% segue da vicino la questione, mentre il 35% la segue in modo distaccato. Tuttavia, la maggior parte dei cittadini, vale a dire il 52%, non sa nulla riguardo a tale iniziativa. Un intervistato su due, tra quanti ne hanno sentito parlare, ritiene che l'introduzione della tassa causerà un rapido aumento dei prezzi. Solo un russo su quattro è sicuro che la tassa non avrà grande impatto sul rincaro dei prezzi. Mentre il 25% ha avuto difficoltà nell'esprimere un giudizio relativo alle possibili conseguenze dell'introduzione della tassa. 


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