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LEGGI E NORME N.326

Azione di responsabilità civile per danni subiti dalla società nei confronti del Direttore Generale.

a cura dello Studio Legale Carnelutti

La base normativa di riferimento è rappresentata Codice Civile della Federazione Russa e tra l’altro prevede la possibilità per una persona giuridica di ottenere il risarcimento dei danni causati dal soggetto autorizzato ad agire per conto della stessa.

 

n relazione al ruolo dell’organo esecutivo nella governance societaria, si segnala preliminarmente che la responsabilità del Direttore Generale (organo esecutivo monocratico) è prevista ed analizzata normativamente sotto un duplice profilo. In primis, viene valutata la responsabilità per azioni poste in essere dalla società a danni di terzi e dall’altro lato, la responsabilità per azioni commesse dal Direttore Generale ai danni della società. Nel caso di interesse, rileva quella in materia di responsabilità civile per danni arrecati alla società.
Quadro normativo
La base normativa di riferimento è anzitutto rappresentata dagli artt. 15 e 53.1 del Codice Civile della Federazione Russa (in seguito "Codice Civile"). In particolare, l’art. 53.1. prevede la possibilità per una persona giuridica di ottenere il risarcimento dei danni causati dal soggetto autorizzato ad agire per conto della stessa. Disposizioni analoghe sono altresì contenute nel paragrafo 2 dell'articolo 71 della legge federale del 26 dicembre 1995 n. 208-FZ "Sulle società per azioni" e nell’art. 44 della legge federale dell’8 febbraio 1998 n. 14-FZ “Sulle società a responsabilità limitata”.
L’azione di responsabilità civile per danni nei confronti del Direttore Generale deve essere proposta entro il termine di tre anni a decorrere dalla scoperta del danno e può essere promossa dalla società rappresentata da un socio (o azionista) della società che ha subito il danno o dal nuovo Direttore Generale. La causa deve essere instaurata presso il Tribunale Commerciale del luogo ove ha sede la società che lamenta il danno.
La responsabilità de qua si basa sul dovere dell’organo esecutivo di agire in buona fede e ragionevolmente nell'interesse della persona giuridica rappresentata, così come stabilito dal punto 3 dell'articolo 53 del Codice Civile. Ai fini del riconoscimento della responsabilità del Direttore Generale, la società è tenuta a provare in giudizio:
i) la malafede o la non conformità al principio di ragionevolezza delle azioni (e/o omissioni) del Direttore Generale;
ii) l'esistenza di danni subiti dalla società che siano il risultato di tali azioni (e/o omissioni) del Direttore Generale.
Prassi giurisprudenziale in materia
Si rileva anzitutto che l’elenco delle azioni contrarie a buona fede ovvero non rispondenti al principio di ragionevolezza non è tassativo. Ne consegue che la riconduzione delle azioni od omissioni del Direttore Generale ad una delle categorie sopra menzionate viene demandata alla discrezionalità del giudice, il quale è tenuto a valutarle tenuto conto di tutte le circostanze del caso concreto.
Non di meno, nel corso dello sviluppo della prassi giurisprudenziale in materia, sono state fornite delle linee guida e dei prìncipi che consentono di delineare con un maggior grado di prevedibilità il carattere delle azioni del Direttore Generale.
Si segnala sul punto l’Ordinanza della Sessione Plenaria della Corte Suprema della Federazione Russa datata 30 luglio 2013, N. 62, con cui sono stati forniti alcuni esempi di atti che possono essere considerati contrari ai principi di buona fede e ragionevolezza.
Azioni contrarie al principio di buona fede:
a) azioni in conflitto di interessi tra il Direttore Generale e la Società, fatta eccezione dei casi in cui l’informazione circa la sussistenza del conflitto di interessi sia stata previamente comunicata e le azioni siano state approvate secondo la procedura di legge;
b) occultamento o trasmissione ai soci di informazioni non corrispondenti al vero relativamente a negozi conclusi per conto della società;
c) conclusione di un negozio giuridico in mancanza dei requisiti previsti dalla legge o di specifica approvazione prevista dallo statuto;
d) mancata consegna alla Società di documenti comprovanti danni;
e) l’essere a conoscenza o l’aver dovuto essere a conoscenza del fatto che determinate azioni non sono conformi agli interessi della società, ivi inclusa la conclusione di un negozio a condizioni evidentemente sfavorevoli per la Società.
In relazione al punto (e) si segnala che la Corte Suprema ha avuto occasione di precisare che esempio di “condizione sfavorevole” per la società può essere considerato il caso del contratto concluso ad un prezzo doppio rispetto a quello di mercato in ipotesi analoghe. Ciò non implica che qualora il disvalore sia inferiore a tale soglia il contratto non possa essere considerato concluso a condizioni sfavorevoli, è stato tuttavia introdotto un parametro economico di riferimento nella valutazione delle azioni del Direttore Generale ai fini del riconoscimento di responsabilità nell’ambito dell’azione di risarcimento danni.
Azioni contrarie al principio di ragionevolezza:
a) adozione di una decisione senza tenere conto di un’informazione conosciuta di natura essenziale;
b) mancata adozione di azioni necessarie volte ad ottenere informazioni in relazione al negozio da cui sono conseguiti i danni;
c) mancata ottemperanza delle procedure generalmente richieste dalla società per la conclusione di un contratto.
Profili processuali
Non di meno, occorre precisare che la prova della malafede o della non conformità dell’azione al principio di ragionevolezza è questione assai complessa. Infatti, sulla base della prassi delle pronunce giudiziarie in materia, si rileva che la mera rispondenza di un’azione del Direttore Generale ad una di quelle enucleate dalla Corte Suprema non comporta automaticamente il suo riconoscimento quale elemento idoneo e sufficiente ai fini dell’ascrivibilità della responsabilità in capo al Direttore Generale. L’organo giudicante, infatti, nell’ambito di una valutazione d’insieme e di tutte le circostanze del caso specifico, può ravvisare elementi idonei ad escludere la sussistenza dell’elemento soggettivo.
Per quanto attiene invece la determinazione dell’entità del danno, si precisa che spesso un fattore determinante è rappresentato dalle risultanze della perizia tecnica che verrà svolta in sede di giudizio.

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Studio Legale Carnelutti Russia
"Carnelutti Law Firm Russia" è uno studio legale indipendente che dal 2011 opera nella Federazione Russa nella sua sede di Mosca. Fin dalla sua costituzione sostiene l'innovazione e la crescita del business italiano e straniero mettendo a disposizione delle imprese e dei privati le proprie competenze in materia legale, fiscale e contabile e la propria conoscenza dei mercati della Federazione Russa e dell'Asia Centrale. Negli ultimi dieci anni lo Studio ha registrato una costante crescita organica incrementando di anno in anno l’impiego di professionalità dotate di competenze sempre maggiori. L’expertise dei suoi 40 professionisti copre tutte le aree del diritto d’impresa. Lo Studio collabora con i più qualificati studi professionali europei, sudamericani e centro asiatici.

 

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