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ITALIA IN RUSSIA N.327

La situazione degli italiani in Russia

L’intervista ad Antonio Piccoli, console onorario italiano nella regione russa di Cheljabinsk (Urali), uno dei maggiori centri industriali del Paese, con importanti industrie siderurgiche, meccaniche, chimiche e agricole.

a cura di Mark Bernardini


russi in Italia sono appena quarantamila, nonostante i 146 milioni della Russia, piazzandosi appena al 24-mo posto, tra le comunità straniere in Italia.
Viceversa, gli italiani in Russia sono appena poco più di quattromila, 56-mo posto, parliamo di una “emigrazione” atipica, si tratta per lo più di un ambiente “imprenditoriale” e di ristorazione.
Andando più nel dettaglio, ovviamente le comunità italiane più numerose si trovano a Mosca e provincia (rispettivamente, 2.528 e 410, su 13 ed 8 milioni di abitanti, più di tutto il Belgio messo assieme) e a San Pietroburgo (697 su cinque milioni). Eppure, per ragioni storiche (Crimea, ma è solo un esempio) ed economiche, troviamo delle comunità italiane là dove meno ci si aspetterebbe di trovarle, tra gli 85 “soggetti di Federazione” e gli otto distretti federali di cui è composto il Paese.
Oggi vogliamo analizzare la situazione di Cheljabinsk, una città di oltre un milione di abitanti, che arriva a tre milioni e mezzo con la sua provincia, nel distretto federale degli Urali, dove abbiamo raggiunto Antonio Piccoli, console onorario italiano. Siamo appena superati gli Urali ad est, dunque in Asia, nella parte meridionale, ad un migliaio di chilometri dal Kazakhstan.
Qualcuno in Italia, forse, ricorderà il meteorite caduto su questa città nel 2013, che però fortunatamente provocò un migliaio di feriti, ma senza vittime. Un’altra curiosità è che, analogamente a Roma, Mosca e Costantinopoli, la città è costruita su sette colli.
- Cominciamo con la domanda più ovvia, per rendere un quadro ai nostri lettori: solo 23 gli italiani nel territorio di tua competenza. Come mai siete al sesto posto? Presenza nei secoli, evoluzione, attuali fasce di età, occupazione, anni di permanenza in Russia?
La zona degli Urali del sud non è una meta storica di emigrazione italiana e in passato alcune città erano di limitato accesso agli stranieri per la presenza di produzioni strategiche. Oltre a questo il clima non è propriamente un clima abituale per i cittadini del Bel Paese, ma piuttosto un clima continentale con inverni freddi e notevoli sbalzi di temperatura. Al di là di questo i grandi centri come Cheljabinsk, Magnitogorsk offrono ormai tutti i comfort per un vivere moderno. Pertanto la comunità italiana è formata da persone coinvolte in attività lavorative o in famiglie miste. L’età è quella lavorativa e la permanenza media è di 4-6 anni con le debite eccezioni.
- È uno dei maggiori centri industriali del Paese, con importanti industrie siderurgiche (che lavorano i minerali di ferro), meccaniche (trattori, macchinari pesanti per l’agricoltura e le costruzioni, strumenti di precisione), metallurgiche (zinco), chimiche (acido solforico), petrolchimiche, farmaceutiche, agricole, alimentari e dell’abbigliamento; è un importante nodo stradale e ferroviario (da qui inizia la Transiberiana) ed è sede di numerose università, accademie e istituzioni di ricerca scientifica. Di cosa si occupano gli italiani ivi residenti?
Certamente il polo industriale di Cheljabinsk attrae molte attività e in particolare modo in complesso Stankomash, trasformato dalla società "Konar" in polo tecnologico per il trasporto di gas e petrolio, ha visto negli ultimi dieci anni l’apertura di ben sette unità produttive di aziende italiane. Di conseguenza si è vista una piccola immigrazione di tecnici e dirigenti che per altro non tendono a mettere radici in loco, ma trascorrono qualche anno nella regione per avviare l’attività. Anche professori e studenti italiani passano periodi limitati di tempo presso la grande università degli Urali. Altro discorso vale per coloro che mettono su famiglia e pertanto solitamente rimangono in ogni caso legati al territorio. Ultimamente abbiamo avuto una crescita del numero di bimbi nati qui da un genitore italiano che richiedono il passaporto. C’è anche la presenza di qualche ristoratore che con estrema abilità e perseveranza ha potuto avviare attività di successo. In generale possiamo dire che la regione offre differenti possibilità di lavoro e quindi credo che la presenza italiana possa ulteriormente svilupparsi.
- Cheljabinsk e provincia hanno avuto finora 75 mila contagiati, 66 mila guariti ed un paio di migliaia di morti. Quanto ha inciso la pandemia sul tessuto economico e sociale, e in particolare sulla comunità italiana?
La pandemia ha colpito duramente la regione e anche ora l’allarme non è cessato. Proprio durante i primi giorni di allarme, quando si sapeva ancora molto poco a febbraio 2020, abbiamo avuto il caso di una studentessa italiana che aveva sintomi preoccupanti ed è stata isolata immediatamente presso le strutture ospedaliere preposte. Questo aveva creato un po’ di panico, ma in collaborazione con le autorità locali la cosa è rientrata nella norma e per fortuna non si trattava di Covid-19. Abbiamo avuto anche alcune problematiche legate ai permessi per i tecnici italiani che dovevano svolgere alcuni lavori urgenti presso importanti aziende locali. Anche qui la collaborazione con le istituzioni italiane e russe ha permesso la soluzione dei problemi legati alle limitazioni di spostamento durante i lock-down.
- Qual è la “penetrazione” culturale italiana nel vostro territorio? Iniziative, convegni, cinema, concerti, corsi (linguistici, culinari, ecc.)?
Nella Regione c’è un grande interesse per l’Italia, per il turismo, la cultura e la lingua. Grazie al programma PRIA, promosso dall’Ambasciata italiana a Mosca, la presenza dell’insegnamento della lingua italiana si sta diffondendo anche a livello universitario. Pensate che nella cittadina di Satka (41.000 abitanti e sviluppatasi su di un giacimento di magnesite) ogni anno c’è un festival della cultura italiana che prevede mostre e spettacoli di elevato livello. Nell’aprile del 2019 all’inaugurazione del festival abbiamo avuto l’onore della presenza dell’ambasciatore Pasquale Terracciano. Quest’anno, nonostante le limitazioni imposte, siamo riusciti ad organizzare una serie di conferenze online sui vini italiani e una mostra dal vivo, presso il museo storico di Cheljabinsk, del pittore Ruffo Caselli.

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