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ITALIA IN RUSSIA N.295

Sempre più capillare la presenza economica, commerciale e culturale dell'Italia nelle regioni della Russia

A Torino il seminario “Cooperazione economico-commerciale tra le città di Torino e San Pietroburgo” - Antonio Fallico, presidente dell’associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia: imprese credono nel business con la Russia nonostante sanzioni - Friuli Venezia Giulia: meccanica, mobili e navale trainano export verso Russia - L’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Serghej Razov: “Le sanzioni anti-russe sono in contrasto con tutte le norme europee” – Silvio Berlusconi su Vladimir Putin: “Tra tutti i leader mondiali è quello con la visione più lucida, l'unico che può arrivare a dare soluzioni a tutto quello che sta succedendo in giro”.

 

Antonio Fallico (presidente dell’associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia): imprese credono nel business con la Russia nonostante sanzioni
Export Piemonte-Russia: puntano i 310 milioni di euro le vendite verso Mosca (+6,7% nel primo semestre)
Si è svolto il 17 settembre scorso a Torino il seminario “Cooperazione economico-commerciale tra le città di Torino e San Pietroburgo” organizzato dall’Amministrazione di San Pietroburgo e dal Comune di Torino in collaborazione con Associazione Conoscere Eurasia, Intesa Sanpaolo e Banca Intesa Russia. Al seminario hanno preso parte il sindaco di Torino, Chiara Appendino, il presidente di Banca Intesa Russia e dell’associazione Conoscere Eurasia, Antonio Fallico, numerosi rappresentanti del business dell’Italia e della Russia. Secondo i dati Istat, elaborati e presentati dall’Associazione Conoscere Eurasia in occasione del seminario, il Piemonte si posiziona così al quarto posto (dopo Lombardia, Veneto e Emilia Romagna) nella classifica per export verso la Federazione Russa, con un saldo della bilancia commerciale in positivo che nel semestre si attesta sui 285,9 milioni di euro. Intanto l’export piemontese verso la Russia nel primo semestre del 2018 si avvicina a quota 309,6 milioni di euro, in crescita del 6,7% sullo stesso periodo dello scorso anno e in controtendenza con il dato dell’Italia che, tra gennaio e giugno, ha registrato invece una contrazione sul valore delle vendite verso Mosca pari al 4,6% (a/a). Anche se in crescita (+16% a/a), gli acquisti di merce russa nella regione si sono infatti fermati a 23,7 milioni, portando l’interscambio russo-piemontese a poco più di 333 milioni di euro (+7,3% a/a). “I dati sull’andamento dei rapporti commerciali tra la regione e la Federazione Russa – ha sottolineato Antonio Fallico – dimostrano che nonostante il perdurare del regime sanzionatorio e le dinamiche commerciali nazionali le imprese piemontesi credono nell’importanza di sviluppare e sostenere il business con Mosca.
Un business che oggi vale solo l’1% dell’export complessivo piemontese, ma che può e deve trovare la forza di decollare, a partire da rapporti privilegiati come quello tra la città di Torino e San Pietroburgo, ma anche da settori forti - come l’auto e la farmaceutica, al centro del dibattito odierno - che oggi non riescono ad esprimere il grande potenziale della cooperazione economico-industriale con la Russia”. Stando ai dati del primo semestre 2018, il segmento dei mezzi di trasporto ha infatti ridotto le esportazioni in Russia dell’8% (a/a), per un controvalore di 46,6 milioni di euro, mentre la crescita delle vendite a Mosca nel manifatturiero (+7%, 309 milioni di euro) è sostenuta da macchinari e apparecchi (+35% a/a, 77,2 milioni di euro) e dai prodotti alimentari (+3%, 59 milioni di euro). Diminuiscono invece le vendite da Torino a Mosca, che chiude i primi sei mesi dell’anno (l’ultimo dato disponibile, N.d.R.) sfiorando i 101 milioni di euro, a -14,9% sui valori dello stesso periodo 2017. In controtendenza con la media piemontese, a pesare sulla performance negativa è anche il comparto macchinari e apparecchi, che registra nella provincia un calo del 7% e si ferma a 19,7 milioni di euro, mentre accentuano i trend regionali i mezzi di trasporto (-18%, 28,1 milioni di euro) sul fronte perdite e i prodotti alimentari (+17,6%, 22,4 milioni di euro) su quello in positivo.

Friuli Venezia Giulia: meccanica, mobili e navale trainano export verso Russia
Prima parte dell’anno in chiaroscuro per l’interscambio regionale con la Federazione Russa dopo la performance più che positiva del 2017 (+20%). Il Friuli Venezia Giulia ha infatti chiuso in crescita (+3,7%) il primo semestre di quest’anno a 324 milioni di euro di scambi commerciali, frutto dell’incremento in doppia cifra dell’import da Mosca (+10,5%), ma in calo del 4,8% nelle esportazioni, che si attestano a 132,6 milioni di euro. Tra le province, nel semestre vola Gorizia a 48 milioni di euro, con una crescita export del +18,6% sullo stesso periodo dell’anno precedente, seguita da Udine, anch’essa in positivo (+3,4%) a quasi 44 milioni di euro. Male invece Pordenone e Trieste, rispettivamente con perdite del 28,2% e del 24,7%.  È il quadro degli scambi (base Istat) con il grande Paese eurasiatico emerso il 21 settembre scorso a Trieste al Primo seminario italo-russo, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress, Forum economico di San Pietroburgo, Generali e Rizzani de Eccher S.p.A. in collaborazione con il Centro culturale Veritas, Intesa Sanpaolo e Banca Intesa Russia.
“Macchinari e meccanica, prodotti della siderurgia e cantieristica navale, ma anche mobili, motori e apparecchiature costituiscono il motore delle imprese del Friuli Venezia Giulia nell’export verso la Russia – ha detto il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico -. Un rapporto stretto, quello con Mosca, che può fare un salto di qualità importante anche in virtù della complementarietà delle reciproche produzioni”. Nel dettaglio, cresce l’export degli apparecchi elettrici (48,7 milioni di euro e +38,4%), mentre sono in calo i macchinari (-41,4%, 30,7 milioni di euro) e stabili i prodotti delle altre attività manifatturiere, in gran parte mobili (24 milioni di euro). Lo scorso anno le importazioni dal Friuli Venezia Giulia sono cresciute il doppio (+20%) rispetto alla media nazionale, con un valore complessivo di 324,4 milioni di euro e un saldo attivo della bilancia commerciale di quasi 17 milioni di euro. In crescita notevole infine l’importazione di metalli e prodotti della siderurgia, prima voce degli ordini dalla Russia con 123 milioni di euro. La Russia è il 12° Paese buyer al mondo per la regione e per le sue aziende, grazie a una crescita che nel 2017 ha riportato le vendite a livelli superiori rispetto al 2012, prima cioè delle sanzioni e della crisi del rublo.

Russia, Ambasciatore Serghej Razov: entro l’anno a Mosca visite ufficiali con istituzioni e governo italiano
“A livello diplomatico siamo impegnati a scongelare tutti i meccanismi utili a ristabilire il dialogo tra Italia e Russia. Il nostro obiettivo primario è creare ponti con nuovi politici italiani, perlopiù poco noti nel nostro Paese.
Per questo stiamo lavorando per realizzare a Mosca – speriamo entro l’anno - visite ufficiali con i rappresentanti delle istituzioni e del Governo italiano, a partire dai presidenti di Senato e Camera, Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico, oltre che dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte”. Lo ha detto, il 21 settembre scorso a Trieste in occasione del Primo seminario italo-russo, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, l’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Serghej Razov. In merito alle sanzioni il diplomatico ha aggiunto: “Questi provvedimenti sono in contrasto con tutte le norme europee, e non solo, che regolano il commercio internazionale, ma l’Italia ha capito che le sanzioni hanno fatto il loro tempo e che gli effetti sperati da chi le ha inflitte non si sono realizzati. Quanto più si fa pressing sulla Russia – ha concluso - tanto più si rafforza la leadership del presidente Putin”. Sulla stessa linea anche Claudio de Eccher, Chief strategist di Rizzani de Eccher Spa, il gruppo di costruzioni friulano che recentemente ha vinto la gara per la costruzione del polo multifunzionale di Gazprom a Minsk: “Le sanzioni sono state un’assurdità totale: i cinesi sono diventati sempre più aggressivi e ora sul mercato ci sono anche i giapponesi e i coreani, mentre gli operatori americani incrementano il loro business. Nonostante siano vittime delle sanzioni, le imprese italiane devono continuare ad esserci”.

Per maggiori informazioni:
Ufficio stampa Associazione Conoscere Eurasia, Ispropress:
Benny Lonardi (Tel: +39 (393) 455-55-90; direzione@ispropress.it);
Marina Catenacci (Tel: +39 (327) 913-16-75; stampa@ispropress.it)

Il ministro Enzo Moavero a Mosca. Russia: Italia sta cercando approccio equilibrato
Mosca ha accolto l’8 ottobre scorso il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, "per la prima volta in questa veste nella capitale russa dopo la formazione del governo italiano nel giugno 2018". Il programma di lavoro è stato molto intenso: un incontro con il parigrado russo, Serghej Lavrov, è stato seguito da un colloquio “aperto e sincero” con il ministro dell'Industria e del Commercio della Federazione Russa, Denis Manturov, personalità – secondo i media russi - sempre più in vista nel panorama del Cremlino. Prima dell’incontro con il capo della diplomazia italiana, il ministero degli Esteri russo ha fatto sapere che "l'Italia è uno dei partner politici ed economici leader e collaudati della Russia in Europa occidentale" e "i rapporti sono sempre stati caratterizzati da comprensione reciproca e fiducia". Il tutto è stato proiettato però nella situazione geopolitica esistente, complessa e sfaccettata: dai forti attriti di Mosca con l'Occidente alle ultime polemiche tra Roma e Bruxelles. "Nonostante i vincoli esistenti – ha continuato  Lavrov - legati alla partecipazione alle strutture euroatlantiche, le autorità italiane stanno cercando di aderire a un approccio equilibrato e a lungo termine, nelle relazioni con il nostro Paese; sono interessati a mantenere e sviluppare l'ampio potenziale della cooperazione bilaterale, mantenendo i contatti ai livelli più alti". Chiaro riferimento al fatto che quella di Moavero non è che la prima visita particolarmente gradita dal Cremlino di un autunno affollatissimo: una serie di visite, e di scambi di visite, che prevede, tra le altre, anche quella del Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte il 24 ottobre prossimo, ma si pone anche in preparazione della conferenza di Palermo sulla Libia dove sono circolate voci sulla possibile partecipazione di Donald Trump e di Vladimir Putin.

Silvio Berlusconi: Putin unico leader mondiale, gli altri non li assumerei
"Vladimir Putin è molto diverso da come lo raccontano i media occidentali. Tra tutti i leader mondiali è quello con la visione più lucida, l'unico che può arrivare a dare soluzioni a tutto quello che sta succedendo in giro. È il numero uno, non ce ne sono altri, siamo in una carenza di leadership che fa paura. Guardando ai leader mondiali, penso che non ne assumerei nessuno in una mia impresa". Lo ha detto Silvio Berlusconi, presidente di Forza Italia, intervenendo il 5 ottobre scorso al convegno organizzato dagli azzurri a Milano.
L'occasione per ribadire il no alle sanzioni contro la Russia, e per criticare la Lega per non aver mantenuto le promesse in merito: "Le sanzioni sono state uno sbaglio enorme, i signori della Lega avevano detto che al governo le avrebbero abolite, e invece purtroppo le hanno confermate. Sono sanzioni masochiste, che fanno male alle imprese italiane, e sono sanzioni che ci hanno fatto guardare dalla Russia non con amicizia ma con qualche dubbio. Io cercherò di rafforzare come sempre fatto la nostra amicizia con la Russia, e spero che il futuro governo del centrodestra possa finalmente abolire queste sanzioni". E il 6 ottobre scorso Berlusconi si è recato a Sochi, sul Mar Nero in Russia, per festeggiare il 66° compleanno del leader del Cremlino, Vladimir Putin.

Generali, in Russia pronta a salire al 55% di Ingosstrakh
Il dossier Russia è sul tavolo di Generali, da tempo. La compagnia già in passato ha tentato di stringere la presa su Ingosstrakh, gruppo assicurativo di Mosca del quale da anni il Leone possiede il 38,45%. Solo recentemente, però, grazie alla fortunata combinazione di diversi fattori, il tema è tornato nuovamente d’attualità.
Al punto che, stando a fonti di stampa russe, l’ascesa nel capitale sarebbe questione imminente. La società non ha voluto commentare le indiscrezioni, tuttavia i rumor che circolano sul mercato raccontano che gli uomini d’affari Alexey Konovalov e Andrey Panov hanno acquistato dall’imprenditore russo Pavel Ezubov il 16,03% della società. Operazione che sarebbe a sua volta propedeutica a un successivo passaggio della quota nelle mani di Trieste che salirebbe dunque a ridosso del 55%. Ipotesi che, come detto, non ha ricevuto alcun commento ufficiale. Tuttavia, qualcosa sembra muoversi e di certo il mercato, in vista dell’investor day del prossimo 21 novembre, potrebbe gradire segnali positivi in tema di crescita all’estero. Tanto più in Russia. Proprio il 20 agosto scorso, sempre a valle di alcune indiscrezioni di stampa, Mediobanca aveva giudicato positivamente un incremento della partecipazione di Generali a Mosca: «La società è ben posizionata per prendere il controllo di Ingosstrakh», scriveva. Alcune fonti, vicine al dossier, sottolineano d’altra parte che la compagnia sulla carta è un ottimo investimento. È il quinto operatore del paese con una quota di mercato del 7%, mentre il terzo e il quarto hanno rispettivamente l’8 e il 9%. Ciò significa che la società potrebbe scalare velocemente la classifica. La compagnia, inoltre, è principalmente concentrata nel danni, ha una presenza geografica sul territorio efficiente, un business mix interessante e un buon management. Tanto che, con qualche accorgimento, potrebbe accelerare la penetrazione sul mercato fino a crescere del 10-20% l’anno. Grazie anche al fatto che la Russia è generalmente un paese sotto-assicurato. Si tratta, dunque, di una buona opportunità, tanto più se si considera il valore del rublo e i multipli a cui quotano le aziende assicurative a Mosca: circa la metà rispetto a quelli a cui trattano i competitor di altri paesi emergenti. Stando alle indiscrezioni circolate all'inizio di ottobre l’intera Ingosstrakh verrebbe valutata attorno a 1 miliardo, per Generali dunque vorrebbe dire spendere circa 160 milioni. Un decimo di quanto fin qui raccolto grazie al piano di cessioni.
Fino ad oggi l’elemento chiave che ha impedito alla Generali di stringere la presa sul gruppo russo era la presenza di Oleg Deripaska nel capitale con una quota del 10%. L’oligarca russo, da sempre vicino al presidente Vladimir Putin, sta però vivendo una fase particolarmente delicata e il suo peso, in patria e fuori, non è più quello di una volta. Tutto questo sembra andare nella direzione di favorire un’ascesa delle Generali, unico socio con un know how capace di rilanciare Ingosstrakh. Certo, il Leone si assumerebbe un maggiore rischio in Russia, paese politicamente assai complesso. Ma questo non sembra preoccupare gli osservatori più concentrati sulle opportunità di sviluppo che si verrebbero a creare.

Forum su Family business a Mosca, si studia anche esempio italiano
Si è svolto a Mosca il 2 ottobre scorso il primo Forum delle imprese familiari "Famiglia di successo - Successo della Russia", un evento non secondario per le politiche del governo russo, messo in imbarazzo dalla recente riforma delle pensioni. Il "Family Business" è una materia ancora abbastanza sconosciuta in Russia, non a caso rappresentanti di paesi diversi hanno condividiviso le loro conoscenze: tra loro anche il vicepresidente dell'Associazione degli imprenditori italiani in Russia Gim Unimpresa Vittorio Torrembini e il rappresentante del Land federale di Germania Meclemburgo-Pomerania in Russia, Falk Tischendorf.
Il Forum ha riunito le famiglie di 85 regioni della Russia ed è stato sponsorizzato dalla prima banca del Paese, la Sberbank, si è svolto su quattro piattaforme di discussione durante le quali sono state elaborate proposte a sostegno delle aziende familiari per superare le barriere amministrative.
Organizzato dalla Camera di commercio della Federazione Russa, il forum ha visto tra i suoi partecipanti il ministro dell'Industria e del Commercio, Denis Manturov, il capo della repubblica di Bashkiria, Rustem Khamitov, il presidente del Partito liberaldemocratico, il nazionalista Vladimir Zhirinovskij, il viceministro del Lavoro e della Protezione sociale della Federazione Russa, Aleksej Vovchenko, dei governatori delle regioni di Rjazan (Nikolaj Ljubimov), Nizhnij Novgorod (Gleb Nikitin) di Voronezh (Aleksandr Gusev), del direttore generale della Corporazione federale per lo sviluppo delle piccole e medie imprese Aleksandr Braverman. Nella piattaforma di discussione "Family business - come funziona all'estero", i partecipanti al forum sono stati in grado di esplorare l'esperienza internazionale dell'imprenditoria familiare.

Dieci anni di Clerici S.p.A. nella regione russa di Kemerovo
L’Ambasciatore d’Italia in Russia, Pasquale Terracciano, ha visitato il 20 settembre scorso la miniera di Korchakol (regione di Kemerovo, Siberia occidentale) per le celebrazioni del decennale dall’acquisizione del giacimento da parte dell’azienda italiana Clerici S.p.A..
Alla cerimonia erano presenti il Presidente e Amministratore Delegato della società Clerici S.p.A. Paolo Clerici, il Direttore Generale della miniera Urbano Clerici e il Primo Consigliere Commerciale dell’Ambasciata, Niccolò Fontana.
Da parte russa è intervenuto il Governatore della Regione di Kemerovo, Serghej Tsivilev.
“La miniera di Korchakol, prima miniera russa ad essere stata acquistata da una azienda straniera, è un esempio di successo della collaborazione industriale e dell’amicizia tra l’Italia e la Federazione Russa”, ha dichiarato l’Ambasciatore Terracciano al termine della cerimonia.

Starace: Enel continua a puntare su mercato russo elettricità
"La Russia continua ad essere un mercato su cui puntiamo". Parola di Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale di Enel in un'intervista ad Askanews. "La Russia consuma un sacco di elettricità: è quarta sul mercato mondiale dell'elettricità" continua il top manager che il 3 ottobre scorso in un gruppo molto ristretto di dirigenti ha parlato al presidente russo Vladimir Putin "dell'evoluzione energetica che è in corso nel mondo".
E Starace è stato l'unico italiano il 3 ottobre scorso, a meno di tre settimane dal viaggio in Russia del nostro presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in programma il 24 ottobre prossimo. Putin ha incontrato i Ceo di Shell, Total, Saudi Aramco, Fortum ed Enel, appunto. A Mosca. Al forum internazionale "Settimana dell'Energia russa" che si è tenuto di fronte al Cremlino, presso lo storico Maneggio degli zar. L'evento non ha una lunghissima storia: la prima edizione si è svolta l'anno scorso, ma è già un importantissimo appuntamento sull'efficienza energetica in Russia e all'estero. E il colosso italiano dell'elettricità ha qualcosa da dire. "Tra l'altro - continua Starace - ogni anno l'Agenzia Internazionale per l'Energia manda quello che loro chiamano World Energy Outlook: la loro visione per l'anno prossimo, e ogni anno c'è un tema. Quest'anno è l'elettrificazione. Il mondo ha una domanda energetica che cresce a un certo ritmo, ma la domanda di elettricità cresce a un ritmo doppio. Quindi si spostano i consumi energetici sull'elettricità, a scapito di altre fonti energetiche, perché la tecnologia la rende più disponibile, più accessibile, più facilmente utilizzabile. E a noi, che ci occupiamo di energia, piace un sacco tutto ciò". Starace ha fatto inoltre notare a Mosca, città in piena espansione, "quanto si può usare l'elettricità in altri ambiti economici, come il trasporto urbano, trasporti su gomma, riscaldamento, rinfrescamento, processi industriali. Tutte queste cose possono essere elettrificate, pensando poi che la stessa elettricità può essere decarbonizzata e quindi resa più pulita.
Quindi altre attività possono essere decarbonizzate. Questo è un trend. La Russia può anche non seguirlo subito. Può farlo un po' più tardi".Di certo Enel rappresenta una compagnia che su questo mercato ha ancora molto da dire. "Noi siamo rimasti il numero uno o numero due dal punto di vista dell'elettricità" aggiunge il top manager. "E siamo rimasti molto grandi in confronto a tutti gli altri. Quindi la nostra posizione in Russia è rimasta molto forte dal punto di vista dell'elettricità. Abbiamo ancora poco meno di 10.000 MW, abbiamo iniziato una crescita sulle rinnovabili, altri l'hanno imboccata, e altri no: noi ci abbiamo creduto e abbiamo continuato a investire. Ci siamo trovati bene". Il tempo è passato anche rispetto ai primi investimenti di Enel che nella prima decade del nuovo millennio era, come impresa, il maggiore investitore straniero in Russia. Rispetto a 11 anni fa molta acqua è passata sotto i ponti. "C'è stata una crisi pazzesca quindi tutto sommato la Russia ha tenuto bene. Siamo contenti di essere rimasti dove siamo. Tutti gli anni noi facciamo un esercizio in tutti Paesi dove siamo presenti: guardiamo gli asset che abbiamo, e valutiamo se sono da tenere, da cambiare, ci dobbiamo mettere qualcosa di nuovo, dobbiamo togliere qualcosa che non serve più? Questo lo facciamo in Italia, in Spagna, in Cile e anche in Russia. In Russia abbiamo detto ci mancano le rinnovabili. E adesso ci sono. Perché abbiamo vinto delle gare. Ci sono degli impianti a carbone che forse per noi non hanno più valore come una volta. Vediamo se a qualcuno possono interessare. C'è un cambiamento di pelle dappertutto. È un processo che ogni anno si ripete". Enel attende inoltre il "decreto che dovrebbe uscire sulla modernizzazione degli impianti: valuteremo alla luce di questo, quali strumenti vengono messi a disposizione degli investitori. Comunque abbiamo dei piani di investimento per ammodernare le centrali che ci teniamo. Ormai sappiamo che è questione di qualche settimana. Da lì in avanti partirà un piano".

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