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ITALIA IN RUSSIA N.292

Sempre più capillare la presenza economica, commerciale e culturale dell'Italia nelle regioni della Russia

Nel primo trimestre del 2018 i paesi aderenti al mercato di libero scambio euro-asiatico (Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan) hanno importato prodotti e servizi “made in Italy” per più di due miliardi di euro, ovvero +1,7% sullo stesso periodo dello scorso anno - Antonio Fallico, presidente dell’associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia: “L’Eurasia ponte tra Est e Ovest”.

 

Unione Economica Eurasiatica mercato strategico per Italia con due miliardi di euro di export nel primo trimestre 2018
Antonio Fallico, presidente dell'associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia: “Eurasia ponte tra Est e Ovest. Italia presidi mercato e promuova rimozione sanzioni alla Russia”.
Supera i 5,7 miliardi di euro l’interscambio tra l’Italia e l’Unione economica eurasiatica (Uee), il mercato di libero scambio tra Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan che, nel corso del primo trimestre 2018, ha importato made in Italy per più di 2 miliardi di euro, in aumento dell’1,7% sullo stesso periodo dello scorso anno. Una crescita prudente che però conferma l’importanza dell’asse commerciale con l’alleanza eurasiatica dopo un 2017 chiuso oltre quota 9,1 miliardi di export da parte italiana (+15,1%), per circa 22,9 miliardi di interscambio (+13,7%). Sono i dati presentati il 15 giugno scorso a Roma al Sesto Seminario eurasiatico, organizzato da Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress, Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, Camera di Commercio Bielorussa, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, Banca Intesa Russia e Studio legale Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners. “Le imprese italiane – ha detto in apertura del forum il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico – stanno potenziando la loro presenza non solo in Russia, dove il pragmatismo del business continua a scontrarsi con le difficoltà imposte dalla geopolitica, ma anche negli altri mercati dell’Unione. L’Eurasia ha un ruolo centrale nelle relazioni tra Est e Ovest e nella scacchiera geopolitica globale, e i recenti accordi tariffari dell’Unione economica eurasiatica con la Cina e l’Iran – ha concluso – ne sono una chiara dimostrazione. L’Italia non può non giocare questa partita. Così come può avere un ruolo determinante nel dibattito europeo per eliminare le sanzioni contro la Russia, che nel primo trimestre ha ridotto gli acquisti dal nostro Paese dell’1,1% e dell’1,3% nel solo mese di aprile”.
Con quasi 8 miliardi di importazioni di made in Italy nel 2017 (+19,3%), la Russia si conferma l’economia di riferimento per le aziende italiane in Eurasia, mentre sul fronte delle performance è la Bielorussia il mercato che si è dimostrato più dinamico, con un aumento della domanda di beni e servizi italiani del 31,7% (367,4 milioni di euro), seguita da Armenia (+23,9%, 117 milioni di euro) e Kirghizistan (+2%, 22,1 milioni di euro). Per quanto riguarda il Kazakhstan, dopo una riduzione delle esportazioni italiane nel 2017 (-24,7%, 632,3 milioni di euro), penalizzate dal manifatturiero (macchinari -28%, metalli -65%), nel primo trimestre di quest’anno le vendite tricolori tornano a crescere: quasi 160 milioni di euro, + 18,2% sullo stesso periodo 2017.
Complessivamente, oltre ai macchinari e alle attrezzature Made in Italy, che nel 2017 hanno realizzato vendite nell’Uee per più di 2,7 miliardi dell’export (+25%), sono i tessili (1,75 miliardi di euro, +13%) e i prodotti chimici (670 milioni di euro, +9%) a trainare le esportazioni italiane nell’Unione Eurasiatica, mentre sulla bilancia commerciale pesano soprattutto le importazioni di prodotti minerari (9,6 miliardi di euro), metalli (2 miliardi di euro) e prodotti petroliferi (1,24 miliardi di euro).
Tra i temi dei lavori, anche due focus dedicati specificamente alla Bielorussia e all’Uzbekistan, quest’ultimo anello di congiunzione verso il Medio Oriente nello scenario della “Greater Eurasia” e con uno status di osservatore nell’ambito dell’Uee. Attualmente l’economia uzbeca rappresenta un potenziale da 32 milioni di persone; un mercato emergente che nel 2017 è valso all’Italia solo 169,3 milioni di euro di esportazioni, con un interscambio commerciale che non ha raggiunto i 200 milioni di euro. La meccanica, il tessile e i prodotti chimici sono i settori del Made in Italy più richiesti, ma le opportunità future di partnership si estendono ai settori ad alto contenuto tecnologico e di know-how tricolore, come il comparto agricolo, quello industriale e la moda.
Ufficio stampa Conoscere Eurasia: ispropress
Benny Lonardi (direzione@ispropress.it; 393.4555590)
Marina Catenacci (stampa@ispropress.it; 327.9131675)

Allargare relazioni con Russia: allo Spief top manager Italia
Il gas come fonte di transizione energetica e di opportunità per lo sviluppo economico, nonché per accrescere la sicurezza energetica, è al centro del primo dibattito che vede protagonista l'Italia alla 22esima edizione del Forum economico di San Pietroburgo (24-26.05.2018) . A discuterne infatti è l'ad di Snam, Marco Alverà, in un panel insieme al numero uno di Gazprom, Alexey Miller, e al presidente di Omv Rainer Seele. Nel pomeriggio del 23 maggio al Forum anche la sindaca 5 Stelle di Torino, Chiara Appendino, in un dibattito sui nuovi livelli di sviluppo urbano. Ma il clou della giornata "zero" è una vera e propria sessione bilaterale Russia-Italia che vede come ospiti di nuovo Alverà con Vittorio Armani ceo di Anas, Alessandro Decio di Sace, Paolo Clerici ceo di Coeclerici, il presidente di Maire Tecnimont, Fabrizio Di Damato, Philippe Donnet, numero uno di Generali, l'ad e vicepresidente esecutivo di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, Antonio Fallico, presidente dell'associazione Conoscere Eurasia e presidente di Banca Intesa Russia con l'ambasciatore italiano in Russia, Pasquale Terracciano. Per la Russia il vicepresidente di Rosneft, Pavel Fedorov e il presidente della comapagnia statale delle autostrade, Sergei Kelbakh. Al centro del dibattito le opportunità per allargare la cooperazione economia e commerciale tra i due paesi che non ha ancora dispiegato le sue potenzialità. Il 24 maggio invece è atteso al Forum il numero uno di Eni, Claudio Descalzi che avrà diversi impegni tra cui anche un incontro con il presidente Russo, Vladimir Putin e il numero uno di Enel, Francesco Starace, che parlerà di digitalizzazione dei sistemi energetici.

Spief, Italia e Russia accelerano nello sviluppo tecnologico 
"Nuove e promettenti prospettive per la cooperazione tra l'Italia e la Russia" nei settori attualmente più strategici per lo sviluppo delle imprese, favorire la ricerca, il progresso e, quindi i rapporti commerciali finalizzati all'interscambio, anche di know how specializzato. Questo, in sintesi, l'accordo firmato il 23 maggio scorso al Forum economico internazionale di San Pietroburgo (Spief) da Antonio Fallico, presidente dell'associazione Conoscere Eurasia - capofila della partecipazione italiana alla Davos russa - e Maksim Shereykin, direttore generale dell'Agenzia per lo sviluppo tecnologico della Federazione Russa, a conclusione del tavolo di lavoro su "Tecnologie europee per aumentare la qualità della vita".
Per Antonio Fallico “l'accordo tra l’associazione Conoscere Eurasia e l'Agenzia per lo Sviluppo tecnologico della Federazione Russa sottoscritto il 23 maggio scorso, apre nuove e promettenti prospettive per la cooperazione tra l'Italia e la Russia nel campo della tecnologia avanzata, non colpita dalle sanzioni. La firma è stata preceduta da una fase di ricerca e individuazione delle tecnologie italiane attualmente più interessanti per il mercato russo. L'insediamento di un gruppo operativo di coordinamento avrà il compito di intermediare e favorire la cooperazione in questo ambito di business, anche attraverso strumenti finanziari e di investimento a favore delle imprese dei due Paesi".
Nel 2017 l'export di prodotti di tecnologia italiana in Russia ha sfiorato i 3 miliardi di euro (+33,5% sul 2016), circa il 38% del valore complessivo delle esportazioni che, l'anno scorso, hanno raggiunto quasi 8 miliardi di euro.

Russia-Italia, a Forum Pietroburgo business guarda oltre sanzioni
E' stato il pragmatismo del business a dominare la sessione di dibattito bilaterale Russia-Italia al Forum economico di San Pietroburgo. L'Italia è stata penalizzata dalle sanzioni alla Russia nonostante le aziende italiane che fanno affari nel paese abbiano retto il colpo. Per questo ora occorre che il governo italiano che sta nascendo abbia il coraggio di portare avanti uno dei punti qualificanti del programma: quello di battersi perché siano tolte le sanzioni e comunque di votare contro.
L'appello è arrivato dal presidente di Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia, Antonio Fallico, il quale si è augurato che il governo voglia mettere come punto fondamentale il rifiuto delle sanzioni o comunque abbia il coraggio di votare contro. "Sono convinto - ha detto - che l'Europa sia ben consapevole che senza la Russia non si possano risolvere i problemi più importanti di sicurezza che in questo momento ci sono sul tappeto. Con la Russia e con l'Unione economica Eurasiatica senza questa parte del mondo non si può pensare che avremo sviluppo economico e industriale nei prossimi anni".
Al panel erano presenti i top manager di alcune delle maggiori aziende italiane storicamente in Russia: il numero uno di Generali, Philippe Donnet, Fabrizio Di Amato, presidente di Maire Tecnimont, Marco Alverà, ceo di Snam insieme a Vittorio Armani ad di Anas con il vice presidente di Rosneft, Pavel Fedorov.
A condividere la visione di Fallico è stato l'ambasciatore italiano in Russia, Paquale Terracciano che, rivolto alla platea dove era seduta la sindaca di Torino, Chiara Appendino, esponente di punta del Movimento 5 Stelle, uno dei partiti di governo, ha ricordato come il momento sia determinante e l'Italia possa giocare un ruolo da traino nel rapporto tra Europa e Russia. "Vogliamo aumentare il dialogo con la Russia, vogliamo vedere come studiare una riduzione magari graduale delle sanzioni a fronte di miglioramenti della crisi del Donbass. Abbiamo sempre espresso contrarietà al rinnovo automatico delle stesse". Tutte le aziende italiane sono pronte e puntano appena possibile a potenziare i loro rapporti con lo storico partner russo come ha sottolineato il numero uno di Generali, Donnet: "Quindi noi ci siamo e vogliamo sicuramente sviluppare ulteriormente la nostra presenza in questo Paese perché noi crediamo nel futuro di questo Paese". Sanzioni e crisi russa costano all’export alimentare italiano il 28%.
È possibile quantificare il danno che le sanzioni alla Russia hanno fatto all’Italia? In un certo senso sì, specificando però che l’impatto che si può calcolare è quello delle contro-sanzioni russe, l’embargo sull’import di carne, pesce frutta e verdura con cui il Cremlino nel 2014 rispose alle restrizioni americane ed europee in ambito finanziario, energetico, militare. Qui una cifra che riassuma affari perduti, progetti sospesi, cooperazioni mancate è impossibile da dare, ma è di sicuro superiore. E considerando l’ultima offensiva della Casa Bianca contro chiunque mantenga legami d’affari con i russi nella lista nera del Tesoro americano, è una cifra destinata a crescere. Tornando all’export italiano in Russia - 8.896 miliardi nel 2017 - la quota relativa ai settori “sanzionati”, agroalimentare e bevande, ha un valore di 768 milioni.
Nel 2013, prima della crisi ucraina, le esportazioni agroalimentari erano pari a 1.069 milioni. La differenza, 301 milioni (pari al 28%), non registra solo l’impatto delle sanzioni. «La vera ragione del calo dell’export è stata la riduzione della capacità di spesa dei russi in quel periodo», spiega Niccolò Fontana, primo consigliere commerciale dell’Ambasciata d’Italia a Mosca. La crisi economica e la svalutazione del rublo sono i principali responsabili del calo, e ora - con la ripresa in atto - della crescita degli scambi. Quel dato di 301 milioni inoltre comprende anche i generi alimentari esclusi dal bando (caffè e pasta, vini e olio) che hanno mantenuto le posizioni e ora, con il “sistema Italia” concentrato a incoraggiare proprio questi punti di forza, guidano la ripresa. È andando a leggere i dati relativi ai comparti sanzionati che si può quantificare il prezzo pagato: latte e derivati, ortofrutticoli freschi: per loro, che nel 2013 importavano insieme in Russia per 182 milioni di euro, la cifra relativa al 2016 e 2017 è pari a zero.
«Per questi prodotti - sintetizza Fontana - la Russia ormai è un mercato chiuso». La via d’uscita, spiega Ernesto Ferlenghi, presidente di Confindustria Russia, sta nell’abbandonare la logica dell’andare a vendere» e accettare il modello che proprio le sanzioni hanno spinto la Russia ad adottare, la produzione in loco. «Deve cambiare la strategia - osserva Ferlenghi - non possiamo restare legati a un modello basato sulla distribuzione». Ed è qui la differenza con un Paese come la Francia, sotto i riflettori oggi a Pietroburgo: «Quella francese è un’economia con una struttura simile alla nostra che però, come i tedeschi, ha deciso di abbracciare la cultura della localizzazione». Il primo investitore straniero nel 2017 è stato Auchan, il secondo la tedesca Metro: «Per i piccoli produttori nazionali, un grande distributore che fa da volàno».

L’Ambasciatore d'Italia in Russia, Pasquale Terracciano, ha visitato San Pietroburgo in occasione del Forum economico SPIEF
L’appuntamento economico più importante della Federazione Russa è stato un grande successo quest’anno con oltre 17.000 partecipanti provenienti da 143 Paesi.
I risultati dello SPIEF sono stati molto positivi per l’Italia: i vertici delle maggiori aziende del nostro Paese hanno partecipato all’evento assicurando una partecipazione massiccia, superiore a quella degli anni passati. In occasione del Forum, sono stati firmati cinque accordi bilaterali da parte delle nostre imprese. L’Ambasciatore Terracciano ha evidenziato come questa grande rappresentanza a livello imprenditoriale dimostri “l’accresciuto interesse della comunità d’affari italiana per il mercato russo, in particolare nei confronti del settore energetico”. Partecipando ad un seminario relativo al ruolo delle PMI, l’Ambasciatore ha sostenuto ancora una volta l’iniziativa riguardante lo sbocco dei finanziamenti alle PMI russe da parte della BERS e della BEI, “come presupposto di un'evoluzione positiva della società civile, proprio nell'intento di sviluppare quel tessuto sociale che alimenta i valori della democrazia e della società aperta”.

Intesa tra Enel e Ferrovie russe
Maire Tecnimont, subappalto da 1,3 miliardi
Dalle rinnovabili agli idrocarburi, l’energia tiene banco al Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Con le principali aziende della penisola che non hanno disertato il cruciale appuntamento, importante catalizzatore di intese in un mercato, come quello russo, che continua a essere strategico per l’export italiano, come ha ribadito il 23 maggio scorso anche l’ad di Sace, Alessandro Decio. Arrivato allo Spief per confermare il sostegno della controllata di Cdp alle imprese italiane attive nel Paese e per consolidare i rapporti con le controparti russe, ovviamente nel rispetto del quadro sanzionatorio. Non a caso, il polo Sace-Simest ha allo studio 3,3 miliardi di nuove operazioni, principalmente nell’oil&gas, petrolchimico e chimico. Ma, intanto, nuovi passi avanti sono stati registrati da Enel e Maire Tecnimont.
Il gruppo guidato da Francesco Starace, attraverso il “braccio” per i servizi energetici avanzati, Enel X, e RusEnergoSbyt, fornitore energetico nato da una joint venture tra Enel ed Esn, ha sottoscritto un accordo di partnership con la società ferroviaria russa, RZhD, per lo sviluppo congiunto di sistemi di accumulo energetico innovativi da installare lungo la rete ferroviaria del Paese. Un debutto per l’uso di questa tecnologia nel settore ferroviario. «L’accordo - ha spiegato Starace - è un entusiasmante passo avanti per Enel in Russia e ci permette di diversificare ulteriormente le tecnologie di accumulo che forniscono soluzioni su misura in base alle richieste dei nostri clienti e del mercato». Maire Tecnimont,invece, ha firmato un accordo, che vale 1,3 miliardi euro, per un subappalto di costruzione tra la sua controllata Tecnimont Russia e il subappaltatore Renaissance Heavy Industries. Si tratta dell’implementazione del progetto lanciato lo scorso anno, proprio a San Pietroburgo, dal gruppo presieduto da Fabrizio Di Amato e guidato da Pierroberto Folgiero, con un mega accordo da 3,9 miliardi di euro, Amursky Gas Processing Plant, che Maire Tecnimont sta eseguendo a Svobodny per NipiGas, general contractor che agisce per conto di Gazprom.
Il forum è stato quindi l’occasione per molti big italiani di rinsaldare il rapporto già consolidato con i partner russi e di ribadire la rotta futura. Così l’ad di Eni Claudio Descalzi, intervenendo a una tavola rotonda, è tornato a sottolineare come la mutata strategia del gruppo - che ha scelto di puntare su asset convenzionali e, soprattutto, di accorciare i tempi di commercializzazione dei propri successi esplorativi - ha consentito di traguardare la pesantissima crisi che ha investito il settore. A tal proposito, Descalzi - che a margine ha confermato l’interesse di Eni per gli asset nel solare messi in vendita in Italia da TerraFirma - ha citato il caso del maxi-giacimento egiziano di Zohr, la cui valorizzazione è stata fatta con tempi record e sul quale proprio i russi, con Rosneft, hanno acceso i riflettori, rilevando, a ottobre 2017, il 30% della concessione di Shorouk, dove si trova per l’appunto Zohr.
L’appuntamento ha poi offerto l’opportunità, come ha spiegato al Sole 24 Ore l’ad di Snam Marco Alverà, di rimarcare la strategicità delle infrastrutture energetiche per il Vecchio Continente. «Il messaggio forte che è emerso sia da parte russa che dagli esponenti del mondo industriale europeo, riguarda la necessità che l’Europa punti sulle infrastrutture, non solo per “decarbonizzare” ma anche per ridurre i prezzi del gas e quindi recuperare competitività per le aziende rispetto a quelle americane, che beneficiano di prezzi del gas naturale molto più bassi», ha detto il top manager che, allo Spief, ha incontrato non solo i rappresentanti istituzionali e del settore energetico, ma anche le imprese dei trasporti internazionali, in considerazione dell’impegno della spa dei gasdotti sullo sviluppo della mobilità sostenibile a metano e biometano in Italia e all’estero.
Un binomio, quello tra infrastrutture ed energia, su cui si è focalizzata anche la partecipazione al forum dell’ad di Saipem, Stefano Cao. La società, come ha avuto modo di rimarcare il ceo in questi mesi, guarda con interesse alle opportunità legate a nuove pipeline targate Gazprom, a partire dal possibile rafforzamento o raddoppio del Turkish Stream. E, nonostante l’arbitrato in corso per lo stop al South Stream, continua a lavorare con il colosso russo, dal quale ha ricevuto, tra l’altro, l’incarico di realizzare l’ultimo tratto del Nord Stream e l’approdo a terra a Greinswald in Germania.

Robot russi in pensione, sfida 4.0 per l’Italia
Cina, Stati Uniti, Russia. Avere nella top ten dei mercati di sbocco questi tre Paesi testimonia la vitalità dei nostri costruttori di macchine utensili, che nel corso degli anni sono riusciti progressivamente ad affrancarsi dalle piazze europee, conquistando commesse per i propri torni, centri di lavoro, presse e laser praticamente ovunque nel mondo.
Opportunità che però ora può trasformarsi in un rischio, qualora le prime schermaglie di guerra commerciale avviate dall’amministrazione Trump dovessero diventare azioni ad ampio raggio, con il rischio di effetti collaterali imprevedibili. Da un lato una possibile levata di scudi diretta contro le produzioni europee, dall’altro dazi verso la Cina che potrebbero indebolire la rincorsa di Pechino verso la modernizzazione (riducendo la domanda di nuovi beni strumentali). O, ancora, l’ipotesi di un irrigidimento Usa verso Mosca, sanzioni che indirettamente potrebbero (come accaduto in passato) da un lato indebolire in generale l’economia russa, dall’altro rendere più difficoltoso il finanziamento dell’export ingessando il sistema dei pagamenti.
Scenari non banali per i costruttori di macchine utensili, che in questi tre mercati chiave lo scorso anno hanno realizzato grazie all’export vendite (750 milioni) per quasi un quarto del controvalore complessivo piazzato oltreconfine.
«Siamo da sempre grandi esportatori - spiega il presidente di Ucimu-Sistemi per produrre Massimo Carboniero, ed è chiaro che una guerra commerciale globale sarebbe per noi lo scenario peggiore».
Un punto di attenzione è anzitutto la Russia, mercato che in passato era stato in grado di dare grandi soddisfazioni ai nostri costruttori: negli anni d’oro, prima del conflitto con l’Ucraina e delle sanzioni incrociate, Mosca ha rappresentato il quarto maggior mercato estero per le nostre macchine utensili, alle spalle solo di Germania, Cina e Stati Uniti. Dal picco di vendite del 2012, 192 milioni di euro, oltre il 5% del totale, c’è stata una discesa progressiva, culminata con il dimezzamento delle vendite tra 2015 e 2016. Gap solo parzialmente recuperato lo scorso anno (da 76 a 89 milioni di export), con la possibilità però che il nuovo trend possa interrompersi a breve.
«Si tratta di un mercato strategico - aggiunge Carboniero - che Ucimu continua a presidiare con missioni e relazioni istituzionali. Il 70% dei macchinari ha più di 10 anni e dovrà essere sostituito a breve, in un Paese che importa in questo ambito il 74% dei volumi consumati: in sintesi si tratta per noi di una enorme opportunità. C’è però il rischio che nella black-list statunitense possano finire i maggiori gruppi statali del Paese. Che magari hanno un paio di impianti legati a produzioni militari ma il resto dell’output è in produzioni meccaniche o di altro tipo. Questo bloccherebbe il nostro mercato, perché chiunque vendesse a questi gruppi si vedrebbe automaticamente escluso dal mercato statunitense».
«È un mercato che sta faticosamente ripartendo - spiega l’ad di Marposs Italia Giuseppe Sceusi - e anche il prezzo del petrolio oggi aiuta e sostiene il potere d’acquisto di Mosca. Ecco perché l’ipotesi di sanzioni e vincoli commerciali non è per nulla gradita. Anche perché l’Europa in Russia potrebbe essere penalizzata rispetto ad altri Paesi, che invece magari, come accaduto in passato per l’Iran, riusciranno a rifornire il mercato conquistando spazi a scapito dei costruttori europei». Marposs, con ricavi al nuovo record storico, a ridosso dei 500 milioni di euro, continua a vedere nel 2018 un mercato estero ricettivo e mediamente resta ottimista sulle prospettive.
«Le notizie o gli annunci di guerre commerciali non fanno certamente piacere - aggiunge Sceusi - anche se al momento io vedo un quadro ancora positivo».
L’altro punto di attenzione è certamente Washington, epicentro dell’escalation sul tema dazi e sanzioni. Gli Stati Uniti, infatti, per i costruttori di macchini utensili rappresentano il terzo maggiore mercato estero, in grado di assorbire lo scorso anno 318 milioni di euro di impianti, il 10% del totale esportato dal comparto. «Per noi questo mercato è più importante e vale quasi un terzo dei ricavi - spiega Vladi Parpajola, presidente della veneta Parpas - e certamente i dazi sarebbero un problema, ci sarebbe effettivamente un impatto negativo. Scenario che naturalmente non auspico perché perdere questo mercato sarebbe un peccato. Io però non credo che il nostro settore verrà messo nel mirino, vedo pochi concorrenti locali in grado di rifornire gli impianti statunitensi dei macchinari di cui hanno bisogno. Per ora da parte dei nostri clienti non sento una particolare preoccupazione, anche se dobbiamo tutti capire in realtà come si evolverà la situazione».
Le minacce di Trump coinvolgono anche la Cina, che nel corso degli anni ha conquistato le posizioni di vertice nell’export di macchine utensili.
Lo scorso anno gli acquisti sono arrivati a 342 milioni di euro, meno di un milione di distanza dal primo mercato di sbocco, la Germania. Se è vero che Pechino direttamente non minaccia l’Europa, è però possibile che l’effetto di una escalation di dazi con gli Usa arrivi a frenare la crescita interna, così come la corsa verso la modernizzazione impostata nel piano China 2025, che per i nostri costruttori rappresenta una ghiotta opportunità di business.
«Certo, se andassimo in quella direzione sarebbe un guaio - spiega il vicepresidente di Prima Industrie Domenico Appendino - anche se io credo che alla fine Pechino e Washington dovranno trovare un’intesa: ci sono troppi legami, a cominciare dalla quota di debito pubblico statunitense proprio nelle mani della Cina».
Per la multinazionale basata a Torino, 449 milioni di fatturato e 1.781 addetti, questi due mercati insieme valgono il 40% dei ricavi, anche se non si tratta integralmente di export.
«La nostra strategia di crescita - spiega Appendino - ci ha orientato a prevedere basi produttive in diversi continenti e questo ci garantisce una grande flessibilità, sia in termini valutari che strettamente manifatturieri. Certo, se Trump imponesse dazi contro i prodotti europei avremmo più di un problema. Ma negli Stati Uniti siamo presenti direttamente, già oggi una parte del mercato è servito proprio ricorrendo alla produzione locale, che potrebbe crescere».

Bando di Concorso “Premio Mosca” Prima Edizione (anno 2018)
Il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo (MiBACT) - Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane e il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) - Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese, bandiscono la Prima edizione del “Premio Mosca”: un programma rivolto ai curatori italiani emergenti.
I vincitori del concorso avranno la possibilità di trascorrere un periodo di sei mesi a Mosca (15 ottobre 2018 – 15 aprile 2019), al fine di approfondire le proprie capacità curatoriali a contatto con l’ambiente culturale e artistico della città, affiancando lo staff dell’istituzione nell’organizzazione delle attività culturali in programmazione alla Fondazione VAC. Verranno assegnate, a giudizio insindacabile della Commissione, due borse di studio (preferibilmente una di architettura e una di arti visive) di 6 mesi che prevedono un assegno mensile per vitto e il rimborso spese prestazioni pari a euro 1800 mensili, un biglietto aereo A/R per Mosca dall’Italia e la copertura assicurativa per spese sanitarie, infortuni, incidenti.
Requisiti: a) essere cittadini italiani; b) essere nati dopo il 31 dicembre 1985; c) essere laureati in architettura, storia dell’arte, filosofia, sociologia, conservazione dei beni culturali o materie affini; d) dimostrare tramite curriculum di aver svolto un’attività curatoriale da almeno tre anni; f) avere un’ottima conoscenza della lingua inglese. La conoscenza del russo costituirà titolo preferenziale.
Per le informazioni: Istituto Italiano di Cultura di Mosca e-mail:
premiomosca2018@gmail.com
biblioteca.iicmosca@esteri.it
è possibile scaricare il bando dai seguenti siti:
https://iicmosca.esteri.it/iic_mosca/it/
http://www.aap.beniculturali.it/

In collaborazione con il Centro stampa di Banca Intesa Russia, l'Ufficio stampa del Cremlino, Il Sole 24 Ore, l'Ufficio stampa dell'Ambasciata d' Italia in Russia, l'agenzia stampa Askanews

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