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ITALIA IN RUSSIA N.285

Sempre più capillare la presenza economica, commerciale e culturale dell'Italia nelle regioni della Russia

Il 15° Consiglio italo-russo di Cooperazione economica, industriale e finanziaria - Onorificenza italiana all’Amministratore Delegato di Rosneft Sechin - Tra i 10 top importer mondiali, la Russia è il Paese in cui la domanda di vino italiano è cresciuta di più – Alimentare: produzioni made in Italy nel maxi-polo che nascerà a nord della capitale russa - Il business dell’embargo cerca il know-how italiano

Il Ministro Alfano a Mosca
Si è svolta il 7 novembre scorso presso il Palazzo dei Ricevimenti del Governo della Federazione Russa la 15a edizione del Consiglio italo-russo di Cooperazione economica, industriale e finanziaria, co-presieduto dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano e dal Vice Presidente del Governo russo Arkadij Dvorkovich, alla presenza di una delegazione istituzionale e di aziende dei due Paesi.
“Le relazioni economiche tra Italia e Russia hanno segnato risultati straordinari negli ultimi anni” ha sottolineato il Ministro Alfano, ponendo l’accento sul ritorno alla crescita nell’interscambio e su recenti investimenti italiani nella Federazione.
In serata il Ministro Alfano si è recato presso Villa Berg, sede dell’Ambasciata d’Italia per celebrare la conclusione dei lavori di ristrutturazione dell’edificio che dal 1924 ospita la principale sede diplomatica italiana sul suolo federale. In occasione della cena di gala, a cui ha preso parte anche il Vice Presidente del Governo russo, Dvorkovich, è stato presentato un volume, edito in italiano e in russo, che ripercorre, grazie anche a un ricco materiale fotografico, per lo più inedito, la storia della Residenza e i suoi restauri finanziati dal mecenate russo Alisher Usmanov.

Onorificenza all’amministratore delegato di Rosneft, Igor Sechin
Il 14 novembre scorso si è tenuta, presso Villa Berg, sede dell’Ambasciata italiana a Mosca, la cerimonia di consegna dell’Onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana nel grado di Commendatore a Igor Sechin, amministratore delegato della compagnia petrolifera Rosneft.
L’Ambasciatore, Cesare Ragaglini, ha ricordato il notevole contributo dato da Sechin al potenziamento del legame tra Italia e Russia nel campo della cultura e delle arti con il supporto alla mostra - realizzata grazie alla collaborazione delle Gallerie degli Uffizi e del Polo Museale Fiorentino - “Raffaello. La Poesia del Volto” presso il Museo Pushkin, che ha registrato circa 250.000 visitatori nei tre mesi di apertura nel 2016.
Particolarmente apprezzate sono anche state le testimonianze di solidarietà e di vicinanza mostrate da Sechin nei confronti della popolazione italiana afflitta dai sismi che hanno colpito l’Aquila nel 2009 e l’Italia centrale nel 2016: la sponsorizzazione per la ricostruzione della Chiesa di San Gregorio Magno all’Aquila e il finanziamento di un nuovo ospedale presso il Comune di Amandola (FM).

Un nuovo progetto dell’Ambasciata d’Italia a Mosca vede la luce: il volume “Italia-Russia: quattro secoli di musica” (Mosca, 10 novembre)
Nato dalla pluriennale collaborazione tra l’ Ambasciata d’Italia a Mosca e il Conservatorio Chiajkovskij di Mosca, il volume, edito in italiano e in russo e riccamente illustrato, indaga le ragioni e le manifestazioni più rilevanti del rapporto unico che lega i due Paesi in campo musicale. Il talento dei musicisti italiani e il sofisticato gusto musicale del popolo russo sono da sempre stati i principi ispiratori di una tradizione centenaria e di reciproca proficua interazione.
L’amore per la musica, d’altronde, è una delle peculiarità che più caratterizza le relazioni bilaterali tra Italia e Russia. Con questa pubblicazione, unica nel suo genere, si è dato finalmente risposta all’esigenza di fornire un quadro completo della grande amicizia italo-russa che, in questo campo, ha solcato quattro secoli.
“Mi fa piacere che questo volume illustri approfonditamente tale collaborazione con saggi dall’importante valore scientifico arricchiti da un ricco materiale illustrativo e documentaristico, per lo più inedito. La fattiva partecipazione all’opera di importanti Teatri lirici, Musei e Archivi teatrali italiani e russi ha permesso di constatare come l’Italia abbia nei secoli lasciato in Russia un segno indelebile della propria genialità musicale e come i musicisti russi abbiano trovato profonda ispirazione in Italia”, ha dichiarato l’Ambasciatore d’Italia in Russia, Cesare Ragaglini, durante l’evento di presentazione della pubblicazione, realizzata grazie al coinvolgimento di oltre trenta enti musicali italiani e russi.
Il volume è ora acquistabile al costo di 5.000 rubli da parte di tutti coloro che vorranno immergersi in un’esperienza musicale, letteraria e figurativa che di certo contribuirà a rafforzare la fertile intesa culturale tra il Bel Paese e la Federazione Russa.
Il ricavato della vendita di questo libro verrà interamente devoluto in beneficenza. Per maggiori informazioni ci si può rivolgere al seguente indirizzo email: pressoffice.mosca@esteri.it

Vinitaly in missione in Russia
Obiettivo Russia per Vinitaly International, che il 20 e 21 novembre scorsi è sbarcato rispettivamente a Mosca e San Pietroburgo. Il mercato russo, che negli ultimi anni dà molte soddisfazioni al vino italiano, ha attratto 180 tra cantine presenti e esportatori, che hanno preso parte all'evento, targato Vinitaly-Veronafiere. Oltre a tasting e ai numerosi incontri B2B, eventi di forte impatto sulla capitale russa e su San Pietroburgo, migliaia di visitatori e di professionisti hanno partecipato anche alla Settimana della cucina italiana in Russia. Le sessioni speciali a cura degli Italian Wine Ambassador certificati dal brand di Veronafiere hanno scoperto la forza varietale dell'enologia regionale italiana, anche con una particolare cena di networking tra importatori e un selezionato gruppo di aziende italiane.
Per il presidente di Veronafiere Spa, Maurizio Danese, “tra i 10 top importer mondiali, la Russia è il Paese in cui la domanda di vino italiano è cresciuta di più, con un incremento negli ultimi 10 anni del 343%. E la 14ª edizione di Vinitaly Russia intende come al solito contribuire a rafforzare la leadership italiana su questo mercato, intercettando la grande attrattività che qui vanta il made in Italy. La Russia - ha sottolineato Danese - è una piazza emergente che dopo i recenti sorpassi su Giappone e Svezia rappresenta il 6° mercato mondiale per il nostro export. E se si dovesse confermare il trend positivo dei primi 8 mesi 2017 (+45,6% a/a, a 134,6 milioni di euro) l'Italia potrebbe riportare il proprio export ben oltre i 200 milioni di euro, riportando i valori sui livelli pre-crisi sofferta negli ultimi anni”.
Organizzato in collaborazione con l'agenzia Ice nell'ambito del Piano per la promozione straordinaria del made in Italy del Mise, Vinitaly Russia è anche stato sponsor con oltre 200 bottiglie di vino del “Bazar italiano”, il 25 e 26 novembre presso l'Ambasciata italiana a Mosca.

Nuovo sito di Zoppas Industries in Russia
Zoppas Industries Heating Element Technologies ha inaugurato la sua prima sede produttiva in Russia: un investimento finalizzato ad accogliere la crescente domanda dei mercati appartenenti all’Unione economica eurasiatica, di cui fanno parte Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan. Il nuovo stabilimento, localizzato a Stavrovo, nella Regione di Vladimir, a circa 200 km da Mosca, si estende su 6mila mq e impiega oltre 40 persone (con la previsione di arrivare a 100 nel 2019). Zoppas è un big globale nella progettazione e realizzazione di resistenze e sistemi riscaldanti per applicazioni domestiche e industriali.
Il presidente di Zoppas Industries Gianfranco Zoppas ha detto che "dalla fine degli anni Ottanta siamo presenti a Mosca con una sede commerciale dedicata al business di Sipa, controllata specializzata in progettazione e realizzazione di sistemi per l’engineering e la produzione di stampi e contenitori in Pet, e in questo arco di tempo abbiamo installato più di un centinaio di impianti".
Federico Zoppas, dg di Zoppas Industries Heating Element Technologie, ha dichiarato che la "presenza diretta in Russia ha lo scopo di cogliere le opportunità di sviluppo che si presenteranno nei Paesi che aderiscono all’Unione Economica Eurasiatica".
Zoppas Industries Heating Elements Technologies è parte del gruppo Zoppas Industries, una realtà da 700 milioni di fatturato e 16 stabilimenti. L’azienda produce resistenze per grande e piccolo elettrodomestico, riscaldamento e condizionamento degli ambienti, per satelliti e automotive.

Mosca punta sui formaggi e chiama le aziende italiane
La regione di Mosca punta sulla produzione di formaggi e lancia un piano operativo non solo per diventare il secondo distretto caseario dell’intera Russia ma anche il più specializzato nella produzione di formaggi “simili” a quelli tradizionali italiani.
Al centro c’è la realizzazione, all’interno del “Dmitrovsky District” (12 km a nord di Mosca), di sette stabilimenti caseari per una superficie complessiva di 17 ettari e una potenzialità produttiva annua di 12mila tonnellate di formaggi di qualità. Un investimento complessivo stimato in cinque miliardi di rubli (pari a 75 milioni di euro) e che è stato presentato, in tutti i suoi dettagli, dal ministro dell’Agricoltura russo, Aleksandr Tkachev, nel corso dell’edizione 2017 dell’International Agricultural Dairy Forum, che si è svolto a Mosca l’8 e 9 novembre scorsi.
A finanziare la costruzione, a pochi chilometri a nord della capitale, di nuovi e moderni allevamenti, di stabilimenti ad alta tecnologia per la lavorazione del latte, di magazzini di stoccaggio e delle relative infrastrutture è il governo della Regione di Mosca. Ma a metterci il know-how dovrebbero essere le imprese casearie italiane, invitate dalle istituzioni russe per sviluppare partnership finalizzate alla produzione di quei formaggi per i consumatori russi. Secondo il progetto russo, infatti, l’area dovrebbe essere in grado di ospitare 7-9 siti produttivi medio-grandi. I tempi? L’area industriale sarà pronta entro fine 2018. In pratica, tra un anno.
Non solo. Nel “pacchetto”, anche incentivi. Prestiti agevolati, recupero del 20% sull’investimento di capitale iniziale, sussidi per acquisti “importanti” di materia prima (mandrie e forniture di latte, naturalmente locali).
"Quello nel Dmitrovsky District – ha sottolineato Giuseppe Ambrosi, presidente di Assolatte – è uno dei progetti più ambiziosi varati dalle autorità russe per sviluppare l’industria lattiero-casearia e sopperire, così, ai pesanti effetti causati dall’embargo sull’importazione di formaggi dalla Ue". L’embargo russo – va ricordato – è da 3 anni la limitazione alle importazioni adottata da Mosca come “rappresaglia” dopo le sanzioni imposte da Bruxelles per la crisi ucraina. Un impianto che, nell’estate 2014, ha colpito tutte le imprese europee, le quali, nel giro di 24 ore, hanno perso 250mila tonnellate di export. A tanto ammontavano le vendite in Russia delle aziende europee e l’Italia cresceva a doppia cifra.
Solo tra 2013 e 2014, ricorda ancora Ambrosi, "le esportazioni di formaggi italiani in Russia sono diminuite del 45 per cento". Nel 2013 l’export caseario italiano verso la Russia sfiorava i 43 milioni. Oggi è poco sopra i 5mila euro. Poco o niente. In questi anni, intanto, la produzione interna è aumentata del 60,8% raggiungendo le 690mila tonnellate.
"Il loro obiettivo di medio periodo – ha concluso Ambrosi – è quello dell’autosufficienza. Ma, nonostante questa crescita dei volumi, continua a mancare l’expertise per ottenere una produzione casearia di alta qualità".
Ad ottobre, il ministro dell’Agricoltura russo, Aleksandr Tkacev, ha annunciato che un parmigiano nazionale russo sarà lanciato sul mercato interno fra tre anni, il tempo necessario per avviare la produzione di massa, tenendo conto della complessità della lavorazione.

La Codest ristruttura lo stadio di Mosca
In Russia procedono con tempi serrati i lavori nei cantieri dei nuovi stadi. Nei giorni scorsi è stato presentato l’impianto della Dinamo Mosca in fase di ultimazione che il prossimo giugno potrebbe ricevere il battesimo del fuoco ospitando un’amichevole tra la nazionale russa e quella italiana nella fase di preparazione.
L’infrastruttura è di proprietà della VTB Bank, la seconda del paese, controllata dal governo russo e parte del colosso finanziario VTB (la Dinamo Mosca, dal 2009 è detenuta al 75% proprio da VTB bank).
Su un’area della capitale di circa 32 ettari è in via di realizzazione un vasto intervento urbanistico che comprende un complesso di 13 palazzi, un hotel a 5 stelle (Hyatt), un’arena multifunzionale e un centro commerciale. A gestire il tutto è stato Codest, una società controllata dal gruppo friulano De Eccher, titolare di una commessa ottenuta tra il 2012 e il 2014 del valore totale di 1,7 miliardi di euro. In particolare, il Gruppo Rizzani de Eccher si è aggiudicato a trattativa privata la ricostruzione del Dynamo Central Stadium di Mosca per un appalto del valore stimato in 525 milioni di euro. Lo stadio dalla forma che ricorda un uovo di Fabergè (l’orafo degli zar) è caratterizzato da un’avveniristica struttura a rombi, progettata dall'architetto americano David Manica e dal bureau russo Speech, e potrà ospitare fino a 33mila spettatori.
L’arena, invece, configurabile per hockey, basket, volley e utilizzabile anche per spettacoli potrà ospitare fino a 14mila spettatori.
Il progetto prevede, inoltre, un parcheggio interrato, sovrastato da un grande centro commerciale sormontato, a sua volta, dallo stadio vero e proprio intitolato a Lev Yashin, soprannominato il Ragno Nero, mitico portiere della Dinamo, e dall’arena. "Siamo molto orgogliosi di averlo realizzato - spiega il patron di Codest Claudio De Eccher -. Si tratta di un progetto unico e che, viste le caratteristiche, al momento non ha eguali nel mondo".
Codest è presente sul mercato russo dal 1985 grazie ai primi contratti firmati dalla “pioniera” Marina Bonazza De Eccher.
La consegna definitiva è prevista per l’aprile del 2018, in tempo per i Mondiali. La nazionale russa, infatti, nel periodo della Coppa si allenerà proprio qui e la VTB ha già messo in scaletta oltre 400 eventi per sfruttare la nuova struttura.
Il match inaugurale potrebbe essere perciò un’amichevole Russia-Italia. "Ne abbiamo discusso in modo preliminare con il ct della nazionale Stanislav Cherchesov", ha spiegato Andrei Peregudov, direttore del progetto VTB Arena Park.

"Italia esempio nel settore gas"
Una "sinergia naturale", ma anche una "reciproca dipendenza". Elena Burmistrova, ceo di Gazprom Export, usa queste parole per descrivere la relazione Russia-Europa sul mercato del gas: una relazione avviata cinquant’anni fa e che secondo la manager, ospite a Milano della European Autumn Gas Conference (Eagc), proseguirà con "altri decenni di cooperazione" grazie a vicinanza geografica, presenza di infrastrutture di trasporto e "condizioni di prezzo attraenti". Burmistrova attira l’attenzione sui volumi record con cui Mosca sta rifornendo il Vecchio continente (la previsione è raggiungere 185-190 miliardi di metri cubi nel 2017) e in un’intervista in esclusiva al Sole 24 Ore respinge l’ipotesi che il gas russo possa essere spiazzato dalla concorrenza dello shale gas americano o da ostacoli di natura politica.
La Commissione europea pochi giorni fa ha proposto di estendere la Direttiva gas a qualsiasi gasdotto che raggiunga la Ue: una nuova difficoltà per Nord Stream 2, che si aggiunge all’ultimo round di sanzioni Usa contro la Russia e alla possibilità che la Danimarca imponga di ridisegnare la rotta del gasdotto che raggiungerà la Germania passando dal Mar Baltico.
- C’è una sorta di Piano B se Nord Stream 2 dovesse richiedere tempi più lunghi o addirittura non essere realizzabile?
Le ultime iniziative della Commissione europea devono essere studiate con grande attenzione. Ora è troppo presto per parlare delle potenziali conseguenze dell’emendamento, che peraltro deve ancora essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio Ue. La Direttiva gas comunque riguarda le regole con cui devono essere operati i gasdotti, non i permessi per costruirli. Questa iniziativa non avrà quindi un impatto sui tempi di realizzazione dell’opera.
- Il piano di raddoppiare l’export di gas russo via Germania solleva comunque qualche preoccupazione in Italia:si teme che possa penalizzarci come hub e costringerci a pagare più care le forniture.
Posso capire il motivo per cui possano sorgere degli interrogativi, ma non c’è nessuna ragione di preoccuparsi. Stiamo valutando tutte le opzioni possibili e sceglieremo quella di maggiore beneficio tanto per i nostri clienti quanto per noi stessi. L’Italia è uno dei nostri mercati più importanti e uno dei nostri partner più antichi. Anche se costruiamo gasdotti attraverso la Germania, ci saranno ulteriori volumi di gas in grado di raggiungere il vostro Paese. Abbiamo sempre onorato i nostri impegni coi clienti e naturalmente ci preoccupiamo di come consegnare loro il gas.
- Nei vostri progetti c’e comunque anche una rotta sud, con TurkStream che dovrebbe avere due linee.
Riguardo alla seconda linea di TurkStream stiamo discutendo la questione con i nostri clienti chiave e con i nostri parnter in Italia. Stiamo discutendo anche con Snam, su cosa si possa fare e quale sia la soluzione migliore per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti.
- Siete orientati a servirvi di Tap o di Igi Poseidon per raggiungere il nostro Paese?
Discutiamo tutti i potenziali progetti. Non posso rivelare i dettagli dei negoziati perché riguardano aspetti sensibili dal punto di vista commerciale. Ma credetemi: non lasceremo l’Italia senza gas. L’Italia è uno dei maggiori consumatori di gas in Europa e tra l’altro siete leader europei nell’impiego di gas nei trasporti. Penso che questo sia molto importante, dovreste essere presi ad esempio dall’intero continente.
- State rinegoziando contratti con clienti italiani ?
Non direi che in Italia siamo impegnati in negoziati difficili, al momento. C’è qualche discussione in corso, ma è normale. Sono cose all’ordine del giorno: i clienti sono sempre pronti a discutere i prezzi perché vogliono ridurli e ai venditori piacerebbe alzarli. È una situazione comune, nella nostra industria così come in tutte le altre. È per questo che ci incontriamo e parliamo. È un dialogo che non si interrompe mai.
- L’arrivo sul mercato del Gnl americano ha cambiato le regole del gioco? Ha contribuito a farvi modificare i contratti, introducendo un riferimento ai prezzi spot?
Non posso dire che sia stato il Gnl a spingerci a modificare la formula per il prezzo del gas. In primo luogo, il Gnl dagli Stati Uniti non ha provocato quasi nessuna infuenza sul mercato europeo. E poi abbiamo iniziato a discutere dell’inclusione di una componente spot nei contratti molto tempo prima che le forniture di Gnl Usa iniziassero ad arrivare sul mercato: si è trattato di una decisione legata allo sviluppo del mercato del gas europeo. E alla fine per noi si è rivelata vantaggiosa. I nostri contratti si adattano alla variabilità delle condizioni del mercato e questo ci offre più opportunità. Le nostre vendite record dimostrano che c’è richiesta per il nostro nuovo modello contrattuale.
-  Il forte sviluppo dell’offerta di Gnl, dagli Usa e non solo, ha spostato in surplus il mercato del gas. Pensate che la situazione durerà a lungo?
Molti analisti dicono che c’e un eccesso di offerta nel mercato del Gnl, ma personalmente non credo. Non vedo gas venduto a prezzi stracciati in nessun luogo. Guardi i prezzi in Cina o in Giappone... Il surplus più che altro è un interessante tema di discussioni tra analisti e giornalisti. Se ci fosse davvero una grave condizione di eccesso di offerta, i prezzi del gas sarebbero crollati ai minimi. Ma questo non è successo. Anzi, vediamo emergere nuovi clienti e nuovi mercati pronti ad assorbire ulteriori volumi. Lo dimostra anche il nostro nuovo contratto col Ghana, per ampie forniture di Gnl.

APPROFONDIMENTI

Made in Italy a tutto export: nel 2017 già 23 miliardi in più
Competitività. Progresso di oltre il 6% grazie soprattutto a Usa, Cina e Russia

Ventitre miliardi in più. Con il passare dei mesi diventa sempre più rotondo il bilancio del made in Italy nel 2017, in grado di lievitare tra gennaio e settembre a ridosso dei 331 miliardi di euro, record assoluto in termini correnti, in crescita del 7,5% rispetto all’anno precedente.
I dati Eurostat, fatto salvo qualche decimale di arrotondamento, già consentono di confermare anche a settembre la prosecuzione del trend avviato ormai da mesi. Ad eccezione della battuta d’arresto di aprile, i progressi tendenziali sono visibili dallo scorso novembre, risultato di un aumento delle vendite corale che coinvolge Europa e resto del mondo.
Per il solo mese di settembre, pur penalizzato dalla presenza di una giornata lavorativa in meno, le vendite lievitano di oltre il 6% a quota 38,05 miliardi di euro, oltre due miliardi in più rispetto allo stesso periodo 2016. Un miliardo in più è in arrivo dall’area Ue, in crescita di quasi cinque punti; per i mercati extra-Ue il progresso è superiore, pari all’8,1%.
Nel bilancio dall’inizio dell’anno il confronto diretto con i principali paesi manifatturieri dell’Unione Europea ci vede ancora una volta in posizioni di favore, con un tasso di crescita superiore di oltre un punto rispetto alla Germania (+6,4%), quasi doppio nel confronto con la Francia, in progresso del 4,1%.
Un passo diverso che confermiamo anche a settembre, mettendoci alle spalle Berlino, Parigi e anche Madrid.
La risalita del commercio mondiale è comunque ben visibile nei dati dell’intera Unione europea, che evidenziano una ripresa sostenuta tanto degli scambi interni (+4,9% a settembre) che di quelli con i paesi extra-Ue, dove il progresso medio è del 6,3%.
Gli Stati Uniti restano ampiamente il primo mercato di sbocco esterno dell’Unione ma i tassi di crescita più robusti sono per i Brics, dove l’aumento degli acquisti è quasi sempre a doppia cifra.
In quasi tutti i mercati extra-Ue, tuttavia, l’Italia riesce a fare addirittura meglio, migliorando dunque la propria quota di mercato. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’Europa in nove mesi vede le vendite lievitare del 3,5% mentre il made in Italy scatta in avanti di quasi nove punti.
Situazione analoga nei Brics, con 25 punti di crescita per noi in Cina , quasi 23 in Russia, poco meno di nove in India: in tutti i casi performance superiori rispetto alla media dell’Unione Europea.
Performance eclatanti in percentuale ma robuste anche per peso specifico: dall’inizio dell’anno in termini assoluti il contributo aggiuntivo di Pechino vale due miliardi, quello di Mosca oltre un miliardo di euro. Proiettando a fine anno il trend 2017 della Russia le nostre vendite arriverebbero a quota 8,2 miliardi, tornando oltre il livello del 2015.
Risultati, quelli sperimentati dall'Italia, che del resto paiono coerenti con la ripresa corale del commercio internazionale, risalita che ha spinto a fine settembre l'Organizzazione Mondiale del Commercio a rivedere al rialzo le stime di crescita 2017. I volumi sono ora visti in progresso del 3,6% (dal 2,4% precedente), grazie in particolare ai maggiori acquisti dall'Asia e alla forza dell’economia Usa.
La ritrovata vitalità della domanda nazionale è visibile anche nella ripresa decisa delle importazioni, in crescita a doppia cifra tra gennaio e settembre. Un progresso che va a limare l’attivo commerciale, soprattutto per l’impennata della nostra bolletta energetica. Eliminando però i due hub commerciali europei, Olanda e Irlanda, il nostro avanzo manifatturiero è il secondo dell’Unione, alle spalle solo di quello tedesco.

 

Pagine in collaborazione con l'Ufficio stampa dell'Ambasciata d'Italia a Mosca, Il Sole 24 Ore

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