Sempre più capillare la presenza economica italiana nelle regioni russe

Settembre italiano a Mosca

Il museo delle belle arti Pushkin di MoscaLa pittura e la musica italiana protagonisti della scena artistica russa nel mese di settembre! Grazie alla collaborazione tra istituzioni culturali italiane e russe, con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia, tre grandi iniziative sbarcano a Mosca.
Il giorno 12 di settembre aprirà al Museo Pushkin la Mostra “Raffaello e la Poesia del Volto”, una straordinaria rassegna delle opere Maestro urbinate, che porterà a Mosca capolavori provenienti dalle Gallerie degli Uffizi, dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, dalla Galleria Nazionale delle Marche e dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Dal 10 al 16 di settembre l’orchestra del Teatro alla Scala sarà in tournée presso il Teatro Bolshoi di Mosca nell’ambito del “Festival dei ciliegi”. La tournée, che si preannuncia come una pietra miliare della collaborazione tra i due teatri, offrirà un programma incentrato attorno alle opere e alla musica di Giuseppe Verdi, con le esecuzioni della Messa da Requiem e del concerto sinfonico e la rappresentazione dell’opera “Simon Boccanegra”.
Infine, il 20 di settembre verrà inaugurata, sempre al Museo Pushkin, la Mostra “Piranesi. Capolavori da collezioni russe e straniere”, un’ampia retrospettiva sul celebre vedutista italiano.

Le vendite di Ferrari in Russia sono cresciute di 2,5 volte

Secondo l'agenzia di analisi di mercato “AutoStat”, nella prima metà del 2016, in Russia sono state vendute 23 nuove Ferrari. Ossia 2,5 volte in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quando erano state vendute nove vetture.
Il modello più popolare del marchio di lusso italiano è la Ferrari 488 GTB, con una potenza di 670 cv. In Russia ha un costo pari a oltre 20 milioni di rubli. La quota di questo modello rappresenta il 35% di tutte le vendite, corrispondente a 8 esemplari venduti tra gennaio e giugno di quest'anno. A seguire, le preferenze dei russi vanno alla berlina quattro posti Ferrari FF (5 pz.), il cui costo è lievemente inferiore a 20 milioni di rubli e, al terzo posto, alla Ferrari F12 Berlinetta con una potenza di 740 cv ed un costo che supera i 20 milioni di rubli (4 pz.). Inoltre, nella prima metà del 2016, sulle strade russe sono comparse tre nuove cabriolet Ferrari California e tre Ferrari sportive 458 Italia.
Si registra anche che 19 delle 23 vetture Ferrari vendute sono rimaste a Mosca e nella regione di Mosca, e quattro sportive sono state venduto a San Pietroburgo.

L’embargo alla Russia colpisce anche prosciutto e parmigiano, - l’allarme di Coldiretti

L’embargo alla Russia colpisce duro l’agricoltura e l’economia italiana, ma a farne le spese è anche il Prosciutto di Parma. Dall’inizio dell’embargo, infatti, sono 85mila i prosciutti di Parma e San Daniele in meno venduti. Bloccati anche 2,8 milioni di chili di Parmigiano Reggiano e Grana Padano. Nel complesso, le esportazioni dell’agroalimentare italiano sono scese al minimo da almeno un decennio con una perdita stimata nei due anni di 7,5 miliardi rispetto ai valori precedenti l’embargo. Lo sostiene Coldiretti in uno studio diffuso a metà agosto sugli effetti del decreto 778 del 7 agosto 2014 che ha chiuso completamente le frontiere russe a una serie di prodotti, tra cui: frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. “L’agroalimentare – afferma Coldiretti – è l’unico settore ad essere colpito direttamente dall’embargo totale sancito dalla Russia ma al divieto di accesso a questi prodotti si sono aggiunte le tensioni commerciali che hanno ostacolato di fatto le esportazioni in tutto l’agroalimentare e anche negli altri settori, dalla moda fino alle auto, in cui era tradizionalmente forte la presenza italiana. Solo nel settore del tessile, abbigliamento accessori e pelli la perdita dovuta al calo delle esportazioni è stata – secondo Coldiretti – di circa 2 miliardi nel biennio mentre per i mezzi di trasporto il taglio è stato attorno ai 1,2 miliardi nello stesso arco di tempo mentre 600 milioni ha perso complessivamente l’agroalimentare. La guerra commerciale con la Russia ha colpito duro interrompendo bruscamente una crescita travolgente delle esportazioni agroalimentari italiane verso la Russia, che nei cinque anni precedenti il blocco erano più che raddoppiate in valore (+112%). In termini quantitativi nel corso dei due anni di embargo – stima la Coldiretti – sono stati “respinti” dalle frontiere russe 39,4 milioni di chili di mele italiane, soprattutto della varietà Granny Smith dal colore verde intenso e sapore leggermente acidulo, ma anche 29,5 milioni di chili di uva da tavola, 29,9 milioni di chili di kiwi, i citati 2,8 milioni di chili di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, 14,2 milioni di chili di pesche e nettarine e gli 85mila prosciutti di Parma e San Daniele a denominazione di origine di cui si è detto”.

Vino, l’export italiano verso la Russia cresce del 9%

VinoI principali mercati mondiali del vino accelerano e l’Italia, a fatica, rimane legata al trend generale ma perde terreno rispetto a francesi e spagnoli.
Nei primi cinque mesi dell’anno, le importazioni dei Paesi consumatori Top 10 - che valgono il 70% dell’import mondiale di vino a valore - sono cresciute del 3,8% rispetto allo stesso periodo del 2015: in tutto sono 7,3 miliardi di euro. Stati Uniti e Giappone crescono di oltre il 4%, mentre arretrano Germania e Regno Unito, entrambi del -6%.
La sorpresa è la Russia che, dopo due anni di flessione dell’import, cresce del 9%. L’altra sorpresa è la Cina che, a metà anno, ha importato il valore della Svizzera del 2015: circa 1,1 miliardi, +28,1%. Rispetto al dato medio complessivo, gli acquisti di vini italiani restano poco sopra la media con il +4%, mentre aumentano sensibilmente quelli spagnoli e francesi, con un salto dell’8%.
Forse alla fine dell’anno capiremo se la pigrizia del nostro export dipende da un problema strutturale: le grandi imprese non possono esportare più di quanto già non fanno e le piccole non sono attrezzate per farlo.
Insomma, l’Italia ha perso la sfida con francesi e spagnoli? “No - risponde Antonio Rallo, neo presidente di Unione italiana vini - Un rallentamento, dopo anni di corsa, ci sta. In questa fase i vini fermi crescono a macchia di leopardo mentre rimangono trainanti gli spumanti. Il dinamismo del Prosecco è comunque un fatto rilevante perché richiama il made in Italy. Ed è più facile passare da un vino frizzante a uno fermo che non il contrario”. La crescita realizzata fin qui per Rallo è comunque positiva: “Contano anche le tensioni internazionali: alle prime avvisaglie i buyer tagliano gli acquisti per evitare di ritrovarsi con stock elevati”.
Sul traino degli spumanti “conta una crescita, nei primi cinque mesi del 2016, superiore al 20% - osserva Denis Pantini, responsabile di Wine Monitor Nomisma - a fronte di un micro progresso dei vini fermi imbottigliati dell’1%”. Regno Unito e Stati Uniti si confermano i principali mercati di sbocco degli sparkling italiani, con il Prosecco protagonista assoluto e che si fa strada nel mercato francese: “Nei primi 5 mesi, l’import di spumanti Dop italiani, escluso l’Asti, è raddoppiato a 19mila ettolitri, per un valore di 6,5 milioni” precisa Pantini.
Contraddittorie le performance dei vini fermi imbottigliati italiani: aumentano del 2% negli Usa, ma avanzano in Cina e in Russia, rispettivamente, del 32 e 16%. Del grande mercato statunitense Rallo ritiene che “rimanga un Paese vivace nonostante un certo rallentamento: gli americani sono diversi dai tedeschi”.
Quanto all’Italia, dopo un finale del 2015 positivo, ora i consumi, sia nell’Horeca che nella Gdo, si sono raffreddati. “Non so come chiuderà il 2016 - dichiara il presidente - ma il primo semestre e luglio non sono stati brillanti”. Al Sud s’inizia a raccogliere, quali le previsioni? “Nel Mezzogiorno l’estate non è stata caldissima - risponde Rallo - e da un possibile record produttivo si stima un lieve calo rispetto al 2015. Mentre per il Nord, colpito da vari episodi di maltempo, non sono previsti grandi volumi. Speriamo nel bel tempo d’agosto”.
In vista della boa dei cento giorni dalla sua elezione, il neo presidente traccia un primo parziale consuntivo, in particolare sul coinvolgimento delle imprese: “A oggi abbiamo ben supportato il mondo delle imprese del vino - conclude Rallo - Ben rappresentando le cooperative e le piccole aziende. Auspico che qualche grande azienda rimasta ai margini voglia contribuire al lavoro dell’associazione”.

Dazi sui laminati da Russia e Cina 

Erano attese per agosto e sono puntualmente arrivate.
L’Unione europea ha ufficializzato come “definitive” le misure antidumping contro le importazioni di laminati a freddo sottocosto da Cina e Russia. I dazi saranno applicati per cinque anni e per la prima volta saranno retroattivi, riguardando anche le importazioni avvenute fino a due mesi prima dell’adozione delle misure provvisorie, il 12 febbraio scorso.
L’ufficializzazione è avvenuta con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale comunitaria (L 210/1 del 4 agosto) dei due regolamenti istitutivi dei dazi definitivi, datati 29 luglio (rispettivamente il 2016/1328 per le tariffe verso i prodotti cinesi e il 2016/1329 per quelli russi).
In particolare, il prodotto sotto accusa è l’acciaio laminato a freddo, che viene utilizzato per il packaging, gli elettrodomestici, l’automotive e le costruzioni.
L’indagine Ue – ricorda la Commissione in una nota – era partita il 14 maggio 2015 in seguito alla denuncia di Euroferr, l’associazione dei produttori di siderurgia europei, secondo la quale le vendite dei produttori dei due Paesi erano effettuate in un regime di dumping, danneggiando le produzioni europee.
I dazi definitivi sono pari a una quota compresa fra il 19,7% e il 22,1% per i prodotti provenienti dalla Cina e fra il 18,7% e il 36,1% per quelli russi.
“Si trattava di una misura attesa, in linea con le tempistiche della Commissione Ue — osserva Antonio Gozzi, presidente di Federacciai -. Tra settembre e ottobre, dovrebbero arrivare anche le misure definitive sulle lamiere e sui coils a caldo. Quest’ultimo, per i volumi interessati, potrebbe portare a un effettivo rimbalzo dei prezzi. Anche qui i dazi attesi dovrebbero essere attorno al 20-25 per cento”.
Su circa 83 misure di difesa del commercio (tra antidumping e antisubsidy) in vigore nella Ue, 60 coinvolgono anche la Cina. E di queste, 15 riguardano la siderurgia cinese.
Nel frattempo, non solo la Ue si era mossa. Anzi, a maggio, Washington aveva alzato a più del 500% i dazi sull’acciaio laminato a freddo, con l’obiettivo di rallentare l’ingresso sul mercato globale di enormi quantità di acciaio cinese. Il Dipartimento per il Commercio americano aveva infatti, a maggio, fissato al 256,4% i dazi contro le sovvenzioni (subsidy duty) e a 265,8% quelli propriamente antidumping sui laminati a freddo.
Commentando la misura definitiva annunciata da Bruxelles, il ministro russo dell’Economia Aleksej Uljukaev ha affermato che: “Le procedure d’indagine adottate dalla Ue sono state inadeguate, violando i diritti degli esportatori russi”. Mosca dichiara di volersi rivolgere al Wto per far valere le proprie ragioni e trovare una soluzione alla vicenda.
Mentre a febbraio, dopo le prime misure provvisorie sui laminati a freddo, era stato il ministero del Commercio cinese a stigmatizzare la scelta, esortando la Ue a “non abusare degli strumenti di difesa commerciale pregiudicando il commercio tra Ue e Cina”.Italia Russia

 

In collaborazione con l’Ufficio stampa dell’Ambasciata d’Italia  a Mosca,
Il Sole 24 Ore