Sempre più capillare la presenza economica italiana nelle regioni russe

Presentazione del libro di Anton Antonov “Il Gatto Rosso”

Presentazione del libro di Anton Antonov “Il Gatto Rosso” all’Ambasciata d’Italia a Mosca, Il primo da destra, l’autore, Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione “Conoscere Eurasia”.Si è svolta il 28 giugno la presentazione del libro “Il Gatto Rosso” di Anton Antonov, pseudonimo dell’autore Antonio Fallico, in occasione della sua prima edizione russa. Hanno partecipato all’evento, oltre all’Ambasciatore Cesare Ragaglini, il Professor Antonio Fallico, l’Ambasciatore Serghej Yastrzhembskij, il Direttore dell’Archivio Statale russo di storia socio-politica Andrej Sorokin e la traduttrice Tatjana Bystrova.
Il libro, che mescola il romanzo storico, la fiction, lo spionaggio e la politica, costituisce una ricostruzione in chiave letteraria e fantastica delle vicende che hanno segnato la storia d’Italia dagli anni settanta agli anni novanta del secolo scorso. La Russia è un costante filo conduttore del libro, che dedica molto spazio anche agli avvenimenti che condussero alla fine dell’Unione Sovietica.
L’Ambasciatore Ragaglini ha ricordato come quel periodo storico, caratterizzato dalla trasformazione del movimento comunista italiano e dalla crisi del comunismo sovietico, abbia profondamente influenzato la successiva evoluzione socio-politica sia in Italia sia in Russia e ha colto, confermato in questo dall’intervento dell’autore, nell’idea del “comunismo tradito” la principale chiave di lettura dell’opera.
Alla presentazione, organizzata in collaborazione con Banca Intesa Russia, è seguita una vivace interazione con la stampa e con il pubblico che ha messo in rilievo l’estrema attualità de “Il Gatto Rosso”, libro capace di toccare corde ancora molto sensibili in Russia.

Partecipazione alla Fiera Innoprom (Ekaterinburg, 10-11 luglio)

Fiera Innoprom a EkaterinburgL’Italia ha preso parte come Paese ospite alla Fiera Innoprom di Ekaterinburg, la principale manifestazione internazionale russa nella Regione di Sverdlovsk.
Articolata in diverse aree tematiche (automazione industriale; metalmeccanica; tecnologie urbane; produzione di componenti per l’industria metalmeccanica; tecnologie per il settore energetico; e tecnologie e macchinari per la lavorazione dei metalli), la Fiera ha avuto un focus sulle “reti industriali”.
L’Italia ha svolto un ruolo di rilievo a Innoprom, grazie a un Padiglione ad hoc, organizzato dall’Agenzia ICE di Mosca in collaborazione con Federmacchine (Federazione nazionale delle Associazioni dei produttori di beni strumentali), che ha riunito 15 imprese e 3 associazioni su una superficie di 200 mq. Grande partecipazione è stata inoltre registrata al panel sulle opportunità e sulle prospettive di collaborazione industriale tra Italia e Russia organizzato a margine dei lavori. Il Presidente di Federmeccaniche, Sandro Salmoiraghi, è infine intervenuto alla plenaria della Fiera, alla quale ha partecipato il Primo Ministro russo Medvedev.
“La meccanica rimane un settore di punta nell’ambito dell’export italiano in Russia” – ha dichiarato l’Ambasciatore Ragaglini. “Come noto, la modernizzazione del sistema economico è una priorità delle Autorità della Federazione Russa e ciò riguarda anche le infrastrutture, il cui adeguamento è indispensabile allo sviluppo del Paese. È, questa, una grande opportunità per le imprese italiane, che possono mettere a disposizione del settore le proprie tecnologie e know-how. Dopo il ruolo da protagonista svolto al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, l’Italia si è presentata anche all’appuntamento di Innoprom con una partecipazione d’imprese e di associazioni importante, riunite in un Padiglione nazionale. Proseguiamo così nella direzione di maggiori investimenti, di maggiori joint venture e di maggiori collaborazione industriali tra i nostri due Paesi” – ha concluso l’Ambasciatore d’Italia.

Seminario sulla collaborazione in ambito sanitario (Mosca, 4 luglio)

Si è svolto presso l’Ambasciata d’Italia il seminario “La collaborazione in ambito sanitario: un ponte tra Russia e Italia”. Alla presenza del Ministro della Salute della Federazione Russa, Veronika Skvortsova, che ha introdotto l’evento insieme all’Ambasciatore Ragaglini, sono intervenuti i vertici delle maggiori strutture ospedaliere e sanitarie italiane (il Gruppo San Raffele / San Donato, il Policlinico Gemelli, il Gruppo Humanitas, l’Istituto Oncologico Europeo/Istituto Cardiologico Monzino, il Gruppo Villa Maria, Villa Stuart e altri), che rappresentano insieme circa l’80% del sistema sanitario privato italiano.
La prima parte dell’evento, dove sono intervenute per la parte russa le Autorità del Tatarstan e la Corporazione per lo Sviluppo del Caucaso Settentrionale, è stata dedicata agli investimenti nella Federazione: le aziende italiane presenti hanno pertanto potuto illustrare i propri piani di crescita su questo mercato. La seconda è stata dedicata al turismo medicale, vale a dire alla possibilità per i cittadini russi di accedere a servizi diagnostici, medicali e chirurgici d’eccellenza nelle strutture d’eccellenza italiane.
Notevole la partecipazione di aziende dei due Paesi, circa 130 nel complesso, che conferma l’interesse esistente per uno dei settori in cui la collaborazione tra Italia e Russia può assumere una dimensione strategica.

Danno di 600 milioni all’export nei due anni di embargo russo

Agroalimentare. Protesta della Coldiretti: a rischio il futuro del made in Italy.
Mentre si iniziano a fare i conti (per ora ancora virtuali) dell’effetto Brexit sull’agroalimentare, si delinea invece con precisione la pesante “bolletta” dei due anni dell’embargo russo che si allungherà a fine dicembre 2017. Sarebbe infatti di 600 milioni la perdita dovuta alla chiusura delle frontiere russe. A tracciare il bilancio è stata la Coldiretti, che ieri ha portato in piazza a Verona oltre diecimila agricoltori per protestare contro lo stop al made in Italy agroalimentare.
Tra i prodotti più colpiti l’ortofrutta, che ha lasciato sul campo 149 milioni, in particolare mele (-39,4 milioni di chili), kiwi (-30 milioni), uva da tavola (-29,5 milioni), pesche (-14,2), ma anche i formaggi Dop con una perdita di 80 milioni (-2,8 milioni di Kg di Grana padano e Parmigiano reggiano) e i Prosciutti Dop (-85mila pezzi di Parma e San Daniele). Si è così interrotto un trend che, negli ultimi 5 anni pre-embargo, aveva portato a un exploit del 112% dell’export agroalimentare. “Ancora una volta il settore – ha denunciato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo – è divenuto merce di scambio nelle trattative internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale”.
Al danno diretto si aggiunge quello indiretto dei quantitativi di ortofrutta e latte e derivati dei paesi del Nord Europa che hanno ingolfato il mercato, favorendo il tracollo dei prezzi. Ad aggravare il quadro c’è poi l’emergenza falsi. Per rispondere alla domanda del consumatore russo che si stava spostando sulle eccellenze italiane ci ha pensato l’ industria locale che ha lanciato sul mercato una vasta gamma di prodotti, dalla mozzarella Casa Italia, alla Robiola Unagrande fino alla mortadella Milano e Russkiy Parmesan, che evocano il Bel paese ma sono rigorosamente made in Russia. Un’offerta rafforzata poi dai cibi taroccati proveniente da tutto il mondo. “Con il rischio – ha sottolineato Moncalvo -–che l’Italia possa definitivamente perdere gli spazi commerciali conquistati”. Mentre, secondo Coldiretti, le misure messe in campo da Bruxelles per indennizzare gli agricoltori sono insufficienti.
Intanto da Verona il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha annunciato che da luglio scattano gli aiuti per oltre 17mila tonnellate di ortofrutta. Il ministro ha ribadito anche l’impegno a tutelare il vero made in Italy, ma soprattutto ha lasciato intendere che si apre qualche spiraglio: ”Proprio in queste settimane si è sviluppato con la Federazione Russa anche un terreno di collaborazione, ci sono una serie di dossier agroalimentari con cui stiamo avanzando” .

Italia-Russia, Raffaello arriva al Pushkin di Mosca in maximostra

La sede del museo delle belle arti Pushkin a MoscaRaffaello e non solo Raffaello. Nel quadro delle relazioni culturali tra Italia e Russia, è stato sottoscritto a Mosca un accordo di collaborazione tra gli Uffizi di Firenze e il museo Pushkin della capitale russa. L'intesa è stata siglata dal direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt e la direttrice del museo Pushkin Marina Loshak, alla presenza dell'ambasciatore d'Italia a Mosca, Cesare Maria Ragaglini.
La firma dell'accordo di collaborazione tra le due istituzioni museali prevede la coorganizzazione della mostra scientifica "Raffaello e la Poesia del volto". "Per me è stata una piacevole scoperta capire quella che è stata di Raffaello l'influenza sulla cultura russa" ha detto l'ambasciatore, ricordando gli studi e la conoscenza del grande artista italiano da parte di Pushkin, Dostoevskij e Tolstoj. "Le Gallerie degli Uffizi si sono dimostrate particolarmente generose con i prestiti. A completare la mostra ci saranno altri prestiti dai musei di Bergamo e di Brescia, e da altri musei italiani".
La mostra al Pushkin dal 12 settembre all'11 dicembre si preannuncia come una pietra miliare, e secondo Schmidt rappresenterà la più importante mostra organizzata su Raffaello. E il prossimo settembre si dimostrerà un mese particolarmente "italiano", secondo il capo missione, che ha anche ricordato la tournée della Scala al Bolshoi (10-16 settembre).
Loshak a sua volta ha dichiarato che "al momento noi viviamo un'epoca estremamente lontana dal Rinascimento. Per questo credo che sarà una cura per noi" la visione di tali capolavori. "Ritengo fondamentale il fatto che lavoreremo con gli Uffizi". Lo sponsor della mostra è la major russa Rosneft. I curatori sono Viktoria Markova e Marzia Faietti. Loshak si è complimentata anche per il lavoro "determinato ed efficiente" della squadra dell'Ambasciata d'Italia. "Speriamo che questa mostra sia solo il primo passo importantissimo" ha aggiunto.
Secondo il direttore degli Uffizi, "per un direttore di un museo non è mai una decisione facile e semplice" ma in questo caso la mostra ha permesso anche un'utile indagine "interdisciplinare e multiculturale". E l'accordo si pone anche nella scia "rinascimentale di scambi" nel mondo dell'arte, ha affermato Schmidt.

Russia, Ambasciatore Ragaglini: ora si punti su Made with Italy

In Russia è cambiato il “modello di sviluppo” ed è quindi il momento di “passare dal Made in Italy al Made with Italy”, ossia sfruttare la diversificazione russa per esportare know how e tecnologie. Lo ha detto l’ambasciatore a Mosca Cesare Maria Ragaglini in un’intervista ad Askanews, lanciando un chiaro segnale agli imprenditori. “Le sanzioni e il regime sanzionatorio non possono essere un alibi per non investire. Le sanzioni colpiscono alcuni settori nei quali non possiamo operare, ma tutto il resto è lecito”, aggiunge. Le cifre di interscambio del 2013 non torneranno poiché, spiega Ragaglini, “le nostre importazioni di idrocarburi dalla Russia valgono di meno finanziariamente, ed esporteremo di meno, poiché Mosca sta cercando di produrre essa stessa una serie di prodotti, che invece prima importava. Da qui discende, a mio avviso, la necessità per il sistema imprenditoriale italiano, almeno se si vogliono mantenere le quote di mercato in Russia, di cambiare strategia”. Ragaglini parla all’indomani del successo del nostro Paese al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, dove l’Italia è stata Paese ospite d’onore, e il padiglione italiano, organizzato dall’associazione Conoscere Eurasia, ha visto la visita del presidente del Consiglio Matteo Renzi. Secondo il capo missione “le imprese italiane, per loro tipologia sono dei partner ideali per l’economia russa. Ed è quindi questo il momento di investire: da una parte vi è una necessità dei russi di avere questo spostamento di tecnologia, dall’altro (sempre i russi) concedono benefici e incentivi che non rimarranno per sempre. Questo è il momento. È una situazione ideale e gli imprenditori italiani, se vogliono confermare la loro capacità di visione strategica della Russia, oltre che del loro futuro, sono sicuro che sapranno cogliere questo momento”. L’ambasciatore sottolinea poi che “abbiamo avuto già fin dall’anno scorso investimenti” ma ora “si tratta di fare un salto di qualità, sia numerico che qualitativo. Per questo abbiamo recentemente redatto una guida per investire in Russia che risponde alle domande che in genere un imprenditore si fa, oltre a una classifica tra le regioni più virtuose e più pronte a ricevere investimenti stranieri”. “L’economia russa comincia a muoversi nuovamente” afferma nell’intervista. “Ci sono previsioni, che valgono quello che valgono, perché non sempre gli economisti riescono a cogliere gli andamenti, ma si pensa che tra la fine dell’anno e il prossimo, la Russia uscirà dalla recessione. Si ricomincerà a crescere, magari a ritmi più bassi che in passato. Il prezzo del petrolio si potrebbe assestare sui 50 dollari e quindi dare un maggiore stabilità, sia al rublo, diminuendo le fluttuazioni, sia al bilancio federale. Tutto questo offre una maggiore stabilità al sistema”.

Gli archi romani in Russia:  l’antica stazione a Tver, la città a situata a 160 chilometri a nord-ovest di Mosca (foto: IG Svetosh13)

 

In collaborazione con l’Ufficio stampa dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, Il Sole 24 Ore, Askanews,  Banca Intesa Russia