Sempre più capillare la presenza economica italiana nelle regioni russe

Banca Intesa entra a far parte delle cinque banche più sicure e  solide della Russia

Nel più recente rating della rivista Forbes, Banca Intesa Russia è entrata nel top-5 delle banche più sicure, solide e affidabili della Federazione Russa.
Il rating è stato elaborato in base alle analisi dei principali indicatori finanziari delle cento maggiori banche russe. Inoltre il rating di Forbes tiene conto delle valutazioni correnti delle principali Agenzie internazionali di rating.
“Nella situazione economica attuale il fattore dell’affidabilità di una banca diventa uno dei fattori determinanti. Apprezziamo il fatto che il nostro lavoro accurato nel 2015 abbia ricevuto una valutazione così elevata da parte della rivista Forbes. Nella garanzia dell’affidabilità un ruolo importante riviene dal fatto che Banca Intesa Russia è una controllata del gruppo Intesa Sanpaolo, uno dei più importanti gruppi bancari nella zona euro, il quale ha alle spalle più di 400 anni di storia”, ha detto Oleg Dzhus, Membro del Management Board, Responsabile della Tesoreria di Banca Intesa Russia.

Sanzioni alla Russia e danni alle imprese italiane

Le sanzioni economiche contro la Russia e le relative contro-sanzioni  continuano a danneggiare pesantemente le imprese italiane. Le esportazioni Made in Italy verso Mosca sono crollate al minimo da dieci anni per effetto dell’ulteriore crollo del 24% registrato nel mese di gennaio 2016 rispetto all’anno precedente. Lo dice un’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero. Complessivamente le esportazioni italiane in Russia nel 2015 si sono ridotte a 7,1 miliardi, con un taglio di 3,7 miliardi rispetto al 2013, cioè all’anno precedente all’introduzione delle sanzioni. 
La guerra economica alla Russia, dice la Coldiretti, è costata direttamente all’Italia 240 milioni di euro nel 2015 per il solo settore agroalimentare. Per il Made in Italy si sta verificando anche un danno di immagine a causa della diffusione in Russia di prodotti sostitutivi di imitazione che non hanno nulla a che fare con l’Italia. 
Il settore dei prodotti agricoli è stato il più colpito in percentuale, con un crollo del 73,1% delle nostre esportazioni di questo genere verso la Russia; molto danneggiati anche i prodotti alimentari (-33,9%), quelli tessili, l’abbigliamento e gli accessori (-30,8%), i mobili (-27%) e le automobili (-60,3%). In totale -25,2 per cento.

Italia-Russia, filo diretto tra regioni

Made with Italy. La Camera di Commercio di Mosca lavora per promuovere le realtà locali e far conoscere le opportunità offerte
Se il “made with Italy” è il nuovo filone dell’interscambio con la Russia, su cui puntare in attesa che anche il “made in Italy” possa tornare a espandersi senza più il vincolo delle sanzioni, l’impegno di Konstantin Krokhin è mettere l’accento sulla collaborazione possibile tra le regioni italiane e quelle russe: dal fronte dell’economia a quello dello sport, dalla cultura al turismo.
Krokhin presiede la Commissione italiana della Camera di Commercio di Mosca, «la più importante in Russia per le regioni», ed è spesso a Milano, che Expo ha contribuito ad avvicinare a Mosca. Un’esperienza che in primavera verrà replicata con Torino: «L’Italia - spiega Krokhin - significa per noi, per tradizione, moda, turismo, alimentare. Ma ora noi vogliamo mettere l’accento sulla collaborazione industriale, sull’innovazione, in parallelo al resto».
È il “nuovo corso” dell’era delle sanzioni, e del petrolio a basso prezzo che ha indebolito il rublo e costretto i russi - dalle autorità alla gente comune - a rifare i calcoli di quanto si possono permettere di importare, riportando l’attenzione sulla produzione locale, turismo o assistenza sanitaria compresi. Ne è nato un programma di localizzazione e sviluppo che i russi chiamano “importozameschenie”, sostituzione delle importazioni dall’estero, ammettendo però di aver bisogno di aiuto e di esperienza altrui nella modernizzazione dell’industria. Se in Italia si parla sempre più spesso di “made with Italy”, Krokhin ribalta lo slogan prendendo spunto dall’invito del ministro degli Esteri russo, Serghej Lavrov: «My (“my” in russo significa “noi siamo”, N.d.R.) with Italy” - dice mischiando russo e inglese - noi con l’Italia. Ma concentrandosi sulla collaborazione interregionale».
Krokhin riporta l’esempio dei contatti nati tra la Lombardia («la regione italiana che ci è parsa più interessata a promuovere programmi internazionali, più aperta all’innovazione con i suoi giovani imprenditori») e la città di Nizhnij Novgorod, o tra la Lombardia e il Bashkortostan, una repubblica autonoma della Federazione russa tra il Volga e i monti Urali. Patria di Rudolf Nureyev, tiene a ricordare Konstantin Krokhin, e quindi particolarmente sensibile ai temi culturali. Ma l’attenzione della Camera di Commercio di Mosca è su tutte le regioni russe meglio preparate a stringere rapporti di collaborazione nei settori della petrolchimica, dell’agricoltura, della sanità, del turismo. Anche se poco conosciute all’estero, meno familiari di Mosca o San Pietroburgo. La Camera di Commercio di Mosca intende aiutarle a stabilire contatti diretti con l’Italia, anche di fronte a quello che Krokhin considera un indebolimento della posizione della Germania in Russia: «Si libera un posto in cui noi invitiamo la produzione italiana, di qualità elevata ma meno cara. Il nostro compito è dare la possibilità di entrare nel mercato russo non soltanto ai grossi nomi come Cremonini o Ferrero, ma anche agli imprenditori piccoli e medi che non possono, o non sanno, che non parlano russo...».
Tornando sul tema delle sanzioni, Krokhin racconta che la produzione dei generi finiti sotto embargo occupa buona parte del suo lavoro con Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte. «Il latte, per esempio. Il Bashkortostan è la prima regione russa per la produzione di latte. Tutti i prodotti freschi che è possibile fare con il latte, come il kefir, li fanno. Ma c’è molto che loro non hanno: per tradizione la Russia non ha la tecnologia e la qualità per fare il formaggio, abbiamo sempre comprato da italiani, svizzeri o olandesi. Per questo sono andato alla Centrale del latte di Torino e ho proposto di venire a produrre da noi, a fronte di esenzioni fiscali e finanziamenti agevolati. Produrre nuovi tipi di formaggio in Russia controllando la qualità: le materie prime costano copechi, il costo del lavoro è basso. È solo un esempio. Non servono grossi investimenti, ma lavoro, know-how ed esperienza. E in questo modo, non perdete il mercato: le sanzioni prima o poi finiranno, e voi avrete rafforzato le vostre posizioni».

Italia-Russia, guida per le imprese per investire nel dopo sanzioni

Le sanzioni contro la Russia resteranno in vigore fino al 31 luglio 2016. L’Unione europea le ha rinnovate a dicembre perché Mosca non ha attuato pienamente gli accordi di Minsk, che hanno l’obiettivo di porre fine alla guerra nell’Est dell’Ucraina. Al vertice dei capi di Stato e di governo della Ue di dicembre l’Italia aveva insistito ma senza successo per discutere del rinnovo. Le esportazioni di Made in Italy nel 2015 hanno subito un taglio pesante fermandosi a 7,1 miliardi di euro contro i 10,8 miliardi del 2013, l’ultimo anno prima delle sanzioni. Non tutti i Paesi sono stati penalizzati in egual modo dalle misure decise da Bruxelles. La Germania, ad esempio, è riuscita a continuare a fare affari con Mosca come dimostra il raddoppio del gasdotto Nord Stream.
La guida
In questo scenario complicato e politicamente molto delicato non è facile muoversi per le nostre imprese. L’Ambasciata d’Italia a Mosca, insieme a Ice e ministero dello Sviluppo economico, ha preparato, in collaborazione con il Sistema Italia nella Federazione e con le autorità russe, la guida «Perché investire in Russia» per aiutare gli imprenditori a orientarsi nel Paese: «Lanciarsi all’avventura oggi più che mai può rivelarsi rischioso e controproducente — spiega nell’introduzione l’ambasciatore Cesare Maria Ragaglini —. La Federazione Russa è infatti territorialmente il più grande Paese del mondo, molto articolato al suo interno e profondamente diverso da una regione all’altra». «Se è vero che il momento attuale è complesso — prosegue — è bene ricordare che da sempre le aziende italiane hanno investito in Russia nei momenti più difficili, conquistando così quote rilevanti su questo mercato».
I contenuti
La guida, che è stata presentata giovedì a Milano al mondo economico, è articolata in cinque capitoli che toccano diversi temi, dal piano della Federazione per la sostituzione delle importazioni e gli istituti giuridici per operare nel Paese, agli strumenti finanziari e creditizi a disposizione da parte italiana e russa, passando attraverso le regioni e i settori che offrono particolari opportunità d’investimento per le nostre aziende e le zone economiche speciali, inclusi i parchi tecnologici. «Le economie di Italia e Russia sono complementari — ha spiegato Ragaglini alla presentazione —. Il know-how e le tecnologie italiane possono giocare un ruolo importante nel processo di diversificazione dell’economia che, ancor di più in un momento di crisi, è divenuto prioritario per la Federazione. In questa fase le autorità russe sono pronte, a tutti i livelli, a sostenere collaborazioni industriali con aziende italiane per favorire lo sviluppo di una moderna industria leggera». È però importante un cambio di mentalità. «Il mercato russo non va considerato solo come sbocco per i prodotti finiti, ma anche e soprattutto come base per la produzione e la distribuzione di beni in tutta l’area euroasiatica». In sintesi, conclude Ragaglini, investendo in Russia si passa «dal Made in Italy al Made with Italy».

Romano Prodi in Russia: il sottile lavorio del Professore per favorire il disgelo con l’Europa

Non si ferma la diplomazia parallela di Romano Prodi per favorire il disgelo tra Russia e occidente, a partire da un programma per lo stop alle sanzioni europee contro Mosca. “Dobbiamo tornare alla cooperazione fra Russia e Ue, è una necessità e un elemento di convenienza per entrambe le parti”, ha insistito l’ex premier nel suo viaggio di due giorni a Mosca in cui ha incontrato Putin. “L’Europa e la Russia sono complementari come whisky e soda. L’Ue ha bisogno della Russia per l’energia, la Russia ha bisogno dell’Ue per la sua esigenza di modernizzazione, di trasformazione del paese. Questa cooperazione non è più un’opzione. Se non lo facciamo, sprechiamo il nostro futuro”, ha aggiunto Prodi, ricordando le tappe di una partnership che si è deteriorata e poi trasformata in tensione con la crisi Ucraina. Il 17 marzo scorso il faccia a faccia con il capo del Cremlino, con cui il Prof coltiva da tempo buoni rapporti: una “visita riservata” in cui i due uomini politici hanno discusso di rapporti tra Russia e Ue, del complicato scenario mediorientale, a partire da Siria e Libia e di energia. Un “incontro di carattere privato” secondo fonti russe, durato 45 minuti, definito di “grandissima utilità” da Prodi che, da tempo, ritiene indispensabile il dialogo tra Usa, Russia, Ue e Cina per poter affrontare la lotta al terrorismo e le crisi in Libia e Siria.
Prodi ha parlato di un nesso “indiretto” tra lo scenario siriano e la crisi ucraina che “non può essere separata dalla politica mondiale”. Dunque il parziale ritiro russo dalla Siria “può essere d’aiuto anche per la soluzione del problema ucraino” e in modo “indiretto” portare alla fine delle sanzioni contro Mosca. “La creazione di un’atmosfera di comprensione e avvicinamento - ha spiegato - può essere d’aiuto anche per la soluzione del problema ucraino e può preparare l’annullamento delle sanzioni”. Prodi e Putin hanno quindi registrato un “comune interesse perché le divergenze tra Russia e Ue diminuiscano progressivamente”. “L’ultimo Consiglio europeo – ha detto - ha aperto un piccolo spiraglio, ma concreto, su un inizio di dialogo con la Russia, anche se rimangono divergenze profonde”. Secondo l’ex premier, in questo contesto è centrale la posizione della Germania, per iniziare una mediazione che porti ad un “programma di rientro delle sanzioni” contro Mosca.
La Russia, dal canto suo -  secondo quanto dichiarato dal Professore dopo l’incontro con Putin a una conferenza del think tank Valdai a Mosca -  deve stare molto attenta a “non dividere l’Europa”, come nel caso di raddoppio del gasdotto Nord Stream che collega la Germania alla Russia passando dal Mar Baltico e che rischia di “dividere l’Europa in nord e sud nel lungo termine”, spingendo “i paesi meridionali verso un’alternativa al gas russo”. Una “pericolosa tentazione”, quella di dividere l’Europa, a cui Mosca secondo Prodi “non deve cedere”. L’Europa, a sua volta, deve stare attenta perché con la politica delle sanzioni corre il rischio di “demonizzare la Russia”. “Se la tendenza continua - ha avvertito l’ex premier - vi è un pericolo di incomprensione e di sentimento anti-russo”.
Nel corso della sua visita in Russia, Prodi ha parlato anche del Consiglio europeo sui migranti, tema a suo avviso molto più pericoloso per la tenuta della Ue rispetto al Brexit. Sul tema dei migranti, ha avvertito che il “prezzo da pagare sarà alto” ma l’obiettivo deve essere perseguito perché “davanti a una tale tragedia umanitaria si è obbligati a trovare un accordo per alleviare le sofferenze dei migranti”. Finora - ha spiegato a margine della conferenza al Club Valdai - i problemi dell’Europa, come la crisi greca, “hanno riguardato principalmente i governi, mentre la questione migranti ora tocca l’identità dei popoli, ne sta cambiando la sensibilità e riguarda il futuro dell’Europa più che il referendum della Gran Bretagna”. L’ex presidente Ue ha detto di augurarsi che Londra non esca dall’Unione, “ma anche se vincesse il No le cose non cambieranno moltissimo”.

 

In collaborazione con  il Servizio pubbliche relazioni di Banca Intesa Russia, l’Ufficio stampa dell’Ambasciata d’Italia a Mosca, Il Sole 24 Ore