Sempre più capillare la presenza economica italiana nelle regioni russe

Shmal: «Russia e Italia più vicine sul gas»

Ghennadij Shmal (in foto) è un veterano dell’industria dell’energia, sovietica e poi russa. Oggi presidente dell’Unione degli industriali del petrolio e del gas, torna con il pensiero agli anni in cui Mosca costruiva le relazioni con l’Europa e i gasdotti come Druzhba, “fratellanza”, tradita poi dalle controversie con l’Ucraina. Ricorda gli anni di Cernomyrdin e Vjakhirev, capi storici di Gazprom, le notti passate con Eni, Gaz de France o Ruhrgas a negoziare contratti che avrebbero definito forniture per i successivi 25 anni, le prime collaborazioni con Snamprogetti, Ilva, Nuovo Pignone.
«In queste tradizioni che ci uniscono all’Italia – spiega - vedo la possibilità di alzare il livello della collaborazione reciproca». Shmal rilancia, e malgrado non siano tempi facili per l’economia russa e per Gazprom sembra deciso a trasformare ogni sfida in opportunità mentre ripete convinto: «Per i prossimi vent’anni l’economia europea si baserà sul gas russo».
Ghennadij Shmal, presidente dell’Unione degli industriali del petrolio e del gasChe cosa intende dire quando auspica un rafforzamento della collaborazione?
Siamo in Europa da tempo, viviamo nello stesso continente. E mai una volta, anche nei momenti più duri della guerra fredda, l’Urss ha violato gli impegni di fornitura. Per riserve provate di gas siamo primi al mondo. Norvegesi e britannici non possono aumentare la produzione, Nord Africa e Medio Oriente sono in difficoltà. E quando gli americani dicono che porteranno il loro gas liquefatto in Europa, noi vi assicuriamo: mai l’LNG americano sarà più economico del nostro gas. La costruzione di Nord Stream 2 inoltre ci permetterà forniture più stabili.
La Commissione europea non sembra ritenere necessario il raddoppio di Nord Stream, il gasdotto dalla Russia alla Germania...
Il fabbisogno in Europa è alto, South Stream è bloccato. Anche Turkish Stream si è imbattuto in una serie di rinvii. Perciò è nata l'idea della seconda linea di Nord Stream. Purtroppo non riusciamo a trovare un linguaggio comune con la Commissione europea. Il Terzo pacchetto energia (adottato per liberalizzare il mercato europeo, ndr) in sostanza era diretto contro la nostra Gazprom. Dice che Opal e Nel - i gasdotti tedeschi che partono da Nord Stream - possono essere riempiti di gas russo solo a metà. In modo che altri fornitori li possano utilizzare, dicono. Ma per altri fornitori non ci sono prospettive: la Norvegia, per esempio, usa altri gasdotti. Così il costo del gasdotto non si ammortizza.
Perché South Stream è stato annullato?
L’Unione Europea era contraria a South Stream fin dall'inizio. Gli americani facevano lobbying per Nabucco, che avrebbe dovuto prendere il gas da Turkmenistan e Azerbaijan. Ma io ho sempre detto che era destinato al fallimento, non aveva abbastanza gas per riempirsi. Era anche spuntata l’idea di unire South Stream e Nabucco, ma South Stream era già stato avviato. Poi il governo bulgaro ha cambiato idea, almeno cinque volte. Così, alla fine dell'anno scorso Vladimir Putin ha proposto di trasformare South Stream in Turkish Stream.
La posa dei tubi era stata affidata a Saipem. Come mai il contratto è stato terminato?
Non credo si tratti di un annullamento definitivo. Se è una questione politica, forse si tornerà a ridiscutere, perché russi e italiani sono interessati. Comunque, ci sono anche altre compagnie in grado di realizzare il progetto.
Invece di costruire nuovi gasdotti, si potrebbe ristrutturare la rotta attraverso l’Ucraina.
La comparsa di Nord Stream e South Stream non è stata casuale. Nel 2009, a Capodanno, l’Ucraina bloccò il transito di gas russo per l’Europa. Era un inverno molto rigido. La Ue rimase a guardare, ci dicevano: con l’Ucraina sbrigatevela voi. Solo alla fine Ue, Gazprom e gli ucraini si misero insieme per trovare la soluzione. Ma considerata l'inaffidabilità dei leader al potere a Kiev, Gazprom ha concluso che è meglio bypassare l’Ucraina. Prima o poi la situazione cambierà: non possiamo rinunciare del tutto al transito attraverso l’Ucraina. Se si comportano come si deve.
Il mercato cinese un giorno potrà diventare per la Russia più importante di quello europeo?
Abbiamo firmato contratti con la Cina, ma per le forniture ci vuole tempo. Dunque per l’Europa non c’è alcun pericolo, dipende solo dalla richiesta. Ma noi dobbiamo diversificare le forniture: chiudere i pozzi non è conveniente, e se l’Europa non lo prende il gas dove va? Da nessuna parte. Non lo puoi mettere in cassaforte. Per questo dobbiamo guardare sia a Oriente che a Occidente.
Ma avete gas per tutti?
Un trilione! Teoricamente la Russia potrebbe produrre mille miliardi di metri cubi l'anno. L’ha detto Putin cinque anni fa, in visita a Urengoy: bisogna arrivare a un trilione, ha detto.
Eppure i grandi giacimenti nella Siberia occidentale sono in esaurimento...
Giusto. Ogni giacimento ha un ciclo di vita, anche quelli di oro o di diamanti. Urengoy o Yamburg sono in fase di calo, ma c’è Zapoljarnoje, e due anni fa è entrato in produzione il primo giacimento di Yamal, Bovanenkovo. Da solo può produrre fino a 140 miliardi di metri cubi l’anno, in tutto i giacimenti della penisola di Yamal hanno 12/14 trilioni di riserve provate.
Bisogna considerare anche l'impatto di sanzioni e prezzi bassi sugli investimenti.
Il fatto è che le sanzioni sono contro lo sviluppo della dorsale artica, e noi là lavoriamo poco. Sono risorse proiettate nel futuro. Ci preoccupa di più l'impossibilità di ottenere finanziamenti a basso prezzo. Il sistema bancario russo era impreparato a questi sviluppi: le banche fanno credito a tassi del 15/17%. Se vendi collant puoi anche farcela, ma nelle infrastrutture il costo degli interessi raddoppia nell’arco di 5/7 anni. Per quest’anno e magari il prossimo non dovrebbero esserci problemi, ma dopo saremo costretti a ridurre i programmi di investimento. A meno di non trovare finanziamenti a buone condizioni altrove.
Si possono trovare strade per continuare a lavorare pur rispettando le sanzioni?
Naturalmente si possono creare delle jv, localizzare certe produzioni in Russia. Oppure basarsi in Bielorussia o in Kazakhstan. Vede, gli imprenditori - in Italia, in Francia, in Germania - prendono posizione contro le sanzioni. Con i politici è diverso. Il principale sostenitore delle sanzioni è la Casa Bianca, ma non hanno capito che le sanzioni portano i governi che le subiscono a fare quadrato attorno alla leadership.
Ritiene che i prezzi del petrolio resteranno bassi a lungo?
Penso che già alla fine di quest’anno il petrolio un pochino risalirà. I budget dei Paesi del Golfo sono basati su un prezzo di 90/100 dollari al barile: da questo dipende la loro stabilità, loro per primi devono pensarci. Molto dipende da come si comporterà l’economia mondiale. Considero equo un prezzo di 80 dollari al barile. Dovrebbe stare bene sia ai Paesi produttori che ai consumatori.
In settembre Gazprom, per la prima volta, ha venduto gas sul mercato spot.
La questione si poneva già ai tempi dell’Urss: contratti spot o a lungo termine? Penso ci debbano essere gli uni e gli altri, tenendo conto che nel settore del gas ci vogliono molti soldi. I progetti sono costosi e perché un grosso gasdotto si ammortizzi, ha bisogno di 12/15 anni. Per questo sono necessari contratti che assicurino che il gas venga comprato lungo15/20 anni. Ma Gazprom guarda alla situazione sul mercato: di fatto ha venduto all'asta uno o due miliardi di metri cubi, copechi, ma ha dimostrato di essere pronta a cercare meccanismi che possano andare bene ai consumatori europei.
Un segnale di disponibilità? Questa decisione, unita ai segnali concilianti inviati a Bruxelles nell'inchiesta antitrust o alla ripresa delle forniture all’Ucraina, sono stati interpretati come un desiderio di riavvicinarsi all’Europa.
Ma Gazprom non è andata da nessuna parte...
Si dice anche che in Russia Gazprom subisca la necessità di non potersi muovere come una normale compagnia, dovendo seguire gli interessi dello Stato. Le tasse sono elevate, i prezzi interni del gas tenuti bassi, la concorrenza dei produttori indipendenti in aumento.
Se parliamo di tasse, quelli che ne pagano di più sono i neftianniki, le compagnie petrolifere. Gazprom paga tre volte meno tasse di Rosneft. Quanto ai prezzi interni, ormai non sono più così bassi. Anche voi che producete vino, lo avete più a buon mercato di noi che non abbiamo vigneti. Ma se aumentiamo troppo il prezzo interno del gas, danneggiamo l’industria.
Rosneft chiede che a Gazprom venga tolto il monopolio sull’export di gas, per permettere anche ad altri di venderlo liberamente.
Bisogna trovare il modo di fargli vendere il loro gas senza sconvolgere i principi attuali. Se una compagnia funziona bene, perché smembrarla? Il nostro settore del gas è stato creato come un sistema unico, che include l’estrazione dai giacimenti, la lavorazione del gas, il trasporto, la vendita ai consumatori. Il sistema funziona da diverso tempo, smembrarlo non ha alcun senso. Lasciamolo lavorare. Se a Eni non arriva il gas, di chi è la colpa? Di quello che trasporta, di quello che ha pompato, del produttore? Ai consumatori non sta bene.

Assemblea imprenditori Gim: Russia mercato di grandi prospettive

Vittorio Torrembini, vice presidente di Gim Unimpresa, associazione di imprenditori italiani a MoscaLa Russia è ancora oggi, nonostante la crisi politica con Bruxelles, un "mercato di grandi prospettive" per le imprese italiane e "ha fortemente bisogno della esperienza delle nostre società soprattutto le Pmi". Così alla stampa italiana Vittorio Torrembini, vice presidente di Gim Unimpresa, associazione di imprenditori a Mosca riunitasi ieri in assemblea generale. Il Gim ha accolto ieri il capo della Commissione Esteri della Duma, Aleksej Pushkov, che con un suo intervento ha aperto i lavori dell'assemblea. "Come abbiamo detto più volte la Russia deve mostrare il suo vero volto, facendo attenzione ad evitare reazioni di chiusura o di lesa maestà. Su questo punto la risposta che abbiamo ricevuto da Pushkov ci pare vada sicuramente in questa direzione".
Pushkov non ha mancato di sottolineare le conseguenze della crisi tra Mosca e Bruxelles, generata dalla guerra in Ucraina, e i danni per le relazioni economiche. Ma l'Italia si è sempre distinta per una posizione di dialogo. "Abbiamo voluto - spiega Torrembini - riconfermare gli stretti legami di amicizia e reciproca collaborazione con la Russia, elementi peraltro ribaditi anche a livello politico Istituzionale dall'impegno del nostro Governo, unico tra gli occidentali, che mantiene costanti rapporti diretti e scambi politici con questo Paese. Si è voluto altresì confermare il nostro impegno a non abbandonare il mercato".
Gim Unimpresa era ampiamente rappresentata anche il 24 settembre ai festeggiamenti per i 20 anni dell'AEB, la lobby di business europeo più potente a Mosca, presieduta dal francese Philippe Pegorier. "Come GIM riteniamo che la quotidiana campagna di accuse, le più disparate rivolte alla Russia, oltre ad essere controproducente per il mantenimento di buone relazioni politiche ed economiche, sia dannosa ai sistemi economici sia russo che europeo e allontani la realizzazione di un impegno più serio sui grandi temi della lotta al terrorismo e della costruzione di nuovi equilibri a livello mondiale".

Packaging. Nuova filiale a Mosca per rafforzare il presidio in Russia

Marchesini cresce nell’Europa dell’Est
Una nuova filiale a Mosca, per rafforzare il presidio in Russia. Due sedi commerciali in Polonia e in Ucraina. In attesa del primo stabilimento per la termoformatura di Carpi – 15mila metri quadrati e un investimento di 15 milioni – per il quale è iniziato il conto alla rovescia: sarà inaugurato entro un anno. Per Marchesini Group, uno dei big della packaging valley emiliana, parte un piano di espansione nell'Est Europa che dovrebbe portare il fatturato a superare in tempi brevi i 300 milioni di euro. Un progetto di sviluppo che va di pari passo con la scelta di focalizzarsi, sul mercato italiano, sul packaging farmaceutico.
Una strategia sostenuta non solo dalla scommessa sulla nuova fabbrica carpigiana, polo di eccellenza per la produzione di macchine per il confezionamento di blister, ma anche dalla decisione di cedere un ramo d'azienda, Teamac (sede a Budrio, sempre nel Bolognese) che opera nel settore alimentare (confezionamento di bustine da tè). Per il gruppo di Pianoro, in provincia di Bologna (1.200 dipendenti, 14 divisioni produttive, 15 filiali estere, una rete di 30 agenzie), la crescita all'estero deve essere sempre agganciata al servizio di assistenza post vendita. «L'ottica – spiega il presidente Maurizio Marchesini – è quella di investire sul medio e lungo termine e di non lasciare mai soli i clienti». Si spiega così la decisione di puntare su una nuova filiale nella capitale russa, sulle fondamenta di una agenzia di rappresentanza, per aumentare i numeri in un mercato dove l'azienda è presente da trent'anni e da dove arrivano – nonostante le difficoltà legate alle tensioni geopolitiche e a ostacoli burocratici – forti segnali di crescita. Il gruppo bolognese ha una storica vocazione all'export. L'85% del fatturato è infatti generato proprio dalle esportazioni. E nello scacchiere globale la Russia rappresenta per il gruppo il 6%. «Quota che prevediamo di raddoppiare nell'arco di due anni», dice Marchesini.
A sua volta la Polonia, nuova frontiera Ue per gli scambi commerciali, manifesta numerose opportunità di sviluppo. Mentre in Ucraina – Paese verso il quale è diretta una quota residuale della produzione destinata oltreconfine - per l'azienda emiliana ci sono le condizioni per tornare alle ottime performance del passato, anche se non in tempi brevi. L'apertura della nuova filiale di Mosca è prevista in gennaio. Sempre all'inizio dell'anno prossimo saranno inaugurate la sede polacca e la nuova sede in Ucraina. Il progetto di espansione - sulla scia di una crescita del fatturato, che nel 2015 dovrebbe raggiungere i 270 milioni, con un balzo del 10% rispetto al 2014 – sarà il raddoppio dello stabilimento di Corima, l'azienda toscana del gruppo che realizza linee per il confezionamento in ambiente asettico dei farmaci.

Ricevimento in Ambasciata d’Italia a Mosca in occasione dell'inaugurazione della nuova boutique di Dolce e Gabbana nella capitale russa

Il 29 ottobre scorso, in occasione dell’inaugurazione della nuova boutique di Dolce e Gabbana a Mosca, l’Ambasciata d’Italia ha ospitato un ricevimento che ha visto la partecipazione degli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, fondatori del marchio che rappresenta da anni un'icona dello stile italiano e uno dei brand del Made in Italy di maggiore successo nel mondo.
All’evento, aperto da un intervento dell’Ambasciatore Ragaglini, hanno partecipato giornalisti, top buyer dell’azienda e ospiti di Mercury, società che distribuisce il marchio in Russia.

Incontro con il Governatore della Regione di Novosibirsk

L’Ambasciatore d’Italia ha incontrato 12 novembre scorso il Governatore della Regione, Vladimir Gorodetsky. Nel corso del colloquio sono state esaminate possibili forme di cooperazione economica e culturale tra l’Italia e la Regione.
L’Ambasciatore Ragaglini ha evidenziato come l’Ambasciata stia studiando, assieme all’ICE di Mosca, le regioni russe più interessanti sul piano economico e dei settori produttivi che potrebbero interessare le aziende italiane in termini di investimenti diretti e di creazione di società miste con partner locali. La Regione di Novosibirsk è una di queste, soprattutto per meccanica, agroindustria e medicale-farmaceutico.
Il Governatore Gorodetsky ha espresso la disponibilità a ospitare una missione di sistema nella prossima primavera e, in questa prospettiva, a condividere i settori di sviluppo su cui punta la Regione e le relative agevolazioni di cui potrebbero beneficiare le aziende italiane.

Visita allo stabilimento DKC a Tver

L'Ambasciata d’Italia, l'Agenzia ICE di Mosca e l'Associazione degli imprenditori italiani in Russia GIM hanno effettuato una visita alla DKC, azienda piemontese nata nel 1998 e che oggi è uno dei produttori leader di sistemi portacavi in Europa e in Russia.
La produzione, localizzata a Tver, è divisa in tre stabilimenti che impiegano oltre 1.500 addetti.
Il gruppo DKC ha sviluppato negli anni una vasta rete di produzione e di distribuzione in Russia che può rappresentare un modello e una "testa di ponte" per numerose imprese di settore che intendano entrare nel mercato russo.

 

Pagine prodotte in collaborazione con Il Sole 24 Ore e l’Ufficio stampa dell’Ambasciata d’Italia a Mosca