La presenza economica italiana in Russia e nei Paesi dell’Unione Doganale

Missione istituzionale e imprenditoriale a Kazan

La missione, organizzata dall’Ambasciata d’Italia a Mosca e dall’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ex ICE) ha posto le basi per un ulteriore rafforzamento della presenza italiana nella Repubblica del Tatarstan.
Prima dell’incontro tra il Presidente della Repubblica del Tatarstan, Rustam Minnikhanov e l’Ambasciatore Cesare Ragaglini (quarto a destra). La cooperazione economica e nel campo culturale sono state al centro dell’incontro tra il Presidente della Repubblica Rustam Minnikhanov e l’Ambasciatore Cesare Ragaglini. Vi è un reciproco interesse a rafforzare la collaborazione, hanno rimarcato i due rappresentanti: il Tatarstan ricerca la tecnologia e il know-how italiani, mentre l’Italia punta a un aumento dell’interscambio (quasi due miliardi di dollari, ma sbilanciato verso il Tatarstan per via delle importazioni di petrolio), alla creazione di joint-venture, alla cooperazione industriale e a coinvolgere le proprie grandi aziende negli importanti lavori infrastrutturali che partiranno in Tatarstan nei prossimi anni. Su questa base saranno discussi, a breve, possibili progetti comuni che il Governo tataro si è impegnato a sottoporre all’Ambasciata.
Un momento centrale della missione è stata la tavola rotonda “Tatarstan-Italia”, alla quale sono intervenute oltre 20 imprese italiane e 50 tatare, che ha fatto da cornice per incontri imprenditoriali proseguiti successivamente negli incontri B2B. Nel suo intervento ai partecipanti, l’Ambasciatore Ragaglini ha evidenziato le grandi opportunità d’investimento per le aziende italiane in Tatarstan, ad esempio nei settori delle macchine utensili, degli impianti per l’agricoltura, delle macchine per la lavorazione della gomma e della plastica, delle apparecchiature e attrezzature medicali, dei materiali per l’edilizia, della componentistica auto e delle tecnologie per l’informazione e la comunicazione. “L’Italia – ha sottolineato l’Ambasciatore – ha una presenza in Russia molto radicata (siamo il secondo partner europeo e il quarto al mondo; vi sono 400 aziende permanentemente presenti, di cui 70 hanno insediamenti produttivi con investimenti per 10 miliardi di euro).
Siamo presenti anche in Tatarstan e non solo a livello di export: due grandi aziende, CNH e Marangoni operano qui da tempo; molte altre, di minori dimensioni, sono attive sul mercato tataro. Sono convinto che esistano opportunità interessanti per altre imprese italiane.
L'interscambio in questi anni è sempre aumentato; ovviamente c’è stata una flessione nel 2014 per gli eventi soprattutto di carattere economico e non soltanto politico.
Il 2015 non sarà un anno memorabile, ma se riusciamo a lavorare bene insieme non solo limiteremo i danni di quella che è l’attuale contingenza economica, ma potremmo porre le basi per riprendere rapidamente”.
A conclusione della visita, l’Ambasciatore Ragaglini ha svolto un intervento all’Università di Architettura di Kazan, soffermandosi sugli storici legami tra Italia e Russia e sull’importanza dello strumento del turismo e degli scambi tra studenti per accrescere queste relazioni.
La grande accoglienza ricevuta da parte degli studenti ha confermato la passione delle nuove generazioni verso l’Italia.

Visita a Mosca del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, On. Dario Franceschini

La visita del Ministro Franceschini a Mosca - avvenuta a poche settimane da quella del Presidente del Consiglio, al termine dell’“Anno Incrociato del Turismo” e prima dell’avvio di EXPO - ha confermato la grande importanza delle componenti culturale, sociale e turistica dei rapporti tra Italia e Russia.
Durante la visita, l’On. Franceschini ha incontrato l’omologo Vladimir Medinsky, svolto una colazione con i Direttori dei principali Musei della Federazione e concesso un’intervista al canale televisivo Rossia Kultura.
La firma di una dichiarazione congiunta sulla cooperazione in materia di turismo per il triennio 2015-2017L’incontro con il Ministro Medinsky è stato aperto con la firma di una dichiarazione congiunta sulla cooperazione in materia di turismo per il triennio 2015-2017 che amplia i settori di collaborazione indicati nell’Accordo bilaterale del 5 giugno 2000 e propone iniziative per accrescere i flussi turistici da e per la Russia. Nel corso del colloquio è stato fatto un bilancio positivo dell’”Anno Incrociato del Turismo” che ha portato a una crescita dei flussi turistici nelle due direzioni; al tempo stesso, i Ministri hanno sottolineato la necessità di offrire al pubblico maggiori informazioni sulle mete meno conosciute dei due Paesi, sul loro patrimonio artistico e sulle principali manifestazioni culturali. In questa prospettiva, il Ministro Franceschini ha illustrato il portale “La Tua Italia” (www.latuaitalia.ru), sviluppato dall’Ambasciata d’Italia a Mosca, e il sito VeryBello.it, che raccoglie i circa mille eventi previsti durante EXPO Milano 2015. Nel campo della cooperazione culturale è stato fatto il punto delle numerose attività svoltesi e in corso nei due Paesi. Particolare attenzione è stata posta ai progetti per futuri scambi di mostre e per co-produzioni cinematografiche. E’ stata infine discussa l’offerta di assistenza italiana alla Biblioteca INION dell’Accademia delle Scienze, gravemente danneggiata dall’incendio dello scorso febbraio.
Nella colazione con i Direttori dei principali Musei russi, cui hanno partecipato i Direttori dell’Hermitage, del Museo Pushkin, della Galleria Tretyakov, del Museo Storico, del Museo di Mosca dell’Arte Contemporanea e il Vice Direttore dei Musei del Cremlino, il Ministro ha illustrato le novità introdotte con la riforma del sistema museale italiano e ha dato assicurazioni sulla presenza in futuro dei grandi capolavori dell'arte italiana nei Musei della Federazione.

Francesca Piccini ad Almaty e Shanghai

«Il sistema moda dovrebbe sostenere di più gli emergenti e non cedere ai grandi brand che si impongono su tutto, dalla produzione alla distribuzione e alla stampa»: ha le idee chiare Francesca Piccini, milanese, 24 anni, che un anno e mezzo fa ha lanciato il suo brand eponimo di creazioni couture («ma rivolte alla quotidianità», sottolinea) al 100% made in Italy. E che, dopo essere arrivata nei multibrand di 23 città fra Italia, Russia e Paesi ex Urss e Medio Oriente, fra poco inaugurerà i suoi primi tre monomarca: ad Almaty, in Kazakhstan, a Shanghai e Shenyang.
Il primo vestito lo ha disegnato a 15 anni, ma in famiglia non volevano studiasse da stilista: «Quindi mi sono iscritta al Polimoda di Firenze - racconta dal suo showroom di via Durini a Milano - ma al corso di marketing. E, anche se studiavo da autodidatta design - la mia vera passione - quelle competenze sono state poi utilissime per gestire la “mia” azienda anche dal punto di vista commerciale». È durante uno dei suoi stage estivi che Francesca conosce Stefano Ricci, fondatore dell’omonimo brand fiorentino del segmento lusso esclusivo, che la prende nell’ufficio stile e decide di lanciarla, affiancandole un direttore commerciale esperto: «Possiamo dire che i miei abiti sono la versione femminile di Stefano Ricci», continua Francesca, che ha da poco presentato la sua quarta collezione e lavora con materiali e mani italiane al 100%: «I tessuti vengono da Cologno Monzese, la pelle da Gubbio, le pellicce da Firenze. E oggi ho dei terzisti che lavorano in esclusiva per me. I clienti stranieri sono molto maturi e apprezzano sempre di più la nostra qualità».
E fra poco gli abiti di Francesca Piccini, che vanno dagli 800 euro ai 6mila per le creazioni su misura, saranno in vendita anche al Burj Al Arab di Dubai. Accanto a big brand del calibro di Fendi, Givenchy e Tom Ford.

Il vino batte anche la crisi russa.

I produttori: i primi dati 2015 indicano buone prospettive per il made in Italy
Il vino italiano regge all’urto della crisi russa e mette a segno una piccola crescita in valore e  volume. Nel 2014 le nostre cantine hanno aggiornato il record delle quantità esportate portando gli ettolitri a 20,4 milioni, +0,8%, e il valore a 5,11 miliardi di euro, in crescita dell’1,4% sul 2013.
Secondo l’analisi di Ismea, la crescita, anche se limitata dell’export in valore, è il risultato di dinamiche diverse, con lo sfuso in flessione di quasi il 18% e i vini confezionati in crescita del 2%. Sono soprattutto gli spumanti a trainare la crescita degli introiti e, all’interno di questi, c’è il boom del Prosecco (+28%). Volendo fare una suddivisione secondo la piramide della qualità, si evidenzia come i vini Dop fermi, esclusi quindi spumanti e frizzanti, abbiano sostanzialmente confermato i 4,7 milioni di ettolitri del 2013 con un +1% del valore, a quasi due miliardi di euro. Bene i vini Igp con un più 4% in valore mentre tracollano i vini comuni, che cedono il 23% sul 2013. Nelle destinazioni, la Gran Bretagna incrementa l’export del 6,1% e gli Stati Uniti del 4,4%; cedono la Russia (-10%) e la Germania (-4,4 per cento).
«È stato un anno positivo per noi e per tutti i vini siciliani – esordisce Antonio Rallo, ad di Donnafugata, dal ProWein di Dusseldorf –. E l’interesse continua anche qui in Germania: molti buyer ci hanno detto che nel 2015 vogliono più Italia, anche per la svalutazione dell’euro che ci favorisce rispetto ad Australia e Nuova Zelanda. E soprattutto spinge il nostro export verso gli Stati Uniti». L’anno scorso Donnafugata ha commercializzato 2,2 milioni di bottiglie per 14 milioni di ricavi. «C’è una grande selezione tra aziende – aggiunge Rallo –. Le più piccole tendono ad uscire dal mercato a favore delle più grandi». Poi l’imprenditore conferma «la ripresa del mercato italiano (vedi Il Sole 24 Ore dello scorso 5 marzo). E i primi dati del 2015 ci stanno convincendo che potrebbe esserci un consolidamento della ripresa».
Il 2014 è stato addirittura ottimo per Florio Duca di Salaparuta. «Abbiamo investito risorse consistenti – spiega il dg Filippo Cesarini Sforza – nella strutturazione del mercato americano con market manager dedicati e con il marchio Corvo che ha fatto da driver agli altri vini siciliani. Ma abbiamo fatto progressi anche in Asia e nella vecchia Europa. Alla fine i ricavi sono balzati del 10% a 45 milioni con un’incidenza dell’export del 30%». E la crisi russa? «Il nostro importatore – risponde il top manager – aveva impostato talmente bene le cose che alla fine siamo cresciuti del 10 per cento. Quest’anno invece c’è un’alternanza di mesi positivi e negativi». E il 2015? «Il nostro budget – conclude Cesarini Sforza – stima una crescita a due cifre. E credo che lo centreremo».
Stappano Prosecco Docg in casa Santa Margherita, non solo per gli 80 anni della società veneta ma anche per i risultati record di ricavi ed Ebitda. «L’anno scorso – sottolinea Ettore Nicoletto, ad del gruppo Santa Margherita – i ricavi in Italia sono cresciuti del 5% e all’estero del 9%. Siamo il gruppo con il tasso di crescita più elevato tra quelli con oltre 100 milioni di fatturato». I ricavi (110 nel 2013) sono top secret in attesa del via libera del Cda e anche l’Ebitda, molto elevato con 29 milioni del 2013, è lievemente migliorato.
E la crescita esterna? «Abbiamo sul tavolo vari dossier di aziende potenzialmente acquisibili – sostiene Nicoletto – e ci stiamo ragionando. Sappiamo bene che nel Centro Sud si fanno ottimi vini. Spero nelle prossime settimane o nei prossimi mesi di darvi una buona notizia».
Tornando ai dati Ismea, dopo essere stata a lungo il primo fornitore mondiale, l’Italia con 20,4 milioni di ettolitri è stata scavalcata dalla Spagna. Il record delle spedizioni iberiche (22,6 milioni di ettolitri, il 22% in più sul 2013), sulla scia di una vendemmia abbondante, è stato accompagnato però da una significativa riduzione dei prezzi che hanno determinato una contrazione dei ricavi del 5%. Anche la Francia, sempre al top per l’export vinicolo (7,7 miliardi di euro), ha subito una battuta d’arresto in valore, lasciando l’Italia unica fra i tre big player ad avere incrementato il giro d’affari.


Il collaborazione con l’Ufficio stampa dell’Ambasciata d’Italia a Mosca e con Il Sole 24 Ore