Sempre più capillare la presenza economica italiana nelle regioni russe

Incontro con la comunità imprenditoriale italiana in Russia: è emersa una preoccupazione per gli scenari economici di quest’anno, ma anche e soprattutto la forte volontà di continuare a investire nel mercato russo.

Visita allo stabilimento di produzione di pneumatici Pirelli a Voronezh

L’Ambasciatore d’Italia nella Federazione Russa, Cesare Maria Ragaglini, ha visitato il 9 di febbraio del 2015, assieme al Presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera, lo stabilimento di produzione di pneumatici della compagnia a Voronezh, capitale dell’omonima regione situata nella parte sud-occidentale del Paese.
L’Ambasciatore d’Italia nella Federazione Russa, Cesare Maria Ragaglini e il premier russo, Dmitrij Medvedev (a sinistra)L’impianto, acquisito nel 2012 in joint venture dalle società Pirelli e Rostec, ha una capacità di produzione annuale di 2 milioni di pneumatici della c.d. categoria “premium” (ad alta performance e destinati alle autovetture di fascia alta) e rientra tra gli stabilimenti più tecnologicamente avanzati in questo settore in Russia.
“Lo stabilimento Pirelli a Voronezh rappresenta il perfetto esempio di una cooperazione industriale di successo tra Italia e Russia”, ha dichiarato l’Ambasciatore Ragaglini.
“La joint venture con Rostec ha permesso di trasformare un sito industriale oramai arretrato in una fabbrica moderna con tecnologia italiana d’eccellenza”.
 L’Ambasciatore si è recato in missione a Voronezh nell’occasione di una visita all’impianto da parte del Primo Ministro, Dmitrij Medvedev, e del Ministro per l’Industria e il Commercio Manturov, la cui presenza ha testimoniato l’importanza accordata dal Governo della Federazione a una joint venture italo-russa di altissimo livello.

Incontro con la comunità imprenditoriale italiana in Russia

Incontro all’Ambasciata d’Italia a Mosca con la comunità imprenditoriale italiana in RussiaSi è svolto il 3 di febbraio del 2015 presso l’Ambasciata d’Italia a Mosca un incontro con la comunità imprenditoriale italiana in Russia. L’iniziativa - che ha visto gli interventi introduttivi dell’Ambasciatore Ragaglini, dell’Addetto della Banca d’Italia e del Direttore dell’ICE - ha consentito di fare il punto della situazione sull’economia russa, analizzandone le attuali criticità e le opportunità d’investimento per le imprese italiane per il 2015. Nel dialogo con le imprese è emersa una preoccupazione per gli scenari economici di quest’anno, ma anche e soprattutto la forte volontà di continuare a investire nel mercato russo. In questa prospettiva alcuni imprenditori hanno presentato la propria esperienza nel settore agroalimentare, manifatturiero e bancario in Russia. Nel corso dell’anno l’Ambasciata proseguirà nell’organizzazione d’incontri con la comunità imprenditoriale con focus tematici. Sono inoltre in programma missioni economiche di Sistema in Regioni della Federazione che presentano potenzialità sul piano degli investimenti.

Quanto sarebbero costate all’Italia le sanzioni contro la Russia

L’Italia ha perso nel 2014 oltre 1,25 miliardi di export verso la Russia per l’effetto dell’embargo e delle tensioni politiche che hanno frenato gli scambi. È quanto è emerso dal bilancio definitivo tracciato dalla Coldiretti in riferimento all’annuncio del possibile varo di nuove sanzioni contro il paese di Putin da parte dell’Unione europea, con il disaccordo della Grecia guidata dal nuovo premier Alexis Tsipras.
Le esportazioni di “made in Italy” verso la Russia sono crollate dell’11,6% rispetto ai risultati dell’anno precedente, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati Istat relativi al 2014.
“Se i settori più colpiti sono chiaramente quelli interessati dall’embargo che ha sancito a partire dall’8 agosto il divieto all’ingresso di una lista di prodotti agroalimentari che comprende frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, perdite di quote di mercato considerevoli - sottolinea la Coldiretti - si registrano anche in altri importanti comparti, dal tessile all’arredamento fino ai mezzi di trasporto”.
“Nel settore agroalimentare si sommano anche i danni indiretti dovuti alla perdita di immagine e di mercato, provocata dalla diffusione in Russia di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il vero “made in italy”. Lo stop alle importazioni di frutta, verdura, salumi e formaggi dall’Italia ha infatti provocato in Russia - conclude la Coldiretti - un vero boom nella produzione locale di prodotti “finti italiani”, dal salame ”Italia” alla mozzarella “Casa Italia”, dall’insalata “Buona Italia” alla “Robiola Unagrande”, ma anche alla mortadella “Milano” o al finto “parmigiano Pirpacchi” tutti rigorosamente realizzati nel Paese di Putin”.

Embargo: ecco il punto di vista dei ristoratori italiani in Russia

Gambero Rosso (www.gamberorosso.it) ha chiesto a un giornalista italiano di stanza in Russia di raccontarci come il Paese, e in particolare i ristoratori italiani che lì lavorano, viva lo stop alle importazioni di prodotti agroalimentari Usa e Ue. Ci ha fornito una visione ironica, ma non meno preoccupante. E intanto gli scaffali si riempiono di prodotti non Ue...
esportazioni italiane di prodotti agrolimentari in russia“... È come il marito che, per far dispetto alla moglie, si taglia ….” Così tuona Renzo Pasolini, chef italiano di Bacco, un noto ristorante russo, mettendo in imbarazzo la sua interlocutrice – la cronista di un’altra testata che gli chiede come stia reagendo la ristorazione italiana nella Russia post-embargo – non tanto per la frase non proprio raffinata, ma perché, non essendovi un detto omologo in russo, è difficile da tradurre. Alla fine si accordano per un più neutrale “rinuncia alle cose più preziose”. C’è poco da ridere, perché l’espressione colorita dello chef rende bene il pensiero di tutti gli italiani qui in Russia, anche di quelli che non operano direttamente nel settore alimentare e nella ristorazione.
“Renzo, ma come farai senza il parmigiano reggiano? E le tue famose tagliatelle flambè con tartufi, preparate davanti al cliente nella mezza forma di parmigiano?” Mi guarda perplesso e rabbioso, anche se poi mi confessa che nei giorni successivi all’entrata in vigore dell’embargo, è riuscito a trovare e a comperare, da un importatore, ben sei forme intere di parmigiano. Per un po’ si andrà avanti! “Ma tu, Renzo, come la vedi la situazione?”. Il nostro amico chef, fiduciario in Russia dell’Associazione Cuochi Fiorentini e ambasciatore dell’Accademia Italiana di Gastronomia Storica, mi fa notare che le autorità russe, per come normalmente si comportano, hanno avuto nei nostri confronti un trattamento di riguardo “Che i russi amino gli italiani non è un segreto” dice “altrimenti non si spiegherebbe perché non abbiano messo l’embargo anche a pasta, olio e vino. Allora sì che, come dice il premier Renzi, ci avrebbero davvero asfaltati!”.
Mi dicono che i media italiani parlano di supermercati russi con scaffali vuoti e di prezzi schizzati alle stelle: forse hanno confuso con altri Paesi perché la realtà non è questa. Di prodotti sugli scaffali, invece, ne sono arrivati in abbondanza a sostituire quelli europei. Europei, esatto: ricordiamo che non è solo l’Italia a essere finita nella lista nera. Tuttavia lo stop all’importazione di taluni prodotti dal nostro Paese fa molto più notizia rispetto a quelli di altri Stati coinvolti, come ad esempio salmoni dalla Norvegia (ottimamente sostituiti da quelli cileni), latticini e formaggi da Olanda e Germania, e questo nonostante costino ai loro Paesi cifre molto importanti. Probabilmente perché qui in Russia prodotti e cucina italiana sono al vertice della popolarità e questo è il risultato di un ottimo lavoro svolto sul territorio da chi si occupa del settore: i prodotti alimentari importati sono prodotti e basta. Quelli italiani, assieme alla cucina, sono Arte! E non è difficile dimostrare questo assioma. Come tutte le cose dell’Arte, sono falsificati e copiati: “pasta napoletana”, “parmesan”, “salame friolano”, “mozzarella milano” e via dicendo, tutti con denominazione in caratteri latini in un tripudio di tricolori, che ora – con l’embargo – hanno, ahinoi, un’autostrada spianata davanti. Stiamo sul concreto: ci saranno danni permanenti ai nostri prodotti perché tutto possiamo dire e pensare, ma non che i russi non siano super-reattivi e pronti davanti alla possibilità di business. Per fare un esempio: Alto Concetto era una piccola azienda locale che ora sta invadendo il mercato dei salumi “crudi” , fatti all’italiana. Sono i primi che si sono lanciati sul prodotto crudo (qui fino ad ora si limitavano a fare il cotto e l’affumicato), ma altri stanno seguendo. Questi non hanno costi doganali e Grazie all’embargo, questi prodotti “italiani” della società russa “Umalat”, della regione di Brjansk hanno invaso i banchi dei supermercati russisaranno una concorrenza, fra un anno se le sanzioni saranno revocate, che ci troveremo in più. L’ICE di Mosca, che è stata la prima ad allertarsi e mettersi a disposizione degli esportatori italiani, stima in quasi 218 milioni di Euro il danno alle nostre imprese in quest’anno di embargo (vedi riquadro): ma siamo sicuri che fra un anno recupereremo appieno le nostre quote di mercato? C’è forse qualcuno che pensa che ad agosto 2015 i Paesi che sono stati invitati a colmare il deficit di importazione (Brasile, Argentina, Cile, Nuova Zelanda, Cina e India), si ritireranno in buon ordine con un grazie per aver sostituito temporaneamente l’Europa? Duecentoepassa milioni non sono un’inezia e non basteranno, a risollevarci, i fondi comunitari di compensazione che l’Ue ha predisposto per le imprese maggiormente colpite. Che facciamo, ci compensiamo con i nostri stessi soldi?
Comunque le sanzioni sono una cosa seria e qui in Russia hanno subito avuto un effetto vistosissimo: la popolarità del premier Putin è arrivata a record mai registrati prima (anche senza parmigiano). Come diceva lo chef in apertura di articolo? …appunto!

Gambero Rosso, a cura di Gianguido Breddo, giornalista enogastronomico che vive e opera in Russia