Sempre più capillare la presenza economica italiana nelle regioni russe

Missione a Mosca del Vice Ministro per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, Lapo Pistelli

Il Vice Ministro per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, On. Lapo Pistelli, ha svolto una visita a Mosca per consultazioni su temi politici e economici, a conclusione del semestre di Presidenza italiana della UE.
Il Vice Ministro ha incontrato l’omologo del ministero degli Esteri russo, il vice ministro Meshkov, e il vice ministro Bogdanov. Al centro dei colloqui, la crisi ucraina, le prospettive dei rapporti UE-Russia e le sfide alla sicurezza nel Mediterraneo e nel Medio Oriente, con particolare riguardo alla Libia, la Siria e Daesh.
A conclusione della missione, il Vice Ministro italiano ha discusso con il Vice Primo Ministro Dvorkovich lo stato delle relazioni economiche bilaterali e il rafforzamento della cooperazione in campo industriale e tecnologico. Infine l’Onorevole Pistelli aveva incontrato i rappresentanti di imprese e banche italiane operanti in Russia.

L’Ambasciatore italiano a Mosca, Cesare Maria Ragaglini alla presentazione della mostra “Piero della Francesca e i contemporanei. L’immagine mariana nelle pitture del Rinascimento dai musei d’Italia”Presentazione della mostra “Piero della Francesca e i contemporanei. L’immagine mariana nelle pitture del Rinascimento dai musei d’Italia” all’Ambasciata d’Italia a Mosca

L’Ambasciata d’Italia a Mosca e il Museo Statale delle Belle Arti Pushkin hanno presentato la mostra “Piero della Francesca e i contemporanei. L’immagine mariana nelle pitture del Rinascimento dai musei d’Italia”. L’iniziativa si è svolta nell’ambito della Presidenza italiana nell’Unione Europea e dell’Anno Incrociato del Turismo Italia-Russia.
La mostra, che si svolgerà al Museo Pushkin di Mosca dal 18 dicembre 2014 al 22 febbraio 2015, è dedicata a quattro opere dei maestri italiani del secondo Quattrocento (Piero della Francesca, Giovanni Bellini, Carlo Crivelli e Cosmé Tura), legate tra loro da un soggetto comune: la Madonna con il bambino. Uno dei quattro capolavori, la “Madonna dei cherubini rossi” di Bellini, è stato esposto all’Ambasciata durante l’evento.
“Abbiamo scelto l’arte del Rinascimento italiano per chiudere l’intenso semestre di Presidenza italiana dell’UE” – ha detto l’Ambasciatore italiano a Mosca, Cesare Maria Ragaglini – “Un semestre, coinciso anche con una delicata situazione politica internazionale, che ha richiesto alla Presidenza italiana molteplici sforzi in diversi scacchieri internazionali, in Libia, Siria, Iraq, Medio Oriente e naturalmente in Ucraina. “Negli ultimi anni – ha proseguito l’Ambasciatore – a partire dall’Anno Incrociato della Cultura nel 2011 fino alle manifestazioni che sono seguite, Exhibitaly nel 2012 e l’Anno del Turismo che, iniziato alla fine del 2013, prosegue ancora oggi, l’offerta culturale italiana in Russia è molto cresciuta e una delle sue migliori testimonianze è lo stretto rapporto di collaborazione che abbiamo instaurato con i più importanti Musei russi”.
Alla presentazione sono intervenute la Presidente del Museo Pushkin, Irina Antonova, la Soprintendente per il Patrimonio Storico e Artistico della Città di Venezia, Giovanna Damiani, la Soprintendente per i Beni Storici e Artistici delle Marche, Maria Rosaria Valazzi, e la curatrice della mostra, Lorenza Mochi Onori.

L’export verso i Paesi extra-Ue in flessione a novembre (-1,8%)

Il pianeta – a scanso di equivoci – continua ad abbracciare il made in Italy. Ma sono le “zavorre” che pesano su alcuni dei nostri migliori clienti (Giappone, Turchia e soprattutto Russia e Ucraina) a pesare su quel -1,8% di calo dell’export italiano verso i Paesi extra-Ue, reso noto dall’Istat, per il mese di novembre (rispetto al mese precedente, cioè ad ottobre).
Un piccolo tonfo. Ma al netto dei prodotti energetici la diminuzione congiunturale dell’export a novembre (-0,4%) è molto meno sensibile. Alla flessione delle vendite di prodotti non energetici hanno concorso i prodotti intermedi (-2,7%) e, in misura meno rilevante, i beni strumentali (-0,3%). Ma non i beni di consumo durevoli, ad esempio, che galoppano (+6,6%). Complessivamente, però, la dinamica export-import con l’area extra-Ue continua a suonare note positive.
Nell’ultimo trimestre la dinamica congiunturale dell’export verso “il resto del mondo” è risultata comunque ampiamente positiva (+3,2%) e investe tutti i raggruppamenti principali di beni, esclusa l’energia (-1,6%). Le vendite di beni strumentali sono in rilevante espansione (+7,8%). Rispetto a un anno fa, l’export si attesta comunque a +2,6 per cento.
Anche dal lato dell’import, sul trimestre e su base annua, si registrano (al netto dei prodotti energetici) incrementi positivi, rispettivamente, del 3,5% e del 13,5 per cento (segno che dopo mesi di paralisi la “macchina” manifatturiera è torna ta ad acquistare).
Tanto che a novembre 2014 l’avanzo commerciale è pari a oltre 2,7 miliardi di euro (era a +2,3 miliardi a novembre 2013).
La mappa fa emergere subito le diverse velocità cui sta procedendo il commercio internazionale. I mercati di sbocco più dinamici sono nel sudest asiatico: ovvero i paesi Asean (esclusa la Cina) cresciuti del 19,7%, i paesi Eda (ovvero gli emergenti del sudest asiatico: Thailandia, Malesia, Taiwan, Hong Kong, Singapore e Corea del Sud), dove le vendite di “Made in Italy” sono aumentate dell’ 8,7% e gli Stati Uniti (+15%). La Cina è positiva ma corre meno (+2,2 per cento). Una forte espansione che contrasta con la marcata flessione delle vendite verso Russia (-23,2%), Giappone (-19,6%), Mercosur (-8,1%) e Turchia (-2,6 per cento).
Insomma, le difficoltà sembrano molto concentrate su alcuni Paesi e aree. Che però sono spesso tra i nostri maggiori (o migliori) clienti. Il Giappone è ancora appesantito dalla domanda interna, la Turchia si barcamena tra crisi economica e tensione politica, in Russia la caduta del rublo e le sanzioni incrociate affondano la domanda di Made in Italy in arrivo da Mosca.
Secondo Coldiretti, le nostre esportazioni in Russia sono crollate del 23,2% a novembre e se si manterrà questo trend a fine anno l’Italia avrà perso almeno 1,2 miliardi di vendite nel Paese. Nei primi dieci mesi rispetto allo scorso anno le esportazioni sono diminuite in media del 10,5%, con cali anche più pesanti per agricoltura (-25,8%), automobili (-45,4%), mobili (-7,5%), abbigliamento e accessori (-15,2%) e apparecchi elettrici (-5,2%). Nell’agroalimentare, poi, fa notare Coldiretti, alle mancate vendite si aggiunge l’Italian sounding, cioè i prodotti “locali” ma di imitazione italiana che erodono quote di mercato.

L’incontro tra Romano Prodi e Vladimir Putin a MoscaProdi: sull’Ucraina servono pace e accordi economici

Crisi ucraina, rapporti Ue-Russia, Medio Oriente e Africa: sono i temi che l’ex premier italiano ed ex presidente della Commissione Ue Romano Prodi ha discusso a Mosca con Vladimir Putin in un colloquio di circa un’ora. «Sono venuto qui perché c’é un rapporto di confronto e scambio periodico di idee con Putin e l’ho voluto mantenere. Spero sia stato utile per far capire che c’è tanta parte d’Europa che, senza rinunciare ai principi, alla democrazia, ha un grandissimo desiderio di pace e di accordi».

Operazione Tltro in salsa russa

Mentre in Europa la Banca centrale europea lancia i Tltro, cioè finanzia le banche affinché queste eroghino credito all’economia reale, la Russia fa ancora di più. Per salvare le banche e l’economia in preda alla svalutazione del rublo, al crollo del prezzo del petrolio e alle sanzioni europee, il parlamento di Mosca ha varato una legge che inietterà negli istituti di credito capitale per mille miliardi di rubli (ai cambi attuali 16,5 miliardi di dollari). L’obiettivo è di rafforzare le banche, provate dalla repentina crisi russa, affinché queste possano a loro volta sostenere l’economia. Il ministro delle finanze Anton Siluanov ha affermato che gli istituti creditizi inizieranno a ricevere le nuove «iniezioni» all’inizio dell’anno prossimo, per coprire con il nuovo capitale tutte le tipologie di rischio. La legge non specifica quali banche otterranno gli aiuti, ma il ministro ha detto che saranno selezionate in base all’importanza di ognuna nell’economia del Paese. Seppur con modalità tecniche diverse (la Bce eroga finanziamenti, non capitale), in fondo il Tltro e la mossa di Mosca hanno molte similitudini: in entrambi i casi si cerca di aiutare le banche a sostenere l’economia reale. La speranza è che queste manovre, che siano in salsa europea o russa, raggiungano veramente l’obiettivo.

«Se restano le sanzioni il made in Italy è a rischio»

«Ci sono aziende che hanno ricevuto gli ordini tre-quattro mesi fa, quando il rublo valeva il doppio. Ora hanno la merce pronta per essere consegnata in Russia, ma gran parte resta bloccata perché gli acquirenti russi disdicono gli ordini: a questi prezzi non vogliono più comperare». Quando raggiungiamo al telefono Roberto Snaidero, presidente di FederlegnoArredo, il cambio rublo-euro è a quota 91 e la Borsa di Mosca sta perdendo il 19%. «Dire che siamo preoccupati è poco – aggiunge Snaidero – anche perché è una situazione che non dipende da noi e non abbiamo alcuno strumento per intervenire se non quello di fare appello al nostro governo e all’Europa perché la Ue non applichi ulteriori sanzioni, ma anzi lanci segnali di distensione e cooperazione. So bene che le strategie di politica internazionale rispondono a logiche molto complesse, ma i governi non possono ignorare l’effetto che tutto questo ha e avrà sull’economia». L’export di arredo verso la Russia ha perso, nei primi otto mesi dell’anno, quasi l’8%. «Ma di questo passo non è prevedibile immaginare quello che succederà», aggiunge Snaidero.
Perché il crollo del rublo e della Borsa russa, così come l’inflazione e i tassi di interesse schizzati alle stelle, sono inscindibili dal terremoto geopolitico tra Russia e Ucraina e dalle sanzioni e controsanzioni economiche adottate da Washington, Bruxelles e Mosca. Con ripercussioni gravissime sui settori del made in Italy che hanno nella Russia uno dei mercati di riferimento, colpiti direttamente dalle sanzioni imposte da Mosca oppure, indirettamente, dalla perdita di potere d’acquisto dei consumatori russi. Le stime per il 2014 già registrano danni pesanti, ma la vera preoccupazione è per i mesi a venire, se la crisi politica non dovesse rientrare e il quadro economico stabilizzarsi. «Siamo estremamente preoccupati – conferma il presidente di Sistema Moda Italia Claudio Marenzi –. Per fine anno ci aspettiamo un calo del sell-in verso la Russia tra il 7 e il 10%, ma il vero problema è quello che ci aspetta nel 2015: se si continua in questa direzione il calo di sell-in potrebbe arrivare al 50%». E stiamo parlando di un mercato che vale quasi 800 milioni per il settore, strategico soprattutto per le aziende del lusso e della moda. Il primo impatto è stato avvertito dalle aziende italiane già quest’anno, a causa anche delle mancate presenze (e dunque degli acquisti) dei russi, stimate in circa il 70% in meno rispetto allo scorso anno.
«Gli ordinativi per la primavera-estate 2015 sono già andati persi, ma ora sono in forse anche quelli per l’autunno-inverno – commenta Cleto Sagripanti, presidente di Assocalzaturifici –. Se la situazione non rientra entro gennaio è a rischio il 20% dell’occupazione nelle nostre imprese». Basti pensare che nel 2013 la Russia era il quinto mercato per le aziende calzaturiere italiane, ma già nei primi nove mesi dell’anno le vendite verso Mosca registravano un -22,2% in valore. Un danno tanto più grave, precisa Sagripanti, se si considera che «il 90% delle nostre aziende che esporta in Russia vende quasi esclusivamente su quel mercato, perché ha delle caratteristiche particolari che richiedono una specializzazione nel prodotto, nella distribuzione e nella logistica». Una situazione che accomuna al calzaturiero anche i settori tessile-moda e arredamento.
Una “mozzarella” made in RussiaIl messaggio degli imprenditori al governo italiano e soprattutto all’Europa è rispettoso dei ruoli e consapevole della complessità della situazione geopolitica, ma fermo e chiaro: cercare in tutti i modi una soluzione politica alla crisi tra Russia e Ucraina e mettere fine a una strategia di sanzioni che fa male all’Europa e, soprattutto, all’Italia. «Il nostro settore è uno tra i più danneggiati – dice Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare –. Solo per i prodotti colpiti dall’embargo russo la perdita stimata è di 165 milioni, senza contare quelli che non rientrano nell’embargo, ma che devono fare i conti con il crollo del rublo e l’inflazione». Ma le conseguenze, fa notare Scordamaglia, vanno anche oltre il danno economico immediato: «Stiamo perdendo un mercato importantissimo, che per l’industria alimentare italiana nel 2013 valeva più di 560 milioni, con una crescita annua del 24%. Un risultato ottenuto grazie a un lavoro di fidelizzazione dei clienti costruito negli anni. Ora i nostri prodotti saranno sostituiti sugli scaffali da altre merci di minore qualità e ci vorrà molto tempo per riguadagnare il terreno perduto».

La crisi di Mosca zavorra le esportazioni

Le esportazioni del made in Italy crescono del 2,9% a ottobre, nel confronto con lo stesso mese del 2013 (+0,4% su settembre). Ma pesa, soprattutto in prospettiva, il crollo della Russia.
Se il risultato è buono nel complesso, infatti, non fa però sorridere come potrebbe. I granelli di sabbia nell’ingranaggio dell’export sono più d’uno, come emerge dal report Istat sulle esportazioni di ottobre. Su tutti, a livello percentuale, spicca il calo del Giappone e di Mosca, i due grandi malati dell’economia mondiale – il primo con la “Abenomics” in crisi, la seconda a causa di recessione, tensioni geopolitiche con l’Ucraina e sanzioni decise da Ue e Stati Uniti – che a ottobre hanno importato rispettivamente il 22,1% e il 15,8% in meno rispetto allo stesso mese 2013. A poco serve consolarsi con il peso specifico basso dei due Paesi (1,5% il Giappone, 2,8 la Russia). A preoccupare sono soprattutto le prospettive sull’enorme mercato russo il quale, se non si scioglieranno le tensioni internazionali e Mosca non guarirà dalla grande depressione in cui è precipitata, potrebbe ridursi sempre di più per prodotti simbolo del made in Italy ad alto valore aggiunto, come moda, arredamento, agroalimentare (si veda altro articolo in pagina). La Russia, tra l’altro, con il -18,6%, zavorra anche le importazioni italiane, che registrano un -1,6% a ottobre e -1,8% da inizio anno. «Il dato russo è preoccupante – conferma Sergio De Nardis, capoeconomista di Nomisma – ma aggiungerei anche i Paesi Opec. Insieme queste due aree rappresentavano il 10% nel 2013, oggi si sono ridotte». Per De Nardis, il crollo del prezzo del petrolio «se da un lato può avere effetti positivi sulla domanda interna, dall’altro rischia di penalizzarci su importanti mercati di sbocco».
A frenare le rotte dell’export, tuttavia, ci pensano anche la Francia (che da sola vale quasi l’11% delle nostre esportazioni) che scende a ottobre del 4,6%; e la Svizzera (che pesa per il 5,2%) che fa segnare -5,2%. Ma sulle performance della Confederazione influiscono molto le quotazioni dell’oro.
L’Italia incassa il +2,9% di ottobre, quindi, ad altri mercati brillanti: il piccolo Belgio, ad esempio, cresce del 21,8% (forse non tutti immaginano che la sua quota sul totale delle esportazioni italiane è quasi doppia rispetto a quella del Giappone e maggiore di quella russa), la Polonia, terra di delocalizzazioni e in espansione, mette a segno +21,2%. Ma ci sono anche la corsa degli Stati Uniti – il cui +9,8% ha un effetto traino importante per l’export italiano, visto che gli Usa “valgono” quasi il 7% del totale –, la performance del Regno Unito (+13,7% a fronte di una quota del 5% sul totale) e il risveglio della Turchia (+13,1%).
Se si sposta lo sguardo sulle tipologie di beni, il segno “meno” nelle esportazioni riguarda i beni di consumo durevoli (-1,2%) e l’energia (-1,8%), senza la quale il dato complessivo salirebbe a +3,1%. È sempre l’energia, inoltre, a limitare le importazioni, con un -25,7% grezzo e un -4,6% destagionalizzato (a parità di giorni lavorativi), che contribuiscono a portare in negativo il dato complessivo dell’import: rispettivamente a -1,6 e -0,9%.
Scendendo nel dettaglio dei settori produttivi i risultati migliori rilevati dall’Istat riguardano la produzione di autoveicoli (+14,5%), l’agricoltura (+11,6%), la produzione di mezzi di trasporto diversi dalle auto (+10,9%), la farmaceutica (6,5%) e i macchinari (+3,8%). I segni negativi si limitano al comparto della raffinazione dei prodotti petroliferi (-2,8%), alla metallurgia (-1,4%) e alla gomma-plastica (-0,1%).
La bilancia commerciale risulta positiva per 33,6 miliardi, grazie anche ai quasi 5,4 miliardi di avanzo di ottobre. Altro aspetto incoraggiante: «Il quarto trimestre si è aperto bene – sottolinea De Nardis – e questo può fare ben sperare».


Pagine preparate in collaborazione con l’Ufficio stampa dell’Ambasciata d’Italia a Mosca e con Il Sole 24 Ore