Sempre più capillare la presenza economica italiana nelle regioni russe

Mostra i Maestri del Rinascimento: Dipinti del XV e del XVI Secolo dall’Accademia Carrara di Bergamo

È stata inaugurata, nell’ambito dell’Anno del Turismo dell’Italia in Russia, la Mostra “Grandi Capolavori del Rinascimento dall’Accademia Carrara di Bergamo” promossa dal Museo di Belle Arti Pushkin di Mosca e dall’Accademia Carrara di Bergamo.
Dopo le Mostre di Caravaggio e Tiziano, realizzate negli ultimi anni dal Museo Pushkin e dall’Ambasciata italiana, la Mostra dell’Accademia Carrara presenta per la prima volta in un’unica esposizione 58 opere di Maestri del Rinascimento, tra cui i capolavori di Pisanello, Jacopo e Giovanni Bellini, Sandro Botticelli, Perugino, Bartolomeo Vivarini, Carpaccio, Vincenzo Foppa, Lorenzo Lotto, Giovanni Moroni e tanti altri artisti, che permettono ai visitatori di seguire lo sviluppo dell’arte italiana dei secoli XIV e XV, dal periodo di formazione dell’Arte nuova, basata sui principi dell’Umanesimo, fino ai capolavori dei grandi Maestri del Rinascimento.
Tra i dipinti piu’ noti della Collezione dell’Accademia Carrara, la Mostra espone il “Ritratto di Lionello d’Este” (1441) di Antonio Pisanello, grande pittore e disegnatore, considerato fra i capisaldi dell’arte della medaglia europea. Si contano in tutto meno di dieci rinomate opere dell’artista, nessuna delle quali presente nei Musei nella Federazione Russa. L’esposizione comprende inoltre capolavori come “Le storie di Virginia” (1500-1510), il “Ritratto di Giuliano De Medici” (1495-1500), il “Redentore benedicente” (1495-1500) di Botticelli e l’“Adorazione dei pastori” (1504) di Pietro Perugino.
Protagonista della Mostra, la pittura dell’Italia settentrionale, da cui l’Accademia Carrara ha attinto la maggior parte delle opere che compongono la sua collezione: da Venezia a Ferrara, da Bergamo a Milano e Torino. Due gioielli sono presentati per la prima volta ai visitatori russi: le due tavole della Madonna con bambino di Giovanni Bellini, il cui nome è legato alla formazione e alla fioritura del primo Rinascimento a Venezia. Un posto particolare nella Mostra è dedicato alle opere di Lorenzo Lotto, noto al pubblico russo dopo le mostre organizzate negli ultimi anni nell’Ambasciata d’Italia e nel Museo Pushkin con quattro capolavori attribuiti al suo periodo bergamasco, tra cui il famoso “Matrimonio mistico di Santa Caterina” (1523).
Completano la Mostra le opere dei milanesi Vincenzo Foppa (la “Crocifissione”, 1450) e Ambrogio Bergognone (due pannelli del polittico la “Madonna della Rosa”, 1505), del pittore da Ferrara Cosimo Tura (“Madonna con bambino”, 1460-1465) e dei Maestri veneziani del Cinquecento contemporanei di Tiziano. Un insieme di opere su temi sacri e profani, ma anche ritratti: “La Madonna con bambino e i Santi” (1510-1515) di Jacopo Palma il Vecchio, “Il musicista” (1520) di Giovanni Cariani, “La Madonna con bambino e Santi” (1520) di Andrea Previtali, “Dittico di Bernardo Spini e Pace Rivola Spini” (1573), “Ritratto di un giovane veneziano” (1567) e “Bambina della famiglia Redetti” (1570) di Giovanni Battista Moroni, uno dei primi grandi ritrattisti europei.
Nello spirito dell’Anno del Turismo italo-russo, l’opera dei Maestri di questa Collezione ha l’obiettivo di far conoscere, attraverso Bergamo e l’Accademia Carrara, un’Italia diversa e di condurre i visitatori in un viaggio attraverso i centri d’arte del Rinascimento italiano. La Mostra si sviluppa infatti lungo un percorso espressamente voluto dai curatori che hanno scelto le opere esposte seguendo un criterio regionale articolato in tre grandi “scuole” pittoriche, toscana, lombarda e veneta.
“Grandi Capolavori del Rinascimento dell’Accademia Carrara di Bergamo” - come hanno sottolineato il Ministro Consigliere Stefano Ravagnan e l’Assessore al Turismo e alla Cultura Cristina Sartirani - rappresenta inoltre un’importante opportunità di promozione di Bergamo e dell’Italia in vista di Expo Milano 2015.
La Mostra, curata da Viktoria Markova e da Giovanni Valagussa, rimarrà esposta fino al 27 luglio.

Anno del Turismo. Mostra fotografica “I tesori dell’Italia nascosta”

In occasione dell’Anno Incrociato del Turismo Italia-Russia, e’ stata inaugurata alla presenza dell’Incaricato d’Affari Stefano Ravagnan e del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca, Prof. Adriano Dell’Asta, la mostra fotografica “I tesori dell’Italia nascosta”, esposta al Petrovsky Passage di Mosca nell’ambito del XIV Festival dell’Arte “Bosco dei Ciliegi”. Un’iniziativa dedicata all’Italia “non da copertina”, come ha sottolineato il Ministro Ravagnan, che si propone di valorizzare il patrimonio culturale e umano, tuttora “vivente”, rappresentato dai Borghi storici italiani e dalle loro Comunità. La mostra, promossa dall’Ambasciata d’Italia e dall’Istituto di Cultura in collaborazione con l’Associazione dei Borghi più Belli d’Italia, rimarrà esposta fino al 31 maggio.

Fiera Mosbuild settore edilizia e costruzioni

Si è svolta presso l’Expozentr di Mosca Mosbuild, la principale Fiera russa dedicata ai settori dell’edilizia, delle costruzioni e dell’architettura d'interni. Il Padiglione italiano, organizzato dall’Ufficio ICE in collaborazione con ACIMAC (l’Associazione Costruttori Italiani Macchine e Attrezzature per la Ceramica) vede quest’anno la partecipazione di 32 imprese italiane, su un’area di 800 mq. L’evento fieristico si articola in due sessioni: Building & Interiors (10-14 aprile), dedicata ai laterizi, e Technoceramica (15-18 aprile) per il comparto meccano-ceramico, che e’ stata visitata dall’Ambasciatore Ragaglini.
La Russia è uno dei piu' grandi produttori e consumatori di piastrelle e negli ultimi anni ha registrato tassi di crescita tra i più elevati. Nel 2012 la produzione nazionale ha raggiunto 154 milioni di mq, ancora insufficiente a coprire l'incremento della domanda locale, salita da 181 a 213 milioni di mq (+17,7%). Le importazioni sono cresciute del 25%, toccando quota 70 milioni di mq, di cui circa 6 milioni provenienti dall'Italia.
Alla luce del costante aumento di produzione e consumo di piastrelle la Federazione Russa dovrà, nei prossimi anni, dotarsi di macchinari e tecnologie in grado di far fronte all'evoluzione non solo quantitativa ma anche qualitativa delle richieste dei consumatori. La Federazione Russa si conferma quindi un mercato importante per le esportazioni di macchine italiane per ceramica, che nel 2013 hanno raggiunto 119 milioni di Euro (+22,4% rispetto al 2012) con una quota di mercato dell'8,2%.

Concessione onorificenza dell’Ordine della Stella d’Italia al Maestro Vladimir Spivakov

Nel corso di una cerimonia svoltasi in Ambasciata l’Ambasciatore Ragaglini ha rimesso l’Ordine della Stella d’Italia con il grado di Commendatore, conferitogli dal Signor Presidente della Repubblica, al Maestro Spivakov per il suo costante contributo al rafforzamento delle relazioni tra l’Italia e la Federazione Russa nel campo della cultura e della musica. La cerimonia, cui hanno partecipato rappresentanti del Governo russo e del mondo mediatico e culturale, è stata seguita da un concerto dei giovani musicisti titolari delle borse di studio della Fondazione Benefica Internazionale Vladimir Spivakov, che hanno eseguito un ricco e molto apprezzato repertorio.

South Stream avanti, senza piano B

Quando un tubo - nove tonnellate di acciaio lunghe 12 metri - viene fatto rotolare da una fase di controllo all'altra, il rumore che fa sembra un rombo di tuono. Ma a parte questo ogni altra eco resta lontana, che siano le preoccupanti notizie dall'Ucraina orientale o l'allargarsi della ragnatela delle sanzioni internazionali contro la Russia. La politica non vuole entrare negli impianti di Mülheim, bacino della Ruhr, dove la tedesca Europipe ha iniziato da poche settimane a costruire la prima delle quattro linee che comporranno South Stream.
Sarà Saipem a posare i tubi in fondo al Mar Nero. In aprile il gruppo italiano, che cura le connessioni alla terraferma di tutte le quattro linee, si è aggiudicato anche il contratto da 400 milioni per fornire lavori di supporto al secondo braccio, che verrà posato dalla svizzera Allseas: Saipem seguirà la predisposizione degli attraversamenti sottomarini dei tubi, il coordinamento dei cantieri di stoccaggio, il collegamento alle sezioni di approdo. South Stream si tufferà ad Anapa, costa orientale del Mar Nero a un passo dalla Crimea (e infatti Vladimir Putin già pensa di aggiungere una deviazione), e dopo 930 km riemergerà in Bulgaria.
Diritto per la sua strada, malgrado tutto? «Il cliente è estremamente determinato ad andare avanti», aveva detto pochi giorni fa Umberto Vergine, amministratore delegato di Saipem. E il cliente è la South Stream Transport B.V., joint venture con sede ad Amsterdam di cui fanno parte Gazprom (50%), Eni al 20%, i francesi di Edf e i tedeschi di Wintershall, con una quota del 15% ciascuno.
Il consorzio ha la responsabilità del tratto offshore, non delle parti del gasdotto che attraverseranno sulla terraferma i Balcani fino all'Italia, basandosi sugli accordi intergovernativi con Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia che hanno suscitato le obiezioni della Ue. Ed è solo alla South Stream Transport, nel quartier generale di Europipe, che fa riferimento l'amministratore delegato Michael Gräf a chi gli chiede se non è preoccupato per il possibile impatto di una crisi tra la Russia e l'Unione Europea. «Noi abbiamo un contratto con una compagnia olandese - taglia corto -. Abbiamo iniziato i lavori in aprile, li finiremo tra un anno. Le domande politiche non sono per noi».
È questa la linea: se a causa della politica il futuro è «fosco», come lo ha descritto Paolo Scaroni, le ragioni economiche e industriali di un progetto non cambiano per chi è impegnato a portarlo a termine. «L'intero impianto di Mülheim è dedicato a South Stream», dice Gräf.
Accanto alle controversie politiche, del resto, al gasdotto voluto da Putin per passare alla larga dall'Ucraina le sfide non sono mai mancate. «A questa profondità un gasdotto di queste dimensioni non era mai stato posato», racconta Jasper Jansen, portavoce di South Stream Transport, facendo notare come il Mar Nero abbia tra l'altro la caratteristica di scendere bruscamente e all'improvviso fino ai 2.200 metri. «Per questo - aggiunge - nella scelta delle compagnie abbiamo cercato chi avesse già fatto questa esperienza».
Nell'impianto di Mülheim, è evidente che l'ordine South Stream - che significa lavoro per 700 persone - non è come tutti gli altri. Ludwig Oesterlein, responsabile dello stabilimento, illustra i procedimenti di controllo aggiunti specificamente per le condizioni in cui abiterà il gasdotto. Duemila tonnellate di lastre di acciaio (tedesco) entrano ogni giorno per uscire sotto forma di 240 dei 75mila tubi che comporranno la prima linea, e che dovranno sopportare una pressione interna di 300 bar, oltre a quella esterna. Automatizziamo il più possibile, spiega Oesterlein, ma nei dettagli non si può fare a meno di un uomo: e sono uomini, non macchine, quelli che si infilano con una torcia in mano lungo quei 12 metri di acciaio di 81 cm di diametro per verificare visivamente che nessun difetto possa compromettere la tenuta del tubo, o la prossima saldatura. Una serie di test infinita, nulla sembra lasciato al caso.
Politica a parte, naturalmente. E se si bloccasse tutto? «No - dice Oesterlein - non abbiamo un piano B. Siamo dedicati a questo progetto completamente. Fermarlo, significherebbe fermare l'impianto».

«Astaldi, in arrivo dalla Russia una commessa da 1,7 miliardi»

È in arrivo una commessa in Russia del valore di 1,7 miliardi di euro per il gruppo Astaldi. Lo annuncia al Sole 24 Ore Paolo Astaldi, il presidente del gruppo di costruzioni che riunisce l'assemblea dei soci per l'approvazione del bilancio 2013.
L'appalto, che Astaldi definisce «probabile», riguarda la costruzione dei lotti 7 e 8 dell'autostrada tra Mosca e San Pietroburgo per 140 kilometri totali. Astaldi è insieme al partner turco Ictas, con il quale si è già aggiudicata altre opere in Russia. La commessa verrà aggiudicata dai concessionari della nuova autostrada, la banca Vtb e il gruppo francese Vinci.
«La Russia è uno dei mercati più importanti per Astaldi in questo momento, ci sono prospettive anche per diversi aeroporti. Non riteniamo che le conseguenze politiche ed economiche delle tensioni per l'Ucraina possano penalizzare la nostra attività in questo paese», osserva il presidente della società.
«Il 2013 è stato un anno positivo. Abbiamo emesso un bond per 750 milioni di euro e allungato le scadenze del nostro debito al 2020. I risultati sono buoni, i ricavi hanno superato i 2,5 miliardi e l'utile netto è aumentato dell'1,5% a 75,2 milioni. Il fatturato italiano purtroppo pesa meno del 35% e questo è destinato a ripetersi quest'anno e prevediamo anche nei prossimi», osserva Paolo Astaldi. In particolare l'emissione delle obbligazioni ha consentito di rimborsare debiti bancari, adesso l'indebitamento finanziario è per il 53% costituito dai bond e per il 47% da esposizione con le banche.
A parte la Russia, «la Turchia - dice il presidente del gruppo - resta il paese nel quale in questo momento c'è l'attività prevalente di Astaldi. È partito bene anche il Canada, due anni fa abbiamo acquisito una piccola società per operare su questo mercato e a fine 2013 abbiamo vinto una commessa per una centrale idroelettrica di un miliardo di dollari canadesi, 750 milioni di euro. E valutiamo anche altre iniziative, ci sarà per esempio la manutenzione della rete autostradale canadese. Abbiamo cercato di diversificare il nostro fatturato in varie aree, siamo anche in Sud America, per bilanciare eventuali effetti negativi. Entriamo in quei paesi che hanno una chiara direzione di sviluppo».
«Purtroppo l'Italia non lo è», torna a sottolineare Astaldi. «Nella spesa pubblica per infrastrutture siamo tornati ai livelli del 1967. Dal 2008 al 2013 c'è stato un calo del 30% e quest'anno è ancora previsto un calo. La domanda è: un paese che vuole crescere in cosa altro investe, se non nelle infrastrutture?».
Un giudizio su questo governo? «In questo momento mi sembra si stia dedicando ad altre priorità. Ci sarebbe tanto da fare, per esempio snellire il contenzioso civile, è inammissibile che ci vogliano 7-8 anni, ridurre i centri di committenza delle opere pubbliche, per evitare che con il cambio dell'amministrazione politica cambi l'orientamento. Penso che un governo che voglia fare, passate le elezioni europee, dovrebbe riunire le imprese, chiedere cosa vogliamo fare e lanciare un "new deal". Bisogna rimuovere gli ostacoli che hanno frenato lo sviluppo».
Tra i freni, Astaldi cita anche l'atteggiamento di varie autorità pubbliche riguardo alla realizzazione della nuova tratta "C" della metropolitana di Roma, oggetto di polemiche anche per l'incremento dei costi. «L'anno scorso abbiamo completato a Napoli la stazione della metropolitana di Toledo, nell'ambito di un progetto delle stazioni dell'arte. Toledo è stata definita dalla Cnn la stazione più bella d'Europa. Se a Napoli è stato possibile perché a Roma, in un contesto archeologico unico, non si può realizzare altrettanto? Perché non si riescono a valorizzare questi ritrovamenti? Bisogna considerare anche questi aspetti quando si parla di costi. E il bello costa».

Scaroni: possibile impatto sui rapporti Eni-Gazprom

Le sanzioni contro la Russia potrebbero «inceppare le relazioni commerciali» tra Eni e Gazprom. Ad ammettere il rischio, che potrebbe essere grave per gli approvvigionamenti di gas dell'Italia, è Paolo Scaroni. «Non posso non rilevare che ci sono dei nuvoloni neri nei rapporti tra Ue e Russia» ha osservato l'amministratore delegato uscente della compagnia di fronte alle telecamere di Rai News 24, precisando allo stesso tempo che «in termini aziendali i rapporti con Gazprom sono davvero buoni» e che «non c'è nessuna ragione per cui noi, dal punto di vista commerciale, dovremmo allentarli».
Poche settimane fa lo stesso Scaroni aveva anticipato un «futuro fosco» per South Stream, il maxigasdotto che i russi stanno costruendo per scavalcare l'Ucraina, in società con l'Eni (oltre che con la tedesca Wintershall e la francese Edf) e servendosi del contributo di Saipem. Nella stessa giornata avevano invece fatto scalpore altre dichiarazioni, rilasciate in questo caso a una platea internazionale via New York Times. Il manager italiano offre in sostanza una mano tesa a Kiev, incurante di sollevare le ire di Gazprom: «Ogni metro cubo di gas aiuta», ha assicurato Scaroni, giustificando così l'impegno ad esaminare la possibilità di reindirizzare verso l'Ucraina una parte delle forniture acquistate dall'Eni: forniture non necessariamente di origine russa, ma con tutta probabilità anche russe. Un'operazione di cui il manager ha confermato di aver discusso pochi giorni fa a Kiev, in un incontro con il ministro dell'energia ucraino, Yuri Prodan, ma che quando è stata compiuta – o anche solo ventilata – da altri è stata bollata come illegale da Gazprom.
A pochi giorni dalla scadenza del suo incarico all'Eni, Scaroni sembra impegnato a gestire a mezzo stampa un cambio di rotta nelle strategie che da oltre cinquant'anni orientano il Cane a sei zampe e più in generale, le politiche energetiche italiane, imperniate su solide relazioni con Mosca.
Fare a meno del gas russo non è un traguardo cui possiamo permetterci di aspirare, per il momento: come dice lo stesso Scaroni «l'Italia può farne a meno solo con difficoltà e sempre scommettendo sul fatto che gli altri fornitori, in particolare Algeria e Libia, continuino le loro forniture a ritmo regolare». Una scommessa che gli allibratori pagherebbero bene.
D'altra parte è la politica a metterci spalle al muro: quella degli Usa, che stanno varando sanzioni sempre più severe, e quella della Ue, che lavora affinché l'Ucraina (e l'Europa tutta) riesca a sottrarsi ai ricatti energetici di Mosca. GAZPROME un primo risultato c'è stato: la slovacca Eustream e l'ucraina Naftogaz hanno siglato l'accordo grazie al quale, attraverso una piccola pipeline finora in disuso, Kiev dal prossimo autunno potrà ricevere da Bratislava fino a 10 miliardi di metri cubi di gas l'anno. Poco rispetto ai 20 miliardi e più che arriverebbero con l'inversione di flusso di un altro gasdotto e che potrebbero liberare l'Ucraina dal giogo russo. Ma Bruxelles sta faticando a convincere gli slovacchi: i contratti con Gazprom, come la stessa Commissione Ue ha verificato, li espongono a ritorsioni legali. E forse non solo.