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EDITORIALE N.328

Forum Economico Eurasiatico di Verona. Antonio Fallico: “Superare l’attuale sistema economico-sociale e l’ordine monopolare della governance internazionale”.

Il messaggio del presidente della Russia, Vladimir Putin, al Forum Economico Eurasiatico di Verona: “La Russia è aperta alla cooperazione costruttiva sulle questioni internazionali più urgenti con tutti i partner internazionali” – Presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli: “Ci troviamo in uno dei momenti più pericolosi per la storia dell’umanità, in una fase critica che registra la transizione a una nuova epoca che si preannuncia carica di incognite”.

 

iflettere insieme sul contributo che la grande Eurasia può dare per favorire la transizione a un nuovo ordine geopolitico ed economico-sociale, superando l’attuale modello, abbattendo muri ideologici e barriere geografiche a favore di uno sviluppo internazionale umanistico e inclusivo”.
È stato l’invito con cui Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione “Conoscere Eurasia”, si è rivolto ai numerosi partecipanti della 14° edizione del Forum Economico Eurasiatico di Verona (28-29.10.2021). Quest’anno il Forum, intitolato "L’Eurasia per un nuovo ordine geopolitico ed economico-sociale: upgrading to a new, people-centered economy", si è svolto in presenza con il rispetto delle più rigide norme anti-Covid, mentre molte migliaia di persone hanno seguito i lavori in diretta streaming dalla Russia, dall’Italia, dall’Austria, dalla Germania, Francia, Belgio, Spagna, Gran Bretagna, Stati Uniti, Cina, India, Corea del Sud, Iran, Qatar, Bielorussia, Ucraina, Kazakhstan, Uzbekistan, Armenia, Kirghizistan e alcuni altri Paesi della grande Eurasia.
Il presidente della Russia, Vladimir Putin, ha inviato agli organizzatori, ai partecipanti e agli ospiti del Forum il tradizionale messaggio di saluti, ha sottolineato il fatto secondo cui “il Forum Economico Eurasiatico di Verona è apprezzato in qualità di sede autorevole presso la quale si svolge una discussione approfondita degli stati attuali e le prospettive della cooperazione internazionale, degli investimenti nonché i processi demografici e sociali nei territori della grande Eurasia e in tutto il mondo”. Secondo il leader del Cremlino “l’agenda del Forum include tradizionalmente le questioni dalle quali dipende il futuro dei Paesi di tutto il mondo, come sicurezza energetica, transizione energetica, sostenibilità ecologica, cambiamenti climatici, superamento degli squilibri dell’economia globale accentuati dalla pandemia del Covid-19”.
“Vorrei sottolineare – ha scritto Putin in conclusione del suo messaggio - che la Russia è aperta alla cooperazione costruttiva su tutti questi problemi e con tutti i partner internazionali. Sono convinto che il vostro Forum sarà molto creativo e darà inizio a tutta una serie di nuove iniziative che contribuiranno allo sviluppo della cooperazione tra gli Stati nello spirito del vero partenariato”.
La ripresa economica della Russia malgrado la pandemia del Covid-19 ha favorito la crescita della popolarità di Putin: secondo i dati dell’ultimo sondaggio d’opinione, condotto dal Centro demoscopico “Levada” il 67% dei russi approva l'operato di Vladimir Putin, un dato in aumento rispetto al 64% di settembre e al 61% di agosto.
Al centro dell’ordine del giorno del Forum di Verona, proposto dal suo ideatore, il professor Antonio Fallico, si è trovato “un dibattito aperto e approfondito sul contributo concreto che la grande Eurasia, che va dall’Atlantico al Pacifico può dare per la transizione verso un nuovo ordine geopolitico, economico e sociale”.
I numerosi relatori tra cui il presidente emerito di banca Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, il presidente del colosso russo gas-petrolifero “Rosneft”, Igor Sechin, il presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli e già premier italiano, Romano Prodi, e Carlo Bonomi, presidente di Confindustria hanno analizzato in modo “scientifico e professionale” il ruolo delle fonti energetiche nella transizione ecologica a livello mondiale, dell’economia circolare, dell’innovazione tecnologica e digitale, dell’industria 5.0, del sistema finanziario e bancario, dell’industria farmaceutica.
Sempre su invito di Fallico i due giorni dei dibattiti sono stati centrati sulla necessità di superare l’attuale sistema economico e sociale e l’ordine monopolare della governance internazionale, ereditato dalla caduta dell’Unione Sovietica. Per raggiungere questo obiettivo la diplomazia tradizionale da sola non è sufficiente. Nel corso dei lavori del Forum è emersa l’esigenza di mobilitare la diplomazia del business a livello internazionale, capace di abbattere i muri ideologici e sovrastrutturali, nonché le barriere geopolitiche a favore di uno sviluppo economico internazionale umanistico e inclusivo, l’unico capace di assicurare la salvezza, la pace e la prosperità del nostro pianeta.
In particolare il professor Fallico ha citato Stefano Zamani, economista e presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali che in una recente intervista ha dichiarato: “Dobbiamo renderci conto quindi che il nemico numero uno dello sviluppo economico al servizio dell’umanità è proprio il modello neoliberistico. Chi ancora lo sostiene o è un incompetente, o lo fa in cattiva fede”.
“Molto presto – ha sottolineato il presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione “Conoscere Eurasia” - dovremo riconvertire la produzione, regolamentare i mercati finanziari, ripensare gli standard di contabilità al fine di migliorare la resistenza dei nostri sistemi di produzione e addirittura ripensare radicalmente i criteri che si trovano alla base di valutazione del prodotto interno lordo. Il Pil non è un buon indice perché misura la quantità e non la qualità della crescita e dev’essere completato da altri valori, tra cui l’indice di sviluppo umano e l’indice di benessere economico sostenibile”.
Per il direttore de Il Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, che si è presentato come moderatore della prima sessione inaugurativa dell’evento “il Forum di Verona è diventato ormai tradizionalmente un’occasione per gettare un ponte tra l’Europa e l’Asia e oggi più che mai c’è uno straordinario bisogno in un mondo che oggi si presenta spaccato. La pandemia ha aggravato le differenze, ha scavato dei fossati. È stata un’occasione di straordinaria rottura che ora occorre cercare di superare”.
Nel suo discorso il Sindaco di Verona, Federico Sboarina, ha messo in evidenza le drammatiche conseguenze per l’economia italiana delle sanzioni che l’Occidente ha imposto contro la Russia nel 2014.
“Negli ultimi sette anni – ha sottolineato il Sindaco Sboarina - le esportazioni agroalimentari made in Italy verso la Russia hanno perso 1,4 miliardi di euro a causa dell’embargo commerciale che tutt’ora colpisce un importante lista di prodotti. Si tratta di una risposta alle sanzioni imposte dall’Unione Europea e che sono state prorogate fino al mese di gennaio del 2022. È arrivato il momento di superare questa misura. A maggior ragione in un momento storico come quello attuale che ci chiede di unire le forze affinché l’economia globale si riprenda. E le eccellenze non soccombano sotto il peso della crisi determinata dalla pandemia. In questo conteso il Forum può rappresentare un input alla svolta. Dobbiamo ripensare le dinamiche delle relazioni internazionali perché la pandemia ha cambiato lo scenario tra i Paesi del mondo, chiamati ad affrontare nessuno escluso un’emergenza a 360 gradi che purtroppo non è ancora finita. Lo chiediamo ai parlamentari europei, ai ministri, agli ambasciatori che in questi giorni sono a Verona. Questo Forum a sempre è una vera e propria piattaforma mondiale di dialogo e di connessione in grado di riaccendere rapporti, interscambi di opinioni, idee e progetti imprenditoriali. Se l’obiettivo è quello di un’economia sempre più umanistica , attenta alla centralità dell’uomo dobbiamo ricordarci che dietro a questi prodotti di eccellenza oggi penalizzati ci sono tante storie, tante persone, tante famiglie che non devono essere sfavorite”.
Il presidente emerito di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, ha tracciato alcuni scenari della nuova epoca che l’umanità sta per affrontare: “Siamo tutti consapevoli dei rischi che sono connessi a un momento storico che il mondo sta attraversando. Una fase critica che registra la transizione a una nuova epoca che si preannuncia carica di incognite. Ci troviamo in uno dei momenti più pericolosi per la storia dell’umanità. Al mio avviso i maggiori rischi che minacciano la vita e la civiltà dell’uomo riguardano tre scenari. Il primo è senz’altro quello della rottura dell’equilibrio tra azione umana e vita della natura… Il secondo scenario consiste nel rischio che le situazioni di diseguaglianza esistenti nel mondo diventino insostenibili, dando quindi origine ai conflitti incontrollabili o/e ai fenomeni migratori di tali dimensioni da far apparire marginali i flussi migratori finora registrati... Il terzo scenario riguarda il rischio che la crisi in atto della civiltà occidentale comporti la perdita dei valori universali su cui essa si fonda”, ha sottolineato il professor Bazoli.
Nel suo intervento al Forum, Igor Sechin, da molti anni alla guida di “Rosneft”, colosso dell’energia della Russia ha cercato di allargare lo sguardo oltre l’oil & gas per includere tutte le conseguenze, nel breve e nel lungo termine, del cambiamento a cui l’uomo è chiamato. Questa transizione, ha dichiarato Sechin, eletto anche presidente del Forum di Verona, deve essere coerente e non fine a se stessa; attenta a valutare tutti gli aspetti in gioco e a non creare shock per i consumatori, come quelli che stiamo sperimentando in questa fase di aumento dei prezzi, arrivati secondo Sechin “a un livello che minaccia la ripresa economica in Europa”. L’introduzione della carbon tax provocherà ulteriori rialzi: questo, insieme alla riduzione degli investimenti nell’oil & gas, rischia di “mettere fine all’era dei prezzi bassi”. La Russia, ha assicurato Sechin, intende favorire una soluzione alla crisi garantendo la stabilità delle proprie forniture di gas: “Da sempre il nostro Paese rispetta i propri impegni di fornitore chiave e affidabile per l’Europa”. Ponti da salvaguardare: una delle soluzioni proposte dal presidente di “Rosneft” è affidare anche alle grandi Borse mondiali come New York, Londra o Shanghai la possibilità di registrare i contratti di forniture energetiche a lunga scadenza: “Contribuirebbero alla stabilità dei mercati”, ha detto Sechin. Un approccio integrato, continua, tiene conto di tutti i settori chiave: tecnologie, energia, nuovi materiali, trasporti, logistica, agricoltura. Quel che conta è che la transizione energetica si possa fare, e sia affidabile.
Nella seconda giornata dei lavori del Forum, centrata sulle nuove sfide e opportunità del sistema finanziario e bancario alla luce della pandemia di Covid-19, sono intervenuti Romano Prodi, presidente della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, e Carlo Bonomi, presidente di Confindustria.
Prodi ha parlato della pandemia dicendo: “Non è ancora finita, negli ultimi tempi sta colpendo alcuni Paesi che ne erano abbastanza fuori, pensiamo alla Russia e a tutta l'Europa dell'Est, per non parlare del Terzo Mondo. L'Europa va abbastanza bene ma è difficile dire come andrà a finire. Noi ci siamo comportati un po' meglio”. Sul dualismo Cina e Stati Uniti ha aggiunto: “C'è una tensione fortissima, poco dialogo e non abbiamo un orizzonte consolante. Il mondo è diventato un mondo di tensioni crescenti”.
“Siamo in una crisi pandemica e bisogna riflettere su come il sistema l’ha affrontata. E con il passare dei mesi possiamo affermare che c’è stata una risposta molto efficace”, ha detto al Forum, Nicola Doninelli, responsabile Direzione Internazionale della Divisione IMI Corporate & Investment Banking, Intesa Sanpaolo. “Nei prossimi anni - ha aggiunto - il sistema bancario sarà attraverso dall’accelerazione di una serie di fenomeno. La digitalizzazione sarà una chiave fondamentale e puntiamo ad una piattaforma ancora più robusta”.
Oltre ai discorsi e ai dibattiti a margine del Forum Economico Eurasiatico sono stati firmati alcuni importanti accordi. Il 28 ottobre scorso nel corso del Forum Maire Tecnimont e Rosneft hanno firmato un protocollo d'intesa per sviluppare un progetto relativo alla costruzione di un complesso di «Hydrocracking Vgo» nell’impianto di produzione di Ryazan refining company, circa 200 chilometri a sud-est di Mosca. Vgo è l’acronimo di «Vacuum gas oil» (gasolio sottovuoto), che viene prodotto dalle unità di distillazione sottovuoto presenti in una raffineria. Rorc, controllata di Rosneft, è tra le quattro maggiori raffinerie russe per volume di raffinazione e produzione. L’oggetto dell’accordo comprende tutte le attività relative all’ingegneria, fornitura di equipment e materiali, costruzione, start-up e commisioning nonché servizi di project finance. L’impianto di hydrocracking Vgo - assicurano i contraenti - permetterà a Rorc di aumentare i margini di raffinazione convertendo i derivanti pesanti in prodotti petroliferi leggeri commerciabili di Classe 5 (quali benzina, cherosene, diesel). L’impianto include un’unità di hydrocracking, un’unità per la produzione di idrogeno, un’unità di produzione di zolfo elementare e le relative infrastrutture. Ogni componente è altamente performante dal punto di vista ambientale e il progetto potrà beneficiare di tecnologia e apparecchiature con un sistema di controllo automatizzato che ridurrà l’impronta di carbonio dell’impianto.
l 29 ottobre, ai margini del Forum Economico Eurasiatico di Verona, il presidente di Sistemi Informatici di Confindustria, Luigi Serra, ha firmato un accordo tra Confindustria e l’Unione degli industriali e degli imprenditori della Russia, rappresentata dal suo presidente, Aleksandr Shokhin. “So bene - ha detto Serra dopo la firma - quanto è importante un indirizzo strategico delle produzioni. E questo indirizzo strategico oggi prende con decisione la via del digitale, della transizione ecologica. Sono sfide mondiali ed è il momento di collaborazione ma anche di grandi opportunità che ci si presentano”.

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“PREMIO EUROPA-EURASIA” PER GIOVANI RICERCATORI ED IMPRENDITORI PIÙ IL CORSO ESCLUSIVO ALLA LUISS SCHOOL OF GOVERNMENT: LE NUOVE INIZIATIVE DELL'ASSOCIAZIONE "CONOSCERE EURASIA" E DEI PARTNER CHE SONO STATE PRESENTATE AL FORUM DI VERONA

l 29 ottobre scorso al Forum di Verona Antonio Fallico ha presentato la prima edizione del “Premio Europa-Eurasia” per giovani ricercatori ed imprenditori nel campo dell’economia circolare, che partirà all’inizio del 2022. Un comitato scientifico, presieduto per parte italiana dal dottor Francesco Profumo, Presidente dell’Acri e della Compagnia di San Paolo, e per parte russa dal professor Viktor Vekselberg, presidente del Skolkovo Innovation Center e dell’Università della Scienza e della Tecnica, selezionerà le due migliori ricerche (una europea e una eurasiatica) sull’economia circolare attraverso il coinvolgimento di tutti i principali atenei europei ed eurasiatici e le due migliori start up innovative (una europea e una eurasiatica) operanti sul tema. L’iniziativa mira a stimolare i giovani ricercatori ed imprenditori che intendono sviluppare analisi ed idee innovative nel campo dell’economia circolare, partendo dal presupposto che la green economy è strettamente connessa all’innovazione tecnologica e che l’integrazione di soluzioni virtuose, in grado di creare connessioni e interazioni tra ambiti diversi, rappresenti la strategia vincente per un’economia davvero sostenibile. La selezione avverrà nel primo semestre del 2022 ed il premio, di natura finanziaria, sarà consegnato in occasione della XV edizione del Forum Economico di Verona che si svolgerà ad ottobre 2022.
L’Eurasia è dunque destinata a diventare una regione centrale, sia sotto il profilo politico che economico, per gli equilibri strategici del mondo, grazie alle importanti risorse di cui dispone e dell’ampiezza del suo territorio, punto di snodo tra Est e Ovest. E sempre grazie alla collaborazione tra l’Associazione “Conoscere Eurasia”, Confindustria Sistemi Formativi e l’Unione degli industriali e degli imprenditori russi nell’ambito del Forum di Verona il professor Fallico e Luigi Serra hanno presentato il corso in geopolitica eurasiatica alla Luiss School of Government. L’Executive course, unico e avanzato, si rivolgerà ai funzionari pubblici e manager per fornire un panorama aggiornato sugli sviluppi nella regione eurasiatica e sulle opportunità commerciali e strategiche connesse. Ma l’Executive Course in Euroasian Geopolitics for Policy Makers and Managers rappresenterà anche un punto di connessione e dialogo tra Europa ed Eurasia, in un momento storico complesso, in cui anche le relazioni internazionali hanno dovuto fare i conti con la pandemia.
Combinando lezioni in presenza e online, tenute da accademici, professionisti ed esperti italiani e internazionali, l’Executive Course vuole fornire una panoramica completa sugli sviluppi politici e strategici nella regione eurasiatica, mappandone i cambiamenti nel sistema di relazioni internazionali; oltre a identificare le aree di cooperazione e sviluppo commerciale, creando una rete avanzata di professionisti interessati a sfruttare le opportunità politiche ed economiche presenti e future. Alla LUISS School of Government verranno formati funzionari pubblici, giovani imprenditori e manager, esperti di public affairs e di comunicazione, grazie alla leadership guidata dal professor Giovanni Orsina, direttore della Luiss School of Government. Eccellenza nella formazione e innovazione saranno garantiti dal coinvolgimento di Confindustria e di Confindustria Sistemi Formativi, mentre grazie al supporto dell’Unione degli industriali e degli imprenditori russi (riunisce oltre 130 associazioni regionali e settoriali e vede tra i membri le principali realtà industriali, finanziarie ed economiche russe) si potranno creare opportunità di business uniche. Il corso si svolgerà in modalità flessibile: due moduli in presenza che inizieranno a fine gennaio e fine maggio, per un totale di 75 ore tra lezioni e incontri con accademici e professionisti di primo piano provenienti dalla regione eurasiatica; mentre le fasi centrali saranno online, in modalità asincrona. I moduli si divideranno in quattro aree tematiche: approcci storici alla geopolitica eurasiatica, geopolitica eurasiatica oggi, geoeconomia eurasiatica e insegnamenti dagli esperti. Tra questi ultimi si segnalano Fouad Alghanim, Presidente di Fouad Alghanim and Sons Group of Companies, Andrej Kostin, Presidente di VTB, Aleksandr Shokhin, Presidente dell’Unione degli industriali e degli imprenditori russi e rappresentanti del prestigio corpo docente della Luiss School of Government.
Inoltre, grazie al supporto dell’Associazione Conoscere Eurasia, verranno erogate dieci borse di studio per executive con profili professionali negli ambiti indicati e provenienti da paesi parte dell’Unione Economica Eurasiatica, oltre che da Unione Europea, Regno Unito, Serbia, Montenegro, Moldavia e Albania.
Le domande d’iscrizione dovranno pervenire, tramite il sito della Luiss School of Government (https://sog.luiss.it/), entro il 30 novembre 2021.

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IL CONTRIBUTO DELLA GRANDE EURASIA PER FAVORIRE LA TRANSIZIONE VERSO UN NUOVO ORDINE GEOPOLITICO, ECONOMICO E SOCIALE

Sintesi del discorso introduttivo del professor Antonio Fallico, Presidente dell'Associazione "Conoscere Eurasia" e di Banca Intesa Russia, nel corso della XIV edizione del Forum Economico Eurasiatico di Verona (28.10.2021)

l centro della XIV edizione del Forum Economico Eurasiatico vi è il contributo che la Grande Eurasia, che va dall’Atlantico al Pacifico, può dare per favorire la transizione verso un nuovo ordine geopolitico, economico e sociale. Oggi, la diplomazia tradizionale non è più sufficiente, è necessario mobilitare la diplomazia del business a livello internazionale, che è capace di abbattere muri ideologici e sovrastrutturali e barriere geopolitiche, a favore di uno sviluppo economico internazionale umanistico e inclusivo. Dopo due anni di pandemia, le prospettive di crescita sembrano positive, ma prossimamente dovremo affrontare sfide storiche a causa della crisi economica strutturale, aggravata da quella climatica. La pandemia è figlia del neoliberismo, basato su una fiducia assoluta nel mito del mercato globale deregolamentato e sul profitto privato illimitato. Il principale nemico dello sviluppo economico a servizio dell’umanità è proprio il modello neoliberistico: la pandemia si è abbattuta in un modo afflitto da enormi disuguaglianze sociali, acuendole. Abbiamo bisogno di un sistema di regole e servizi pubblici forti, ripensando completamente il modo in cui produciamo e consumiamo, perché questa pandemia non sarà l’ultima. Dovremo ripensare radicalmente i criteri di sviluppo e benessere, superando la metrica del Pil con l’Indice di Sviluppo Umano (ISU) e l’Indice di Benessere Sostenibile (IBS).
Oggi assistiamo a un processo di deglobalizzazione in cui si sono formati alcuni centri di governance regionali e macroregionali che tendono a chiudersi verso la concorrenza esterna per sviluppare al loro interno un mercato unico con regole e standard comuni. Una delle conseguenze è la ricollocazione delle catene produttive e logistiche vicino ai luoghi di consumo. Da questa crisi sistemica possiamo uscire soltanto con un’alleanza multipolare, riconoscendo gli interessi e il ruolo economico e geopolitico di ogni Paese.
Per superare l’attuale modello economico e al tempo stesso assicurare al nostro pianeta sicurezza e prosperità, è assolutamente necessario coinvolgere attivamente la Grande Eurasia dall’Atlantico al Pacifico. L’Amministrazione Biden appare debole e contraddittoria: da una parte cerca di rilanciare l’egemonia americano tramite la Nato, dall’altra è protagonista della caotica fuga dall’Afghanistan. Allo stesso tempo gli USA hanno costituito due nuove alleanze militari contro la Cina e la Russia: la Quad con Australia, India e Giappone e l’Auk con Australia e Gran Bretagna. Sarebbe auspicabile che gli Stati Uniti agissero con realismo, ricercando un consensus con Cina, India, Russia, Europa e la Grande Eurasia sui problemi più importanti, come crisi economica e climatica, rinunciando a provocazioni militari. L’alleanza strategica e militare fra la Cina e la Russia, infatti, costituisce una potenza economica e nucleare per lo meno pari a quella americana.
L’Unione Europea ha buone prospettive di sviluppo economico, ma vive un periodo di difficoltà dovuto all’aumento del prezzo delle materie prime e dell’energia, alle spinte centrifughe di alcuni Paesi membri (Polonia) e di un sistema decisionale bizantino che talvolta sembra ignorare gli interessi economici verso Cina, Federazione Russa ed Unione Economica Eurasiatica, con cui le aziende europee vogliono sviluppare rapporti autonomi rispetto agli Usa: pensiamo al Comprehensive Agreement on Investment siglato con Pechino a dicembre 2020, anno in cui la Cina è diventato il primo partner commerciale dell’Ue (€ 586 miliardi vs € 555 con gli Usa). Ora è importante che Bruxelles valuti le decisioni che avranno una ricaduta strategica nei prossimi anni, con ricadute geopolitiche ed economiche, come il Nord Stream 2.
Nell’Unione Economica Eurasiatica si rafforzano le tendenze integrazionistiche. Sebbene l’instabilità politica in Armenia, Bielorussia e Kirghisia crei inquietudini, si ha la speranza che questi Paesi sapranno superare le attuali difficoltà uscendone rafforzati, con delle istituzioni più efficienti e con la consapevolezza della necessità di un’integrazione regionale più organica.
La Russia, motore dell’Unione Economica Eurasiatica, rappresenta un legame naturale tra l’Unione Europea e l’Asia Orientale, punto di riferimento per uno sviluppo inclusivo dell’economia tra l’Atlantico e il Pacifico. Il valore strategico della Federazione Russa è accentuato dalla sua funzione propulsiva nella Shanghai Cooperation Organization (SCO): un’alleanza politica, economica e per la sicurezza eurasiatica a cui aderiscono anche Cina, India e Pakistan. Particolare importanza rivestono poi i corridoi di trasporto, che assicurano logistica e fornitura di merci, come testimoniato dal recente blocco del Canale di Suez: i transiti navali, via i mari Artici lungo le coste russe, sono considerevolmente aumentati, passando da 697 nel 2019 a 1281 nel 2020. Si stima che l’itinerario da Shangai a Rotterdam tramite il Grande Nord faccia risparmiare circa il 20% dei costi e una settimana di viaggio rispetto all’utilizzo del Canale di Suez. Da parte sua l’Italia, legata alla Russia da storiche relazioni di amicizia e di cooperazione scientifica, industriale ed economica, può divenire un partner privilegiato della Russia e della Grande Eurasia nel rapporto con Usa e Nordamerica.
Per superare la crisi strutturale e gli effetti disastrosi del neoliberismo e della pandemia è urgente superare tempestivamente le barriere geopolitiche, gli schieramenti militari e i pregiudizi ideologici. E, nel quadro di una governance multipolare con un ruolo attivo della Russia, della Cina e della Grande Eurasia, promuovere una rivoluzione culturale, etica ed economica che ci permetta di delineare un nuovo modello di sviluppo sociale ed economico globale, che metta al centro la dignità e i valori autentici dell’uomo. Soltanto con una solidarietà globale possiamo gestire con saggezza l’emergenza sanitaria, le molteplici crisi o le guerre che affliggono numerose regioni del mondo, combattere con successo il terrorismo fondamentalista, il narcotraffico e i flussi migratori.
Occorre riformare profondamente le principali istituzioni internazionali, come Onu, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, affidando l’agenda economica e sociale al G20. Occorre abbattere i muri del protezionismo, andando verso una governance commerciale multilaterale, riformando il WTO.
Non è più ammissibile che la crescita economica e i beni comuni universali, come la salute, siano ostaggi delle sovrastrutture geopolitiche, vietando persino vaccini anti-Covid di comprovata efficacia, come lo Sputnik V, anche nei casi di estremo bisogno della popolazione. Soltanto insieme, nel quadro di una governance multipolare, possiamo costruire un’economia umanistica.
Oggi in Europa e nel mondo si intende perseguire con determinazione la transizione climatica e la transizione digitale, per le quali sono stati previsti investimenti estremamente importanti. Ma per raggiungere questi obiettivi occorre raggiungere una strategia comune a livello multilaterale. Credere di stabilire l’armonia con l’ambiente, sostituendo il fotovoltaico al petrolio, l’eolico al carbone, il biogas al gas naturale, la plastica biodegradabile a quella fatta di petrolio, è un errore che lascia le cose come stanno, continuando a navigare verso la catastrofe solo a velocità più ridotta. Dal dibattito sull’energia bisogna eliminare troppi equivoci, illusioni diffuse e pregiudizi ideologici. Al contrario occorre avere un approccio laico, realistico e non prevenuto. L’Italia, ad esempio, ha rinunciato al nucleare da fissione, senza aver deciso, peraltro, dove stoccare le scorie, ma partecipa al progetto Iter (International thermomuclear experimental reactor) per i reattori da fusione. L’Eni recentemente ha annunciato i progressi di una sua controllata nella ricerca della “fusione a confinamento magnetico”. Pur di togliere l’imbarazzante aggettivo “nucleare” si preferisce chiamarla energia stellare. Sarebbe miope, oltre che stupido, se si respingesse a priori una conquista della scienza senza valutarne convenienza e rischi. Se poi fossimo coerenti con le nostre scelte, non dovremmo acquistare energia elettrica dai francesi. Il 4% di quella che consumiamo in Italia è prodotta dal nucleare di cui non vorremmo più sentire parlare. Ma facciamo finta di niente. In Italia regna una sorta di populismo ambientalista: si dice no alla carbon capture storage, tecnologia nella quale possiamo essere all’avanguardia nel mondo, si dice no al nucleare senza distinguere tra fissione e fusione, si dice no ai biocarburanti avanzati, ad esempio quelli prodotti dai rifiuti. Al tempo stesso la quota di fonti fossili nella copertura dei nostri fabbisogni energetici è ancora all’80% e al 65% nella generazione elettrica. Il contributo delle rinnovabili è aumentato, arrivando a circa il 10% del totale, a discapito non delle fossili, ma cannibalizzando il nucleare, unica altra fonte carbon zero, espunta per ragioni sostanzialmente ideologiche dalle politiche energetiche in Occidente, ma non in Oriente. In Russia, ad esempio, il nucleare contribuisce al portafoglio energetico per il 21%, mentre l’idroelettrico per il 26% e il gas metano per il 40%.
È, inoltre, diffusa la sensazione che la transizione ecologica equivalga a cambiare un’auto diesel con un’ibrida o elettrica, beneficiando di sussidi e incentivi a carico della comunità. Ma si passa all’elettrico senza porsi il problema di come questa energia sia stata prodotta: la Germania, capofila della sostenibilità a livello europeo, ad esempio, ha impiegato nel primo semestre di quest’anno il 40% di carbone in più per produrre energia elettrica. Nonostante il raddoppio da inizio 2021 del prezzo degli Ets, i certificati per le emissioni inquinanti, il carbone resta più conveniente. L’Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, ritiene più efficiente decarbonizzare la produzione elettrica esistente, che per il 60% in Italia non viene generata da rinnovabili, prima di pensare ad altri usi, come per esempio l’idrogeno verde che pure ha un ruolo non secondario nel Piano nazionale di ripresa e resilienza.
In sintesi, si nascondono o si considerano poco i costi della transizione, dei quali è politicamente sconveniente parlare. E si preferisce alzare l’asticella delle aspettative della sostenibilità, disegnando scenari tanto attraenti quanto difficilmente raggiungibili, senza sottolineare così l’impegno e i sacrifici necessari. Il “Green New Deal” è un cammino molto lungo, graduale e complesso che deve essere affidato a una governance multipolare vasta e coesa e a scienziati autentici e indipendenti, rifuggendo da istanze populistiche e demagogiche.
L’Unione Europea pesa il 7% sulle emissioni globali e anche se riducesse le proprie emissioni entro il 2030 del 55% (rispetto al 1990), le emissioni mondiali si ridurrebbero di un marginale 1%. Da qui l’esigenza, per una realistica ed efficace transizione ecologica, di coinvolgere nella ricerca scientifica, nelle decisioni politiche e nei processi applicativi concreti relativi i grandi player internazionali, gli Usa, la Cina, che ormai domina il mercato delle rinnovabili e delle batterie elettriche, l’India, la Russia e la Grande Eurasia. Cina e India, le due superpotenze demografiche, sono responsabili delle emissioni di gas serra mondiali, rispettivamente del 24,7%, (prima nel mondo) e del 7%, (terza al pari dell’Europa) dopo gli Usa con il 12,3%. Mentre alla Russia spetta il 4%. Occorre trovare un consenso universale che contemperi in modo realistico gli interessi delle economie, e delle strutture industriali e dei portafogli energetici dei vari Paesi. A tal fine, la Conference of parties denominata COP26, la Conferenza annuale delle Nazioni Unite, che si svolgerà a Glasgow dovrebbe essere un’occasione da non perdere e riconoscere il gas naturale è indispensabile per una transizione energetica realistica e graduale. Ma per la transizione ecologica, condizione prioritaria e indispensabile sarà cambiare la prospettiva antropologica ed effettuare una rivoluzione economica copernicana che metta al centro il lavoro e la persona: un’economia umanistica.
Abbiamo quasi raggiunto i limiti fisici e cognitivi dell’espansione umana, saturando progressivamente gli ecosistemi terrestri e marini con i rifiuti delle nostre attività economiche e sociali. Perciò siamo obbligati a rinunciare al consumismo e all’illusione che sia possibile mantenere un livello di consumi crescente nel tempo, per noi e per le future generazioni. La sostenibilità va intesa nella sua accezione più ampia e, nell’ambito di tale innovazione va inserita la transazione digitale. A tal proposito è molto importante il rapporto pubblicato dalla Commissione Europa (“Industria 5.0. Verso un’industria europea sostenibile, umano-centrica e resiliente”) che riconosce il potere dell’industria di raggiungere obiettivi sociali per creare una solida prosperità, operando in modo tale che la produzione rispetti i limiti del nostro pianeta e ponendo il benessere dei lavoratori al centro del processo produttivo.
Siamo certi che in una prospettiva geopolitica multipolare che va dall’oceano Atlantico al Pacifico, i vari Paesi condivideranno obiettivi e azioni per la transizione ecologica e digitale e ne guideranno e garantiranno la loro applicazione, coalizzando la creatività delle persone, delle comunità e delle imprese. Riusciremo, insieme, a vincere questa scommessa epocale per un’economia umanistica e per raggiungere un accordo razionale e creativo fra umano e natura. Un contributo importante può e deve darlo la diplomazia del business. Con la sua struttura industriale, commerciale, finanziaria ed economica a livello internazionale, ha il potere e il dovere di condividere con la sovrastruttura politica e geopolitica globale l’urgenza di un’alleanza multipolare per assicurare la salvezza del nostro pianeta, la sicurezza e la prosperità dell’umanità.
Includere, condividere e agire deve essere la nostra stella polare verso una prosperità condivisa da tutti, indipendentemente dalla nazionalità, dal genere e dal livello sociale.

Per maggiori informazioni sul Forum Economico Eurasiatico di Verona:
Internet: http://forumverona.com/
Programmi & Video: http://forumverona.com/programma/

 

 

 

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