Electronic banking

Visita il sito Eurasia 24
russia24_new.gif

EDITORIALE N.324

Il sistema sanitario russo alla prova (superata) del Covid

di Antonio Fallico

La rapida e adeguata risposta del sistema sanitario russo ha permesso di evitare il secondo lockdown dell’autunno 2020 con evidenti benefici per l’economia – La Russia è stata la prima al mondo a creare un vaccino contro il Coronavirus - La pandemia ha generato in Russia una rapida crescita della produzione delle industrie farmaceutiche e di dispositivi medici e apparecchiature elettromedicali - La salute ha acquisito un grande valore per i russi durante la pandemia; le spese della popolazione per la sanità è in continua espansione.


a reazione della Russia alla pandemia ha dimostrato due fatti importanti. Primo. La risposta del sistema sanitario è stata molto rapida, flessibile ed efficace, minimizzando gli isolamenti delle persone, le chiusure delle attività produttive e il relativo impatto sulla mortalità dovuta al Covid-19. Ha evitato il secondo lockdown dell’autunno 2020 con evidenti benefici per l’economia.
Contemporaneamente, tuttavia, si sono manifestate lacune nella medicina non-covidica, che hanno purtroppo generato un aumento della mortalità generale. Secondo. La ricerca medica russa, grazie alla sua solida struttura scientifica, storicamente benemerita per aver compiuto lo sviluppo dei vaccini contro la poliomielite, scoperto da Sabin, e contro il virus Ebola, ha dimostrato creatività e tempestività. È stata la prima al mondo a creare un vaccino contro il Coronavirus, denominato simbolicamente “Sputnik V”, richiamandosi al primo satellite artificiale della Terra. In seguito ne ha registrati e proposti al mercato altri due, “EpiVacCorona” e “CoviVac”. Attualmente viene testato anche una versione più leggera dello “Sputnik V”, monodose, chiamata “Sputnik Light”. Questi vaccini, basati su tecniche classiche, sono differenti e poco invasivi. E garantiscono un risultato immunologico paragonabile ai migliori vaccini concorrenti, ma con maggiore facilità di trasporto e conservazione.
I vaccini non sono l’unico contributo degli scienziati russi alla lotta contro la pandemia. All'inizio del 2021 è stata completata la fase I degli studi clinici e richiesta la registrazione del farmaco “Covid-Globulin”. Prossimamente si prevede la registrazione del farmaco “Leitraghin” destinato alla profilassi della polmonite e delle complicazioni gravi da Covid-19, sviluppato dall'Agenzia Federale Biomedicinale. La pandemia ha generato in Russia una rapida crescita della produzione delle industrie farmaceutiche e di dispositivi medici e apparecchiature elettromedicali. A gennaio 2021 (y-o-y) la crescita della produzione di farmaci era stata del 75%, di sostanze farmaceutiche del 41%, di vitamine del 91%, e di antibiotici del 94%. La crescita totale della produzione del settore sanitario si attestava sul 23%. La sua quota nel PIL e nel settore manifatturiero dal 2014 al 2020 è passata rispettivamente dallo 0,23% allo 0,46%, e dall’ 1,8% al 3,1%. Anche prima della pandemia la crescita dell’industria farmaceutica era evidente: dal 2009 è balzata del 506 per cento.
Questo comparto industriale russo è diventato potenzialmente un importante esportatore, soprattutto nel segmento dei vaccini. Non si hanno ancora dati rilevanti, ma, secondo le stime di alcuni analisti, la Russia potrebbe arrivare ad esportare circa 24 miliardi di dollari annui, cifra che sorpassa le entrate registrate dall’esportazione degli armamenti. È difficile verificare tali calcoli anche perché lo “Sputnik V” in Russia attualmente è prodotto soltanto da sei aziende, che realisticamente possono soddisfare il mercato interno, ma esportare solo un numero limitato di dosi Made in Russia. Perciò gran parte dei vaccini destinati agli oltre sessanta Paesi, che hanno già sottoscritto contratti di acquisto del siero “Sputnik V” per circa 1 miliardo e 400 milioni di persone, sarà prodotta direttamente all’estero, soprattutto in India, Cina e Corea del Sud.
I Paesi dell’Unione Europea, non disponendo sinora di dosi sufficienti di vaccini anti-Covid ed essendo quindi interessati ad acquisire quanto prima possibile anche lo “Sputnik V” per affrontare la loro drammatica situazione pandemica, tuttavia, ad eccezione dell’Ungheria, subordinano l’acquisto del vaccino russo all’approvazione dell’European Medicines Agency (EMA). Tale autorizzazione non sarà concessa tempestivamente per varie ragioni tecniche e complesse pratiche amministrative, suscitando al tempo stesso sospetti su eventuali interdizioni delle Big Pharma o su preclusioni geopolitiche alla luce delle attuali relazioni tra Stati Uniti, Unione Europea e Russia. Del resto tra gli scienziati di tutto il mondo non si è ancora spenta la memoria della tempesta geopolitica in piena guerra fredda tra gli Usa e l’Urss a proposito del vaccino dell’americano Albert Bruce Sabin, che poteva essere sperimentato nel 1957 grazie all’Istituto per la Poliomielite diretto dal leggendario scienziato sovietico “Generale”, Mikhail Chumakov.

Malgrado ciò, in queste settimane il Fondo degli Investimenti Diretti della Federazione Russa, “titolare” del vaccino “Sputnik V”, sta monitorando i mercati dei Paesi europei, incluso quello italiano, per individuare dei siti produttivi, che dispongono di bioreattori liberi per la produzione del vaccino russo per riesportarlo sui mercati terzi, a prescindere dalla sua eventuale autorizzazione da parte dell’Ema e dalla conseguente commercializzazione nei mercati locali, ai quali ne verrebbe garantita una notevole parte. Proprio nella convinzione che il suo vaccino è un bene comune universale e con lo spirito di cancellare il ricordo dell’embargo di esportare la penicillina e le tecnologie ad essa collegate ( considerate strategiche al pari delle armi) nell’Urss, che fu imposto nel 1947 dagli apparati militari degli Usa e della Gran Bretagna, il Fondo russo ha già concluso un accordo di trasferimento di tecnologia e di produzione dello “Sputnik V” con l'azienda italiana Adienne, appartenente al gruppo svizzero Adienne Pharma&Biotec, ed è in trattative con altre aziende italiane localizzate in Lazio, Puglia e Toscana e disponibili alla produzione dello stesso vaccino russo.
La Federazione russa, inoltre, nel promuovere sulla base della Best Practice internazionale una maggiore armonizzazione regolatoria dell’Unione Economica Eurasiatica (Armenia, Bielorussia, Kazakhstan, Kirghizia e la stessa Russia), intende sviluppare notevolmente il potenziale della ricerca e dell’industria farmaceutica, che dovrebbero consentire di espandere il volume delle esportazioni russe di farmaci a 3, 6 miliardi di dollari entro il 2030.
Oggi gli analisti si chiedono se l’industria della sanità, attualmente dopata dalla pandemia, potrà diventare definitivamente uno dei driver della crescita economica. E se dopo il ritorno alla sperata normalità, la domanda e l’offerta ritorneranno ai livelli pre-pandemia. Certamente, c’è da aspettarsi un calo della domanda, dal 2020 stimolata dalla situazione straordinaria dovuta al coronavirus. Tuttavia è probabile che lo sviluppo dell’intero settore della sanità rimarrà elevato in Russia, che costituisce il mercato di sbocco di 850 aziende farmaceutiche estere. E dove, peraltro, l’industria farmaceutica internazionale è sempre più radicata, disponendo di 25 stabilimenti propri e altamente specializzati, a cui bisogna aggiungere un ingente numero di unità produttive in affitto.
Ci sono vari segni che vanno nella direzione della crescita del settore sanitario. La salute ha acquisito un grande valore per i russi durante la pandemia. Anzi essa, secondo un recente sondaggio, è ritenuta il valore supremo con il 18%, precedendo la famiglia (12%) e il lavoro (10%). Questa tendenza non è destinata a cambiare, anche se la domanda della produzione del settore potrà subire un calo ragionevole dopo una crescita esplosiva. L’aumento delle spese della popolazione per la sanità è comunque in continua espansione da anni.
Dal 2005 al 2018 le spese sono aumentate di 5,8 volte (di 2,1 volte a prezzi costanti del 2005). Il 49% delle spese hanno coperto gli acquisti di farmaci, il 45% le cure di vario tipo, il 6% restante le assicurazioni mediche. Anche il crescente invecchiamento della popolazione (nel 2019 il 22% della popolazione russa faceva parte della categoria dei 60+) è un fattore da tenere in considerazione. Le spese sanitarie di una grande parte di queste persone sono sostenute dai loro figli che dispongono di mezzi finanziari, facendo parte della middle class o della upper middle class.

Il fattore più rilevante è la disponibilità dello Stato ad aumentare le spese per la sanità: il decreto del 2019 “Strategia di sviluppo della sanità pubblica in Russia fino al 2025” prevede di far salire la speranza media di vita dai 73 anni attuali a 78 anni per la metà del decennio corrente. Il budget federale per l’anno in corso prevede spese per la salute pari all’1% del PIL. Nel 2018 le spese complessive statali per la sanità, senza tener conto del settore privato, sono state pari al 3,2% del PIL (8,5% in Italia). Bisogna anche segnalare che uno dei 12 Programmi nazionali, lanciati dal Presidente Putin proprio nel 2018, si chiama “Salvaguardia della salute”. Per il 2020 la spesa prevista era di 306 miliardi di rubli; per il 2021 di 252 miliardi, per il 2022 di 262 miliardi, per il 2023 di 218 miliardi. Ma questi dati sono da considerare indicativi: attualmente sono sotto la revisione dal Governo. Il margine di crescita del settore rimane altissimo.
Gli strumenti principali di sostegno degli investitori sono le sovvenzioni statali (più di 500 milioni di euro per 10 anni), i prestiti agevolati del Fondo per lo Sviluppo dell'Industria per l'acquisto di apparecchiature con un tasso inferiore all’1% annuo (oltre 170 progetti), gli investimenti e le sovvenzioni della Corporation Rusnano, della Fondazione e del Centro per le innovazioni “Skolkovo” e della Russian Venture Company. Oltre alle misure federali di sostegno, in alcune regioni il business riceve delle facilitazioni supplementari. In particolare, negli anni 2017-2019 il governo della città di Mosca ha firmato una serie di contratti offset (garanzia di acquisti pubblici in cambio di investimenti) con un finanziamento di 130 milioni di euro. Nel I trimestre dell’anno corrente le aziende farmaceutiche hanno stipulato con le autorità di questa città 3 accordi sulla protezione e la promozione degli investimenti (uno strumento di supporto recentemente implementato nella legislazione russa). Essi prevedono un finanziamento totale di 300 milioni di euro.
La base per lo sviluppo accelerato dell'industria farmaceutica russa si fonda anche sul programma statale "Pharma-2020", lanciato undici anni fa. I suoi obiettivi chiave sono: la creazione di condizioni per lo sviluppo di farmaci innovativi, la modernizzazione delle capacità produttive e un aumento significativo della quota di prodotti nazionali sul mercato interno. Nei primi 10 anni dell’avviamento del programma “Pharma-2020” più di 100 aziende internazionali hanno localizzato in Russia la produzione di 400 farmaci. Da soli o insieme con partner russi hanno costruito più di una cinquantina di nuove fabbriche e ristrutturato un numero significativo di siti produttivi già esistenti. Otto centri di ricerca nuovi e d’avanguardia per le ricerche pre-cliniche hanno realizzato oltre 600 progetti. La quota dei farmaci prodotti in Russia in termini di valore, secondo DSM Group, è passata dal 23% nel 2013 al 44% alla fine del 2020.
Nell’analisi del settore sanitario, nel contesto della pandemia, bisogna tenere presente della problematica complessiva messa in evidenza il 26-27 gennaio 2021 nella Prima riunione del Gruppo di lavoro Salute del G20, sotto la presidenza italiana. I problemi urgenti e ineludibili sono: la necessità di contrastare la minaccia della fame, di garantire l’accesso ad una educazione di qualità e all’acqua potabile, di promuovere il miglioramento dell’ambiente e la protezione delle popolazioni vulnerabili. Questi temi richiedono tempestive attività specifiche e una cooperazione a livello internazionale.
L’industria italiana con le sue eccellenze nel settore sanitario ha notevoli possibilità di incrementare significativamente il proprio business nella Federazione russa, che dispone di una solida struttura scientifica e produttiva, dimostrata anche dallo “Sputnik V”, e di un mercato in forte espansione. La pandemia ha svelato interessanti opportunità di investimenti nei seguenti campi: laboratori di analisi cliniche; standardizzazione e personalizzazione delle cure; assistenza diagnostica e specialistica di alta qualità per circa 200 mila pazienti abbienti che attualmente si curano all’estero (valore di due miliardi dollari) e per il turismo medico incoming registrato in Russia annualmente (valore un miliardo dollari); gestione professionale delle aziende sanitarie create e gestite da medici senza cultura aziendale; consolidamento, sviluppo delle specialità e digitalizzazione nel settore delle cliniche private attualmente di piccole dimensioni, ma che hanno prospettive di crescita di 20 volte entro i prossimi anni ( mercato di 8-10 miliardi di dollari).
Nel settore farmacologico la domanda è in crescita sia da parte dello Stato, sia da quella delle farmacie private. Nei tre trimestri del 2020 gli acquisti di farmaci sono cresciuti del 10% sia da parte degli enti statali (464 miliardi di rubli); sia da quella delle farmacie (1,4 trilioni di rubli).
Le prospettive principali nel settore sono:
Crescita della domanda per la produzione di farmaci vitali ed essenziali, soprattutto di sintesi chimica e biologica di alta qualità. Questo è il segmento con una massima marginalità.
Produzione a ciclo completo che va dalla fabbricazione di sostanze farmaceutiche basiche sino ai farmaci.
Finanziamento prioritario da parte del budget dello Stato dei prodotti per curare le malattie oncologiche e ora di quelli anti Covid-19, inclusi i vaccini. Nel 2019 la produzione delle sostanze anti cancerogene hanno ottenuto un finanziamento statale supplementare di 70 miliardi di rubli, che nel 2020 è salito a 120 miliardi di rubli.
Le aziende italiane, infine, possono avvalersi ancora del Memorandum d’Intesa per la collaborazione nel settore della salute firmato dai Ministeri della sanità della Repubblica italiana e della Federazione russa a Trieste il 26 novembre 2013.

L'articolo è stato pubblicato nella versione per il quotidiano sul no.122 de Il Sole 24 Ore (06.05.2021).

Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia e dell'Associazione "Conoscere Eurasia"

 

 

Your browser is outdated! The site will not work properly. To fix this problem, click here

×