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EDITORIALE N.322

Nei mesi più difficili della pandemia, nessuna impresa italiana ha lasciato la Russia

Intervista all’Ambasciatore d’Italia in Russia, S.E. Pasquale Terracciano

 

rapporti tra l’Italia e la Russia “sono ottimi” e ci sono molte possibilità di approfondire il dialogo bilaterale, dando la priorità a “temi strategici quali l'ecologia e la sostenibilità dello sviluppo”. Per l’Ambasciatore d’Italia, Pasquale Terracciano, che ha rilasciato un’intervista al mensile Russia24, già ora bisogna prepararsi alla ripresa nel periodo post-pandemia che “offrirà un'opportunità straordinaria per innescare un cambiamento radicale verso una crescita sostenibile” 

   Signor Ambasciatore, poco più di tre anni fa Lei ha preso le redini della Rappresentanza diplomatica italiana in Russia. È stato un periodo tutt’altro che semplice, caratterizzato dalle tensioni tra la Russia e l’Occidente e soprattutto dalla pandemia del Covid-19. Qual è la situazione attuale e quali sono le prospettive di sviluppo dei rapporti tra Roma e Mosca?
I rapporti italo-russi sono ottimi, in particolare nell’ambito della cooperazione economica, culturale e scientifica. I due sistemi economici sono complementari e le imprese russe apprezzano da sempre il know-how italiano. Il sistema imprenditoriale italiano si caratterizza per una speciale flessibilità, che lo rende capace di cogliere le opportunità che si apriranno in futuro, adattandosi alle esigenze ed agli obiettivi economici che la Russia si prefiggerà per i prossimi anni. Ritengo inoltre che nell'agenda delle nostre relazioni bilaterali verrà data la priorità a temi strategici quali l'ecologia e la sostenibilità dello sviluppo. La ripresa offrirà un'opportunità straordinaria per innescare un cambiamento radicale verso una crescita sostenibile e a basse emissioni di CO2. L’Italia è in prima linea in questo processo, dal momento che questi temi rappresentano una priorità nell’ambito del programma italiano della Presidenza del G20 e della co-presidenza della COP26 in collaborazione con il Regno Unito. 

   Quali sono state le iniziative bilaterali italo-russe più importanti degli ultimi anni, specialmente in ambito economico e commerciale, e se possibile può condividere con noi il programma dei contatti per il 2021?
Lo scorso ottobre si è svolta a Mosca la XVII sessione del Consiglio Italo-Russo per la Cooperazione Economica, Industriale e Finanziaria, copresieduta dal ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Luigi Di Maio, e dal ministro dell'Industria e del Commercio della Federazione Russa, Denis Manturov.
La riunione del CIRCEIF ha rappresentato un forte segnale della volontà di entrambe le Parti di rafforzare la cooperazione economica bilaterale e rilanciare gli scambi, anche per fare fronte alle conseguenze della pandemia. L’evento più importante in agenda quest’anno è senza dubbio la partecipazione dell’Italia alla fiera industriale INNOPROM a luglio a Ekaterinburg quale ospite d’onore. Si tratta senza dubbio di un’importantissima vetrina per mettere in luce il potenziale tecnologico che l’Italia sta trasferendo e continuerà a trasferire alla Russia. Alla fiera verrà affiancato un ricco programma culturale. Prevediamo inoltre la presenza del Ministro Di Maio, un’ulteriore conferma del valore strategico della manifestazione. 

   Signor Ambasciatore, Lei e la Sua squadra lavorate a 360 gradi, dalla politica alla cultura. Vediamo che dedicate molta attenzione alla promozione degli interscambi economici e commerciali tra l’Italia e la Russia. Tra le recenti iniziative dell’Ambasciata possiamo ricordare la video conferenza con la comunità imprenditoriale italiana in Russia. Come può definire la presenza attuale del business italiano in questo Paese? Come hanno vissuto le imprese italiane la crisi provocata dalla pandemia?
Il 2020 è stato un anno molto difficile. A causa delle restrizioni degli spostamenti tutte le attività commerciali, industriali e culturali sono state rallentate. Il livello dell’interscambio bilaterale è diminuito di oltre il 20%, ma mi auguro che presto potremo tornare a una situazione di normalità, in cui anche gli scambi potranno crescere come ai livelli precedenti. Vorrei ricordare che, anche nei mesi più difficili della pandemia, nessuna impresa italiana ha lasciato la Russia. Resto convinto che questo è stato possibile grazie alla capacità di adattamento e di resilienza che caratterizza le imprese italiane e ciò mi spinge ad essere ottimista e a ritenere che i rapporti economici tra i nostri due Paesi resteranno di alto livello anche nei prossimi anni. 

   Lei è promotore appassionato e instancabile del concetto “Made with Italy” che favorisce la ripresa economica accelerata della Russia. In che modo la presenza del business italiano in Russia aiuta il Paese a sviluppare tecnologie innovative ed ecosostenibili?
Le aziende italiane sono pronte a creare joint-ventures e a trasferire tecnologie innovative alle imprese russe. Per definire questa politica usiamo lo slogan “Made with Italy”. Non vogliamo semplicemente esportare “Made in Italy”, ma siamo pronti ad avviare produzioni nuove delle aziende italiane insieme alle aziende russe qui in Russia, per partecipare al processo di re-industrializzazione e di diversificazione dell’economia russa. Nel campo della cooperazione energetica potrei citare alcuni progetti molto interessanti che sta realizzando la società italiana ENEL nel settore dell’energia eolica e, in prospettiva, anche per la produzione di idrogeno verde. Ma anche in altri settori gli esempi non mancano. Lo scorso settembre l’azienda italiana Danieli ha firmato un contratto con un partner russo per la fornitura di un impianto di siderurgia con un impatto ambientale molto più limitato rispetto agli impianti tradizionali, una sorta di “siderurgia verde”, in linea con l’obiettivo che anche la Federazione russa si pone di ridurre nei prossimi anni l’inquinamento ambientale.

   La geografia della presenza del business italiano in Russia è molto ampia. Le imprese italiane non hanno paura di insediarsi in territori lontani dalla capitale. Come può valutare il contributo degli imprenditori italiani che lavorano nelle regioni al rafforzamento del dialogo e della collaborazione fra le istituzioni dell’Italia e della Russia, ma anche fra tutti i settori delle società civili dei due Paesi?
Non c’è dubbio che gli imprenditori italiani che lavorano nelle regioni favoriscano il rafforzamento dei canali di dialogo con la Federazione russa, essendo portatori dei valori e della cultura imprenditoriale italiana. Ad oggi sono quasi un centinaio gli stabilimenti produttivi di aziende italiane in Russia. Ma c’è ampio margine di miglioramento, soprattutto nella provincia russa. In una serie di missioni imprenditoriali da me guidate in varie regioni della Russia ci sono stati illustrati tutti i vantaggi fiscali di investire anche in zone molto lontane da Mosca. Di certo, restano ampi margini di sviluppo per le imprese italiane nella provincia russa.

Opportunità per le imprese nella Russia che vede la ripresa
di Antonio Fallico

ontrariamente alle previsioni pessimistiche della scorsa primavera, l'economia russa nel 2020 ha subito una contrazione significativamente minore rispetto al 2009, quando il Paese ha risentito appieno degli effetti della crisi finanziaria globale. Secondo le valutazioni preliminari di Rosstat, il PIL è diminuito del 3,1% (nel 2009: –7,8%), mentre le aziende manifatturiere, orientate prevalentemente verso il mercato interno, hanno registrato un valore aggiunto a prezzi costanti eguale a quello del 2019.
Le misure puntuali di sostegno fiscale e monetario, combinate con gli allentamenti sul piano normativo, hanno sostenuto le industrie maggiormente colpite e hanno contribuito a mantenere l'attività nei settori che hanno sofferto meno dalla pandemia. Questo ha evitato una disoccupazione massiccia e, a partire dalla seconda metà del 2020, ha aiutato le aziende ad accelerare la creazione di nuovi posti di lavoro.
L'aumento delle spese pubbliche ha costretto il governo russo a mitigare temporaneamente i rigidi criteri di bilancio, secondo i quali le spese previste nel budget non debbono superare la somma delle entrate fiscali provenienti dalla estrazione ed esportazione di petrolio e gas (fissate a 42 Usd a barile), delle tasse a cui sono sottoposte le aziende non petrolifere, dello stock degli interessi da pagare sul debito pubblico. E il deficit non può superare lo 0,5% del PIL.
Ma le misure straordinarie a sostegno dell’economia hanno causato un deficit di bilancio del 4,4% rispetto al Pil.
Tuttavia, questa manovra non ha portato ad un deterioramento della stabilità macroeconomica: nonostante la crescita notevole del volume dei crediti, il debito pubblico della Russia, a fine anno, è stato di circa il 21% del PIL. Il governo prevede di ridurre il deficit di bilancio al 2,4% nel 2021 e di contenerlo allo 0,5% nel 2022.
Le banche russe, pur affrontando l'inevitabile crescita dei crediti inesigibili, hanno mantenuto sia il capitale che la redditività: rispetto all'anno 2019, il loro profitto complessivo è diminuito meno del 7%. La sostenibilità del sistema è stata facilitata dalle azioni tempestive della Banca di Russia, che molto prima della pandemia ha cominciato a ripulire il settore dalle organizzazioni finanziarie in difficoltà. Diventate uno dei canali di distribuzione degli incentivi statali (programmi mirati di credito alle piccole e medie imprese), le banche non solo non hanno ridotto il credito alle aziende, ma ne hanno aumentato il ritmo, raddoppiandolo rispetto al 2019. Contemporaneamente un programma di prestiti ipotecari per la popolazione ha garantito notevoli investimenti all’edilizia e ha sostenuto la domanda dei materiali per la costruzione.
La politica economica del governo russo prevede di stimolare gli investimenti in numerosi settori industriali, nella produzione agricola e nell’agroalimentare. Nel 2020 non si è riusciti ad evitare una riduzione degli investimenti: secondo il Ministero dello sviluppo economico il calo ha superato il 4%. Tuttavia in Russia sono stati messi in attività circa 150 nuove fabbriche e unità di produzione, medie e grandi. Circa un terzo rappresenta il settore dell'ingegneria meccanica e della lavorazione dei metalli, un quinto, l'industria chimica, un decimo, l'elettronica e l'ingegneria elettrica. Il mercato principale per la maggior parte delle nuove unità produttive è quello interno, ma un certo numero di investitori intravedono non solo il compito di sostituire le importazioni, ma anche di sviluppare le esportazioni.
Tra le nuove produzioni innovative va notato il Rosatom Additive Technology Center (è la prima impresa in Russia, basata su tecnologie e impianti completamente made in Russia per la stampa con l’uso di polveri metalliche); il lancio della produzione della seconda linea per la sintesi di nanotubi di grafene della società OCSiAl (l'azienda più grande nel suo settore nel mondo); un nuovo complesso di lavorazione termica dei tubi nello Stabilimento di tubi di Seversk; la fabbrica di dispositivi intelligenti di misurazione dell'energia elettrica della holding Roselectronics, parte del gruppo Rostekh (una produzione unica nel suo genere basata su componenti e software locali).
Gran parte delle nuove capacità produttive è stata realizzata con l'impiego di diverse forme di incentivi che vanno dai crediti del Fondo per lo sviluppo dell'industria e di altri fondi pubblici federali e regionali al co-investimento da parte di Rosnano. Alcune nuove grandi imprese hanno iniziato la loro attività in Estremo Oriente, dove gli investitori hanno facilitazioni ulteriori rispetto ad altre zone del Paese. Secondo la legislazione russa, di questi strumenti di sostegno possono usufruire tutte le aziende registrate nel Paese, incluse quelle a partecipazione estera. Tra le aziende estere che hanno ampliato l'anno scorso la loro presenza in Russia si possono citare: Henkel, Marazzi, M. Suresh, Haval.
Un’attenzione particolare merita, nel contesto attuale, la produzione di farmaci e apparecchiature mediche. La Russia in tempi molto brevi ha espanso la produzione su larga scala di attrezzature di protezione individuale destinate al mercato interno, e già nel luglio 2020 il Ministero dell'industria e del commercio ha rilasciato i primi permessi per la loro esportazione in Europa e in Medio Oriente. Sempre nel 2020, nuove imprese hanno iniziato a produrre il vaccino Sputinik V e farmaci per il trattamento COVID-19. Centinaia di migliaia di dosi dei farmaci prodotti sono già stati esportati.
Nel settembre 2020, il governo russo ha approvato il programma nazionale di ripresa economica, predisposto fino alla fine dell'anno corrente e che comprende più di 500 iniziative per un totale di circa 5 trilioni di rubli. Il programma mira a promuovere lo sviluppo dell'occupazione e della domanda dei consumatori, dell'attività delle Pmi, il rilancio di un nuovo ciclo di investimenti, l’accelerazione dello sviluppo tecnologico, l’aumento delle esportazioni e il supporto alla sostituzione delle importazioni.
Secondo le aspettative, entro la metà del 2021 la Russia completerà il ripristino della crescita economica, incrementando il tasso di occupazione sino al livello precedente alla pandemia, nonché delle dinamiche trimestrali di crescita del PIL non petrolifero e dei redditi reali. Nella seconda metà di quest'anno, i redditi e le dinamiche dei principali indicatori economici dovrebbero raggiungere la traiettoria di una crescita attiva sostenuta.
Al raggiungimento di questi obiettivi ambiziosi dovrebbe contribuire la digitalizzazione dei servizi relativa alla salute pubblica, all'istruzione, al sistema di sostegno sociale e all’interazione tra Stato e il mondo delle imprese. E al tempo stesso una riforma radicale del sistema delle istituti federali per lo sviluppo, che promuovono l'attuazione di progetti prioritari.
Alle piccole e medie imprese viene proposto un rafforzamento del sostegno da parte dello Stato grazie ad una piattaforma digitale unificata. Oltre agli strumenti di incentivazione fiscale, si propongono strumenti di agevolazione per il pagamento delle tasse e per l’ottenimento dei crediti. Nel quadro della riduzione della pressione amministrativa e delle attività di controllo e supervisione si prevede l'introduzione da parte delle autorità preposte, di un approccio orientato verso una maggiore fiducia nei confronti delle aziende.
I grandi progetti di investimento riceveranno ulteriori benefici nel quadro dei Contratti di investimento speciali (SPIC) e degli Accordi per la protezione e la promozione degli investimenti (SZPC). Nel mese di dicembre 2020 il governo ha firmato con gli investitori, una trentina di SZPC per un totale di oltre 1 trilione di rubli di investimenti. Da aprile dell'anno corrente, le autorità locali avranno il diritto di stipulare accordi simili a livello regionale ed hanno già iniziato una selezione preliminare di numerosi progetti. Il governo prevede di annunciare prossimamente i risultati dei primi concorsi riguardanti gli SPIC svoltisi con le nuove condizioni per l'industria chimica e la produzione di macchinari agricoli.
Attualmente i cittadini, le imprese e le autorità in tutto il mondo affrontano la grave pandemia sanitaria, economica e sociale con coraggio e determinazione, ma non sempre i loro sforzi vengono premiati dai risultati. La Russia è uno dei pochi Paesi che in questo periodo difficile è riuscito non solo ad evitare delle perdite catastrofiche, ma anche a mantenere la sostenibilità economica e fiscale necessaria per accelerare la ripresa e tornare alla crescita. Oggi il supporto da parte del governo è diretto non tanto a compensare la diminuzione dei redditi della popolazione e delle imprese, ma soprattutto allo sviluppo dell'agricoltura, dei vari settori industriali e dei servizi per soddisfare le esigenze di un vasto mercato interno e cogliere le nuove opportunità di esportazione a seguito alla rottura delle catene di fornitura generata dalla pandemia. Investendo in Russia, in collaborazione con i partner locali o in un modo indipendente, le imprese italiane possono contare su strumenti fiscali favorevoli per l'attuazione dei loro progetti sia a livello federale che regionale. Il Sole 24 Ore, 11.03.2021

Presidente di Banca Intesa Russia e presidente dell'Associazione "Conoscere Eurasia"

 

 

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