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EDITORIALE N.321

La Russia è un mercato che offre molte opportunità al business italiano

Intervista al presidente dell’Associazione degli imprenditori italiani in Russia GIM-Unimpresa e Console onorario della Repubblica Italiana nel territorio russo di Lipetsk, Vittorio Torrembini.

 

IM-Unimpresa, l’Associazione degli imprenditori italiani in Russia, è una partnership senza scopo di lucro creata nel 1994 che da oltre 20 anni difende e tutela gli interessi delle aziende italiane presenti nella Federazione Russa.
L’Associazione riunisce aziende di tutti i maggiori settori economici, tra gli associati figurano piccole, medie e grandi aziende così come banche, società di servizi e siti produttivi. La presenza ormai consolidata sul territorio, unita ad un team preparato e competente hanno permesso all’Associazione di acquisire autorevolezza ed una competenza tale da poter fornire consulenza strategica e supporto di alta qualità a tutte le aziende italiane presenti nella Federazione Russa o che intendono iniziare ad operare in questo mercato (per informazioni: https://unimpresa.ru/).
Negli anni si è resa protagonista di innumerevoli iniziative di informazione, sostegno e di promozione per le aziende italiane, ponendosi sempre l’obiettivo di agevolare e supportare il lavoro dei colleghi italiani sia in Russia che in Italia.
Il punto di forza dell’Associazione risiede in un lavoro di squadra contraddistinto da uno spirito di forte collaborazione e scambio tra piccole e grandi aziende e dal supporto di grandi professionisti e delle Istituzioni.
Il lavoro dell’Associazione è sempre in continua evoluzione e vede la ricorrente organizzazione di iniziative legate allo sviluppo di investimenti e relazioni commerciali in numerosi settori, di eventi, seminari ed incontri informativi.
Il presidente dell’Associazione GIM-Unimpresa e Console onorario della Repubblica Italiana nel territorio russo di Lipetsk, Vittorio Torrembini, ormai da più di 30 anni rappresenta in Russia gli interessi del business italiano e non soltanto. Vittorio Torrembini vive e lavora in Russia sin dall’ormai lontano 1989. Ha visitato praticamente tutti i territori dell’immenso Paese e dice spesso che si sente metà italiano, metà russo. Il suo libro intitolato “Sdelano v Italii” (“Prodotto in Italia”) gli imprenditori italiani considerano come manuale per lanciare con successo il proprio business in Russia.

   Le relazioni economiche e commerciali tra la Russia e l’Italia sono state colpite duramente prima dalle sanzioni anti-russe da parte dell’Occidente e dal corrispondente embargo di Mosca, mentre l’anno scorso ha aggiunto del suo la pandemia del Covid-19. All’inizio del 2021 come potrebbe valutare l’attuale presenza del business italiano in Russia?
La capacità di adattamento del business italiano non solo in Russia ma anche nei mercati di tutto il mondo dove il nostro business lavora sono veramente molto elevate. Dopo il primo colpo delle sanzioni del 2014, lentamente ma in modo sempre costante le attività economiche e l’interscambio con la Russia sono cresciute e prima della pandemia erano arrivate a un livello piuttosto soddisfacente. Ma al di là della pandemia sulla situazione influiscono due fattori fondamentali. Il primo è la politica interna russa dovuta a un riposizionamento dopo le sanzioni, alla spinta del Governo verso il mondo del business per produrre in Russia quello che prima veniva essenzialmente importato.
Parlo della famosa politica di “impotozameshenie” (sostituzione delle importazioni con la produzione interna russa di analoghi prodotti, N.d.R.). Intendiamoci, che è una politica difficile: ricostruire un tessuto industriale non è una cosa che si fa da un giorno all’altro. Però alcuni risultati tangibili non si sono fatti aspettare. Bisogna sottolineare il fatto secondo cui il business italiano in Russia è tradizionalmente molto vicino a una possibilità di aiuto per questo tipo di politica. Pensiamo alla fornitura dei macchinari, delle tecnologie avanzate e così via. E anche questa volta la disponibilità delle aziende italiane ha funzionato.
Secondo elemento è la mancanza di capacità di credito che hanno gli istituti finanziari russi nell’Occidente. Questo è l’elemento che poi ha provocato anche un’eccessiva svalutazione del rublo e una ridotta capacità delle imprese russe di fare acquisti all’estero.
Poi c’è il capitolo pandemia, che ha influito in modo importante ma non così grave come si potesse immaginare all’inizio di questo disastro globale. Anzi si sono aperte molte possibilità per tutta una serie di aziende italiane e devo dire che anche qui lo spirito di adattamento, di capacità di inventare nuove soluzioni sta dando dei risultati significativi. E non parlo soltanto dei piccoli investimenti legati alla produzione dei classici prodotti alimentari come per esempio la mozzarella. Parliamo di investimenti in settori più importanti. In particolare sono previsti diversi investimenti italiani sia nella Zona economica speciale (Zes) di Lipetsk, che in altre regioni della Russia.
   La pandemia non riesce dunque a ostacolare lo sviluppo della cooperazione economica tra l’Italia e la Russia. In questo contesto ci può descrivere nel dettaglio la partecipazione italiana al progetto della Zona economica speciale (Zes) di Lipetsk. Quali sono i tre progetti dei quali si sente spesso parlare, e qual è la cifra del potenziale investimento italiano?
I tre progetti di Lipetsk fanno parte di un intero gruppo di investimenti italiani e riguardano i settori importanti che combaciano perfettamente con la politica economica e industriale del Governo russo. Uno dei progetti riguarda la lavorazione del legno in base ai processi tecnologici avanzati. Ricordiamo che è in corso un’azione del Governo russo che cerca di rinnovare e di ammodernare l’industria del legno che per molti anni è stata praticamente dimenticata. Finora il legname veniva esportato non lavorato, in tronchi. Invece a partire dal gennaio dell’anno prossimo sarà completamente vietata l’esportazione dei tronchi. Vale e dire che c’è un impulso affinché l’industria del legno russa cominci a fare almeno la seconda lavorazione.
Il secondo progetto riguarda non soltanto la produzione dell’energia elettrica, ma soprattutto la produzione dell’energia elettrica in modo sostenibile. Si tratta della produzione di componenti per motori elettrici e di pale per le turbine eoliche. Si tratta di una grande ditta di Milano, la “Eurogroup”, il leader mondiale in questo settore che ha una serie di contratti con “Eurowind”, una società dell’Agenzia statale russa per l’energia nucleare “Rosatom”, appunto per produrre pale eoliche in base alle tecnologie innovative italiane.
Il terzo progetto d’investimento è stato presentato da un’azienda italiana che produce pizze e altri prodotti da forno surgelati, che verranno esportati dalla città di Lipetsk in molti altri territori della Russia. È un progetto significativo perché troveremo più marchi italiani nei supermercati, non importati ma prodotti all’interno della Russia.
Questi sono i tre recenti progetti della Zes di Lipetsk e ricordiamo che le zone economiche speciali è uno degli strumenti più interessanti che il Governo russo abbia mai messo a disposizione degli investitori negli ultimi 10 anni.
   Con il contributo dell’Italia che a suo tempo ha promosso in Russia molto attivamente il concetto dei distretti industriali…
Esattamente. Il nostro contributo sia dal punto di vista della spinta da parte del Governo italiano che dell’associazione GIM-Unimpresa, delle associazioni italiane di categoria è stato molto importante. Non a caso i primi investitori stranieri nelle zone economiche speciali della Russia sono state tante aziende italiane. Perché dico questo? Perché ritengo che gli ultimi provvedimenti che ha preso il Governo russo, quello di una semplificazione e unificazione degli strumenti di sostegno agli investimenti vadano nella direzione appunto di una maggiore incisività anche dell’aiuto pubblico e del sostegno pubblico agli investimenti. Non solo stranieri ma anche locali. E questo dà dei risultati.
Vicino alle tre aziende che lavoreranno nella Zes di Lipetsk abbiamo due aziende italiane che andranno nella nuova Zona economica speciale della città di Voronezh, che tra l’altro vede già una forte presenza italiana. C’è uno stabilimento della Pirelli che produce pneumatici di alta gamma e che sta per essere allargato. Basta dire che il SUV della Lamborghini verrà dotato di pneumatici prodotti dalla Pirelli a Voronezh. Poi abbiamo altri investimenti italiani nella regione di Mosca. A Istra una delle più grandi società italiane che produce materiali isolanti soprattutto nel settore di oil & gas ha deciso di raddoppiare il potenziale produttivo del proprio stabilimento, Qui stiamo parlando di un investimento di diverse decine di milioni di euro. Poi nella città di Ivanovo una piccola azienda italiana che produce tessuti e confezioni ha deciso di potenziare notevolmente la produzione.
Accanto a questo nella città di Belgorod abbiamo il completamento - che speriamo avvenga nel 2021 – della grande fabbrica del Gruppo Veronesi che produrrà con il marchio AIA dei semilavorati di carne.
Abbiamo in programma altri investimenti di cui magari parleremo quando verranno confermati, però questi esempi danno l’idea della dinamicità della presenza economica e finanziaria italiana in Russia, della grande capacità che hanno le nostre aziende piccole e medie appunto di intercettare quelle che sono le fasi del mercato. E devo dire che questa è una fase che per l’investitore straniero è molto importante. Vale a dire che piazzarsi oggi in Russia con una serie di produzioni costa molto meno di quello che sarebbe costato tre-quattro anni fa. Pensiamo che oggi l’euro è quotato a 90 rubli mentre nel febbraio del 2017 era intorno ai 60 rubli. E diciamolo francamente, questo ci agevola.
A causa della pandemia del Covid-19 il mercato della Russia ha visto una riduzione della capacità di acquisto della popolazione, ma non un crollo. E quindi l’idea di produrre qui a prezzi competitivi va incontro alle necessità di questo mercato che è un mercato molto ricettivo. Tutto sommato credo di poter esprimere ottimismo su queste possibilità d’investimento italiano in Russia.
Poi c’è l’elemento geopolitico sul quale credo vada fatta una riflessione seria. Il nostro Paese lavora in modo quasi “esclusivo” con il sistema industriale tedesco. Le esportazioni italiane verso la Germania sono ormai al 50% dell’intero interscambio italiano con l’estero. E questo fa sì che la possibilità di movimento che abbiamo venga molto ridotta. Quindi è necessario per le nostre aziende nell’ambito dell’internazionalizzazione trovare nuovi sbocchi. E ridurre questo condizionamento che abbiamo rispetto al sistema industriale tedesco. Senza che questo venga meno. Quindi va fatta una politica intelligente di ricerca di nuovi mercati, allargare quelle che sono le nostre capacità di esportazioni non per un cliente solo. La base del business è che un’azienda non può avere un solo cliente. E noi stiamo rischiando di averne uno solo. Che è la Germania. E questo va assolutamente evitato.
Per cui la Russia che è molto vicina a noi e con la quale abbiamo delle grandi tradizioni rappresenta uno dei mercati sul quale dobbiamo assolutamente puntare. E questo - non dico che viene benevolmente accettato - ma non trova grandi contrarietà da parte degli Stati Uniti che tutto sommato cercano di controllare le relazioni dei Paesi europei con la Russia. Basta vedere quello che sta succedendo con la costruzione del gasdotto Nord Stream Due. Gli Usa storicamente e indipendentemente dalle amministrazioni che dirigono il Paese hanno sempre questo timore che la Germania possa rendersi autonoma e non essere più sotto il controllo di Washington. E questo fa sì che se qualche iniziativa “estemporanea” italiana venga messa in atto, credo che questo trovi una benevola accettazione anche da parte degli Stati Uniti.
Penso sempre a un gravissimo errore che fu commesso alcuni anni fa di non insistere sulla costruzione del gasdotto russo South Stream. Che avrebbe creato di fatto un maggiore equilibrio a livello europeo sul controllo del mercato energetico. Oggi con i gasdotti Nord Stream Uno e Due rischiamo di avere un solo interlocutore che è sempre la Germania e che terrà il controllo dei rubinetti. Se avessimo accettato nonostante gli strali dell’Unione Europea di costruire con la Russia il gasdotto South Stream avremmo avuto due rubinetti, una situazione di un maggiore equilibrio. E questo avrebbe consentito al nostro Paese di allargare le sue capacità di fornitura di tecnologie, di macchinari, di materiali, di tutto. Io credo che dal punto di vista geopolitico l’idea di una Italia che comincia a cercare nuovi mercati, che cerca di diminuire il condizionamento che il nostro Paese ha oggi con il sistema industriale tedesco sia favorevole per una crescita. E la Russia è il Paese sul quale dobbiamo guardare con maggiore attenzione.
   La cooperazione con l’Italia è molto interessante per la Russia anche dal punto di vista della tutela dell’ambiente. L’Italia è nota in tutto il mondo per le esportazioni delle moderne tecnologie “green”. Tornando un po’ ai nuovi progetti di investimento italiano in Russia, a quello che riguarda la lavorazione del legno, oppure alla produzione delle pale eoliche, si può dire che l’Italia aiuta la Russia a costruire una moderna rete di produzioni sostenibili?
Credo proprio di sì. Noi come sistema Paese sul tema dell’“energia pulita”, che secondo me non è una soluzione del problema energetico in generale, ma comunque è una strada molto positiva che dobbiamo seguire, penso che siamo ai primi posti. L’Enel attualmente è una delle maggiori aziende produttrici di energia in Russia ed è l’azienda straniera che ha fatto i maggiori investimenti per lo sviluppo della produzione di energia pulita. La “Eurogroup” che produrrà componenti per le pale eoliche va in questa direzione. L’idea di fare una lavorazione del legno intelligente e senza sprechi va pure in questa direzione. Per cui credo che per noi sia un’opportunità. È evidente che le aziende italiane erano tra le migliori nelle forniture di componenti per l’oil & gas, e per l’energia. E oggi possiamo tornare a essere i primi anche nella fornitura delle tecnologie per la produzione di energia pulita. Credo che per noi si sia creata una grande opportunità che va seguita.
   GIM-Unimpresa che aiuta le aziende italiane a trovare interlocutori affidabili in Russia, dedica molta attenzione allo sviluppo dei rapporti economici e commerciali italo-russi a livello regionale. È più semplice trovare un linguaggio comune con le autorità dei singoli territori della Russia?
La Russia è come una grande pelle di leopardo. Che ha delle chiazze scure e delle chiazze più chiare. Non esiste la regione perfetta. Però nelle regioni la vicinanza alle autorità locali è maggiore. È più facile interloquire con il governatore anche perché le regioni hanno bisogno di svilupparsi. Nella situazione attuale i nostri imprenditori vogliono trattare con il “numero uno”, non con un funzionario. È anche una questione umana. Che semplifica molte cose. Inoltre sul piano degli investimenti vanno privilegiate le regioni che hanno gli strumenti adatti per risolvere i problemi della burocrazia. La regione di Lipetsk è una di queste. Ma attualmente tutti i territori della Russia cercano di dotarsi di questi strumenti. È evidente che le imprese italiane vanno là dove c’è già più possibilità. Tutto sommato lavorare nelle regioni è meglio. Come GIM-Unimpresa e come Console onorario della Repubblica Italiana nella regione di Lipetsk cerco di sostenere in tutti i modi le iniziative italiane in Russia in generale e in particolare a Lipetsk che da molto tempo rappresenta il polo industriale italiano. E questo grazie a Vittorio Merloni che tanti anni fa ebbe il coraggio di fare un grande investimento e trasformò un’azienda di frigoriferi ex-sovietica in una moderna ed efficientissima fabbrica. L’esperienza della fabbrica della Merloni è stata una “nave scuola” anche per i russi. Vale a dire che il Consolato onorario è nato a Lipetsk perché vi erano evidenti presenze industriali e imprenditoriali italiane importanti. L’idea di avere degli strumenti di sostegno, questa capacità dell’Amministrazione locale di interloquire con il business in modo aperto e trasparente questa è la ricetta vincente. È il seguito dell’idea di Vittorio Merloni di costruire questo tipo di rapporti che sono rivelati eccezionali. Sia l’esperienza di Lipetsk e quella della Repubblica russa del Tatarstan hanno fatto scuola in Russia. Tutte le regioni di seguito hanno fatto “Korporazii Razvitija” (Corporazioni per lo sviluppo, N.d.R.), hanno creato delle Zone economiche speciali. Nasce tutto da lì.
   In diverse occasioni - ricordiamo il Forum economico eurasiatico di Verona, organizzato dall’Associazione “Conoscere Eurasia” - Lei ha detto che “la più grande riforma per l’economia russa sarebbe non soltanto smarcarsi, usando un termine calcistico, dalla dipendenza dall’export di idrocarburi, ma favorire in tutti i modi lo sviluppo delle piccole e medie imprese”. Come valuta la situazione attuale e le prospettive di sviluppo delle Pmi in Russia?
La pandemia del Covid-19 ha reso molto più difficile la realizzazione in Russia dei progetti volti a sviluppare la piccola e media impresa. Le limitazioni sono notevoli. Gli strumenti che sono stati messi a disposizione dalle istituzione, tra cui la Corporazione per il piccolo e medio business hanno dato una serie di aiuti. Credo che ancora prima della riapertura delle attività economiche tutti assieme, le Pmi russe, straniere e il Cremlino dovranno pensare anche a una forma di spinta verso la piccola e media impresa. Che ha un elemento importante, ovvero la cultura imprenditoriale. La Russia è un Paese che ha sempre avuto i grandi “kombinat” industriali. A volte scherzo con gli amici dicendo che nell’Urss anche i barbieri venivano messi dallo Stato tutti assieme in una maxi azienda. È una questione di mentalità che si supera con il tempo, con la formazione. Credo che vadano trovati degli strumenti per garantire il piccolo e medio imprenditore che c’è in Russia di non avere troppe barriere, di non essere equiparato a questo mega imprese industriali di stampo sovietico. Le regole del gioco devono essere chiare. Bisogna creare una gradazione che non è facile per un tipo di sistema che si è sviluppato in questo Paese negli ultimi 100 anni.
   Vale a dire che GIM-Unimpresa lavora a 360 gradi. Lo scorso settembre l’Associazione ha firmato un importante accordo con il Centro regionale della Russia per il sostegno alle esportazioni. Si vedono già i primi risultati? Come procede la vostra collaborazione?
L’Italia è un grande esportatore. Ma è anche un grande importatore. Faccio un piccolo esempio. L’industria cosmetica italiana non è ai primissimi posti ma è molto importante. Però la cosmetica in Italia al 40% è importata. I russi hanno cominciato a lavorare molto attivamente in questo settore, soprattutto nella cosmetica biologica. Abbiamo pensato: perché non dare una mano a queste aziende mettendo insieme i produttori russi e gli importatori italiani. Oppure prendiamo il settore del legno. L’Italia importa molto legno. Non abbiamo legno a sufficienza. La produzione interna del legno riesce a coprire appena il 20% del fabbisogno dei produttori italiani. Perché non dare una mano? Va dunque trovato un equilibrio per far sì che riusciamo ad approvvigionarci in Russia di materiale e di componenti che qui possono essere presenti. Faccio un altro esempio. Molte aziende italiane usano alluminio, rame e componenti di alluminio e di rame che vengono importati dall’Occidente. La Russia è uno dei maggiori produttori di questi metalli nel mondo ma a livello della prima lavorazione. Perché non cominciare a produrre l’alluminio che serve alle aziende in Italia come qualità, come formati? Le nostre aziende sarebbero estremamente interessate a queste possibilità. In Russia c’è tutta una serie di settori dove la possibilità di export può essere anche importante per il lavoro delle nostre aziende. Stiamo cercando di dare una mano a tutt’e due le parti.
   Immagino che aiutate anche gli esportatori russi ad adeguarsi ai rigidi standard europei?
Assolutamente, sì. Se vuoi esportare certi prodotti, certi componenti, certi semilavorati tu devi avere gli standard giusti. Abbiamo alcune grandi produzioni metallurgiche russe che dovrebbero fare degli investimenti per adeguare i loro standard e quelli internazionali. E non invece continuare a vendere solamente acciaio grezzo, alluminio grezzo. È fondamentale e dà anche contributo al rinnovamento dell’industria russa. Per noi è molto importante perché da una parte possiamo approvvigionarci bene, mentre dall’altra potremo vendere delle tecnologie nuove. Ricordiamo che nella corsa all'acciaio "verde" in Russia vince l'Italia. È il gruppo Danieli officine meccaniche, tra i primi al mondo nella costruzione di impianti per acciaierie, che a Nizhnij Novgorod costruirà per la società russa “Omk”, la acciaieria green paneuropea alimentata a gas (e idrogeno) e non a carbone. La commessa russa (l’accordo è stato concluso il primo settembre 2020, N.d.R.) ha un valore, per la sola componente macchinari e automazione, di circa 460 milioni di euro.
   Il presidente russo, Vladimir Putin, ha dichiarato che la Russia è stata più preparata di molti altri Paesi del mondo per far fronte alla crisi causata dal Covid-19. Lei che cosa ne pensa?
Dico sempre che per avere una visione corretta bisogna sempre fare la differenza tra i dati macroeconomici e quelli microeconomici. I dati macroeconomici ci parlano di un Paese la Russia che ha delle basi economiche molto solide. Ma come si traducono questi grandi dati nella vita comune della gente? In Russia, così come in Europa e in altri Paesi del mondo, c’è stata una caduta della capacità di acquisto. La crisi ha influito sulla vita delle famiglie. Probabilmente molto meno di quello che si prevedeva e molto meno di quello che è successo in Occidente. Proprio perché i dati macroeconomici danno la possibilità al Paese di avere maggiore possibilità di manovra. Cosa che in parte hanno in Germania anche se molto limitata. Cosa che l’Italia non ha. Prima o poi questi elementi fanno sì che si creino delle tensioni sociali. Le ultime proteste in America non erano legate solamente alla mancata rielezione di Trump, erano l’espressione di un disagio reale della popolazione. Cosa che per esempio qui in Russia non c’è a questo livello. E quindi devo dire che proprio dal punto di vista microeconomico c’è stato un colpo serio che però non ha messo in discussione la solidità dell’intero sistema economico della Russia.
   Infine, Dottor Torrembini, quali sono i programmi dell’Associazione GIM-Unimpresa in Russia per il 2021?
Negli ultimi mesi abbiamo sviluppato un’azione per mettere in contatto i produttori di componenti auto italiani con il cluster automobilistico russo di Samara. Vogliamo fare la stessa cosa nel settore della farmaceutica e nel settore dell’oil & gas. Ovvero di creare queste piattaforme di scambio tra il produttore italiano e l’utilizzatore russo. La seconda cosa che vogliamo fare è migliorare ulteriormente le relazioni con le istituzioni russe soprattutto per quanto riguarda la piccola e media industria. A breve avremo una serie di incontri con i vertici della Corporazione russa del piccolo e medio business, con la quale abbiamo già un accordo ma che vogliamo approfondire e allargare. Terzo: vogliamo lavorare perché ci sia un’unificazione delle associazioni italiane del business in Russia. Questo è l’obiettivo principale che ci proponiamo sul piano proprio strutturale. Questo è il nostro grande obiettivo di arrivare nel giro di otto mesi - un anno ad avere una grande, unica, forte Associazione italiana del business. Così come hanno i francesi, così come hanno i tedeschi. Perché poi alla fine noi non siamo peggio degli altri. Anzi siamo abbastanza forti in Russia. E molto spesso anche quando si parla degli investimenti noi siamo nelle classifiche molto indietro. Ma non è vero. Perché moltissimi investimenti italiani poi ricadono sotto investimenti olandesi, di altri Paesi dove le nostre aziende sono registrate. Ma in realtà stiamo parlando di investimenti italiani. E quindi questi sono i nostro obiettivi fondamentali per il 2021. Aiutare le aziende nei vari settori a creare questi contatti, lavorare con le istituzioni russe per gli strumenti di sostegno agli investimenti, e sul piano strutturale lavoriamo per unificare l’Associazione del business italiano in Russia.

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