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EDITORIALE N.319

Putin: la ripresa economica in Russia già alla fine del 2021

Secondo il Cremlino diminuisce la pericolosa dipendenza dell’economia russa dalle esportazioni di idrocarburi – La pandemia ha colpito molti settori strategici dell’economia russa, tra cui l’industria che nel 2020 ha registrato una contrazione del 3% - Allo stesso tempo il settore bancario è stabile, cresce la produzione agricola (+2%) e aumenta l’attività economica privata tra i russi - Il Fondo sovrano di benessere nazionale è passato da 123 miliardi di dollari a 167 miliardi di dollari tra marzo e novembre 2020 e non è stato utilizzato per finanziare le spese anticrisi.


economia russa uscirà dalla crisi, causata dall’emergenza globale del Covid-19, alla fine del 2021, al più tardi all’inizio del 2022. Lo ha dichiarato il presidente russo, Vladimir Putin, nel corso della sua conferenza stampa annuale il 17 dicembre scorso. “Molto dipenderà dalla nostra capacità di combattere tutti insieme la pandemia e di abolire il più presto possibile le attuali restrizioni che pesano come macigni e che danneggiano l’economia della Russia così come di tutto il mondo”, ha sottolineato il leader del Cremlino, secondo cui “la Russia ha affrontato l’emergenza del Covid-19 con dignità”.
Analizzando la situazione attuale e le prospettive di sviluppo dell’economia russa, Putin ha messo in evidenza la “stabilità” del settore bancario del Paese. Mentre la produzione industriale nel 2020 ha registrato una contrazione del 3%, è più che soddisfacente la situazione del settore agroalimentare, che nel 2020 dovrà addirittura manifestare una crescita di almeno il 2 per cento. Diminuisce la dipendenza della Russia dalle esportazioni di idrocarburi. “Il 70% del bilancio pubblico viene garantito da introiti non legati né alla produzione né all’export del petrolio e del gas”, ha sottolineato il presidente russo.
Secondo Putin nonostante tutto cresce l’attività economica privata da parte dei cittadini russi. “Abbiamo analizzato la situazione dei portafogli creditizi delle banche e da quanto posso capire, l’attività economica dei cittadini è aumentata”, ha sottolineato il presidente russo. Nonostante la seconda ondata della pandemia di coronavirus, il governo russo sostiene di essere riuscito a soddisfare pienamente nel 2020 tutti gli obblighi sociali nei confronti della popolazione. Lo ha dichiarato il primo ministro russo, Mikhail Mishustin, sottolineando che nel 2020 “sono anche aumentati i finanziamenti a favore dei più importanti progetti nazionali”.
Mishustin ha osservato che i sistemi finanziari di molti Paesi del mondo, tra cui la Russia, “sono stati colpiti da un potentissimo shock”, e la diffusione del coronavirus ha provocato il declino dell’attività commerciale. Mishustin ha aggiunto che il governo “ha stanziato in dicembre 10 miliardi di rubli aggiuntivi a 25 regioni russe per ristabilizzare i loro bilanci. Quindi, nel 2020 l’ammontare totale dei sussidi statali supplementari per le regioni sarà pari a 300 miliardi di rubli”, ha detto Mishustin.
Ciononostante, l’economia russa si sta riprendendo più lentamente rispetto alle aspettative del Cremlino. Gli analisti dell’agenzia russa National Credit Ratings hanno concluso che “una gestione eccessivamente conservatrice della spesa pubblica potrebbe rallentare la ripresa economica del Paese nel 2021 dopo la pandemia”.
Ad esempio gli analisti di “Alfa-Bank” hanno sottolineato che "la stretta fiscale prevista è un fattore che incoraggia ad essere cauti nelle stime relative alle prospettive di crescita economica della Russia nel 2021": per il prossimo anno la banca prevede una crescita del +2,5%, diversamente dal ministero dello Sviluppo Economico, che stima una ripresa del +3,3 per cento.
Nei primi 11 mesi del 2020, l’incremento della spesa del bilancio federale è stato del 27% rispetto al 2019. “Sulla base di questo indicatore, la Russia si colloca al quinto posto, davanti a tutti i Paesi europei e alla maggior parte delle principali economie emergenti. Allo stesso tempo, considerando la reazione dell’economia all’attuazione del pacchetto anticrisi, la Russia si colloca tra le prime in termini di efficienza”, ha dichiarato il portavoce del ministero delle Finanze russo.
Le spese del bilancio federale nel 2021 dovrebbero essere inferiori al livello dell’anno in corso del 5-10% (1.100-2.200 miliardi di rubli), che corrispondono a circa l’1,1-2,1% del PIL previsto per il 2020. Alcuni esperti indipendenti temono che la strategia di bilancio scelta non sia in grado di stimolare una ripresa accelerata nei settori più colpiti dell’economia e quindi di superare rapidamente gli effetti della crisi di quest’anno.
Nonostante il taglio delle spese, il ministro delle Finanze, Anton Siluanov, ha esortato a non considerare tali misure come un sequestro di bilancio. “I tagli alle spese hanno avuto fini sociali. Questi soldi non sono spariti, ma sono stati destinati ad altri scopi, compresi quelli sociali”, ha precisato il ministro in un’intervista alla televisione russa. Secondo Rosstat, dal secondo semestre del 2009 il Pil della Russia è in contrazione (ogni trimestre rispetto a quello precedente, a prezzi costanti). La ripresa dovrebbe davvero iniziare nel 2021, e ciò potrebbe essere facilitato dal fatto che nel 2021 le spese di bilancio per la sezione “Economia nazionale” rimarranno a un livello elevato, pari al 5,1% del PIL.


Dopo il rallentamento dell’economia nel 2020, ci si può aspettare una crescita economica per il prossimo anno, ma la traiettoria della ripresa non è ancora chiara, poiché la pandemia continuerà a influenzare l’economia nel primo trimestre del 2021.
Per aumentare i finanziamenti a favore dei settori prioritari (economia nazionale, politica sociale, sanità), il governo ha dovuto ottimizzare del 10% tutte le voci di bilancio non protette per il triennio, senza indicizzare gli stipendi dei funzionari pubblici per il 2021 e riducendo del 5% il programma relativo agli armamenti statali. Nel 2022, quando il Ministero delle Finanze prevede un ritorno ai livelli di bilancio pre-crisi, la spesa dovrebbe aumentare di 400 miliardi di rubli rispetto al 2021.
Per coprire il deficit del bilancio federale, il Ministero delle Finanze intende aumentare il debito pubblico, che salirà al 21,4% del PIL entro il 2023 rispetto al 12,3% del periodo precedente alla crisi del 2019. Il Fondo sovrano di benessere nazionale è passato da 123 miliardi di dollari a 167 miliardi di dollari tra marzo e novembre 2020. Il Ministero delle Finanze non ha utilizzato il fondo per finanziare le spese anticrisi.
I costi per il superamento della crisi economica russa nel 2020 sono stati in gran parte sostenuti dalle imprese, mentre il sostegno governativo si è tradotto principalmente in esenzioni fiscali di vario tipo, ovvero rinunce temporanee ad alcune entrate di bilancio, nonché in misure da parte della Banca Centrale russa in termini di ristrutturazione dei prestiti.
Il Fondo Monetario Internazionale stima che le spese di bilancio totali in Russia per la sanità e i settori dell’economia colpiti dalla crisi, sotto forma di spese dirette di bilancio o di rinuncia alla riscossione delle imposte, ammontino al 2,4% del PIL. Nel complesso, il FMI stima che le misure fiscali a sostegno dell’economia in Russia siano pari a circa il 3,5% del PIL, tenendo conto delle garanzie statali e delle operazioni parafiscali. In precedenza il Ministero delle Finanze russo aveva stimato un sostegno alle imprese e alla popolazione nell’ambito delle misure anticrisi superiore al 4,5% del PIL.

 

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